<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4142831878100428724</id><updated>2012-02-16T02:18:42.302-08:00</updated><title type='text'>dirittoallalettura</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://dirittoallalettura.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4142831878100428724/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoallalettura.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>caiazzorinasce</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14885182238625548212</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>2</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4142831878100428724.post-8108478270645153544</id><published>2007-10-07T16:35:00.000-07:00</published><updated>2007-10-07T16:40:00.019-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:180%;color:#990000;"&gt;La Casta&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:180%;color:#990000;"&gt;Gian Antonio Stella - Sergio Rizzo&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:180%;color:#990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Una oligarchia di insaziabili bramini&lt;br /&gt;Da Tocqueville aDe Gregorio: la deriva della classe politica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pianeggiante Comunità montana di Palagiano è unica al mondo: non ha salite, non ha discese e svetta a 39 (trentanove) metri sul mare. Con un cucuzzolo, ai margini del territorio comunale, che troneggia himalaiano a quota 86. Cioè 12 metri meno del campanile di San Marco. Vi chiederete: cosa ci fa una Comunità montana adagiata nella campagna di Taranto piatta come un biliardo? Detta alla bocconiana, l'ente pubblico pugliese ha due missioni  Una è dimostrare che gli amministratori italiani, che già s'erano inventati in Calabria un lago inesistente a Piano della Lacina e un'immensa tenuta di ulivi secolari nel mare (catastale) di Gioia Tauro, possono rivaleggia re in fantasia con l'abate Balthazard che si inventò l' “Isola dei filosofi” dove non esisteva un governo perché i suoi abitanti non riuscivano a decidere insieme quale fosse “il sistema meno oppressivo e più illuminato”.  L'altra è dis trib uire un po' di poltrone. Obiettivo assai più concreto della salvaguardia di un borgo alpino o della sistemazione di una mulattiera appenninica. Certo, le Comunità montane sono solo un pezzetto della grande torta. Ma possono aiutare forse meglio di ogni altra cosa a capire come una certa politica, o meglio la sua caricatura obesa, ingorda e autoreferenziale, sia diventata una Casta e abbia invaso l'intera società italiana. Ponendosi sempre meno l'obiettivo del bene comune e della sana amministrazione per per seguire piuttosto quello di alimentare se stessa. Obiettivo sempre più disperato e irraggiungibile via via che la bulimia ha contagiato tutti: deputati, assessori regionali, sindaci, consiglieri circoscrizionali, assistenti parlamentari, portaborse e reggipanza. Fino a dilagare, nel tentativo di strappare metro per metro nuovi spazi, nelle aziende sanitarie. nelle municipalizzate, nelle società miste, nelle fondazioni, nei giornali, nei festival di canzonette e nei tornei di calcio rionali... Una spirale che non solo fa torto alle migliaia di persone perbene, a destra e a sinistra, che si dedicano alla poli tica in modo serio e pulito. Ma che è suicida: più potere per fare più soldi, più soldi per prendere più potere e ancora più potere per fare più soldi... Sia chiaro: la montagna, che copre oltre la metà dell'Italia, è una cosa seria. E spezza il cuore vedere gli sterpi inghiottire certe contrade costruite dall'uomo a prezzo di sacrifici immensi, dalla piemontese Bugliaga all'abruzzese Frattura, dalla romagnola Castiglioncello ai tanti borghi calabresi svuotati dall 'emigrazione. Come la povera Roghudi, raccontata mezzo secolo fa da Tommaso Besozzi, dove c'erano “tanti grossi chiodi conficcati nei muri e le donne vi assicuravano le cordicelle che avevano legato attorno alle caviglie dei bambini più piccoli, perché non precipitassero nel burrone. Infatti, da qualunque parte si guardino, le case appaiono costruite sopra un torrione che scende a picco, da ogni lato”. Ma proprio perché la montagna vera ha bisogno di essere aiutata, spicca l'indecenza della montagna finta . Artificiale. Clientelare. Costruita a tavolino per dispensare posti di sotto governo. Divoratrice di risorse sottratte ai paesi che vengono sommersi davvero dalla neve o non vedono davvero il sole per mesi e mesi come succedeva a Viganella, sopra Domodossola, prima che piazzassero uno specchio di 40 metri quadrati che cattura i raggi e li riflette sulla piazza del villaggio. Basti dire che della Comunità montana Murgia Tarantina alla quale appartiene Palagiano (che si adagia in parte a zero metri sul livello dello jonio lì a due passi), i comuni riconosciuti come solo “parzialmente montani” nel loro stesso sito internet sono 4 e quelli “non montani” 5. E montani? Manco uno. Tanto che l'altitudine media dei 9 municipi è di 213 metri. Una sessantina in meno dell 'altitudine del Montestella,la collinetta creata alla periferia di Milano con i detriti.Ma quanto bastava a fondare una struttura con un presidente, 6 assessori, 27 consiglieri, un segretario generale ... Pagati rispettivamente, visto che tutti insieme i paesi passano i 100.000 abitanti , quanto il sindaco, gli assessori e i consiglieri d'una città grande come Padova. Chi vuol capire come funziona faccia un salto a Mottola, dov'è la sede, e giri una per una le stanze vuote fino a trovare qualcuno. “Cosa fate, esattamente?” “Cosa vuole che facciamo...Abbiamo pochissimi soldi. Non è che ci sono margini per fare tante cose.” “Quindi?” “Qualcosa qua e là... Poca roba.”  “Ma il bilancio 2006 di quanto è stato?”  “Non so... Intorno ai  400.000 euro. Togli gli stipendi, togli le spese...x il presidente, per esempio, che fa?” “Gira.” “Gira?” “Gira, si dà da fare per cercare di avere dei finanziamenti.”  “E ne raccoglie?” “Mah...” Tutto merito d'una leggina regionale pugliese del 1999. Che interpretando a modo suo una sentenza della Corte costituzionale si era inventata la possibilità di inserire nelle Comunità anche comuni che non erano montani ma “contermini”. Concetto che, di contermine in contermine, potrebbe dilatare una comunità montana dall'Adamello al Polesine. E infatt i consentì a quelle pugliesi di sdoppiarsi e ampliarsi fino a diventare 6 per un totale di 63 comuni pur essendo la loro la più piatta delle regioni italiane. Benedetta da contributi erariali che, in rapporto agli ettari di montagna, come dimostra la tabella in Appendice, sono quattordici volte più alti di quelli del Piemonte. Eppure non è solo la Puglia ad aver giocato al piccolo montanaro. L'ha fatto la Campania, che con poco più della metà degli ettari montagnosi della Lombardia ha quasi il doppio dei dipendenti e quasi il triplo dei contributi pro capite.L'ha fatto la Sardegna, che era arrivata ad avere 25 Comunità, alcune delle quali bizzarre. Come quella di Arei Grighine, con&lt;br /&gt;paesi definiti nelle carte “totalmente montuosi” come Santa Giusta, che, a parte un pezzo del territorio che si innalza all'interno, è sulle rive di uno stagno nella piana di Arborea, da Oa 10 metri sul livello del mare. O quella di Olbia (Olbia !) che fino alla primavera del 2007 portava un nome assolutamente strepitoso, per una “Comunità montana”: Riviera di Gallura. Portava. Dopo un braccio di ferro con mille interessi locali, riottosi alla chiusura di un rubinetto da 11 milioni di euro, Renato Soru è riuscito a far passar infatti un drastico ridimensionamento: da 25 Comunità a un massimo di 8. Con l'invito ai comuni, semmai, a consorziarsi su alcuni interessi specifici. Una scelra i cui effett i sul risparmio e sulle clientele saranno tutt i da vedere. Ma indispensabile. Lo stesso Enrico Borghi, presidente dell'Unione nazionale Comuni, Comunità, Enti montani, sorride: “La definizione di "montagna legale" che ai tempi di Fanfani voleva tutelare i paesi che magari stavano in pianura ma erano poveri come quelli alpini o appenninici, va rivisra. Ha presente quei prelati che al venerdì , avendo solo carne, la benedivano dicendo: "Ego te baptizo piscem"? Ecco, da noi c'è chi ha detto: "Ego te baptizo montagnam". Troppi abusi”. Col risultato che i 2 miliardi di euro che tra una cosa e l'altra vanno alla montagna sono dispersi spesso dove non ha senso. Diciamolo: almeno un terzo delle Comunità andrebbe chiuso. Viva l'onestà. Ma vale per un mucchio di altri bubboni, grandi e piccoli, gonfia ti dalla cattiva politica. Come i consigli circoscrizionali di Palermo, dove i presidenti, contrariamente a centinaia di colleghi di tutta la Penisola che lavorano per rim borsi modestissimi, prendono 4750 euro al mese e hanno l'auroblu. Come certe società miste istituite anche per piazzare amici e trombati quale l'Irnast, un consorzio parapubblico fondaro dalla Regione Campania, Cnr ed Enea e qualche privato, con 25 consiglieri di amministrazione e un solo dipendente, e successivamente fuso, allo scoppio delle polemiche, con il Campec, un altro ente misro che di consiglieri ne aveva 11 e di dipendenti 8. Come l'Unità operativa nucleo barberia di Palazzo Madama dove c'è un figaro (le senatrici hanno un bonus per farsi la messa in piega da coiffeur esterni) ogni 36 senatori, il&lt;br /&gt;che, dati i ritmi dei lavori parlamentari, fa pensare a sforbiciate più rare e cosrose delle uova imperiali di Fabergé. E così andrebbero chiuse almeno un po' di megalomani “ambasciate” regionali in America o nei Paesi più improbabili del mondo. E come minimo una parte delle 218 sedi (il quadruplo di quelle venete) della Regione Sicilia. E certe strutture interne che potrebbero benissimo essere delegate all'esterno e sono arrivate a includere un manipolo di tappezzieri a Montecitorio  e addirittura, stando a un rapporto di Sabino Cassese, una pattuglia di sei rammendatrici di arazzi al Quirinale. E poi una delle due squadre che per la Camera e per il Senato compongono ogni mattina, con rare varianti, la stessa identica rassegna stampa per i parlamentari e dell'uno e dell'altro ramo. E insomma tutta una serie di cose che a far la lista non si finirebbe più. Conosciamo l'obiezione: occhio alla demagogia. Giusto. Non ha senso !'invettiva di Giosué Carducci contro i politici : “Voi., piccoletti ladruncoli bastardi...” , Ma occhio anche a non da re per scontate e «normali» cose che nei Paesi seri scatenerebbero l'iradiddio. Esempio: è normale che il senatore Pierluigi Mantini mandi una lettera a tutti i suoi colleghi ricordando che “in vista dei Campionati europei parlamentari di tennis è opportuno rip rendere un programma di incontri e di allenamenti per i quali sono disponibili i maestri presso il Circolo Montecitorio”? Cosa c'entra con le legittime prerogative parlamentari il maestro gratuito di volée? Ed è normale che l'indennità di deputati e senatori non sia mai pignorabile, neppure se sono stati condannati per un reato comune tipo l'emissione di assegni a vuoto? Altro esempio: è normale che il ministro della Giustizia, come chiese un'interrogazione parlamentare del diessino Francesco Carboni, possa andare in vacanza in uno dei posti più belli del mondo, nel villaggio-vacanze nell 'area della colonia penale di Is Arenas, in Sardegna, costruito coi soldi trattenuti sugli stipendi delle guardie carcerarie che ne fruiscono a rotazione? Roberto Castelli, accusato di averci portato anche il parentado e gli amici, rispose piccatissimo che il suo comportamento era stato ritenuto corretto dalla Corte dei Conti. Vero. Ma i giudici contabili dovevano rispondere solo a una domanda: se il guardasigilli avesse rispettato la legge pagando il dovuto. Stop. Lo scandalo era un altro. E stava nella fattura presentata dal senatore leghista al processo per diffamazione contro “l'Unità”. Fattura pagata due settimane dopo (dopo) che il giornale aveva denunciato la sua villeggiatura. Tre camere matrimoniali: 19,37 euro l'una. Ventiquattro camere singole: 11 ,82 euro l'una. Meno che in una topaia sulla cos ta marocchina. Quello era il dovuto. Fissato per agenti carcerari che però hanno già versato i soldi per la costruzione e guadagnano un decimo di un senatore. Un decimo. C'è chi dirà: non è vero. E citerà il sito di Palazzo Madama dove sra scritto che nel 2007 l'importo mensile della indennità “è pari a 5486,58 euro (prima del "taglio" della Finanziaria 2006 era pari a 5941,91 euro), al netto della ritenuta fiscale (€ 3899,75), nonché delle quote contributive per l'assegno vitalizio (€ 1006,51), per l'assegno di solidarietà (€ 784,14) e per l'assistenza sanitaria (€ 526,66). Nel caso in cui il senatore versi anche la quora aggiuntiva per la reversibilità dell'assegno vitalizio (2,15% pari a € 251 ,63), l'imporro netto dell'indennità scende a 5234,95 euro». Insomma, uno stipendio buono ma non eccezionale. Non è così. L'indennità è infatti solo una parte della paga vera e propria, come la considera qualunque cittadino. E che comprende ogni mese un sacco di altre voci. Quali la diaria: 4003 euro, meno 258 per ogni giorno di assenza ma solo “dalle sedute dell'Assemblea in cui si svolgono votazioni qualificare” e solo se il senatore manca per più del 70% delle votazioni nell'arco della giornara. Più il rimborso forfett ario delle spese di viaggio: 554 euro per chi risiede a Roma, d a 1108 a 1331 per chi abita fuori a seconda se sta a meno o a più di 100 chilometri dall'aeroporto o dalla stazione più vicini. L'aereo e il treno sono gratis. Più 258 euro di “spese per viaggi internazionali di aggiornamento”. Più 346 euro per “spese telefoniche”. Più un “rimborso forfettario per le spese sostenute per retribuire i propri collaboratori e per quelle necessarie a svolgere, anche nel collegio elettorale, il mandato”: 4678 euro, in parte (1638) dati direttamente al senatore medesimo e in parte (3040) al suo gruppo parlamentare. Fatti i conti, un senatore che vive a Roma e partecipa con regolarità ai lavori incassa ogni mese 12.032 euro netti. Uno che vive a Potenza o a Sondrio, coi rimborsi più alti, 12.809. Sui dettagli e la differenza con la busta paga dei deputati e quella dei parlamentari europei vi rimandiamo alle tabelle in Appendice: se n'è scritto e discusso così tanto che non vale la pena di indugiare sul tema. I numeri dicono tutto. Giudichi il lettore. Ricordiamo, in breve, solo quattro punti. Il primo: tra i grandi Paesi occidentali l'Italia è quello col numero più alto di parlamentari eletti. Senza contare i senatori&lt;br /&gt;a vita (come non contiamo i Lords, la cui assemblea non ha i poteri della Camera dei Comuni ed è composta ancora in larghissima p arte da gente nomin ata) abbiamo un parlamentare ogni 60.371 abitanti contro ogni 66.554 in Francia, ogni 91.824 in Gran Bretagna, ogni 112.502 in Germania, per non dire degli Stati Uniti: uno ogni 560.747. il secondo: lo stipendio di un deputato è cresciuto dal 1948 a oggi, in termini reali e cioè tolta l'inflazione, di quasi sei volte: era di 1964 euro allora (987 + 977 di diaria) ed è di 11.703 oggi. E non basta dire: “Ah! Altri tempi!”.Terzo punto: nessuno si avvicina ai 149.215 euro di stipendio base dei nostri deputati europei. Non solo prendono oltre 44 .000 euro più degli austriaci ma incassano quasi il doppio dei tedeschi e degli inglesi, il triplo dei portoghesi, il quadruplo degli spagnoli... E la lista, spiegano i senatori diessini Cesare Salvi e Massimo Villane nel libro Il costo della democrazia, non tiene conto delle integrazioni, a partire dal rimborso delle spese di viaggio per l'europarlamentare e i suoi collaboratori, “calcolato a forfait sul biglietto aereo più costoso, senza vincolo di documentazione “. Più “la rilevante indennità aggiuntiva per i collaboratori, di cui non solo non occorre documentare la retribuzione, ma neppure l' esistenza». Più «indennità e benefit vari». Cioè: “3785 euro mensili come indennità di spese generali; 571 euro come rimborso forfettario per le spese di viaggio ogni settimana di seduta;&lt;br /&gt;3736 euro annui per indennità di viaggio per motivi di lavoro; 268 euro giornalieri come indennità di soggiorno; 14.865 euro mensili di indennità per gli assistenti parlamentari” . Insomma,  chiudono i due autori: «il calcolo di 30-35.000 euro al mese a testa (tenendo conto delle variabili indicate) è quindi probabilmente approssimato più per difetto che per eccesso».&lt;br /&gt;Quarto punto: l'insofferenza di molti parlamentari verso chi calcola nel loro stipendio anche i soldi per il collaboratore  è spesso ipocrita fino all'indecenza. Lo dimostra il sereno distacco con cui i senatori hanno accolto ai primi di ottobre del 2006, votando svogliatamente il suo ordine del giorno ricco di buone intenzioni ma privo di ogni efficacia, la denuncia in aula di una matricola di Alleanza nazionale, Antonio Paravia: «Nei primi mesi di presenza a Roma ho avuto modo di parlare con circa trenta giovani, diplomati, laureati, alcuni anche con un doppio titolo di laurea, che hanno svolto, mi hanno detto, alcuni per pochi anni, altri anche per un decennio e passa, la loro prestazione professionale sia per parlamentari di Camera e Senato sia per il raggruppamento di centrodestra e di centrosinistra. Bene, questi giovani hanno confessato candidamente di non avere nessun anno di contribuzione previdenziale e assicurativa perché hanno sempre percepito tra i 500 e i 1500 euro al mese, ma senza contribuzione, cioè in nero». Ma come, direte, fanno le prediche e poi pagano sottobanco i collaboratori per i quali, come abbiamo visto , prendono al Senato 4678 euro e alla Camera 4190 al mese? Esatto. Il povero Paravia era sconvolto: come è possibile far lavorare in nero una persona che «svolge la sua attività munito di badge identificativo rilasciato dagli uffici di questura dei due rami del Parlamento » e con quello entra nei Palazzi della Camera e del Senato e usa «in una sorta di comodato gratuito , uffici, arredi, strumenti, reti»? Si era rivolto al ministero del Lavoro (del Lavoro" ) ricevendo la risposta che «c'è l'assenza di una qualificazione normativa, cioè il parlamentare che vuole comportarsi correttamente ha difficoltà a trovare uno strumento normativa di riferimento chiaro e preciso» . L'aveva chiesto ai colleghi senatori (senatoril) che gli facevano sorrisetti di cortese comprensione. L'aveva chiesto al segretario generale (il segretario generalel) di Palazzo Madama, il cavaliere di Gran Croce (10 specifica perfino nella pianta organica, oibò) Antonio Malaschini. Il quale gli aveva precisato che «il contributo per il supporto di attività e compiti degli onorevoli senatori connessi con lo svolgimento del mandato parlamentare, erogato mensilmente, non ha alcun vincolo di destinazione rispetto a eventuali prestazioni lavorative  rese da terzi o a possibili configurazioni contrattuali». Per capirci: caro senatore, ne faccia quel che le pare. Una vergogna. Ingigantita dall'improvvisa e ipocrita «presa di coscienza» seguita a un servizio tivù delle Iene che a metà marzo del 2007 smascherava il giochetto dimostrando che alla Camera su 629 collaboratori ufficiali quelli regolarmente assunti erano solo 54 tutti gli altri erano pagati in nero. Quanto? «Il mio riccamente» rispondeva spigliata la margheritina Cinzia Dato prima di sprofondare in un confuso balbettio alla richiesta di maggiore precisione: «Ma... No... Chieda a lui.;». «La politica ha dei grossi costi. Quindi ognuno s'arangia» spiegava romanescamente il nazional-alleato Carlo Ciccioli. «Quanto paga i portaborse?» «Quattro o cinquecento euro ar mese pe' fa 'na cosa. Quattro o cinquecento pe' fanne 'n'antra...» E il compagno Fausto Bertinotti? «Non lo sapevo.» Ma dài! «Non lo sapevo.» Cinque mesi dopo la segnalazione in aula del senatore Paravia, se non lo avesse informato la tivù, sarebbe rimasto ignaro : «Di fronte alla denuncia siamo intervenuti immediatamente ». Come? D'ora in avanti sarebbero entrati nei palazzi solo i collaboratori a contratto. Però... «Però serve una leggina » rispondeva Franco Marini. Quando? «Subito. Appena possibile» Bene, bravi, bis. Peccato che lo stesso identico problema, dopo un'altra denuncia pubblica, fosse stato affrontato esattamente allo stesso modo dalla Camera già il 17 luglio del 2003. Quando i questori avevano intimato ai deputati: “I rapporti di collaborazione a titolo oneroso dovranno essere attestati, al momento della richiesta di accredito,mediante la consegna agli uffici di copia del relativo contratto”. Chiacchiere. Solo chiacchiere in attesa che si calmassero le acque. Dei bramini, ecco cosa sono diventati i politici italiani. Partoriti&lt;br /&gt;non da Brahma «Davvero grandi sono gli dei nati da Brahma» dice la genesi dell'Atharvaveda, una delle opere sacre dell'induismo}, ma da un sistema partitocratico malato di elefantiasi. Non tutti, si capisce. Camere, Regioni, Province, Comuni ospitano anche molte persone a posto che provano un sincero disagio per i privilegi di cui godono. E cercano di approfi ttarne con sobrietà. Tutti insieme, però, sono una casta. Che si sente al di sopra della società della quale si proclama al servizio. Tanto che i più attenti, quelli che non vivono «solo» di politica e magari scrivono anche romanzi o biografie sofferte di musicisti tragici, come Walter Veltroni, non si sognano di bollare le critiche come demagogiche: «Quando i partiti si fanno casta di professionisti, la principale campagna antipartiti viene dai partiti stessi» . Per carità , non siamo nel regno di Tonga del re Tupou IV detto «re Ciccia» perché arrivò a pesare 201 chili. Da noi il Parlamento e i ministri non vengono scelti dalla corte. Ma come ricordò un giorno Eugenio Scalfari citando l'amatissimo Aexis de Tocqueville, l'oligarchia è «un sistema dove il potere è fortemente centralizzato e i corpi intermedi sono stati dissolti o indeboliti nelle loro autonomie. AI vertice i poteri costituzionali, anziché distinti e bilanciati , si sono fittamente intrecciati tra loro . Chi li gestisce fa parte dell'oligarchia; ciascuno degli oligarchi ha una sua area esclusiva di potere, che gli altri sono impegnati  a garantirgli in perpetuo, a condizione naturalmente di godere del diritto di reciprocità». Questo «non significa necessariamente che il popolo non possa votare, ma che i meccanismi elettorali sono costruiti in modo da confermare invariabilmente l'oligarchia». Eppure, proseguiva il fondatore della «Repubblica» , quando scriveva La democrazia in America Tocqueville «non conosceva ancora i regimi di massa, i mezzi di comunicazione di massa, i modi per manipolare il consenso di massa». Né tantomeno, aggiungiamo noi, la legge elettorale del 2006, la «porcata» di Roberto Calderoni che ha chiuso ogni spiraglio alle candidature non decise dai leader. Una legge che, per dirla con Uva Diamanti, «ha alimentato ulteriormente il frazionismo partigiano. Riducendo gran parte dei part iti a oligarchie di pote re».  «Io non conosco questa cosa, questa politica, che viene fatta dai cittadini e non dalla politica» disse anni fa Massimo D'A1ema sbertucciando i critici: «La politica è un ramo specialistico delle professioni intellettuali». Una tesi che Diamanti ha bacchettato più volte: «Fa sorridere amaro, questa rinascita della Repubblica dei Partiti. Che non si può giustificare con la nostalgia. Della  "vecchia" Dc, del "vecchio" Pci. E degli altri: socialisti, liberali, repubblicani. Perché i "nuovi" partiti non somigliano a quelli della Prima Repubblica. Sia detto con assoluta convinzione, ma  senza alcuna nostalgia: sono peggio, questi partiti. Con qualche eccezione, non hanno una vita democratica. Non promuovono la partecipazione. Sono oligarchie. Partiti personali. Senza società e senza territorio. A loro agio nei salotti tivù. A chi vuole (riproporre una democrazia proporzionale, per restituire lo scettro ai partiti, per questo chiediamo: restituiteci, prima, i partiti». Quelli veri, non quelli fondati dal commercialista. Sapete com'è nato il parti tino Italiani nel Mondo di proprietà di Sergio De Gregorio, che grazie alla micidiale parità tra destra e sinistra si è ritrovato nel 2006 a essere l'ago della bilancia che poteva salvare o affossare Prodi? C'era una volta un'impresa in via Terracina 431, a Fuorigrotta, aperta nel giugno del 2002 da un «amico benefattore» e dedita, diceva la ragione sociale, alla «distribuzione e commercializzazione all'ingrosso e al dettaglio di prodotti tessili». Era iscritta col nome Italiani nel Mondo. Un nome magico, che qualche mese dopo l'«amico» (un certo Claudio Mele) registrò all'ufficio brevetti delle Attività produttive dichiarando di occuparsi di «apparecchi scientifici e per la registrazione e riproduzione del suono», «cuoio e sue imitazioni, bauli, valigie, ombrelli, ombrelloni e bastoni da passeggio», «articoli di abbigliamen to, scarpe e cappelleria» ed «educazione, formazione, divertimenti, attività sportive e culturali». Parallelamente, secondo il sito internet &lt;a href="http://www.napoliontheroad/"&gt;www.napoliontheroad&lt;/a&gt;.it, spunta sotto il Vesuvio un '«associazione culturale Italiani nel Mondo» che, «ideata nel giugno del 2001 dal giornalista Sergio De Gregorio... intende promuovere il marchio e l'immagine del "Made in Italy" al di fuori dei confini nazionali at traverso un proficuo interscambio commerciale, economico e culturale con l'estero» e per questo ha aperto «cinque sedi operative localizzate a Napoli, Roma, Nizza, New York e Zurigo, a cui presto si aggiungeranno altre strutture a Buenos Aires, Sofia, Londra, Parigi e Berlino». Un obiettivo «consacrato» nella competizione musicale Italiani nel Mondo Festival trasmessa da una tivù locale. E destinato a essere sviluppato «aprendo nuove  sedi in Australia (Melbourne), in Estremo Oriente (Tokyo e Hong Kong), in Russia (Mosca) e ad Atene». Per dirla alla napoletana: «'nu nettuorche» planetario! E chi è questo ambizioso Sergione fondatore del network planetario? Un giornalista di seconda fila che nel '97 è spuntato dal nulla per «salvare», come direttore editoriale, il defunto «Avanti !» e risulta autore di due scoop finiti nell'archivio del l'Ansa. Un'intervista all'imputata poi assolta del celebre omicidio di Anna Parlato Grimaldi, la cronista del «Mattino» Elena Massa (che lei nega d 'avere concesso) e un'intervista a bordo della nave Monterey al più celeb re dei pentiti mondiali, Tommaso Buscetta, che lui nega di avere concesso. Lamentando anzi di essere stato tradito «con quelle foto hanno messo in pericolo mia moglie e mio figlio» da chi sapeva della crociera e cioè, pare di capire, da qualche spione infedele dei «servizi». Ma adesso occhio alle date. Nell'ottobre del 2004 il nostro futuro senatore e Angelo Tramontano, un deputato regionale di Forza Italia, fondano dal notaio la «Italiani nel Mondo Radio e Tivù Srl». E il primo mattone di un piccolo impero: «Italiani  nel Mondo Channel», «Italiani nel Mondo Immobiliare» , «Italiani nel Mondo Servizi Immobiliari»... Tutte in pugno a Sergio De Gregorio e tutte piazzate nella stessa brutta palazzina di colore incerto di Fuorigrotta, in via Terracina 431 , dove ha sede già la prima società costituita dall'«amico» Mele per commerciare prodotti tessili, ombrelli e cuoio. Un piccolo impero di carta in cui non manca una società per bambini: la «Italiani nel Mondo junior», che «ha lo scopo fondamentale di aiutare i comp onenti a diventare Cittadini Italiani inseriti nel Mondo» e in cambio chiede ovviamente ai cari piccolini «il versamento di una quota fissa decisa a livello nazionale e di una quota aggiuntiva, decisa dal raggruppamento territoriale». Cosa se ne fa, di tutte queste società? La risposta è nella  storia di «Italiani nel Mondo Channel», che nasce il1° giugno del 2005 con un capitale sparagnino di 10.000 euro ma la settimana dopo ingloba il marchio «Iraliani nel Mondo» (quello dei prodotti tessili e del cuoio) e aumenta il capitale di 2 milioni. Miracolo! E da dove vengono tutte quelle banconote? Niente  banconote: il «capitale» è un documento. La perizia giurata firmata pochi giorni prima da un giovane «tributarista», Andrea Vetromile, miracolosamente individuato dal nostro futuro senatore nonostante non sia sull'elenco telefonico e malgrado figuri non come commercialista ma come «consulente del lavoro ». Perizia secondo la quale il prodigioso marchio «Italiani nel Mondo» (sempre quello d ei prodotti tessili e del cuoio) vale ap punto quella cifra enorme. Direte: ma non apparteneva a Claudio Mele? Boh... Certo è che il giorno dopo sboccia un documento  in cui Mele, indifferente al fatto che il suo marchio valga ora 4 miliardi di vecchie lire, dona generosamente tutto a De Grego rio. Che a questo punto comincia a vendere in giro quote della magica società incassando in pochi giorni 100.000 euro di qua, 29.000 di là, 250.000 di là ancora... Averne, di . .  “ amici così”... Un giochino finanziario meraviglioso. Al punto che in autunno, cioè sei mesi prima di candidarsi con l'implacabile moralizzatore Antonio Di Pietro, il nostro lo rifa. Stavolta fondando con altri 10.000 euro la «Italiani nel Mondo Reti Televisive- arricchita all'istante dal «costosissimo» marchio «Italiani nel Mondo Channel», Stesso «tributaristas (strana figura di indipendente se all'assemblea della società, con De Gregorio già senatore, esulterà «ponendo l'enfasi sul risultato positivo raggiunto»), stesso tipo di perizia, stessa dichiarazione giurata sull'immenso&lt;br /&gt;valore di quel marchio planetario, stesso aumento di capitale ma stavolta ancora più grosso (3 milioni di euro !) , stessa vendita immediata di quote: 20.000 di qua, 30.000 di là... Fino alla donazione dell' ultima fetta di torta societaria, come la prima volta, a una gentile signorina non ancora trentenne, Maria Palma. Il consiglio di amministrazione, dice il verbale steso dopo le Politiche, fa «i complimenti per il successo elettorale». Complimenti, va detto, meritatissimi. Dove lo trovate un altro che abbia chiesto il voto ai nostri emigrati in Europa con una lista nata da una società di cuoio e tessili? Che si sia candidato con l'«eroe» di Mani Pulite dopo aver rifatto 1'«Avanti!» (primo numero: una lettera di Craxi e Il crepuscolo di Antonio Di Pietro) ed essere stato forzista e neodemocristiano? Che si sia fatto eleggere a capo della Commissione Difesa senza che gli chiedessero conto di queste società -partito che aumentano di capitale con perizie giurate di un «consulente del lavoro»? ,Che sia riuscito ad avere i salamalecchi della destra «E un uomo di grande spessore» dice il neodemocristiano Gianfranco Rotondi) senza rossori di imbarazzo per la catena di assegni a vuoto per centinaia di migliaia di euro emessi negli anni, come ha scritto sul «Sole 24 Ore» Claudio Gatti, da un mucchio di società a lui collegate, dalla «Broadcast Video Press» alla «Aria Nagel»Misteri. Misteri però tutti dentro un sistema profondamente marcio. Dove il bramino sa che, una volta varcato l'ingresso del Palazzo  della Casta, è a posto. In eterno. Perché troverà sempre qualcuno, davanti a qualsiasi grattacapo, pronto a difenderlo in cambio di un voto. Come è successo a Pietro Fuda, che, passato dalla destra alla sinistra per fare il senatore, firmò quel celebre emendamento alla Finanziaria 2007 che, tagliando i tempi della prescrizione, permetteva agli amministratori incapaci, folli o criminali di scampare al rischio di rimborsare i soldi di scelte sventurate. Emendamento passato tra mille polemiche e subito abolito con un decreto ad hoc.Tutti a chiedersi: perché l'avrà fatto? In nome di chi? Con quali obiettivi? Lui bacchettava i magistrati contabili che «dovrebbero operare in modo diverso, guidare gli amministratori locali, non aspettarli al varco dopo che hanno sbagliato» e chiedeva:&lt;br /&gt;«La Corte dei Conti, scusate, la paghiamo noi, sono stipendiati  oppure no? Devono fare un servizio utile per lo Stato». Come lui: una vita «al servizio». Prima come dirigente della&lt;br /&gt;Cassa del Mezzogiorno e della Regione Calabria, poi come&lt;br /&gt;presidente della Provincia di Reggio e insieme amministratore&lt;br /&gt;unico dell'aeroporto reggino, carica mantenuta (ovvio: spartisce&lt;br /&gt;coi tre del collegio sindacale 162 mila euro) anche dopo l'elezione&lt;br /&gt;a Roma e ottenuta col parere favorevole non solo della&lt;br /&gt;Regione ma anche (pensa te) della Provincia di cui era a capo.&lt;br /&gt;Bene: di qu and 'era l'emendamento? Dell'inizio di dicembre.&lt;br /&gt;E cosa era successo, senza clamori, un paio di settimane&lt;br /&gt;prima? Coincidenza! La Corte dei Conti calabrese aveva steso&lt;br /&gt; una relazione durissima sull'aeroporro, chiedendosi come avesse&lt;br /&gt;fatto a sommare nel 2005 «perdite pari al 53,86% dell'intero&lt;br /&gt;patrimonio netto, circostanza che denota una quantomeno insoddisfacente&lt;br /&gt;gestione della società». Tesi che il nostro Fuda&lt;br /&gt;non condivideva affatto. Anzi, il buco del 2004 di 1.392.000&lt;br /&gt;euro su 1.648.000 di fatturato (buco coperro dai soldi pubblici,&lt;br /&gt;dei cittadini) l'aveva liquidato sbuffando: «Irrisorio», Mica erano&lt;br /&gt;soldi suoi.  Intoccabile come il Gran Khan, che nel Milione di Marco&lt;br /&gt;Polo beve vino e latte e altre buone bevande da coppe che «per&lt;br /&gt;opera degli incantatori» si sollevano e «vanno a presentarsi» alla&lt;br /&gt;bocca del sovrano «senza che nessuno le tocchi», un parl amentare&lt;br /&gt;italiano sembra davvero potersi permettere di tutto. Anche di restare a Montecitorio senza essere stato eletto, come è accaduto nella legislatura berlusconiana a Luciano Sardelli,&lt;br /&gt;che per un errore materiale del presidente di un seggio brindisino&lt;br /&gt;che aveva subito ammesso la svista «ero stanchissimo, stavo&lt;br /&gt;malissimo» si era ritrovato i voti dell'avversario, Cosimo&lt;br /&gt;Faggiano, al quale venne finalmente data ragione un mese prima&lt;br /&gt;delle nuove elezioni, quando ormai era troppo tardi.&lt;br /&gt;Per non dire di Luigi Marrini, «l'Uomo che visse tre volte&lt;br /&gt;». Nella prima vita, durante la quale conquistò anche uno&lt;br /&gt;scudetto, era un calciatore della Lazio. Nella seconda un pilota&lt;br /&gt;dell'Alitalia. Nella terza un deputato di An. Sulla carta, una volta&lt;br /&gt;eletto, doveva andare in aspettativa. Macché: la direzione della compagnia di bandiera pensò che sarebbe stato «diseconornico », Al suo rientro in azienda sarebbe stato infatti necessario&lt;br /&gt;un lungo e costoso periodo di riaddestramento. Meglio continuare a pagargli lo stipendio: minimo contrattuale più un tot per ogni volo. Per 10 anni, deciso a mantenere «attivo» il&lt;br /&gt;brevetto di pilota (minimo stabilito dall'Enac: 3 decolli e 3 atterraggi&lt;br /&gt;ogni 90 giorni), continuò quindi a volare una volta al mese: «L'onorevole pilota Luigi Martini vi dà il benvenuto a bordo...». E l'Alitalia continuò a mandargli a casa la busta paga.&lt;br /&gt;Finché non è andato in pensione: 300.000 euro di liquidazione&lt;br /&gt;da sommare al vitalizio da deputato e a una mancia finale&lt;br /&gt;di 150.000 euro di buonuscita. Soldi pubblici. Soldi dei cittadini. Che si chiedono come&lt;br /&gt;sia possibile che le spese correnti della Camera (la tabella è in&lt;br /&gt;Appendice) siano passate negli ultimi tre lustri, tolta l'inflazione,&lt;br /&gt;da 636 a 1004 milioni di euro. O che Palazzo Madama nei&lt;br /&gt;cinque anni della legislatura berlusconiana sia costato 2202 milioni&lt;br /&gt;di euro, quanto i 900 chilometri del nuovo gasdotto ItaliaAlgeria.&lt;br /&gt;Eppure, ed è questo che cercheremo di dimostrare, il&lt;br /&gt;cumulo dei privilegi dei parlamentari e le divise dei commessi&lt;br /&gt;del Senato pagate nel 2006 ben 1815 euro a testa e la montagna&lt;br /&gt;di denaro speso nei palazzi romani sono solo una parte del costo&lt;br /&gt;enorme della politica. Che va dalle indennità al presidente&lt;br /&gt;della Repubblica ai gettoni dei consiglieri circoscrizionali per&lt;br /&gt;un totale di 179.485 persone interessate. Più gli stipendi del&lt;br /&gt;personale delle varie amministrazioni, dal Viminale alle Comunità&lt;br /&gt;montane. Più quelli degli autisti, dei portaborse, dei collaboratori&lt;br /&gt;esterni. Più i quattrini dati a quasi 150.000 consulenti.&lt;br /&gt;Più le prebende ai vertici delle oltre 6000 società pubbliche e&lt;br /&gt;parapubbliche, usate spesso per piazzare gli amici e i trombati.&lt;br /&gt;Tutti soldi che sarebbe scorretto contare come «costi della&lt;br /&gt;politica» se dalla politica non fossero stati gonfiati in modo abnorme.&lt;br /&gt;E se le istituzioni non fossero state piegate agli interessi&lt;br /&gt;di partito, di fazione, di famiglia. Da Palazzo Chigi fino a certi&lt;br /&gt;paesini siciliani come la catanese Roccafiorita dove ci sono un&lt;br /&gt;sindaco, un vices indaco, 2 assessori effettivi, 2 assessori non&lt;br /&gt;consiglieri , un presidente del consiglio comunale e I l consiglieri&lt;br /&gt;per 254 abitanti.  Fino al capolavo ro di Militello Rosmarino, un paese sui&lt;br /&gt;Nebrodi. Dove dal 2003 è sindaco Concetta Maria Papa per investitura&lt;br /&gt;«Concettina, molla un momento la 'ncasciata che devo&lt;br /&gt;farti fare a sindaca...» del marito Vincenzo, che già fu sindaco dopo papà Calogero e zio Vincenzo, e che del borgo è il monarca: «Voglio bene alla gente e la gente vuol bene a me. Se uno mi domanda di trovargli un ricovero a Milano gli devo dire&lt;br /&gt;di no? Se mi chiede una mano per fare assumere il figlio gli devo&lt;br /&gt;dire di no? Perciò mi amano. Vi pare che con tutte le grane&lt;br /&gt;giudiziarie che ho avuto avrei potuto resistere sennò?».&lt;br /&gt;Laureato in medicina, primario di ginecologia, sindaco dicì per&lt;br /&gt;una vita salvo i periodi in cui lasciava la carica a suo cognato&lt;br /&gt;Biagio, don Vincenzo è l'erede di una dinastia rimasta sul&lt;br /&gt;trono di Militello quasi più dei Savoia su quello d 'Italia, fin dai&lt;br /&gt;tempi in cui il bisnonno entrò in consiglio comunale a metà Ottocento.&lt;br /&gt;Disp rezzato da mezzo paese per la distribuzione dei&lt;br /&gt;posti e delle prebende, è venerato dall'altra metà per gli stessi&lt;br /&gt;motivi. Il meglio lo diede come presidente dell'Usl quando, lasciata&lt;br /&gt;la poltrona di sindaco al fidato Sante Russo, si guadagnò&lt;br /&gt;la fama d 'essere una specie di Padre Pio all'incontrario. Dove&lt;br /&gt;lui posava la mano, lì germogliava una sclerosi a placche, una&lt;br /&gt;angina pectoris, un'insufficienza cerebrovascolare, un'osteoporosi...&lt;br /&gt;I nemici lo irridevano acclamando: «Don Vince': facci la&lt;br /&gt;grazia! Don Vince': dacci una pustola!». E via via la sua fama&lt;br /&gt;messianica aveva valicato i Nebrodi e le Madonie e chiamato&lt;br /&gt;folle da tutte le contrade. Finché era intervenuta la magistratura accusando lui e altri&lt;br /&gt;di avere distribuito 180 assegni d'accompagnamento e 500 pensioni&lt;br /&gt;a monchi, tisici, ciechi, sciancati spesso falsi. Come Carmelo&lt;br /&gt;Femminella , che per «gonartrosi bilaterale, osteoporosi&lt;br /&gt;diffusa, discopatia cervicale e lombare» risultava semiparalizzato&lt;br /&gt;ma girava in motorino. Tale era l'aspettativa, scrisse il magistrato, che i carabinieri avevano notato «verso il comune di Militello un fenomeno migratorio anomalo». A casa di don Vince'&lt;br /&gt;risultarono 15 nuovi residenti. Pareva finito, don Vincenzo, dopo quella grana. Sepolto&lt;br /&gt;sotto lo scandalo, i debiti del Comune, l'ondata di indignazione&lt;br /&gt;morale. Lui fece spallucce: «Ho solo distribuito a un po' di poveracci&lt;br /&gt;un milionesimo dei soldi regalati alle industrie del&lt;br /&gt;Nord !». Quindi, per mostrare quanto l'inchiesta non l'avesse indebolito,&lt;br /&gt;si candidò a sindaco di Sant'Agata diMilitello. E vinse.&lt;br /&gt;Poi candidò il figlio Calogero a Militello Rosmarino. E vinse&lt;br /&gt;ancora. Pronto a candidare la volta dopo Concettina. E vincere&lt;br /&gt;ancora. Fedele sempre a quel cognome incredibilmente adatto&lt;br /&gt;a uno come lui che simboleggia un certo modo di far politica&lt;br /&gt;all'italiana: Lo Re.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1&lt;br /&gt;E pensare che dormivano in convento&lt;br /&gt;Dai paltò in prestito di De Gasperi agli sfa rzi hollywoodiani&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il leggendario Matteo Tonengo, col tesserino parlamentare, voleva&lt;br /&gt;andare gratis anche al casino. Era un robusto contadino,&lt;br /&gt;veniva da Chivasso, aveva fatto la Resistenza ed era noto, racconta&lt;br /&gt;nel libro Al Viminale con il morto Ugo Zatterin, «soprattutto&lt;br /&gt;per le sue licenze alcoliche». Democristiano, si era guadagnato&lt;br /&gt;l'elezione distribuendo in tutto il Piemonte, scrive Guido&lt;br /&gt;Quaranta nel suo Scusatemi, ho il paté d' animo, due volantini&lt;br /&gt;indimenticabili. Il primo diceva: «Questa notte mi è apparso in&lt;br /&gt;sogno don Bosco che mi raccomandava: "Vai a Roma, Tonengo.&lt;br /&gt;Vai a Roma e difendi gli interessi dei piccoli e medi coltivatori" ». Il secondo: «Contadini, votate Tonengo: feconderà i vostri campi». Questa idea che il parlamentare avesse diritto anche a rombare gratis nei lupanari capitolini frequentati, secondo Gioachino&lt;br /&gt;Belli, pure dai peccatori in tonaca «Entrato er brigattiere in&lt;br /&gt;ner bordello  je se fa avanti serio serio un prete» la dice lunga&lt;br /&gt;sul modo in cui, fin dall'inizio, qualcuno intendesse i privilegi&lt;br /&gt;del ruolo. La richiesta della marchetta gratuita, sottoposta allora&lt;br /&gt;addirittura ai questori della Camera, non deve però trarre in inganno.&lt;br /&gt;I parlamentari dell'epoca in realtà, rispetto a quelli di oggi,&lt;br /&gt;conducevano una vita assai più sobria e avevano decisamente&lt;br /&gt;meno pretese. Certo, era un'Italia diversa. Nel secondo dopoguerra il&lt;br /&gt;reddito pro capite nel Mezzogiorno e nelle aree più povere del&lt;br /&gt;Nord era inferiore a quello iugoslavo. Un mezzadro palesano o&lt;br /&gt;un solfataro siciliano dovevano lavorare undici ore per comperare&lt;br /&gt;una dozzina di uova, così care che la madre dello scrittore&lt;br /&gt;Gesualdo Bufalina si vide togliere il saluto da una vicina di casa&lt;br /&gt;che raccusava di averle restituito un uovo più piccolo di quello&lt;br /&gt;che aveva avuto in prestito. I giornali pubblicavano l'immagine&lt;br /&gt;di un uovo con corona reale, sigaro, monocolo e anello di diamanti&lt;br /&gt;sopra uno slogan che diceva: «Il signor uovo è diventato&lt;br /&gt;ricco a forza di essere caro e vi guarda dall'alto in basso. Abolite&lt;br /&gt;le uova e provate l'Ovocrema che sostituisce otto rossi d'uovo&lt;br /&gt;e costa poche lire». La gente continuava a canticchiare, facendo il verso a Beniamino&lt;br /&gt;Gigli, la parodia di Mamma che già aveva sbeffeggiato&lt;br /&gt;la grandeur fascista: «Paaaasta, sessanta grammi e poi ti dico&lt;br /&gt;basta,  riiiiso, quando ti mangio sembra un paradiso. Lo mangio&lt;br /&gt;sempre zuppa,  di cavoli e di verdura,  la vita è troppo dura, così non si può andaaar!». Il Piano Marshall veniva esaltato dai cinegiornali che mostravano «il treno dell'amicizia» mentre girava per l'America a raccogliere fondi «per alleviare la carestia&lt;br /&gt;in Italia»: “A ogni stazione si aggiungono nuovi vagoni:&lt;br /&gt;zucchero, grano, calorie per il nostro inverno. Cowboy e sceriffi&lt;br /&gt;rivaleggiano in un western dell'umana solidarietà!», Un pellerossa&lt;br /&gt;diceva: «Anch'io aiutare visi pallidi Italia !», La mucca Pazzarella muggiva ansiosa di donare il suo latte agli «Italians friends», E la sigla finale tuonava: «Grazie.joe!»,&lt;br /&gt;I bambini recitavano: «Dal lontano continente, è arrivata la farina. C’è la porta la Marina,  di un Paese assai potente. Burro, latte, marmellata,  per i bimbi e gli ammalati: siamo tanto fortunati, ci son uova di covata. Benedetti dal Signore  questi aiuti mai finiti,  vengon dagli Stati Uniti  sono il dono dell'amore». Giornali come «La Settimana Incom Illustrata»&lt;br /&gt;dedicavano alle donne immerse nelle risaie titoli così: Le mondine&lt;br /&gt;sognano la polenta. E sui muri di Roma, nel giugno 1946, affiggevano manifesti come questo: «Mentre i bambini diventano sempre più gracili e mancano gli alimenti necessari, le pasticcerie vendono pasticcini. Questo è un insulto per chi ha fame! Madri romane, protestate contro questa vendita: non permettete che degli incoscienti si arricchiscano speculando sulla&lt;br /&gt;fame dei vostri fìgli! ».La povertà era tale da spingere al varo di una commissione&lt;br /&gt;parlamentare sulla miseria che nel 1951 , sei anni dopo la fine della guerra, avrebbe detto che quattro milioni di italiani non consumavano mai nell'arco di un intero anno, manco a Natale,&lt;br /&gt;carne, vino o zucchero. Che una famiglia su quattro viveva in «case sovraffollate, tuguri o grotte» . Che in zone disperate del Nord come Comacchio le abitazioni con la latrina (non col bagno: con la latrina erano 5 su 100. Che alla borgata Gordiani&lt;br /&gt;di Roma c'era un gabinetto ogni 200 persone.&lt;br /&gt;A farla corta: era cosi dura la vita , in quell'Italia, che i politici&lt;br /&gt;non avrebbero avuto neppure la possibilità di trattarsi troppo&lt;br /&gt;bene. Ne Lo stomaco della Repubblica Filippo Ceccarelli ricorda&lt;br /&gt;la testimonianza d i Maria Roman a De Gasperi, figlia e&lt;br /&gt;biografa di Alcide: “A Salerno, ai tempi del gabinetto Bonomi,&lt;br /&gt;quando l'intero governo si riuniva per cena nella villa dell'ambasciatore&lt;br /&gt;G uariglia a Vietri, nell 'atto di servire le polpette il&lt;br /&gt;cameriere in livrea si abbassava all'orecchio di ciascuno e con&lt;br /&gt;rispetto, ma con altrettanta fermezza, suggeriva: "Due, signor&lt;br /&gt;ministro"”. Cinghia stretta per tutti. Ma è fuori discussione che&lt;br /&gt;i padri costituenti conducessero anche per formazione mentale&lt;br /&gt;una vita assai sobria.&lt;br /&gt;Certo, il principio che la politica fosse un servizio d a rendere&lt;br /&gt;gratuitamente come p revedeva un tempo l'articolo 50 dello&lt;br /&gt;Statuto Albertino «Le funzioni di senatore e di deputato&lt;br /&gt;non danno luogo ad alcuna retribuzione») era stato abbandonato&lt;br /&gt;da un pezzo. Già nel 1913 i deputati si erano auto-attribuiti&lt;br /&gt;una modesta indennità, ma solo a titolo di rimborso spese. Indennità&lt;br /&gt;confermata e aumentata nel 1925 dal regime fascist a.&lt;br /&gt;Ancora come «rimborso spese».&lt;br /&gt;L'idea che il pubblico denaro dovesse essere «rispettato»,&lt;br /&gt;tuttavia, era diffusa. Con qualche punta addirittura di ascetismo&lt;br /&gt;morale. Come quello di Enrico De Nicola che, eletto capo&lt;br /&gt;provvisorio dello Stato il 28 giugno del 1946 al primo scrutinio,&lt;br /&gt;prese così sul serio la «provvisorietà» del suo ruolo che non solo&lt;br /&gt;non si insediò al Quirinale (anche per scaramanzia, pare, data&lt;br /&gt;la fine fatta d ai Savoia «dopo aver regnato nell'edificio lasciato&lt;br /&gt;da Pio IX») ma, come scrive in Quelli del palazzo Guido&lt;br /&gt;Q uaranta, «non utilizzò mai gli 11 milioni annui previsti per il&lt;br /&gt;suo appannaggio e fece il presidente pagando di tasca sua».&lt;br /&gt;Per non dire degli ospiti della cosiddetta «Comunità del&lt;br /&gt;Porcellino». Come avesse preso quel nome non è chiarissimo.&lt;br /&gt;C'è chi lo fa risalire al giorno in cui l'allora presidente delle&lt;br /&gt;Acli, Vittorino Veronese, si presentò reggendo in una borsa un&lt;br /&gt;porcellino farcito, che in quegli anni di magra sembrò un'apparizione.&lt;br /&gt;Chi, come Telemaco Tuzi, nipote delle padrone di casa,&lt;br /&gt;le celeberrime sorelle Portoghesi, offre una versione diversa:&lt;br /&gt;«Il nome Comunità del Porcellino nacque dall'intercalare che&lt;br /&gt;Laura Bianchini (in casa chiamata Laurona per distinguerla da&lt;br /&gt;Laurina o Laura piccola che era zia Laura, molto più minuta)&lt;br /&gt;era solita utilizzare. Laurona, carattere forte da "vecchio alpi.&lt;br /&gt;no", come a lei piaceva definirsi, quando perdeva la pazienza&lt;br /&gt;etichettava i suoi interlocutori, e specialmente i nostri commensali,&lt;br /&gt;con l'epiteto "tu sei un porco". L'11 giugno del 1947 alle&lt;br /&gt;ore 21, nel salotto rosso fu convocata la Comunità e altri amici&lt;br /&gt;e nello spirito fucino che li distingueva, fu redatto su una pergamena&lt;br /&gt;firmata dai vari membri e controfirmata in qualità di&lt;br /&gt;notaio da padre Caresana, un atto ufficiale di costituzione (che&lt;br /&gt;purtroppo è andato srnarrito)».&lt;br /&gt;Ciò che è sicuro, è che il primo emblema della Comunità&lt;br /&gt;fu «un porcellino di vetro appeso con un nastro tricolore al&lt;br /&gt;lampadario della sala da pranzo». E che da quel momento tutti&lt;br /&gt;coloro che facevano visita alla casa, un grande appartamento su&lt;br /&gt;due piani (uno con le stanze da letto e il salotto, l'altro con la&lt;br /&gt;cucina, la sala da pranzo, le terrazze e la soffitta) in via della&lt;br /&gt;Chiesa Nuova 14, si sentì in dovere di portare porcellini di ogni&lt;br /&gt;forma e materiale via via recuperati sulle bancarelle di tutta Italia.&lt;br /&gt;Ogni tanto, gli ospiti goliardi tenevano nota degli avvenimenti:&lt;br /&gt;«Uniti al comune trogolo rinnovato a porquet a onorare&lt;br /&gt;la Gran Porca nel suo 580 del lattonzolato i sottoscritti riconfermano&lt;br /&gt;il loro amore di Troia e dei suoi destini e auspicano le&lt;br /&gt;più gran porcherie a tutti gli idealisti».&lt;br /&gt;Chi erano quei «goliardi» che affollavano il mitico appartamento&lt;br /&gt;delle Portoghesi? Alcuni dei massimi rappresentanti del&lt;br /&gt;cattolicesimo politico italiano. C'era Giuseppe Dossetti, che in&lt;br /&gt;attesa di ritirarsi dalla politica per farsi prete, era deputato alla&lt;br /&gt;Costituente e vicesegretario della Dc. C'era Giuseppe Lazzati,&lt;br /&gt;che con Dossetti spartiva una stanza nella quale era stata tirata&lt;br /&gt;su una piccola parete divisoria di legno e dopo essere sopravvissuto&lt;br /&gt;alla prigionia nei lager nazisti era entrato lui pure tra i costituenti&lt;br /&gt;prima di dedicarsi all'Università Cattolica di cui sarebbe&lt;br /&gt;diventato il celeberrimo rettore. C'era Giorgio La Pira, il futuro&lt;br /&gt;sindaco di Firenze anche lui deputato alla Costituente e&lt;br /&gt;uomo del dialogo quando dall'altra parte non c'era Piero Fassino&lt;br /&gt;ma comunisti dal profilo feroce quale Iosif Stalin.&lt;br /&gt;Amintore Fanfani era già ministro eppure si adattò per un&lt;br /&gt;pezzo a vivere con moglie e figli lì, in quella specie di «comune&lt;br /&gt;» cattolica dove tutti mangiavano insieme la pasta e fagioli&lt;br /&gt;messa in tavola dalla Iolandina, un'emiliana sulla cinquantina&lt;br /&gt;convinta a trasferirsi a Roma dalla madre di Dossetti. Una vita&lt;br /&gt;spartana. Di pasti frugali e abiti dimessi. In cui non solo la sob&lt;br /&gt;rietà ma la povertà , ricorda oggi sospirando l'ex presidente&lt;br /&gt;dei Popolari Giovanni Bianchi, «veniva addirittura teorizzata»,&lt;br /&gt;Lazzati si concedeva l'unico lusso della pennichella accomiatandosi&lt;br /&gt;dai commensali con un sorriso su se stesso e il sonnellino:&lt;br /&gt;«Por Pepìn inscì bon e inscì disgrasià, andem a fà un&lt;br /&gt;sugnett». Dossetti si stava via via così estraniando dalla politica&lt;br /&gt;che il giorno in cui De Gasperi gli mandò un'amica ambasciatrice&lt;br /&gt;per convincerlo a entrare nel governo, la poveretta restò a&lt;br /&gt;lungo a battere al portone (il citofono non c'era) con «zia Laura&lt;br /&gt;che dalla finestra ripeteva che lui non era in casa» . E avevano&lt;br /&gt;tutti un tale spirito di adattamento che per anni i due appartamenti,&lt;br /&gt;sopra e sotto , ebbero un solo bagno e quando finalmente&lt;br /&gt;le sorelle Portoghesi si decisero a farne un altro, questo&lt;br /&gt;secondo cesso fu inaugurato in pompa magna dal ministro Fanfani&lt;br /&gt;con tanto di taglio del nastro tricolore. Per non dire di La&lt;br /&gt;Pira, così indifferente alle cose materiali che infilava sulla porta&lt;br /&gt;il p rimo cappotto che gli capitava sottomano finché un giorno,&lt;br /&gt;dopo essere uscito con quello di Lazzati, tornò indossando un&lt;br /&gt;pastrano bisunto e rattoppato e così pieno di pulci Vi ho scambiato&lt;br /&gt;con un poveretto più infreddolito di me» che «zia Laura&lt;br /&gt;e Iolanda furono costrette a b ruciarlo in terrazza».&lt;br /&gt;li cappotto, in quella Roma che firmava accordi con Bruxelles&lt;br /&gt;oggi impensabili. “Per ogni scaglione di 1000 operai italiani&lt;br /&gt;che lavoreranno nelle miniere, il Belgio esporterà in Italia tonnellate&lt;br /&gt;2500 mensili di carbone...” è qualcosa di più che un capo&lt;br /&gt;di vestiario. È il simbolo di un'epoca. Alcide De Gasperi, che&lt;br /&gt;in un'altra occasione si vedrà regalare da una ditta anche due&lt;br /&gt;valigie per non far sfigurare l'Italia, vola in America nel '47 con&lt;br /&gt;il cappotto che gli aveva prestato Attilio Piccioni. Pietro Nenni,&lt;br /&gt;scrive Ceccarelli, «ha un solo vestito e un solo cappotto: "e pure&lt;br /&gt;lercio" annota Vittorio Gorresio ne I moribondi diMontecitorio.&lt;br /&gt;Solo al momento di diventare ministro degli Esteri compra finalmente&lt;br /&gt;due vestiti scu ri e un cappello a falde larghe con il&lt;br /&gt;quale, ironizza ancora Gorresio, pare un piantatore americano».&lt;br /&gt;E anche nella vita di Rosetta Russo Iervolino c'è un paltò: «Mia&lt;br /&gt;mamma si riscaldava con una coperta ricavata dal cappotto scucito&lt;br /&gt;di sua madre, la nonna Santa, dignitosissima baronessa de&lt;br /&gt;Unterrichter, che pur di far stare calda la figlia a Roma per alcuni&lt;br /&gt;inverni girò per le gelide strade di Trento senza cappotto sostenendo&lt;br /&gt;che non aveva affatto freddo».&lt;br /&gt;Quella della famiglia Iervolino è una storia esemplare, per&lt;br /&gt;capire come vivevano i politici di allora. Il padre, Angelo Raffaele&lt;br /&gt;Iervolino, un avvocato antifascista salvato da papa Pio XII&lt;br /&gt;che gli aveva offerto rifugio in Vaticano e ministro nel governo&lt;br /&gt;Badoglio, era uno dei democristiani più in vista della Costituente.&lt;br /&gt;E anche la madre, Maria de Unterrichter, era deputata.&lt;br /&gt;Ma, avrebbe raccontato anni dopo Rosetta a «Gente» in un memoriale,&lt;br /&gt;«non era facile trovare un posto dove abitare: le case&lt;br /&gt;mancavano e i miei non erano certamente ricchi. Alla fine fu&lt;br /&gt;trovata una soluzione che doveva essere temporanea e durò invece&lt;br /&gt;ben nove anni. Io con mia madre e mio fratello fummo&lt;br /&gt;ospitati presso il convento delle Madri Pie di via Bonifacio&lt;br /&gt;VIII, mentre papà andò a stare in viale delle Mura Aureliane,&lt;br /&gt;presso i frati francescani. La famiglia si riuniva solo il sabato e&lt;br /&gt;la domenica quando, tutti insieme, tornavamo a Napoli nella&lt;br /&gt;vecchia casa sul porto. )&lt;br /&gt;«La mamma dormiva in un vero letto posto in un angolo,&lt;br /&gt;mentre sulla parete opposta c'erano due poltrone Letto per me&lt;br /&gt;e per mio fratello. Sul lato della finestra trovava posto un tavolino&lt;br /&gt;verde che aveva funzioni di scrittoio per mamma, di scrivania&lt;br /&gt;per noi quando facevamo i compiti e di tavolo da p ranzo&lt;br /&gt;quando arrivava l'ora dei pasti».&lt;br /&gt;Pranzi e cene da convento postbellico: «Spesso la minestra&lt;br /&gt;delle suore non riusciva a saziare il nostro appetito. Allora&lt;br /&gt;mamma apriva il primo tiretto del cassettone, che aveva anche&lt;br /&gt;funzioni di dispensa . Il pasto veniva rinforzato con qualche fetta&lt;br /&gt;di soppressata o qualche tarallo che zia Concetta ci faceva&lt;br /&gt;porta re da Napoli». Lui stava al governo, lei alla Camera. Eppure,&lt;br /&gt;c'è da sorriderne davanti alle autoblu di oggi, i due s'incontravano&lt;br /&gt;la mattina «al capolinea del bus 64 per andare insieme&lt;br /&gt;a Montecitorio».&lt;br /&gt;Nove anni dopo (nove annil) , quando Rosetta è già in terza&lt;br /&gt;liceo, gli Iervolino hanno finalmente una casa loro: «Ci fu infatti&lt;br /&gt;consegnato l'appartamento della cooperativa edilizia t ra&lt;br /&gt;parlamentari a cui mamma si era iscritta dal 1948. Lasciare il&lt;br /&gt;convento per tornare finalmente a una vera vita in famiglia ci&lt;br /&gt;sembrò, ed era, una grande conquista. Avevamo tre stanze da&lt;br /&gt;letto, saloncino e servizi (...). AI piano terra vennero ad abitare&lt;br /&gt;gli Almirante e i Mancini, al primo piano Pietro Amendola, dirimpetto&lt;br /&gt;Fiorentino Sullo, di fronte all'ingresso Velio e Nadia&lt;br /&gt;Spano, sul mio stesso piano i Micheli . Spesso mi son sentita&lt;br /&gt;chiedere: "Ma come mai hai dei rapporti così buoni con l'opposizione?".&lt;br /&gt;Semplice: con l'opposizione ho diviso quotidianamente&lt;br /&gt;quasi quarant'anni di vita, gioie e dolori, nascite e lutti».&lt;br /&gt;Il potentissimo Palmiro Togliatti viveva, sorvegliato notte e&lt;br /&gt;giorno da Pietro Secchia che stava al piano di sopra, in un villotto&lt;br /&gt;di largo Arbe, a Montesacro, all'estrema perife ria della&lt;br /&gt;città d'allora. Il futuro presidente della Repubblica Oscar Luigi&lt;br /&gt;Scalfaro sarebbe rimasto tutta la vita, salvo gli anni sul Colle, in&lt;br /&gt;un «appartamento qualunque di un quartiere qualunque» dalle&lt;br /&gt;parti di Forte Bravetta. E altri due futuri inquilini del Quirinale&lt;br /&gt;, Giovanni Leone e Sandro Pertini, furono tra i soci di una&lt;br /&gt;cooperativa simile a quella degli Iervolino, che tirò su due edifici&lt;br /&gt;bruttissimi in piazzale dei Navigatori, lungo lo stradone che&lt;br /&gt;porta all'Eur. «Quando ci consegnarono le case era il 1956» ricorda Renzo&lt;br /&gt;Foa, che ci andò a vivere da ragazzo col papà e il nonno senatore&lt;br /&gt;«la palazzina dei deputati era coperta da un orribile mosaico&lt;br /&gt;verdognolo, quella dei senatori da non meno sconce mattonelle&lt;br /&gt;giallognole. L'Eur, che Mussolini aveva cominciato a costruire&lt;br /&gt;per farci l'Esposizione universale del 1942, era ancora&lt;br /&gt;disabitato e dietro i nostri condomini c'era l'aperta campagna.&lt;br /&gt;Baracche. Orti. Marrane. Sotto casa non erano parcheggiate&lt;br /&gt;auto di lusso, ma utilitarie. Nenni aveva una 1100 con cui la domenica&lt;br /&gt;si rifugiava in una villetta a Formia, Pertini una 500 di&lt;br /&gt;colore più o meno rosso ruggine. Walter Audisio andava in Parlamento&lt;br /&gt;in autobus. Aveva ammazzato lui Mussolini, o almeno&lt;br /&gt;così si diceva.Ma se ne andava in giro da solo. Tranquillo. Senza&lt;br /&gt;scorta. Le classi dirigenti dell'una e dell'altra parte non si&lt;br /&gt;detestavano come adesso. C'era rispetto reciproco»&lt;br /&gt;Case dignitose, ricorderà sul «Foglio» Gabriella Mecucci,&lt;br /&gt;ma niente di lussuoso. «Appartamenti da 140 metri quadrati:&lt;br /&gt;tre camere, soggiorno, tinello e servizi. Appartamenti pieni di&lt;br /&gt;figli e di librerie, che si vedevano dall 'esterno attraverso le&lt;br /&gt;grandi finestre sulla Colombo, e nei quali tardarono parecchio&lt;br /&gt;a entrare gli apparecchi televisivi.» Dalle abitazioni ai piani più&lt;br /&gt;alti, come quella di Concetto Marchesi, «la vista arrivava sino&lt;br /&gt;alla tomba di Cecilia Merella».&lt;br /&gt;Autoblu? Rarissime. Per anni. Nonostante tra gli inquilini&lt;br /&gt;ci fossero appunto Pietro Nenni e Giovanni Leone, Ugo La&lt;br /&gt;Malfa e Giorgio Amendola, Sandro Pertini e Ferruccio Parri.&lt;br /&gt;Finché «Leone fu nominato presidente del Consiglio, nel primo&lt;br /&gt;"governo balneare" della sto ria della Repubblica». Era il&lt;br /&gt;1963: «Non era ancora stata votata la fiducia, che nella guardiola&lt;br /&gt;di Arnaldo apparvero dei tecnici che installarono rapidamente&lt;br /&gt;una linea telefonica speciale per un poliziotto messo di&lt;br /&gt;guardia ventiquattr'ore su ventiquattro». Uno solo, però. «E in&lt;br /&gt;borghese.»&lt;br /&gt;Quanto «pesassero» gli stipendi deì parlamentari, nel secondo&lt;br /&gt;dopoguerra, non è facile da ricostruire. Francesco Cossiga,&lt;br /&gt;eletto la prima volta deputato nel 1958, giura che poteva&lt;br /&gt;permettersi «di mangiare ogni giorno nei migliori ristoranti». Il&lt;br /&gt;comunista Ado Guido Di Mauro al contrario (ma forse era gravoso&lt;br /&gt;il versamento mensile obbligatorio al Pci) spiega a Guido Quaranta&lt;br /&gt;di aver deciso nel 1972 di tornare a fare il medico dopo&lt;br /&gt;due legislature per motivi economici: «L'indennità parlamentare&lt;br /&gt;non mi consentiva di mantenere i miei due figli all'università&lt;br /&gt;». Fatto sta che per risparmiare i soldi dell'albergo, racconta&lt;br /&gt;Filippo Ceccarelli, il comunista Renato Degli Esposti,&lt;br /&gt;che di professione era ferroviere, andava su e giù ancora negli&lt;br /&gt;anni Sessanta facendo «in modo di passare la notte in treno.&lt;br /&gt;Per le stesse ragioni parecchi dici dormivano nei conventi, negli&lt;br /&gt;ostelli del pellegrino, dalle suore. I deputati laici no, ma&lt;br /&gt;quando nei primi anni Ottanta furono inaugurati gli uffici di&lt;br /&gt;vicolo Valdina, alcuni di loro si ritrovavano la mattina presto&lt;br /&gt;davanti all'unico bagno del piano, belli stropicciati, asciugamano&lt;br /&gt;e spazzolino da denti, dopo una notte sul divano accanto alla&lt;br /&gt;scrivania». Certo alla fine degli anni Cinquanta le cose vanno già meglio&lt;br /&gt;se, scrive scandalizzato Luciano Cirri in Stupidario parlamentare&lt;br /&gt;edito dal Borghese, la busta paga di un deputato arriva&lt;br /&gt;al lordo, tra una cosa e l'altra, a «350.000 lire mensili, con il diritto&lt;br /&gt;alla pensione e i periodici "anticipi" graziosamente concessi&lt;br /&gt;dall'amministrazione delle due Camere». C'è da fidarsi&lt;br /&gt;della testimonianza? Sì e no, in anni in cui la polemica sui «forchettoni&lt;br /&gt;» aveva portato nel 1953 alla nascita perfino del partito&lt;br /&gt;della bistecca, fondato da Corrado Tedeschi (per essere veramente&lt;br /&gt;tale la bistecca deve pesare almeno 450 grammi. Se pesa&lt;br /&gt;un chilo, tanto meglio. Ma non meno di 450 grammi, perché altrimenti&lt;br /&gt;diventa cotoletta») al grido di «La vita è una vitella!».&lt;br /&gt;Comunque, un direttore generale ministeriale guadagna allora&lt;br /&gt;320.000 lire al mese, un commesso della pubblica amministrazione&lt;br /&gt;68.000, un tranviere romano 75.000. Un biglietto aereo&lt;br /&gt;Milano-Roma costa 16.500 lire , uno per New York 172.200,&lt;br /&gt;una notte in un albergo a 3 stelle 1600, una «telefonata minima» intercontinentale da almeno 8500 lire in su. Insomma, uno stipendio coi fiocchi, rispetto agli altri. Meno rispetto al costo&lt;br /&gt;della vita, se è vero che servono tre mesi di stipendio netto per&lt;br /&gt;comprare (625.000 lire) una Fiat 600 berlina.&lt;br /&gt;Due decenni scarsi più tardi, nel 1977 , nel libro Tutti gli&lt;br /&gt;uomini del Parlamento, Guido Quaranta dà i nuovi numeri&lt;br /&gt;nei dettagli: ogni parlamentare, tra indennità (1.l14.686 lire) e diaria&lt;br /&gt;(270.000) prende 1.384.686 lire, per 12 mensilità. Per capirci:&lt;br /&gt;un commesso di un negozio romano guadagna in media (dati&lt;br /&gt;Istat) 365.509 lire lorde, un tranviere 558.059, un usciere statale&lt;br /&gt;279.000. Eppure, spiega al grande cronista Michele Zolla un deputato&lt;br /&gt;dici di Novara che diventerà il fedelissimo di Scalfaro sul&lt;br /&gt;Colle, non bastano, non bastano, non bastano. Perché lui deve&lt;br /&gt;«spendere 180.000 lire per 12 giorni al mese trascorsi a Roma,&lt;br /&gt;mangiando al self-service di Montecitorio e pernottando in un&lt;br /&gt;albergo di seconda categoria; 150.000 di spese postali, telegrafiche&lt;br /&gt;e telefoniche; 180.000 per girare il collegio, con una media&lt;br /&gt;di 1500 chilometri, su un a Fiat 124; 50.000 per acquistare&lt;br /&gt;lib ri, riviste e quotidiani; 30.000 di cancelleria; 50.000 di rappresentanza,&lt;br /&gt;fra cui sottoscrizioni varie delle Pro-loco; 150.000&lt;br /&gt;per una dattilografa (5 giorni alla settimana per quattro ore&lt;br /&gt;giornaliere); 50.000 per contributi al comitato provinciale della&lt;br /&gt;Dc. Totale, 840.000 lire».&lt;br /&gt;«Se non avessi il gusto della politica» rincara il repubblicano&lt;br /&gt;Oscar Mammì «ritornerei al Banco di Napoli e, con la qualifica&lt;br /&gt;di funzionario direttivo, guadagnerei 800.000 lire nette e&lt;br /&gt;avrei 16 mensilità. L'indennità dei deputati , spiega Quaranta che pure non è&lt;br /&gt;mai stato tenero con gli uomini di potere, «non è solo sensibilmente&lt;br /&gt;inferiore alle entrate di un qualsiasi professionista affermato&lt;br /&gt;ma è addirittura sp roporzionata rispetto ai minimi degli&lt;br /&gt;stipendi dei dipendenti della Camera: un funzionario direttivo&lt;br /&gt;guadagna 766.000 lire al mese, un impiegato di concetto 602,&lt;br /&gt;un impiegato esecutivo 485, una stenodattilografa 443, un dattilografo&lt;br /&gt;422, un commesso 414» . Per capirci: la paga di un&lt;br /&gt;parlamentare sta tra il doppio e il triplo di un lavoratore medio.&lt;br /&gt;Fate voi il parallelo con oggi. Certo è che alcuni parlamentari, ancora negli anni Settanta,&lt;br /&gt;riducono «la permanenza a Roma unicamente al giovedì (il&lt;br /&gt;solo giorno in cui in aula o nelle commissioni sono previste votazioni)&lt;br /&gt;partendo la sera del mercoledì dal loro collegio e rientrandovi&lt;br /&gt;la mattina del venerdì, dopo aver trascorso in treno un'altra notte:&lt;br /&gt;"Una corvè. Ma è l'unico modo per limitare le&lt;br /&gt;spese del soggiorno nella capitale a due pasti e a qualche corsa&lt;br /&gt;in taxi ". Altri hanno rinunciato alla stanza con bagno e, per fare&lt;br /&gt;la doccia, ricorrono a quelle della Camera (orario 8-13 e 1619,&lt;br /&gt;sabato chiuso)». Già allora, però, verso la fine degli anni Settanta, si notano&lt;br /&gt;le prime avvisaglie di quell'andazzo che si affermerà trionfante&lt;br /&gt;a partire dagli anni Ottanta. Quelli passati nell'immaginario&lt;br /&gt;collettivo come gli anni «ramazzottimisti» della «Milano da bere». Quelli in cui una classe politica grintosissima, spregiudicata e nuovissima, assai diversa (non in meglio) da quella dei padri costituenti, comincia a sentirsi in diritto di prendersi lussi&lt;br /&gt;un tempo impensabili. Ed ecco i! matrimonio napo-hollywoodiano di Angelo Gava,&lt;br /&gt;figlio di «don Antonio Fetenzìa» (copyright di Giorgio Bocca),&lt;br /&gt;che raduna a Ischia, sotto gli occhi ironici di Laura Laurenzi&lt;br /&gt;della «Repubblica», 800 invitati che sciamano vocianti intorno alla piscina dell'albergo nella quale galleggia una maestosa composizione floreale, coi muretti a secco che traboccano di&lt;br /&gt;rame cariche di limoni e aranci appesi col fi! di ferro e una to rta&lt;br /&gt;larga come un letto matrimoniale con due grandi cuori rossi&lt;br /&gt;nella panna. Ecco le mega-feste nelle acque della Costa Smeralda con&lt;br /&gt;venti barche intorno allo yacht Zeus dell'onorevole dicì Pino&lt;br /&gt;Leccisi dove, come scriverà Denise Pardo ripresa ne Lo stomaco&lt;br /&gt;della Repubblica da Ceccarelli, «si andavano friggendo chili&lt;br /&gt;di pesciolini, olive, patate, zucchine e melanzane. A bordo, in coperta, salivano i politici respirando salsedine, ma anche un fumo da friggitoria cinese» e dopo un po' di tempo «sull'imbarcazione del festeggiato non ci si riusciva più a muovere, tanti&lt;br /&gt;erano gli ospiti, molti dei quali era previsto che tornassero sui&lt;br /&gt;loro yacht per mangiare. A questo punto, come in una sequenza&lt;br /&gt;cinematografica, scattava un passavivande generale. Di mano&lt;br /&gt;in mano, di barca in barca, scorrevano enormi zuppiere di&lt;br /&gt;pasta e fagioli, orecchiette pugliesi, melanzane alla parmigiana,&lt;br /&gt;insalate di riso, insalate di pasta , cannolicchi alla checca, purè&lt;br /&gt;di favetta, sartù di vongole e di cozze, lasagne fatte in casa».&lt;br /&gt;Ecco il «finanziere» Giuseppe Ciarrapico inventare su suggerimento&lt;br /&gt;di Giulio Andreotti il Premio Fiuggi che coi suoi 500 milioni (commento degli amici ciociari: «me cojoni!») si propone di stracciare il Nobel coi suoi miserabili 230.000 dollari.&lt;br /&gt;E le cene faraoniche date a Capri da Francesco De Lorenzo con&lt;br /&gt;400 invitati. E le vacanze ad Hammamet di tutta la corte di Bettino&lt;br /&gt;Craxi che, nelle memorie di Marina Ripa di Meana, «a ogni&lt;br /&gt;negozietto di cianfrusaglie si fermava. Entrava, afferrava con le&lt;br /&gt;mani braccialetti d'ottone orribili, statuine di peltro, ninnoli di&lt;br /&gt;legno e ne faceva omaggio alle signore. Pagava tirando fuori rotoli&lt;br /&gt;di banconote» . E l 'appartamento di 303 metri quadrari a&lt;br /&gt;pochi passi da Castel Sant'Angelo dato in affitto per la miseria&lt;br /&gt;di 259.000 lire al mese a Luca Danese, nipote giovane ma scafato&lt;br /&gt;di Giulio Andreotti. E il conto di 490 milioni presentato a&lt;br /&gt;Gianni De Michelis per gli ultimi 29 mesi di soggiorno al Plaza,&lt;br /&gt;dove il ministro regalava a Natale e a Ferragosto al portiere&lt;br /&gt;Luigino Esposito un paio di mance «da un milione».&lt;br /&gt;Per non dire delle ostentazioni di un'improvvisa ricchezza&lt;br /&gt;di personaggi anche di secondo piano quali il democristiano&lt;br /&gt;poi forzista Angelo Sanza, che vive in uno stupendo casale ristrutturato&lt;br /&gt;a cinque minuri a piedi da piazza del Popolo. Una&lt;br /&gt;villa dotata, oltre che di un ascensore interno, di una sala fit ness,&lt;br /&gt;un campo da tennis, una vasca in mosaico tardo pompeiano&lt;br /&gt;a forma di mezzaluna turca proprio accanto alletto, di uno&lt;br /&gt;sfizio hollywoodiano. Dal tunnel che porta al garage il nostro&lt;br /&gt;arriva sotto la piscina, guarda in alto e, scrive Denise Pardo,&lt;br /&gt;«s'illumina vedendo nuotare nell'oblò, come una sirena, la sua&lt;br /&gt;Aurora». Il tutto di proprietà del demanio. E avuto in «comodato&lt;br /&gt;d'uso» per 19 anni. Chissà cosa avrebbe detto, il vecchio Alcide De Gasperi...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2&lt;br /&gt;Un palazzo di quarantasei palazzi&lt;br /&gt;Spese impazzite nell'infinita moltiplicazione delle sedi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che i parlamentari siano generosi solo con se stessi è falso: sanno&lt;br /&gt;esserlo anche con gli altri. A volte. Al costruttore romano&lt;br /&gt;Sergio Scarpellini, che ricambia con affettuosi finanziamenti ai&lt;br /&gt;partiti senza fare lo schizzinoso sul loro colore, hanno fatto fare&lt;br /&gt;ad esempio un affare fantastico. Scelti quattro palazzi nel cuore&lt;br /&gt;della capitale, il cosiddetto «complesso Marini», invece che&lt;br /&gt;comprarli direttamente hanno deciso di entrarci come inquilini.&lt;br /&gt;Garantendo un affitto così alto, per 9 anni più altri 9, da&lt;br /&gt;permettere al nostro di pagare comodamente, senza affanni, le&lt;br /&gt;rate dei mutui accesi per acquistare gli edifici in questione. Uno&lt;br /&gt;sposalizio alla fme del quale la Camera si rit roverà ad aver pagato&lt;br /&gt;complessivamente in 18 anni, al valore della moneta attuale,&lt;br /&gt;per la sola locazione, la bellezza di 444 milioni e mezzo di&lt;br /&gt;euro senza esser diventata proprietaria di un solo mattone. E il&lt;br /&gt;fo rtunato locatore, estinto il mutuo, si ritroverà padrone dell'intero&lt;br /&gt;complesso. Un capolavoro finanziario. Perfezionato da un dettaglio. I&lt;br /&gt;lavori di ristrutturazione di due dei quattro palazzi, che hanno&lt;br /&gt;l'ingresso principale in piazza San Silvestro e ospitano gli uffici&lt;br /&gt;di gran parte dei deputati, sono stati finan ziati nel 1999 con un&lt;br /&gt;sostanzioso contributo (1.913.970 euro) del Comune di Roma.&lt;br /&gt;Benevolenza non ricambiata: la società scarpelliniana «Milano&lt;br /&gt;90», intestataria dei contratti per il complesso Marini, aveva infatti&lt;br /&gt;alla fine del 2005 niente meno che 1.708.389 euro di debiti&lt;br /&gt;col municipio capitolino (quasi quanti quelli avuti per fare i&lt;br /&gt;lavori) per non aver pagato l'Ici. L'amministrazione di Walter&lt;br /&gt;Veltroni, però, non se l'è presa troppo per la mancata riconoscenza.&lt;br /&gt;E ha permesso al nostro, sia pure con un sovraccarico  complessivo&lt;br /&gt; di 328.803 euro, di diluire il pagamento degli arretrati&lt;br /&gt;entro il settembre del 2009. Ma questa è solo una parte della storia. Oltre all'ospitalità&lt;br /&gt;nei palazzi di San Silvestro, per i quali accese mutui con Capitalia&lt;br /&gt;e altre due banche per una tale montagna di denaro che alla&lt;br /&gt;fine del 2005 doveva ancora rendere 352 milioni di euro (sei&lt;br /&gt;volte il fatturato), Sergio Scarpellini concordò infatti nel 1997&lt;br /&gt;la fornitura d'un pacchetto «tutto compreso». Avrebbe messo a&lt;br /&gt;disposizione dei deputati, con personale proprio, una serie di&lt;br /&gt;servizi accessori: sorveglianza, informazioni al pubblico, distribuzione&lt;br /&gt;della posta interna ed esterna (portano a Montecitorio&lt;br /&gt;le lettere che arrivano lì), pulizia, caffetteria e servizio ai piani.&lt;br /&gt;Il tutto , affitti e servizi, per un totale generale, nel 2006, di&lt;br /&gt;36.261.3 18,24 euro. Il che, per una società con 57 milioni di&lt;br /&gt;fatturato annuo, rappresenta gran parte della polpa.&lt;br /&gt;Appassionati di ippica, «sor Sergio» e il figlio Andrea sono&lt;br /&gt;padroni di una delle maggiori scuderie italiane, la Nuova Sbarra.&lt;br /&gt;«Hanno i cavalli nella pelle!» ha scritto di loro un cronista&lt;br /&gt;innamorato. Ne avevano, alla fine del 2005, ben 288, per un valore&lt;br /&gt;totale messo a bilancio di 8 milioni di euro. Quelli da allevamento&lt;br /&gt;erano 135, quelli da corsa 153. Soddisfazioni sì, ne&lt;br /&gt;danno: in un solo anno hanno vinto qualcosa come 2.300.000&lt;br /&gt;euro di premi, soprattutto per merito del fenomeno di casa, che&lt;br /&gt;si chiama Giovane Imperatore. Peccato che i bilanci siano inesorabilmente&lt;br /&gt;in rosso. Ma così è il mondo degli ippodromi: non&lt;br /&gt;si sa mai come va a finire. Basti ricordare il caso di Cigar, che in&lt;br /&gt;pista era stato il miglior cavallo da corsa americano ma quando&lt;br /&gt;fu messo a fare il produttore di puledri, fallì la monta con trentuno&lt;br /&gt;femmine diverse. Padre e fìglio, però, non se ne sono fatti un cruccio. E hanno&lt;br /&gt;fuso l'una nell'altra la scuderia e l'immobiliare. Risultato:&lt;br /&gt;ora i purosangue perdenti sono mantenuti dai deputati e i deputati&lt;br /&gt;sono inquilini della scuderia. A un canone diverso, s'intende,&lt;br /&gt;da quello d'una stalla: 547 euro al metro quadrato l'anno.&lt;br /&gt;Come se un appartamento di 100 metri fosse affittato a 55.000 euro. Averne, di inquilini così! Va da sé che i fortunati immobiliaristi, che sui cavalli politici non  fanno mai cilecca, hanno messo a punto un contratto simile con Palazzo Madama, affittandogli a 3 milioni l'anno (per ospitare un po' di uffici di senatori) l'ex Hotel Bologna. In più, gestiscono il ristorante e due bar nel complesso Marini, la buvette del Quirinale, la buvette e il ristorante sulla terrazza di palazzo San Macuto, di proprietà della Camera. Ricavando annualmente da questi punti di ristoro quasi 2 milioni e mezzo di euro. Fatto sta che a un certo punto, nel settembre del 2006, lo stesso questore forzista della Camera, Francesco Colucci, metteva a verbale che la questione dei contratti del «complesso immobiliare che si affaccia su piazza San Silvestro» era stata «oggetto di un approfondito esame da parte dell'Ufficio di Presidenza», che aveva concluso sulla «opportunità di privilegiare l'acquisizione degli immobili piuttosto che la locazione». «Era ora!» esclamò illeghista Giacomo Stucchi. Le perplessità su «chi» guadagnava nell' affare, però, erano già state avanzate all'epoca del lussuoso contratto, alla fine degli anni Novanta, sotto la presidenza di Luciano Violante. L'allora segretario generale di Montecitorio, Mauro Zampini, proprio non riusciva a capire: «Che senso ha?». E molte perplessità sollevò anche, a nome della Lega, Mimmo Pagliarini. Sergio Scarpellini, britannicamente, non se la prese. Al punto che anni dopo avrebbe versato alla Lega 75.000 euro di contributi contro i 68.000 regalati ai diessini. Generosità apprezzata? Chissà. Certo è che nel maggio del 2005, quando si trattò di decidere se disdire o meno il contratto per il complesso Marini, anche la Lega superò le ostilità iniziali. Adagiandosi finalmente&lt;br /&gt;nel solco tracciato anni prima da Angelo Muzio, il questore anziano&lt;br /&gt;della Camera (già Pci, poi rifondarolo e infine dilibertiano...)&lt;br /&gt;che davanti a chi storceva il naso disse: «Non sono molti i&lt;br /&gt;proprietari di immobili nei dintorni della Camera. Che dovevamo&lt;br /&gt;fare? Una gara europea per affittare qualche immobile?».&lt;br /&gt;Ma si figuri, caro onorevole! E così fu tutto deciso a trattativa&lt;br /&gt;privata . A un canone complessivo annuo che nel 2006 è salito,&lt;br /&gt;come dicevamo, a olt re 36 milioni. Risultato: la scelta di&lt;br /&gt;«affittare qualche immobile» (i «Marini» hanno 45.074 metri&lt;br /&gt;quadrati) per meno di un ventennio, al canone attuale, ci costerà&lt;br /&gt; alla fine un totale di 652.703.728,32 euro. Di cui, appunto,&lt;br /&gt;444 milioni e rotti di sola locazione. Una cifra che, dice il&lt;br /&gt;Borsino Immobiliare Confedilizia, avrebbe consentito nel 2006&lt;br /&gt;di comprare nel pieno centro di Roma edifici per oltre 63.000&lt;br /&gt;metri quadrati ristrutturati. O, per fare un paragone, una volta&lt;br /&gt;e mezzo ciò che lo Stato italiano e la Ue hanno investito per la&lt;br /&gt;più costosa operazione di recupero degli ultimi decenni in Europa,&lt;br /&gt;la ristrutturazione (dalle scuderie ai dipinti) della reggia&lt;br /&gt;di Venaria Reale, che era ridotta a un rudere ed è più grande di&lt;br /&gt;Versailles. Scriveva nel libro Tutti gli uomini del Parlamento Guido&lt;br /&gt;Quaranta: «Parecchi senatori rilevano che Fanfani, quando fu&lt;br /&gt;per la prima volta presidente dell'assemblea, dal1965 al 1973,&lt;br /&gt;fece mettere una statua di Emilio Greco nel cortile d 'onore e&lt;br /&gt;un arazzo di Corrado Cagli nel suo studio, ma non trovò indecoroso&lt;br /&gt;che molti tavoli per scrivere fossero, addirittura, sparpagliati&lt;br /&gt;nei corridoi. Tutti protestano di non avere dattilografe a cui dettare il testo dei loro discorsi (alla Camera sono 5 in tutto quelle a disposizione e possono battere solo le comunicazioni&lt;br /&gt;ufficiali) e di non avere nessuno che li aiuti nelle ricerche in biblioteca. "Possiamo contare soltanto sulla buvette e sul ristorante. Il nostro provveditorato ci assegna ogni mese 500 fogli e 500 b uste, senza penne e matite", commentano alcuni deputati, amareggiati dal confronto con i 179 colleghi danesi che dispongono di 150 uffici, con quelli belgi, 212, a cui è assicurato un servizio di segreteria per ciascuno, e con i 496 parlamentari&lt;br /&gt;della Germania Federale che hanno anche un "assistente", a&lt;br /&gt;carico del Bundestag». Era il 1975. E quei deputati non avevano torto: era difficile&lt;br /&gt;far bene il proprio lavoro dovendo cercare un po' di spazio tra&lt;br /&gt;i gomiti degli altri intorno a qualche tavolo dove posare il faldone&lt;br /&gt;di carte da studiare. Il confronto segnato dall'invidia coi&lt;br /&gt;colleghi stranieri, però, oggi fa sorridere. Calcolando soltanto il&lt;br /&gt;complesso Marini, che secondo il bilancio della Camera ospita&lt;br /&gt;551 uffici personali, i parlamentari hanno oggi a disposizione&lt;br /&gt;oltre 50 metri quadrati pro capite. Quanto all'assistente, abbiamo già visto qual è l'andazzo.&lt;br /&gt;I bilanci dei palazzi del Palazzo, ecco il punto, sono la prova&lt;br /&gt;di come la politica, sia coi governi di destra sia con quelli di&lt;br /&gt;sinistra, abbia continuato negli anni a divorare soldi alla faccia&lt;br /&gt;delle quotidiane denunce di conti in rosso e dei quotidiani appelli&lt;br /&gt;ai cittadini perché tirino la cinghia. Per cominciare, questi&lt;br /&gt;palazzi del Palazzo, come fossero sta ti costruiti con mattoni&lt;br /&gt;transgenici, continuano a crescere e si moltiplicano e si sdoppiano&lt;br /&gt;e dilagano nel centro di Roma. La mappa aggiorn ata con&lt;br /&gt;nuove bandierine sugli edifici via via «conquistati» dice tutto:&lt;br /&gt;Camera e Senato nel 1948 occupavano quattro edifici. Oggi ne&lt;br /&gt;hanno una trentina. Vorremmo essere più precisi ma è impossibile:&lt;br /&gt;spesso un palazzo, l'abbiamo visto col complesso Marini&lt;br /&gt;ma vale anche per quelli di vicolo Valdina, ne ha inglobato un&lt;br /&gt;altro e un altro ancora. E il totale ormai, con ogni probabilità,&lt;br /&gt;non lo conosce più neanche il Catasto.&lt;br /&gt;Sono talmente tanti che i soli traslochi dall'uno all'altro&lt;br /&gt;(ogni volta che un gruppo parlamentare, una commissione o&lt;br /&gt;un singolo senatore cambia stanza) sono costa ti per «facchinaggio&lt;br /&gt;» 1.275.000 euro nel 2006, con un «ritocco» di 45.000&lt;br /&gt;euro rispetto al 2005. Come mai l'aumento? Risposta: «Si è&lt;br /&gt;dovuta tenere in giusta considerazione la spesa aggiuntiva»&lt;br /&gt;dovuta alle «esigenze inevitabili nel corso del cambio di una&lt;br /&gt;legislatura». Ovvio. Ma allora perché la Camera, che ha il doppio&lt;br /&gt;dei parlamentari, spende per facchinaggio e traslochi meno&lt;br /&gt;del Senato (1.255 .000 euro) e soprattutto ha fatto segnare&lt;br /&gt;un aumento (+20.000 euro) dimezzato? Non hanno cambiato,&lt;br /&gt;lì, legislatura? Misteri. Sui quali non può mettere il naso nessuno. Neppure&lt;br /&gt;la Corte dei Conti. Il Parlamento, sensato o spendaccione,&lt;br /&gt;è sovrano. Al punto che ogni anno comunica al Tesoro&lt;br /&gt;quanto vuole e il Tesoro, anche se la cifra è sproposita ta, non&lt;br /&gt;può che chiedere amichevolmente un po' di sobrietà. Fine. Né&lt;br /&gt;può metter becco sui bilanci la dirigenza amministrativa dei&lt;br /&gt;due Palazzi. A decidere sono, di fatto, solo deputati e senatori&lt;br /&gt;nominati dai partiti (con scelte molto oculate), questori di Camera&lt;br /&gt;e Senato. Questori cui è riservato non solo un appartamento&lt;br /&gt;ciascuno (non un ufficio: un appartamento) per vivere più agiatamente&lt;br /&gt;la loro missione, ma anche l'ultima e insindacabile&lt;br /&gt;parola su tutto. Al punto che Mauro Zampini, il segretario&lt;br /&gt;generale di Montecitorio, cont rario, come dicevamo, alla&lt;br /&gt;scelta fatta sul complesso Marini, si rifiutò per anni di partecipare&lt;br /&gt;alle riunioni dove avrebbe fatto la parte del d ue di coppe&lt;br /&gt;con briscola a spade. Eppure, le cose sulle quali la pubblica opinione avrebbe&lt;br /&gt;diritto di conoscere i dettagli, sono tante. A partire proprio dagli&lt;br /&gt;appartamenti privati dati in dotazione, che per consuetudine&lt;br /&gt;spettano non solo ai 2 presidenti (anche se, per esempio,&lt;br /&gt;Franco Marini nel suo al Senato non ha dormito mai), ma anche&lt;br /&gt;agli 8 vicepresidenti delle due aule parlamentari. Va da sé&lt;br /&gt;che uno, alla lunga, ci si adagia. Al punto di predisporre finché&lt;br /&gt;è in carica, come Carlo V predispose nei dettagli i propri fun erali,&lt;br /&gt;anche la futura sistemazione da ex, come ha fatto Pier Ferdinando&lt;br /&gt;Casini, che dopo aver lasciato lo scranno più alto di&lt;br /&gt;Montecitorio si è sistemato nel punto più panoramico del palazzo,&lt;br /&gt;una specie di superattico extralusso. Dài e dài, però, gli spazi non bastano mai. E così, per uscire dalle ristrettezze dei pochi ettari pro capite, la Camera ha&lt;br /&gt;continuato a espandersi e ha speso nel 2006 (oltre ai denari per&lt;br /&gt;il complesso Marini) altri 8 milioni in affitti vari. Destinati a salire&lt;br /&gt;nel 2007 almeno di 1.300.000 euro. Una somma enorme,&lt;br /&gt;alla quale vanno sommati i soldi spesi per le manutenzioni ordinarie:&lt;br /&gt;13 milioni e mezzo. Quanto al Senato, che riesce a&lt;br /&gt;spendere in canoni 5.750.000 euro nonostante occupi un sacco&lt;br /&gt;di palazzi (dal «Madama» al «Carpegna», dal «Giustiniani» al&lt;br /&gt;«Cenci») avuti in uso gratuito dal demanio, era così affamato di&lt;br /&gt;metri quadrati che pochi anni fa ha comprato un paio di proprietà,&lt;br /&gt;in largo Toniolo e in via dei Chiavari, per 21.692.000 euro.&lt;br /&gt;Un affarone, dicono. Fatto sta che Prodi, appena arrivato a&lt;br /&gt;Palazzo Chigi, si è ritrovato un conto in più da pagare: una delibera&lt;br /&gt;del Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione&lt;br /&gt;economica) del 29 marzo (dieci giorni prima del voto&lt;br /&gt;che avrebbe sfrattato Silvio Berlusconi) stanziava 69.668.000&lt;br /&gt;euro per i restauri di alcuni palazzi. Carucci? Ma no, ma no... E poi, se servono davvero, i&lt;br /&gt;parlamentari i soldi riescono sempre a trovarli. Al punto che, dopo&lt;br /&gt;che la destra aveva rosicchiato un mucchio di euro perfino&lt;br /&gt;dall'8 per mille destinato ai poveri del mondo per tappare tra&lt;br /&gt;l'altro un buco del «fondo volo» dei piloti Alitalia (!), la maggioranza&lt;br /&gt;di sinistra ha fatto un piano triennale per la Camera che prevedeva di spendere 2.520.000 euro per «rinnovamento ascensori», 6 milioni per «rifacimento impianti di condizionamento», 870.000 euro per «smaltimento dei rifiuti speciali» (ulteriore&lt;br /&gt;conferma che a Montecitorio c'è talora qualcosa di tossico),&lt;br /&gt;180.000 euro per «dispositivi di protezione individuale»&lt;br /&gt;(cioè? Boh...), 3 milioni e passa per la «riqualificazione degli&lt;br /&gt;ambienti delle commissioni parlamentari e del palazzo dei&lt;br /&gt;Gruppi». Dulcis in fundo: 750.000 euro per la «sostituzione di&lt;br /&gt;arredi non ergonomici». Una spesa che in questi tempi di magra,&lt;br /&gt;converrete, era assolutamente in-dis-pen-sa-bi-le.&lt;br /&gt;Rossori di imbarazzo? Mai. Quanto alle retromarce, sono&lt;br /&gt;rarissime. E solo nei casi in cui, scusate il bisticcio, il troppo è&lt;br /&gt;troppo troppo. Come nel caso del tunnel che avrebbe dovuto&lt;br /&gt;unire Montecitorio a una delle sue numerose dépendance, il&lt;br /&gt;Palazzo Theodoli-Bianchelli su via del Corso. Progetto abolito&lt;br /&gt;, non senza sbuffi di esasperazione verso i giornalisti impiccioni&lt;br /&gt;, soltanto dopo che era stato svergognato sul «Corriere» .&lt;br /&gt;Da un palazzo all'altro saranno, a esagerare, cinque passi. Lo&lt;br /&gt;stanziamento previsto era di 5.220.000 euro. Un milione di&lt;br /&gt;euro a passo. Quasi il triplo di quanto costò a metro l'Eurotunnel&lt;br /&gt;sotto la Manica. Che prezzi fanno oggi i muratori, signora mia...&lt;br /&gt;Per non di re degli arredatori. Come quello di fiducia di&lt;br /&gt;Berlusconi, Giorgio Pes lo adora, il Cavaliere, quel suo devoto&lt;br /&gt;servitor d'arredi. Al punto da omaggiarlo nella prefazione&lt;br /&gt;del libro Atmosfere e arredamenti, con parole che vanno oltre la&lt;br /&gt;stima: «Desidero presentarvi l'amico Giorgio Pes che oltre a&lt;br /&gt;essere un valentissimo architetto è anche una persona leale, sincera&lt;br /&gt;e un gran lavoratore, meticoloso e colto». Lo incrociò la&lt;br /&gt;prima volta nei dintorni di Bettino Craxi, ad Hammamet, dove&lt;br /&gt;Pes aveva una villa nella Medina affacciata sul mare: «Tra le&lt;br /&gt;idee architettoniche, i raffinati oggetti orientali e i reperti romani&lt;br /&gt; mi resi subito conto del suo talento e del suo gusto». Ne&lt;br /&gt;ritrovò le tracce, racconta, in una villa sul lago di Como, di&lt;br /&gt;Marcello Dell'Utri: «Ne rimasi colpito. Erano gli anni Ottanta.&lt;br /&gt;Da allora il mio dialogo con lui non si è mai interrotto in un&lt;br /&gt;susseguirsi di scambi amicali e culturali». Va da sé che quando&lt;br /&gt;diventò presidente del Consiglio nel '94, decise di affidare il restauro&lt;br /&gt;di Palazzo Chigi a lui. Alla vista delle condizioni della sede del governo, infatti,&lt;br /&gt;avrebbe raccontato proprio a «Sette» il nostro «interior decorator », il Cavaliere era rimasto inorridito. «Là dentro c'era il peggio del peggio.» Mobili «di cattiva qualità, ottoni da fiera&lt;br /&gt;paesana, stupendi affreschi abbinati con parquet a spina di pesce,&lt;br /&gt;lampade di plexiglas.. . E poi lo sporco, il sudiciume, la moquete&lt;br /&gt;color topo...», Insomma, pareva che per anni nessuno, a parte Maria Pia Fanfani, si fosse occupato di quel meraviglioso palazzo: «Tenevano ai giochi di potere più che alla cultura.&lt;br /&gt;Hanno umiliato i capolavori con l'abbandono, riducendoli come le strade del paese: da vergognarsi. Anche questo è vandalismo» . Maria Pia! Maria Pia! Incaricato di riportare il palazzo agli antichi splendori e di recuperare in giro per il mondo i quadri e i pezzi di antiquariato e gli arazzi che costituivano l'arredamento originale, Pes non trascurò però il premuroso committente. Stando alle interviste dell'epoca, doveva aver letto quanto Sua Emittenza ami specchiarsi «Faccio come zia Marina che ha 80 anni e siccome nessuno&lt;br /&gt;le dice che è bella un giorno si è messa davanti allo specchio con un vestito a fiori e si di ceva: Marina, cume te se bela! » e riempì la dimora di specchiere, specchiere, specchiere:&lt;br /&gt;«Sempre alla ricerca di luce!». Un po' la stessa cosa che gli raccomandava&lt;br /&gt;Luchino Visconti che dopo averlo prova to in Boccaccio&lt;br /&gt;70 lo volle per il Gattopardo, incaricandolo di ricostruire&lt;br /&gt;nei dettagli (perfino la scelta del profumo dei fiori, cinematograficamente&lt;br /&gt;non indispensabile) le antiche dimore sicule grondanti&lt;br /&gt;di ori e stucchi e stoffe damascate e, in particolare, il celeberrimo&lt;br /&gt;salone del ballo. Alle prese con la sede del governo, scrive dunque il Cavaliere,&lt;br /&gt;«Giorgio consultò i testi sulle origini del palazzo e sulle sue&lt;br /&gt; successive trasformazioni, approfondi le conoscenze con il&lt;br /&gt;principe Mario Chigi e infine si mise all'opera sottoponendomi&lt;br /&gt;il suo progetto: far "piazza pulita" di tutte le superfetazioni e di&lt;br /&gt;quello che c'era di sbagliato, per dar spazio ai grandi laboratori&lt;br /&gt;di restauro di Roma, alle antiche fabbri che di tessuti di San&lt;br /&gt;Leucio di Caserta, a patine della tradizione alle pareti, a grandi&lt;br /&gt;damaschi, ai colori luminosi di Roma. Ed egli sempre sul posto&lt;br /&gt;a controllare la qualità delle esecuzioni in tutti i particolari».&lt;br /&gt;Entusiasmo ricambiato : «II presidente è un leader appassionato&lt;br /&gt;e molto innamorato dell'arte». Soddisfatto, il Cavaliere gli chiese quindi di trovargli una&lt;br /&gt;nuova residenza privata romana. Lui gli propose Palazzo Grazioli,&lt;br /&gt;che Berlusconi «trovò bello ma triste» venendo però rassicurato:&lt;br /&gt;«Sarebbe diventato luminoso e piacevole, pur rispettandone&lt;br /&gt;lo stile» . Così, dopo avergli chiesto di progettare pure un&lt;br /&gt;parlamentino privato, il Sommo Azzurro decise di affidare al&lt;br /&gt;suo servito r d'arredi anche parte del patrimonio pubblico, dal&lt;br /&gt;Palazzo del Viminale alla Palazzina dell'Algardi da Villa Doria&lt;br /&gt;Pamphili a Villa Madama. Fino a commissionargli la messa a&lt;br /&gt;punto scenografica (si sa quanto ci tiene: prima del G8 di Genova&lt;br /&gt;arrivò a far appendere dei limoni agli alberi che gli sembravano&lt;br /&gt;non abbastanza carichi) di alcuni avvenimenti speciali.&lt;br /&gt;Parole dell'Augusto ex premier: A Pratica di Mare, dove&lt;br /&gt;si tenne il vertice Nato-Russia, Giorgio Pes fece venire dai musei&lt;br /&gt;di Napoli antiche statue romane, a testimonianza dell'italianità&lt;br /&gt;dell'evento. A Bruxelles, per il semestre europeo di presidenza&lt;br /&gt;italiana, c'era da confrontarsi con l'architettura moderna&lt;br /&gt;del Palazzo Justus Lipsius, sede del Consiglio europeo, i cui in terni,&lt;br /&gt;tra decori, spot a cilindro e colori forti e dissonanti, ci&lt;br /&gt;ponevano dinnanzi a una sfida non certo facile. Pes ricorse all'o&lt;br /&gt;riginale invenzione di apporre delle tele grezze lungo i percorsi&lt;br /&gt;di rappresentanza e all'interno delle sale principali al fine&lt;br /&gt;di consentire la collocazione di statue dell'antica Roma. Infine&lt;br /&gt;a Roma, al Campidoglio per la firma della Costituzione europea,&lt;br /&gt;nelle sale di Michelangelo ci confrontammo ancora una&lt;br /&gt;volta con la storia dell'arte». Lì, grazie a Dio, le statue romane&lt;br /&gt;c’erano gia’. Quanto siano costati questi restyling, nella prima e nella&lt;br /&gt;seconda delle «ere berlusconiane», non è chiaro. Ma alla nuova&lt;br /&gt;«padrona di casa», Flavia Prodi, l'appartamento a Palazzo Chio&lt;br /&gt;gi non piacque per niente: «E un posto che toglie il fiato» disse.&lt;br /&gt;Spiegando che tra marmi, arazzi e stucchi «sembra una prefettura ». Al punto che lei, donna pratica, preferiva quello di Bruxelles «arredato con mobili Ikea». Amen: il fatto è fatto. In&lt;br /&gt;ogni caso, se anche avesse voluto dare una sistematina, non c'era&lt;br /&gt;più un centesimo: le gestioni dei cinque anni del Cavaliere,&lt;br /&gt;dal 2001 al 2005, dai fiori al catering, dalla tappezzeria alle tende,&lt;br /&gt;erano costate infatti ai cittadini it aliani una tombola:&lt;br /&gt;1.143.877 euro. Risult ato: nel bilancio 2006, al capitolo 185&lt;br /&gt;(Spese di varia natura relative alla conduzione degli alloggi e&lt;br /&gt;alle esigenze istituzionali del presidente del Consiglio dei ministri&lt;br /&gt;e delle autorità politiche aventi sede a Palazzo Chigi) c'era&lt;br /&gt;scritto: 0,0. Detta alla romana: zero carbonella. Problemi ai battiscopa?&lt;br /&gt;Prego pazientare. Ma è meglio allargare la prospettiva: Palazzo Chigi, cornice&lt;br /&gt;di tutti i ministeri senza portafoglio, dalla Funzione pubblica&lt;br /&gt;ai Rapporti col Parlamento, è in realtà un arcipelago di palazzi.&lt;br /&gt;Ce ne sono 15 nel centro di Roma più un deposito a&lt;br /&gt;Ciampino più l'autoparco al quartiere Portuense dove stanno&lt;br /&gt;le 115 autoblu di cui diremo. Cetto, dall' alto dei suoi sette governi&lt;br /&gt;Giulio Andreotti ha buoni motivi per abbozzare una risatina.&lt;br /&gt;Quando cominciò a bazzicare la presidenza del Consiglio&lt;br /&gt;come sottosegretario, nel 1947, il governo non aveva neppure&lt;br /&gt;una casa tutta sua: «A Palazzo Chigi stavano gli Esteri e noi dividevamo&lt;br /&gt;il Viminale con gli Interni. Quali edifici avevamo?&lt;br /&gt;Fatemi pensare... Forse non ne avevamo manco uno».&lt;br /&gt;Per carità, era un'altra Italia. Ma è mai possibile che la popolazione&lt;br /&gt;da allora sia aumentata di circa il 20% e il cuore operativo&lt;br /&gt;dello Stato si sia dilatato così smisuratamente? È normale&lt;br /&gt;che le due Camere più la presidenza del Consiglio occupino&lt;br /&gt;insieme almeno 46 edifici? E meno male che il «complesso Palazzo&lt;br /&gt;Chigi», per numero di immobili se non di metri quadrati,&lt;br /&gt;si è ridotto: nel 2001 erano 24. Dei quali 17 in affitto. Spesso a&lt;br /&gt;cifre da capogiro. Come Palazzo Sciarra, che apparteneva alla&lt;br /&gt;Banca di Roma ed era un tale affare per l'istituto che quando la&lt;br /&gt;presidenza decise di dare la disdetta finì quasi in un contenzioso.&lt;br /&gt;Totale delle spese di affitto: 27.343.564 euro. Oltre 50 miliardi&lt;br /&gt;di lire. Uno spreco tale da obbligare a una scelta: ridurre gli uffici o comprare nuovi palazzi. Si scelse, ovvio, di comprarne di nuovi. A partire da un pezzo della Galleria Colonna, a pochi&lt;br /&gt;passi da Palazzo Chigi. Un investimento massiccio: 4500&lt;br /&gt;euro al metro quadrato. Ma fortunato, dicono: oggi vale il doppio.&lt;br /&gt;Fatto sta che la presidenza spese quasi 34 milioni di euro.&lt;br /&gt;Ai quali, stando ai bilanci che però non sono chiarissimi, fu necessario&lt;br /&gt;aggiungerne altri 7 e mezzo per opere di ristrutturazione&lt;br /&gt;e manutenzione straordinaria. Era solo l'inizio. L'anno dopo, Palazzo Chigi si alla rgava&lt;br /&gt;ancora comprando (25,3 milioni di euro) un altro immobile in&lt;br /&gt;via della Mercede. Dove avrebbe speso, per risanarlo, sistemarlo&lt;br /&gt;e adattarlo alle nuove esigenze, altri 16 milioni. Con grandi&lt;br /&gt;brindisi, c'è da supporre, di imprese edili, falegnami, elettricisti,&lt;br /&gt;idraulici. Impegnati anche l'anno successivo, un po' qua e&lt;br /&gt;un po' là, in lavori di ristrutturazione e manutenzione straordinaria&lt;br /&gt;per altri 26,5 milioni di euro, saliti nel 2004 a 30 milioni&lt;br /&gt;con una coda nel 2005 di ulteriori 16,1 milioni. Facciamo le&lt;br /&gt;somme? Il salasso degli affitti si è drasticamente ridotto da 27 e&lt;br /&gt;passa milioni a poco più di 10. Il conto finale , però, è salato :&lt;br /&gt;dal 2001 al 2005 la presidenza del Consiglio ha speso 60 milioni&lt;br /&gt;di euro per acquistare immobili e 96 per restauri, aggiustamenti&lt;br /&gt;e manutenzioni varie. Totale: 156 milioni di euro .&lt;br /&gt;Ai quali vanno aggiunti i costi per la manutenzione ordinaria&lt;br /&gt;e la cura dei giardini, che negli stessi anni sono raddoppiati&lt;br /&gt;schizzando a 11.750.600 euro. Un'enormità. Più le altre «spese&lt;br /&gt;di casa»: 5 milioni e mezzo (quasi uno in più rispetto al primo&lt;br /&gt;anno della legislatura «azzurra») per l'acqua, la luce, il gas, il&lt;br /&gt;telefono e la spazzatura. Quasi 4 per le pulizie e lo «smaltimento&lt;br /&gt;dei rifiuti speciali» . Addirittura 1.663.000 euro (con un rincaro&lt;br /&gt;del 35% su! 2001) per «facchinaggio e trasporto beni mobili» . Fatevi due conti: se il trasloco di un bell'appartamento costa sui 2000 euro è come se a Palazzo Chigi facessero due traslochi&lt;br /&gt;al giorno. Quanto allo staff, ricordate cosa sc risse dell'attivismo del&lt;br /&gt;Cavaliere un estasiato cronista del «Giornale» di famiglia?&lt;br /&gt;«Beriusconi tiene ritmi insostenibili: nell'arco di poche ore studia&lt;br /&gt;leggi e bilanci dello Stato, scrive articoli e discorsi, confronta&lt;br /&gt;modelli econometrici di stampo opposto fra loro per verificare&lt;br /&gt;l'impatto delle sue idee nella legislazione italiana, lavora ai&lt;br /&gt;programmi e alla sua squadra di governo...» . Di più: «Segreterie&lt;br /&gt;e collaboratori si alternano, con diversi turni, mentre il Cavaliere&lt;br /&gt;sembra l'omino delle pile Duracell. Chi scrive riesce a&lt;br /&gt;stento a girare lo zucchero nella tazzin a del caffè, nello stesso&lt;br /&gt;tempo in cui il presidente fa almeno tre cose».&lt;br /&gt;Pareva una lisciatina, invece era un programma. Lo dicono&lt;br /&gt;i bilanci: nel 2005 le spese per «gli addetti alle segreterie particolari&lt;br /&gt;del presidente, del vicepresidente e dei sottosegretari di&lt;br /&gt;Stato estranei alla pubblica amministrazione» (insomma, le persone&lt;br /&gt;di fiducia portate da fuori) più quelle per il «trattamento&lt;br /&gt;economico accessorio per gli ad detti agli uffici di diretta collaborazione&lt;br /&gt;del presidente, dei vicepresidenti e dei sottosegretari&lt;br /&gt;», hanno sfondato gli 11 milioni di euro. Con un aumento reale&lt;br /&gt;rispetto al primo anno «azzurro», del 186%. Per capirci: sul&lt;br /&gt;bilancio del 2005 le buste paga dei collaboratori stretti della presidenza&lt;br /&gt;hanno pesato quasi il doppio dello stanziamento attraverso&lt;br /&gt;la Protezione Civile per lo Tsunami in Estremo Oriente.&lt;br /&gt;Ed «Euroscena»? Come dimenticare la magica stagione&lt;br /&gt;della società televisiva prediletta dal Cavaliere? Fondata venti&lt;br /&gt;anni fa «su imprescindibili valori cristiani», come è scritto nel&lt;br /&gt;sito, è arrivata a produrre un po' di tutto. Compreso il programma&lt;br /&gt;forse più volgare mai visto , quel Distraetion dove spiccava&lt;br /&gt;il gioco in cui t re concorrenti spiritati, inforcati occhiali&lt;br /&gt;dalle lenti spessissime che facevano loro vedere tutto sfocato,&lt;br /&gt;dovevano recuperare ciascuno la propria coccarda adesiva appiccicata&lt;br /&gt;sul corpo di sventurati esibizionisti completamente nudi&lt;br /&gt;che, pur di apparire in tivù, avevano accettato di togliersi&lt;br /&gt;pancere, reggipetti e mutande e di lasciarsi palpeggiare sotto le&lt;br /&gt;telecamere poppe e natiche, schiene e cosce. Roba che, a proposito&lt;br /&gt;degli «imprescindibili valori cristiani», avrebbe lasciato papa&lt;br /&gt;Ratzinger un po' perplesso.  Bene: fino al Duemila «Euroscena» fatturava 2 milioni e&lt;br /&gt;mezzo di euro. Un andazzo così così... Poi, proprio negli anni&lt;br /&gt;di vacche magre, eccola salire su, su, su fino a 16 milioni e passa.&lt;br /&gt;Wow! Merito del prodigioso amministratore unico Davide&lt;br /&gt;Medici e cioè d'un ignoto ventiduenne? No, della Provvidenza,&lt;br /&gt;spiegava in un'intervista il socio di maggioranza Luigi Sciò:&lt;br /&gt;«Ho tanta fede nella Provvidenza», Che nel suo caso, dicono i&lt;br /&gt;maligni, era bassotta, aveva i capelli trapiantati, la pelle liftata e&lt;br /&gt;un sorriso panoramico: Silvio Berlusconi. Che per Sciò è «una&lt;br /&gt;persona amica», uno «che ha dato moltissimo alla televisione»,&lt;br /&gt;un «grandissimo imprenditore», un «uomo veramente straordinario&lt;br /&gt;con una famiglia straordinaria». Una stima agiografica ma ricambiata. Convinto che «Euroscena » sia il top, l'allora premier le delegò infatti non solo la&lt;br /&gt;confezione dei filmati propri (dal vertice di Pratica di Mare al&lt;br /&gt;decennale di Forza Italia, poi smistati alla Rai con relative polemiche)&lt;br /&gt;ma anche quelli del successore. Dopo una gara «informale» (motivi di segretezza: sic) fatta poco prima di sgomberare da Palazzo Chigi ma con un contratto che sarebbe scattato&lt;br /&gt;il 19 maggio del 2006 e cioè sei settimane dopo le elezioni,&lt;br /&gt;affidò alla società una serie di appalti a partire dal confezionamento&lt;br /&gt;tivù dei grandi eventi per tre anni a venire. Cosa che al&lt;br /&gt;nuovo governo non è piaciuta affatto. Tanto più che, appena insediato, Romano Prodi si è visto arrivare le fatture per tre avvenimenti «extra-canone» che avevano&lt;br /&gt;magnificato il predecessore. 1) La cerimonia per l'anniversario del volontariato civile. 2) L'udienza agli atleti paraolimpici a Villa Madama. 3) La cena a Villa Miani con gli esponenti&lt;br /&gt;del Partito popolare europeo venuti alla vigilia delle elezioni a spalleggiare il centrodestra.&lt;br /&gt;«Perché dobbiamo pagare noi, coi soldi dei cittadini, uno spot promozionale privato e partitico?» si chiese il Professore. Tanto più che la fattura , per i tre servizi, era di 334.316 euro. Più di centomila a botta. Troppi, meglio cambiare. Macché: il contratto era blindato. E così a Palazzo Chigi qualcosa del Cavaliere è rimasto: i suoi cameraman preferiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3&lt;br /&gt;Quattro regine al prezzo d'un Napolitano&lt;br /&gt;Costisegreti al Quirinale, on-line a Buckingham Palace&lt;br /&gt;Giorgio Napolitano non ha mai messo i cappellini della regina&lt;br /&gt;Elisabetta. Dio lo benedica. Non ha un marito gaffeur come il&lt;br /&gt;principe Filippo che a una donna cieca col cane guida che vedeva&lt;br /&gt;per lei disse: «Lo sa cara che ci sono cani che mangiano&lt;br /&gt;per le anoressiche?». E Dio lo benedica. Preferisce i babà del&lt;br /&gt;caffè Gambrinus alle cakes di patate, frutta secca e pancetta affumicata.&lt;br /&gt;E Dio lo benedica. Sulla trasparenza, però, Dio salvi&lt;br /&gt;la regina. La quale ha messo on-line tutti i suoi conti: tutti. Precisando&lt;br /&gt;quanto spende per questo e quanto spende per quello&lt;br /&gt;fin nei dettagli. Fino all'ultimo centesimo.&lt;br /&gt;Da noi no: segreto. li bilancio del Quirinale è vietato ai cittadini.&lt;br /&gt;Avevamo chiesto, seguendo l'iter che ci era stato suggerito,&lt;br /&gt;poche, banali, innocenti informazioni. Chi ha diritto all'appartamento&lt;br /&gt;di servizio? Quante sono le autoblu Quanto&lt;br /&gt;costano i viaggi in Italia e le missioni all'estero? Come funziona&lt;br /&gt;il trattamento pensionistico? Quali sono le spese per il mantenimento&lt;br /&gt;del Palazzo? Cose così... Niente da fare. O meglio, alcuni dati generici il Colle li ha&lt;br /&gt;dati. Per la prima volta, come se volesse farsi britannicamente&lt;br /&gt;carico dei nomignoli di «Sir George» e di «Lord Carrington&lt;br /&gt;che si trascina da una vita, il presidente ha deciso, nel gennaio&lt;br /&gt;del 2007, di render note le «fondamentali scelte contenute nel&lt;br /&gt;bilancio interno». Dando anche qualche dettaglio, come il numero&lt;br /&gt;dei corazzieri, salito dai tradizionali 274 a 297. Evviva!&lt;br /&gt;Ed evviva l'impegno, preso solennemente, di ridurre i costi della&lt;br /&gt;macchina «al fine di cont ribuire ancor più incisivamente al&lt;br /&gt;generale risanamento dei conti pubblici e di contenere la dinamica&lt;br /&gt;della spesa». Di più: evviva perfino per il ritocco (un milione&lt;br /&gt;di euro in meno) rispetto alle previsioni contenute nel bilancio&lt;br /&gt;pluriennale 2006-2008. Un taglio simbolico ma vabbè,&lt;br /&gt;chi si contenta gode. La fitta coltre di nebbia sui costi della presidenza, però, è&lt;br /&gt;stata appena scalfita. Certo, «Sir George» ha annunciato la nascita&lt;br /&gt;di due «apposite commissioni di studio» e rivendicato la&lt;br /&gt;decisione di «autorizza re forme di pubblicità delle scelte fondamentali&lt;br /&gt;contenute nel bilancio interno». Ma solo sulle voci&lt;br /&gt;«compatibili con la riservatezza che caratterizza, in base alla&lt;br /&gt;prassi costantemente seguita dal 1948 a oggi, una documentazione&lt;br /&gt;contabile sottratta a controlli estern i, in forza dell'autonomia&lt;br /&gt;organizzativa riconosciuta all'organo costituzionale della&lt;br /&gt;presidenza della Repubblica dalla Costituzione e dalla legge&lt;br /&gt;9 agosto 1948, n. 1077, istitutiva del segretariato generale, come&lt;br /&gt;affermato dalla Corte costituzionale e dalla dottrina». Insomma:&lt;br /&gt;chi si aspetta la trasparenza vera può aspettare. E per&lt;br /&gt;un pezzo. Per carità, Napolitano non è il primo a far e questa scelta.&lt;br /&gt;Anzi, ci tiene a dire che lui vorrebbe aprire di più ma sarebbe&lt;br /&gt;indelicato verso i predecessori diffondere dati che per il 2006&lt;br /&gt;lo riguardano solo in parte e che in passato erano stati blindati.&lt;br /&gt;Sempre. Anche sotto la presidenza di un vecchio partigiano&lt;br /&gt;estroso come Sandro Pertini, di una specie di bombarolo istituzionale&lt;br /&gt;quale fu Francesco Cossiga, di un gentiluomo con la fissa&lt;br /&gt;delle regole come Oscar Luigi Scalfaro o di un fedelissimo&lt;br /&gt;servitore dello Stato quale Carlo Azeglio Ciampi. Sempre.&lt;br /&gt;Questione di cultura. Secolare. Di là, in Inghilterra , re&lt;br /&gt;Giorgio III decise che i proventi dei beni eredita ri della monarchia&lt;br /&gt;venissero ceduti al Tesoro in cambio di un appannaggio&lt;br /&gt;annuale detto della «Civil List» , addirittura nel 1760: t rent'anni&lt;br /&gt;prima della Rivoluzione francese. Di qua il palazzo voluto&lt;br /&gt;nel 1580 da papa Gregorio XIII (l'esaltatore dello spaventoso&lt;br /&gt;Massacro del giorno di San Bartolomeo) è sempre stato abitato&lt;br /&gt;da inquilini riottosi all'idea di rendere conto a qualcuno: prima&lt;br /&gt;una trentina di papi, poi quattro re d'Italia, compreso l'ultimo,&lt;br /&gt;Umberto di Savoia. Il quale dopo il referendum su monarchia e&lt;br /&gt;repubblica, racconta Ceccarelli ne Lo stomaco della Repubblica,&lt;br /&gt;abbandona l'ex reggia con le dispense così «desolatamente&lt;br /&gt;vuote» che «per pagare i debiti occorre impegnare l'intero raccolto&lt;br /&gt;di pinoli della tenuta di San Rossore». Prima di sbaraccare,&lt;br /&gt;la corte savoiarda lascia «ai nuovi inquilini del Palazzo solo&lt;br /&gt;un pacchetto: "È un'ottima miscela di caffè Moka-San Domingo,&lt;br /&gt;che fu acquistato alla borsa nera esclusivamente per Sua&lt;br /&gt;Maestà. Ecco, Vostra Eccellenza può consumarlo, se crede, alla&lt;br /&gt;salute del sovrano"». Tempi duri. Ma quando già le dispense avevano ripreso a&lt;br /&gt;riempirsi, restò a lungo l'idea che occorresse sobrietà. Un episodio&lt;br /&gt;raccontato da Ennio Flaiano dice tutto. Al Quirinale c'era&lt;br /&gt;Luigi Einaudi, che un giorno invitò a pranzo un gruppetto&lt;br /&gt;di giornalisti e intellettuali, tra i quali appunto l'autore di Tempo&lt;br /&gt;di uccidere. Alla frutta, «il maggiordomo recò un enorme&lt;br /&gt;vassoio del tipo che i manieristi olandesi e poi i napoletani dipingevano&lt;br /&gt;due secoli fa: c'era di tutto eccetto il melone spaccato.&lt;br /&gt;E, tra quei frutti, delle pere molto grandi. Einaudi guardò&lt;br /&gt;un po' sorpreso tanta botanica, poi sospirò: "lo" disse "prenderei&lt;br /&gt;una pera, ma sono troppo grandi, c'è nessuno che vuole&lt;br /&gt;dividerne una con me?"». Il maggiordomo si fece rosso, ricorda&lt;br /&gt;ancora Ceccarelli, e anche Flaiano restò un attimo interdetto.&lt;br /&gt;Finché alzò la mano: «Io...». «Qui finiscono i miei ricordi&lt;br /&gt;sul presidente Einaudi» annoterà poi lo scrittore. Chiosando:&lt;br /&gt;«Q ualche anno dopo saliva alla presidenza un altro e il resto è&lt;br /&gt;noto. Cominciava per l'Italia la repubblica delle pere indivise».&lt;br /&gt;Pere d'oro. Ma per capire occorre davvero partire dal confronto&lt;br /&gt;con la monarchia. Si potrebbe maramaldeggiare ricordando&lt;br /&gt;la proverbiale sobrietà dei «monarchi in bicicletta» del&lt;br /&gt;Nord Europa o l'austerità di un re Baldovino che in tutta la sua&lt;br /&gt;vita non diede mai un ballo e visse e lavorò, come oggi il fratello&lt;br /&gt;Alberto, in palazzi di proprietà dello Stato belga. Troppo facile.&lt;br /&gt;Meglio il confronto con una monarchia spesso messa in croce&lt;br /&gt;dai media locali con l'accusa di essere spendacciona: quella inglese.&lt;br /&gt;Dicono i bilanci ufficiali che il Crown Estate , cioè il complesso&lt;br /&gt;dei beni immobiliari che appartengono alla Corona britannica&lt;br /&gt;ma sono gestiti dallo Stato, rendono immensamente più&lt;br /&gt;di quanto lo Stato versi alla casa regnante per svolgere la sua&lt;br /&gt;attività istituzionale. I contribuenti, insomma, ci guadagnano: nel&lt;br /&gt;2006 hanno incassato dal Crown Estate 290 milioni di euro e ne&lt;br /&gt;hanno dati alla regina meno di 57. Ripartiti in tre pacchetti. La&lt;br /&gt;Civil List, che viene fissata ogni dieci anni e va a coprire gran&lt;br /&gt;parte delle spese, dallo staff alla rappresentanza; il contributo&lt;br /&gt;statale «Grant in aid for the maintenance...») per il mantenimento&lt;br /&gt;delle residenze reali, e il fondo per i viaggi di Stato. Tutto&lt;br /&gt;pubblico, su internet: www.royal.gov.uk!output/page3954.asp .&lt;br /&gt;Con 33 pagine ricche di dettagli sulle tabelle entrate-uscite dedicate&lt;br /&gt;alla prima voce, 54 alle residenze, 33 ai viaggi. Sei un cittadino? Hai di ritto di sapere che i dipendenti a tempo indeterminato a carico della Civil List alla fine del 2005&lt;br /&gt;erano 3 10, cioè 3 in più rispetto all'anno prima. Che la regina&lt;br /&gt;ha avuto regali ufficiali per 152.000 euro. Che nelle cantine reali&lt;br /&gt;sono stoccati vini e liquori «in ordine di annata», per un valore&lt;br /&gt;stimato in 608.000 euro. Che le uniformi del personale sono&lt;br /&gt;costate 152.000 euro e «catering e ospitalità» 1.520.000. Che&lt;br /&gt;sul volo di Stato numero tale, il giorno tale, in viaggio da qui a&lt;br /&gt;lì c'erano i passeggeri Tizio, Caio e Sempronio.&lt;br /&gt;La convinzione democratica che chi sta ai vertici del potere&lt;br /&gt;abbia il dovere (non la facoltà: il dovere) di rendere conto&lt;br /&gt;del pubblico denaro è talmente radicata che una tabellina indica,&lt;br /&gt;con nome e cognome, lo stipendio dei massimi dirigenti.&lt;br /&gt;Sappiamo quindi che la busta paga di Lord Chamberlain (Richard&lt;br /&gt;Luce fino all' I l ottobre del 2006, poiWilliam Peel) è stata&lt;br /&gt;di 97.000 euro, quella del segretario particolare della regina&lt;br /&gt;Robin J anvrin di 253.000, quella del responsabile del Portafoglio&lt;br /&gt;privato Alain Reid di 276.000, quella del Maestro di Casa&lt;br /&gt;David Walker 191.000 euro. E da noi? Boh... Fu solo grazie a un'interrogazione parlamentare&lt;br /&gt;di Filippo Mancuso, l'ex ministro della Giustizia ricco di entrature nei ganci più impenetrabili della macchina statale, che nel 1995 fini nel mirino lo stipendio di Gaetano Gifuni. Il&lt;br /&gt;mitico «Parolinax {chiamato così perché era talmente riservato da apparire muto e parlava solo chinandosi nei momenti delicati alla basettona asburgica di Oscar Luigi Scalfaro per sussurrargli all'orecchio: «Preside', se permettete 'na parolina...» cumulava&lt;br /&gt;allora due inrroiti favolosi. Lo stipendio di segretario generale del Colle e la pensione di ex segretario generale del Senato. Totale: 45 milioni di lire al mese. Netti. Per 15 mensilità. Lui&lt;br /&gt;smentì. Tre giorni dopo saltò fuori la dichiarazione dei redditi del 1993, primo anno in cui aveva cumulato le due entrate. Il reddito era inferiore a quello denunciato da Mancuso ma niente male: 799.483.000 lire. In valuta attuale, 557.000 euro. Molti di più di quelli che prendeva il capo dello Stato. Non bastasse, «L'espresso» pubblicò allora un elenco dei&lt;br /&gt;benefit del Grand(issimo) Commis: una villa nella tenuta di Castelporziano&lt;br /&gt;(dove anche altri dirigenti hanno a disposizione cottage) più un faraonico appartamento di 500 metri quadrati un tempo abitato dal ministro della Real Casa più un maggiordomo,&lt;br /&gt;una guardarobiera, un cuoco, una domestica e un autista. Ormai avviato verso la pensione, ricevette da Carlo Azeglio Ciampi l'ultimo dono: la nomina a segretario generale onorario,&lt;br /&gt;un ruolo fino a quel momento, per quel che se ne sa, inesistente. Con ufficio personale a Palazzo Sant'Andrea, già sede del ministero della Real Casa, di fronte alla Manica Lunga del&lt;br /&gt;Quirinale. Con segreterie, assistenti, autisti? Boh... Segreto. Certo è che i costi, stando all'unica fonte a disposizione (la comunicazione annuale con cui il Quirinale informa il governo di aver bisogno di «tot soldi» senza spiegare nulla su come vengano spesi) hanno continuato inesorabilmente a lievitare senza che mai sia stato segnalato un taglio e senza che mai sia stata fornita una risposta alle richieste di aggiornamento dei dati conosciuti&lt;br /&gt;e mai smentiti. Ci sono ancora 7 1 alloggi a disposizione dei massimi dirigenti e dei collaboratori più stretti? I cavalli della ex Guardia del re sono ancora 60? Di quanto sono cresciuti i pensionati che nel 1998, ai tempi di una spietata radiografia&lt;br /&gt;di Stefano Romita sul «Mondo», erano già 896? Chi viene&lt;br /&gt;assunto è benedetto anche oggi dal dono di 4 anni d'anzianità&lt;br /&gt;convenzionale per andarsene poi a fine carriera (molto prima&lt;br /&gt;di tutti gli altri dipendenti pubblici) col 100% dell'ultimo&lt;br /&gt;stipendio, come segnalava nel 2000 (5 anni dopo la riforma Dini)&lt;br /&gt;un'inchiesta dell'«Espresso»? Ci sono ancora 2 ausiliari che&lt;br /&gt;come unico lavoro controllano gli orologi a pendolo?&lt;br /&gt;Segreto.Mentre dall'altra parte, in Inghilterra, la regina ha&lt;br /&gt;deciso di fornire ai cittadini non solo tutti i particolari del bilancio&lt;br /&gt;ma di far certificare questo bilancio dalla Kpmg. Ve l'immaginate&lt;br /&gt;il Quirinale che si abbassa (che umiliazione! che umiliazionel)&lt;br /&gt;al pari di una qualsiasi monarchia inglese ad affidare i conti a una società di revisori? L'idea di trasparenza è tale, lassù, che tra i resoconti c'è un capitoletto: «Politiche per il personale». Vi si spiega che «la Casa reale è impegnata a rispettare le pari opportunità e tutte le nomine e le p romozioni sono effettuate seguendo il criterio del merito». Si aggiunge che le selezioni&lt;br /&gt;del personale avvengono con pubblico reclutamento e&lt;br /&gt;«avvisi pubblicati sui giornali nazionali e specialistici e su internet&lt;br /&gt;». E si precisa che «tutto il personale è sottoposto annualmente&lt;br /&gt;a una valutazione delle performance anche per identificare&lt;br /&gt;le opportunità di carrie ra individuali e le necessità formative&lt;br /&gt;». Un riesame l'anno. Senza che i sindacati strillino contro&lt;br /&gt;la ferocia padronale della regina. Altra cultura. Un giorno di qualche anno fa, per dire, il governo inglese si accorse che la Civil List aveva calcolato un'inflazione&lt;br /&gt;(7,5%) più alta di quella poi effettivamente registrata, col&lt;br /&gt;risultato che la famiglia reale aveva ricevuto 45 milioni di euro&lt;br /&gt;in più. Bene: Tony Blair e il cancelliere dello Scacchiere Gordon&lt;br /&gt;Brown, come riportarono tutti i giornali, decisero il congelamento&lt;br /&gt;dell'appannaggio per andare al recupero dei soldi.&lt;br /&gt;Invit at a a «dimagrire» , Elisabetta II ha preso l 'impegno&lt;br /&gt;molto sul serio. Taglia di qua e taglia di là, per fare un solo&lt;br /&gt;esempio, a Buckingham Palace ci sono oggi 6 centralinisti a&lt;br /&gt;tempo pieno. La metà dei soli centralinisti del Comune di Catania&lt;br /&gt;processati anni fa dalla Corte dei Conti perché si spacciavano&lt;br /&gt;per ciechi. La metà dei centralinisti assunti dalla Asl di&lt;br /&gt;Frosinone nella sola tornata del dicembre del 2002. Un quinto&lt;br /&gt;dei centralinisti non vedenti richiesti con un concorso bandito&lt;br /&gt;nel 2004, dice un documento parlamentare, dalla sola Università&lt;br /&gt;di Palermo. Ma è tutto l'organico a essere stato ridotto all'osso. Per&lt;br /&gt;mandare avanti non solo Buckingham Palace ma anche una serie&lt;br /&gt;di residenze (Kensington Palace, Saint James Palace, Clarence&lt;br /&gt; House e Marlborough House, Hampton Court, il castello e il&lt;br /&gt;parco di Windsor) nel 1995 la monarchia aveva, spiegò un minuzioso&lt;br /&gt;reportage di Gabriele Pantucci sul «Mondo» sulla base&lt;br /&gt;del primo bilancio integralmente pubblico sulle spese della monarchia,&lt;br /&gt;circa mille persone: "Cifra che comprende oltre al personale&lt;br /&gt;dipendente anche la polizia e le forze annate assegnate&lt;br /&gt;per la sicurezza della regina». AI mantenimento dei palazzi, visitati&lt;br /&gt;ogni anno da quasi 2 milioni di turisti paganti, provvedevano&lt;br /&gt;allora 176 addetti. Lo stesso direttore amministrativo Michael&lt;br /&gt;Peat, spiegava il rapporto, era part-time. Metà dello stio&lt;br /&gt;pendio glielo pagava la Civil List, metà il fondo per il mantenimento&lt;br /&gt;del patrimonio immobiliare reale. Stipendio complessivo:&lt;br /&gt;poco più dell'equivalente di 110.000 euro. Più «un incentivo,&lt;br /&gt;basato sul rendimento, di 6500 sterline all'anno, ma sono al&lt;br /&gt;lordo della somma di 11.159 sterline dedotte per l'alloggio».&lt;br /&gt;Una decina di anni dopo, stando ai bilanci, il personale è&lt;br /&gt;stato, sia pur di poco, ulteriormente ridotto. Un esempio? Gli&lt;br /&gt;operai (falegnami, tappezzieri, orologiai...) impegnati nelle manutenzioni&lt;br /&gt;di Buckingham Palace sono in tutto 15, compreso il&lt;br /&gt;superviso re. Va da sé che la situazione finanziaria è letteralmen- .&lt;br /&gt;te rifiorita, Nell'anno fiscale chiuso a13 1 marzo del 2006, la Corona&lt;br /&gt;è costata in tutto, come dicevamo, 56.800.000 euro: 17 per&lt;br /&gt;la Civil List, meno di 22 per la gestione dei palazzi, 8 per i viaggi,&lt;br /&gt;750.000 euro per «informazione e comunicazione» e cose&lt;br /&gt;varie come i 600.000 euro di provvidenze per gli impegni ufficiali&lt;br /&gt;del duca di Edimburgo. Riassunto: nel 1991-1992 la spesa&lt;br /&gt;pubblica per la Corona era di 132 milioni di euro, oggi è sotto i&lt;br /&gt;57 milioni. Un taglio radicale. E il Quirinale? Sul «tesoro della Corona» è meglio stare alla&lt;br /&gt;larga dai paragoni: di là entrano, dal Crown Estate, 290 milioni&lt;br /&gt;di euro e di qua un milione, diceva un'inchiesta di Denise Pardo&lt;br /&gt;sull'«Espresso» del 2000, dalla vendita dei pinoli di Castelporziano.&lt;br /&gt;I pinoli! Ma anche gli altri paragoni sono umilianti. Negli&lt;br /&gt;ultimi anni, una sola voce è rimasta uguale: la busta paga del capo&lt;br /&gt;dello Stato. Che a partire da Enrico De Nicola, che come dicevamo&lt;br /&gt;non toccava gli 11 milioni di lire l'anno di indennità, è&lt;br /&gt;ancora praticamente la stessa. Anzi: è spesso rimasta bloccata&lt;br /&gt;in tempi di inflazione finendo per ridursi in termini reali fino a imporre&lt;br /&gt;nuovi adeguamenti all'insù. Fatti i calcoli in euro attuali,&lt;br /&gt;Luigi Einaudi ne prendeva 184.960 nel 1948, Giuseppe Saragat&lt;br /&gt;254.662 nel 1965, Francesco Cossiga 210.435 nel 1985 e 185.076&lt;br /&gt;a fine mandato nel 1992, Oscar Luigi Scalfaro 210.770 nel 1996,&lt;br /&gt;quando chiese e ottenne di pagare l'Irpef come rutti gli italiani, a&lt;br /&gt;partire dal 10gennaio del 1997. Insomma: variazioni molto contenute,&lt;br /&gt;in un'Italia sempre più benestante. Finché Carlo Azeglio&lt;br /&gt;Ciampi scelse di non adeguare mai, nei suoi sette anni, i propri&lt;br /&gt;emolumenti. Rimasti fissi a 218.407 euro.&lt;br /&gt;Anche Giorgio Napolitano sta lì: a 218.407. Un 10% abbondante&lt;br /&gt;sotto l'indennità di Saragat. Intorno a lui, però, il Palazzo&lt;br /&gt;si è gonfi ato e gonfiato e gonfiato negli anni senza che&lt;br /&gt;neppure Ciampi, che del risanamento dei conti pubblici e della&lt;br /&gt;sobrietà aveva fatto una ragione di vita (il villino a Santa Severa,&lt;br /&gt;i giri in bicicletta, le foto ai remi sul pattino...) riuscisse a fare argine.&lt;br /&gt;Eppure il nostro amatissimo Carlo Azeglio, già nel febbraio del 2001, aveva sotto gli occhi una fotografia nitida della situazione. Il rapporto del comitato che lui stesso aveva voluto&lt;br /&gt;subito dopo l'insediamento e guidato da Sabino Cassese. Le 49&lt;br /&gt;pagine, allegati compresi, non furono mai rese note. E si capisce:&lt;br /&gt;le conclusioni, fra le righe, non erano lusinghiere. Nonostante&lt;br /&gt;i paragoni non fossero fatti con la monarchia inglese ma&lt;br /&gt;con la presidenza francese e quella tedesca. Al 31 agosto del 2000 il personale in servizio da noi era composto da 931 dipendenti diretti più 928 altrui avuti per «distacco» , per un totale di 1859 addetti. Tra i quali i soliti 274 corazzieri, 254 carabinieri (di cui 109 in servizio a Castelporziano), 213 poliziotti, 77 finanzieri (64 della Tenenza di Torvajanica,&lt;br /&gt;che è davanti alla tenuta presidenziale sul mare sotto Ostia, e 14 della Legione Capo Posillipo), 21 vigili urbani e 16 guardie forestali, ancora a Castelporziano.&lt;br /&gt;Numeri sbalorditivi. Il solo gabinetto di Gaetano Gifuni era composto da 63 persone. Il servizio Tenute e Giardini da 115, fra cui 29 giardinieri (14 al Quirinale, 8 a Castelporziano e&lt;br /&gt;7 nella napoletana Villa Rosebery) e 46 addetti a varie mansioni, Quanto ai famosi 15 craftsmen di Elisabetta II, artigiani vari impegnati nella manutenzione dei palazzi reali , al Quirinale erano allora 59 tra i quali 6 restauratrici al laboratorio degli&lt;br /&gt;arazzi, 30 operai, 6 tappezzieri, 2 orologiai, 3 ebanisti e 2 doratori.&lt;br /&gt;L'accettazione, il recapito e la distribuzione della corrispondenza&lt;br /&gt;a mano richiedevano 14 persone. Nell 'autorimessa&lt;br /&gt;c'erano 45 (quarantacinque !) autisti . In cucina, 37 persone di&lt;br /&gt;cui 11 cuochi e 26 camerieri. Nel rapporto si sottolineava che la presidenza tedesca, dai&lt;br /&gt;compiti istituzionali simili, aveva dimensioni molto più contenute:&lt;br /&gt;50 addetti alle tre direzioni organizzative, 100 ai servizi&lt;br /&gt;logistici e di supporto e 10 agli uffici degli ex presidenti. Totale:&lt;br /&gt;160. Cioè 29 in meno dei soli addetti alla sicurezza della tenuta&lt;br /&gt;di Castelporziano. Quanto all'Eliseo, il confronto era almeno&lt;br /&gt;altrettanto imbarazzante: nonostante il presidente francese&lt;br /&gt;abbia poteri infinitamente superiori a quello italiano, aveva&lt;br /&gt;allora (compresi 388 militari) 923 dipendenti. La metà del&lt;br /&gt;Quirinale. E infatti costava pure quasi la metà: 86 milioni e&lt;br /&gt;mezzo di euro in valuta attuale, contro 152 e mezzo. Per non&lt;br /&gt;dire del confronto, umiliante, con la presidenza tedesca che sulle&lt;br /&gt;casse pubbliche pesava per 18 milioni e mezzo di euro: un&lt;br /&gt;ottavo della nostra. Facciamola corta: nel 2001 era già tutto chiaro. La commissione&lt;br /&gt;Cassese suggeriva che c'erano funzioni che potevano benissimo&lt;br /&gt;essere appaltate all'esterno, dalla lavanderia alla legataria,&lt;br /&gt;dal restauro degli arazzi alla tipografia fino all'officina meccanica.&lt;br /&gt;Denunciava la sovrapposizione di funzioni o l'assurdità&lt;br /&gt;che l'ufficio del consigliere militare fosse oberato da «pratiche&lt;br /&gt;amministrative derivanti da istanze di privati» (raccomandazioni?)&lt;br /&gt;che spesso non avevano «un'attinenza stretta con le funzioni&lt;br /&gt;di carattere giuridico e militare». Spiegava che da troppo tempo&lt;br /&gt;la definizione degli organici era avvenuta «in modo incrementale&lt;br /&gt;», cioè gonfiando sempre più il personale senza alcuna&lt;br /&gt;trasparenza. Al punto che l'ultimo concorso per assumere gente&lt;br /&gt;(quei concorsi che in Gran Bretagna vengono pubblicizzati sui&lt;br /&gt;giornali) era stato b an dito addirittura da Antonio Segni nel&lt;br /&gt;1963. Quando era ancora vivo Winston Churchill.&lt;br /&gt;Eppure, dopo quella denuncia interna sull'elefantiasi della&lt;br /&gt;struttura, non solo sono aumentati perfino i corazzieri ma il&lt;br /&gt;personale di ruolo è salito a 987 persone, di cui 84 nella carriera&lt;br /&gt;direttiva, 124 in quella di concetto, 228 in quella esecutiva e&lt;br /&gt;5 1 ausiliari. Più 85 collaboratori a tempo pieno e a vario titolo&lt;br /&gt;del presidente, 38 civili e 47 militari (di cui 40 «addetti all'ufficio&lt;br /&gt;del consigliere per gli Affari militari e alla segreteria del&lt;br /&gt;consiglio supremo di Difesa») più 23 unità a contratto . Totale:&lt;br /&gt;1072 persone. Cioè 182 in più rispetto a quelli che, stando a&lt;br /&gt;una risposta in Parlamento a una interrogazione di Raffaele Costa&lt;br /&gt;da parte dell'allora ministro Giorgio Bogi, c'erano nel '98.&lt;br /&gt;E ancora più marcato è stato l'aumento sul versante del&lt;br /&gt;«personale militare e delle forze di polizia distaccato per esi genze&lt;br /&gt;di sicurezza del presidente e dei compendi»: poliziotti,&lt;br /&gt;carabinieri e uomini di scorta vari sono 1086. Cioè 382 in più&lt;br /&gt;rispetto a dieci anni fa. Con un balzo del 54%. Fatte le somme:&lt;br /&gt;nelle tre sedi rimaste in dotazione alla presidenza dopo la cessione&lt;br /&gt;alla Regione Toscana della tenuta di San Rossore, e cioè il&lt;br /&gt;Colle, Castelporziano e Villa Rosebery a Napoli, lavorano oggi&lt;br /&gt;2158 persone. li doppio, come abbiamo visto, di quelle impiegate&lt;br /&gt;dalla corte inglese o dall'Eliseo. Ben 299 più di quelli fotografati&lt;br /&gt;da Cassese. Addirittura 564 più che nel 1998. Con un&lt;br /&gt;aumento del 35%. Va da sé che il costo del personale assorbe il 57,3% del bilancio.&lt;br /&gt;Mentre un altro 30,3% se ne va nelle pensioni di quanti&lt;br /&gt;sono usciti approfittando delle condizioni qua e là strepitose di&lt;br /&gt;cui scrivevamo. Insomma, gli stipendi «pesano» per 134.655.000&lt;br /&gt;euro. Più almeno altri 27 milioni e mezzo di euro pagati da altre&lt;br /&gt;casse statali al migliaio di uomini distaccati per la sicurezza&lt;br /&gt;(25.000 euro lordi di stipendio base, secondo stime sindacali, cui&lt;br /&gt;va sommata l'indennità quirinalizia) col risultato che il solo personale&lt;br /&gt;costa oltre 160 milioni di euro. Pari, grossolanamente, a&lt;br /&gt;una busta paga lorda pro capite di oltre 74.000 euro. il doppio&lt;br /&gt;dello stipendio di uno statale medio. E il doppio di un dipendente&lt;br /&gt;della regina. I numeri più ustionanti, tuttavia, sono quelli assoluti. La&lt;br /&gt;«macchina» del Quirinale costava nel 1997 «solo» 117.235.000&lt;br /&gt;euro. Dieci anni dopo costa 224 milioni (più altri I I che arrivano&lt;br /&gt;al Colle da «entrate p roprie quali gli interessi attivi sui depositi&lt;br /&gt;e le ritenute previdenziali»). Un'impennata del 91%. Si dirà:&lt;br /&gt;c'è stata l'inflazione. Giusto. Fatta la tara, però, l'aumento netto&lt;br /&gt;resta del 61%. Per non dire del paragone con vent'anni fa. Sapete&lt;br /&gt;quanto costava la presidenza della Repubblica nel1986?&lt;br /&gt;In valuta attuale meno di 73 milioni e mezzo di euro. li che significa&lt;br /&gt;che in vent'anni la spesa reale, depurata dall'inflazione,&lt;br /&gt;è triplicata . Mentre lassù in Gran Bretagna veniva più che dimezzata.&lt;br /&gt;Col risultato che oggi Buckingam Palace cos ta un&lt;br /&gt;quarto del Quirinale. È tirchia Elisabetta II o sono spendaccioni&lt;br /&gt;al Colle?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4&lt;br /&gt;Prodigi: in volo 37 ore al giorno&lt;br /&gt;Da Berlusconi a Bertinotti, tutti via con gli aerei di Stato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Sevve un passaggio, cavo?» Era la sera del 20 settemb re del&lt;br /&gt;2006 e Fausto Bertinotti scivolava tra principi e marchesine, finanzieri&lt;br /&gt;e matrone grondanti di gioielli che affollavano la residenza&lt;br /&gt;in me de Varenne di Ludovico Ortona, il nostro ambasciatore&lt;br /&gt;a Parigi, con la scioltezza disinvolta di chi non ha fatto&lt;br /&gt;altro in vita sua. Certo, el Giuan e gli altri compagni «casciavit»&lt;br /&gt;dell'adolescenza avrebbero faticato a riconoscerlo. Che ci faceva,&lt;br /&gt;lo storico segretario di Rifondazione comunista che dedicò&lt;br /&gt;l'elezione a presidente della Camera «alle opevaie e agli opevai», in mezzo a quello sfarfallio di mondanità europea riunita per festeggiare le future nozze di Clotilde d 'Urso, nipote del&lt;br /&gt;banchiere Mario, con Arthur de Kersauson de Pennendreff, la&lt;br /&gt;cui famiglia è nella storia di Francia dai tempi in cui un antenato&lt;br /&gt;guidò la flotta di San Luigi alle Crociate? Se glielo avessero chiesto, avrebbero ottenuto la risposta che il «subcomandante Fausto» diede dopo essere stato avvistato&lt;br /&gt;perfino a un «pigiama party»: «Vado nei salotti come vado&lt;br /&gt;nelle piazze o in Parlamento: per affermare ovunque il diritto&lt;br /&gt;all'alterità della sinistra antagonista». Ovunque. Al punto&lt;br /&gt;che per portare nel mondo la sua alterità antagonista e&lt;br /&gt;sventolare la bandiera degli emarginati e dei derelitti a tutti i&lt;br /&gt;cocktail e i gran galà, i ricevimenti e le cene esclusive, si è subito&lt;br /&gt;rassegnato ai confortevoli aerei di Stato. Come quello&lt;br /&gt;usato appunto per andare alla festa privata parigina di Clotilde&lt;br /&gt;e Arthur. Con spirito da compagno, però. Gli operai da&lt;br /&gt;bravi comunisti spartiscono la «schisceta»? Lui da bravo comunista&lt;br /&gt;si offriva di spartire le poltroncine con chi volesse uno strappo&lt;br /&gt;per tornare a Roma: «Sevve un passaggio, cavo?». li tutto in&lt;br /&gt;gioiosa continuità coi «viaggi blu» del governo&lt;br /&gt;delle destre. Prendete cinque Boeing 737 come quelli della Ryanair da&lt;br /&gt;150 passeggeri e fateli volare da Roma a Londra andata e ritorno.&lt;br /&gt;Tutti i giorni, Natale e Capodanno compresi. Oppure affittate&lt;br /&gt;otto jet privati «long range» come i Gulfstream V da 18&lt;br /&gt;passeggeri sulla rotta Roma-Madrid e ritorno. Tutti i giorni, Natale&lt;br /&gt;e Capodanno compresi. Oppure prendete a nolo tredici aerotaxi&lt;br /&gt;Hawker 800Xp da nove passeggeri e spediteli da Roma a&lt;br /&gt;Parigi e ritorno. Tutti i giorni, Natale e Capodanno compresi. E&lt;br /&gt;fate in somma tutte le ip otesi che volete ma i conti non torneranno&lt;br /&gt;mai: come diavolo ha fatto Palazzo Chigi, nell'ultimo anno&lt;br /&gt;dell'era berlusconiana, a spendere 179.452 euro al giorno in&lt;br /&gt;voli di Stato? Come ha fatto ad accumulare 37 ore di volo al&lt;br /&gt;giorno? Eppure sono questi i conti, a leggere i bilanci della presidenza&lt;br /&gt;del Consiglio. Uno si domanda: su e giù dalla scaletta,&lt;br /&gt;dove lo trovavano il tempo per stare un attimo fermi e governare?&lt;br /&gt;E ti immagini, da certi numeri, spiritate gitandole di decolli&lt;br /&gt;e atterraggi e pazze corse a sirene urlanti per piombare in nuovi&lt;br /&gt;aeroporti per nuovi decolli e nuovi atterraggi. Tutti privati, si&lt;br /&gt;capisce: i ministri non si mischiano coi passeggeri comuni.&lt;br /&gt;Questione di sicurezza. Questione di status. Basti dire che la presidenza del Consiglio aveva, fino ai primi mesi del 2006, ben 14 «aereiblu», Ridotti a 13, a dispetto&lt;br /&gt;della scaramanzia (Giovanni Leone o Enrico De Nicola non l'avrebbero&lt;br /&gt;mai fatto, neanche con una dotazione di cornetti di corallo) grazie alla decisione berlusconian a di «tagliare» uno dei quattro Airbus per cederlo al collega turco Recep Tayyip&lt;br /&gt;Erdogan. Una flotta che basterebbe a fare la fortuna di una medi&lt;br /&gt;a compagnia. Eppure insufficiente a supportare la frenesia&lt;br /&gt;aviatoria dei nostri ministri di centrodestra. Al punto di costringere&lt;br /&gt;il governo a spendere un altro pacco di soldi per prendere&lt;br /&gt;altri voli a noleggio. Fino a sborsare complessivamente&lt;br /&gt;(rendiconti 2005) la bellezza di 65 milioni e mezzo di euro. Pari&lt;br /&gt;al costo medio di quei voli di cui dicevamo all'inizio. O all'acquisto&lt;br /&gt;di 2241 biglietti andata e ritorno al giorno Milano-Londra&lt;br /&gt;della Ryanair. Direte: mica i ministri e i sottosegretari&lt;br /&gt;possono viaggiare coi gruppi low cost! Benissimo: con la stessa&lt;br /&gt;cifra , a metà del 2005, potevi comprare 750 biglietti MilanoLondra&lt;br /&gt;della British Airways. Andata e ritorno. Al giorno.&lt;br /&gt;Come abbiano fatto Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini e i&lt;br /&gt;loro 3 sottosegretari e la manciata di ministri senza portafoglio&lt;br /&gt;legati a Palazzo Chigi ad ammassare tutti quei voli è un mistero.&lt;br /&gt;A leggere i giornali parevano essere sempre a Roma a battagliare&lt;br /&gt;contro i comunisti e contro i Follini. Invece erano sempre&lt;br /&gt;in volo. Come il mitico U2, il grande aereo nero che volava&lt;br /&gt;a 25.000 metri d'altezza e poteva essere rifornito in cielo senza&lt;br /&gt;avere (teoricamente) la necessità di atterrare mai. Miracoli dell'ubiquità.&lt;br /&gt;Per curiosità: chi viaggiava, su quegli aerei di Stato? Segreto.&lt;br /&gt;Confermato , dopo il subentro, anche da Prodi: segreto. Una&lt;br /&gt;scelta, come abbiamo visto, rovesciata rispetto a quella della&lt;br /&gt;Corona britannica. Che sul suo sito ha voluto mettere tutto.&lt;br /&gt;Spiegando di avere speso nel 2006 complessivamente, in viaggi,&lt;br /&gt;8.360.000 euro. Di cui 3,3 per i trasferimenti in elicottero, 2,4&lt;br /&gt;per i voli con aerei civili, 800.000 per quelli coi velivoli del 320&lt;br /&gt;Squadrone della Raf. L'elicottero della regina ha volato 379 ore,&lt;br /&gt;gli aerei privati per 194 ore, quelli della Raf (due, uno per 26&lt;br /&gt;passeggeri, il secondo per 7) 483 . Costo medio di un'ora di volo:&lt;br /&gt;3442 euro con il velivolo più grande, 1304 con quello più&lt;br /&gt;piccolo. Contro i 4723 euro a ora spesi medi amente (come è&lt;br /&gt;possibile?) dal nostro governo. Fate voi i conti.&lt;br /&gt;Cosa ci di cono, da anni? Che l'uso dei voli di Stato viene&lt;br /&gt;imposto dai «servizi» per ragioni di sicurezza. Di più: non usare&lt;br /&gt;i voli di linea sarebbe un riguardo nei confronti dei normali&lt;br /&gt;passeggeri. Così da non esporli al rischio di azioni terroristiche.&lt;br /&gt;Cuori d'oro. Peccato che a smentirli sia an cora la monarchia&lt;br /&gt;britannica: è vero o no che l'Inghilterra, dopo la guerra in Iraq,&lt;br /&gt;è più esposta di noi al terrorismo islamico, il quale si è andato a&lt;br /&gt;sommare al terrorismo tradizionale dell'Ira che per decenni ha&lt;br /&gt;insanguinato Londra? Bene: la regina e la sua corte, nel 2006,&lt;br /&gt;hanno preso anche 16 voli di linea. Senza che il loro status e gli&lt;br /&gt;altri passeggeri, evidentemente, ne risentissero. Imperdibili,&lt;br /&gt;infine, sono le ultime pagine del rapporto della Corona britannica,&lt;br /&gt;dedicate ai voli da più di 15.000 euro. C'è tutto: chi c'era&lt;br /&gt;sull'aereo o sull 'elicottero, dov'è andato, per quanto tempo,&lt;br /&gt;quanto è costato. Tutto. Per carità: tanta riservatezza sui passeggeri dei voli di Stato,&lt;br /&gt;dovuta magari all'imbarazzo su alcune presenze, non è una&lt;br /&gt;novità. Ricordate cosa raccontava del ministro degli Esteri&lt;br /&gt;Gianni De Michelis l'allora consulente strategico del segretario&lt;br /&gt;della Difesa americano Edward Luttwak? «Quando partecipò&lt;br /&gt;alla conferenza della Nato indetta dal Center far Strategie and&lt;br /&gt;Intemational Studies per l' anniversario della Nato a Bruxelles,&lt;br /&gt;De Michelis era accompagnato da: 1) una bionda avvenente&lt;br /&gt;con compiti non specificati sul libro paga di un'azienda di Stato,&lt;br /&gt;l'Eni, o forse del Partito socialista italiano; 2) una brunetta&lt;br /&gt;con compiti non specificati anche lei sul libro paga di un'azienda&lt;br /&gt;di Stato o forse del Partito socialista italiano; diversi assistenti&lt;br /&gt;politici personali (ne aveva aggiunti circa 300 a libro paga&lt;br /&gt;nel ministero degli Esteri invece della solita dozzina); 3) un&lt;br /&gt;codazzo di diplomatici e di militari più folto di quello di qualsiasi&lt;br /&gt;ministro o altissimo ufficiale della Nato, compreso il comandante&lt;br /&gt;supremo alleato per l'Europa, noto per l'imperiale&lt;br /&gt;grandiosità del suo seguito.» Di più: «Quando De Michelis si concedeva una pausa nelle&lt;br /&gt;sue funzioni di ministro degli Esteri o di vicepresidente del&lt;br /&gt;Consiglio dei ministri, per un pranzo informale in un ristorante&lt;br /&gt;alla moda, non si sedeva mai senza almeno una dozzina di persone&lt;br /&gt;al suo tavolo. Tra le quali: 1) almeno una rappresentante&lt;br /&gt;del sesso opposto con compiti non specificati ma sul libro paga&lt;br /&gt;dello Stato o del Partito socialista; 2) diversi riconoscenti benefici&lt;br /&gt;ari del suo potere di nomina di alti dirigenti di imprese di&lt;br /&gt;Stato , presidenti di banche controllate dallo Stato, sottosegretari&lt;br /&gt;di vari ministeri e membri di alcuni dei meglio remunerati&lt;br /&gt;consigli di amministrazione di Stato con questa, quella e altra&lt;br /&gt;fun zione; 3) almeno un aspirante beneficiario del suo preteso&lt;br /&gt;potere di distribuire ela rgizioni governative mediante appalti&lt;br /&gt;pubblici, un ruolo che comportava, "ex officio ", per così dire,&lt;br /&gt;il pagamento di conti di norma salatissimi». E il celeberrimo viaggio di Bettino Craxi in Cina, nel 1986? Si trascinò dietro una schiera di persone che ricordava la corte&lt;br /&gt;di Caterina Cornaro al ritorno da Cipro e in viaggio verso Asolo.&lt;br /&gt;Giulio Andreotti, che del «Cinghialone» era il ministro degli&lt;br /&gt;Esteri, sogghignò: «Sono stato in Cina con Craxi e i suoi cari... ». Gennaro Acquaviva, il capo della segreteria, si affannò a spiegare che non c'era nessunissimo scandalo perché la delegazione non era stata «dissimile da quella che abitualmente accompagna&lt;br /&gt;il capo del governo e il ministro degli Esteri nelle visite&lt;br /&gt;ufficiali che compiono insieme in Paesi importanti e lontani.&lt;br /&gt;..) La delegazione cinese che accompagnava il segretario&lt;br /&gt;del Partito comunista Hu Yaobang nella sua visita ufficiale in&lt;br /&gt;Italia nel giugno scorso, era composta da 42 persone».&lt;br /&gt;La perla fu un'interrogazione parlamentare del comunista&lt;br /&gt;Renato Nicolini che la compagna Nilde lotti, presidente della&lt;br /&gt;Camera, non ammise neppure perché «sconveniente». Bettino,&lt;br /&gt;al ritorno da Pechino, si era fermato in India per far visita, vicino&lt;br /&gt;Bangalore, al fratello Antonio, che viveva a Puttaparthi nella&lt;br /&gt;comunità del santone Shri Sathya Sai Baba con il quale il presidente&lt;br /&gt;del Consiglio italiano, scrisse «la Repubblica», aveva&lt;br /&gt;avuto un paio di colloqui presentati dalla stampa indiana «alla&lt;br /&gt;stregua di udienze pontificie». «Perché si è limitato a portare soltanto 65 invitati?» chiese&lt;br /&gt;perfido il deputato del Pci. Non pago, aggiunse: «Se la scelta di&lt;br /&gt;soli 65 invitati è dovuta a motivi di capienza del velivolo , il presidente&lt;br /&gt;non ritiene opportuno dotarsi di un mezzo più adeguato? ». Per finire, beffardo: «Vuole il presidente dirci quali siano le attrazioni di Macao e di Hong Kong più consigliabili al turista&lt;br /&gt;italiano al fine di sprovincializzarne la mentalità?». Se Bettino, quella volta, si fosse portato dietro dei vettovagliamenti e magari un cuoco gli archivi non lo dicono. Ma certo&lt;br /&gt;non c'è politico italiano che si presenti all'estero, da anni, senza&lt;br /&gt;qualche container di «prodotti tipici» . Siete a una grande fiera&lt;br /&gt;internazionale? Seguite le ondate di profumo, individuate i prosciutti&lt;br /&gt;e i cacicavalli appesi e fatevi largo tra le plebi che s'ingozzano&lt;br /&gt;di assaggini: lì c'è la delegazione t ricolore. Un esempio?&lt;br /&gt;Francesco Storace, da governatore, si fece in quattro per il&lt;br /&gt;progetto «Regione Lazio e Regione di Mosca: insieme verso il futuro&lt;br /&gt;». I russi mettevano le astronavi, gli astronauti e la tecnologia,&lt;br /&gt;spiegava entusiasta un'agenzia, noi il loro menu spaziale: «Ricotta&lt;br /&gt;secca, caciotta di bufala, marzolina, olive di Gaeta, tozzetti&lt;br /&gt;e torroncini, miele, castagne e nocciole, tutti rigorosamente&lt;br /&gt;prodotti nel territorio laziale», il massimo lo diede la Regione Sicilia che, dovendo preparare&lt;br /&gt;un campionato mondiale di ciclismo, organizzò una trasferta&lt;br /&gt;a Oslo per vedere come se l'erano cavata i norvegesi. Partirono&lt;br /&gt;in 120, compresi i musicisti di un'orchestrina folk, le&lt;br /&gt;mogli (fu spettacolare la spiegazione dell 'assessore Sebastiano&lt;br /&gt;Spoto Puleo: «Che dovevamo fare? Poi ci dicevano che siamo i&lt;br /&gt;soliti siciliani che lasciano a casa i "fimmini ?»), 30 giornalisti e&lt;br /&gt;4 cuochi. I quali erano stati preceduti da un tir di derrate con&lt;br /&gt;ogni ben di dio: dai pomodorini secchi alla bottarga, dalle melanzane&lt;br /&gt;al finocchio selvatico, dallo zibibbo alla Donnafugata.&lt;br /&gt;Un'altra volta, dovendo preparare un'universiade, decisero&lt;br /&gt;di andare a vedere come si erano organizzati i giapponesi a&lt;br /&gt;Fukuoka. E misero a punto un viaggio che, se non fosse stato&lt;br /&gt;bloccato dall ' apertura di un'inchiesta, prevedeva la trasferta&lt;br /&gt;nel Paese del Sol Levante di 23 1 persone: deputati, fun zionari,&lt;br /&gt;amici... Più il necessario per donare agli ospiti giapponesi un&lt;br /&gt;simpatico spettacolino d urante la cerimonia di apertura della&lt;br /&gt;manifestazione sportiva: 30 sbandieratori di Siena, 30 trarnpoIieri&lt;br /&gt;dell'Emilia Romagna, 30 gondolieri veneziani, lOcantanti&lt;br /&gt;romani e 30 Pulcinella napoletani.... Tutti prenotati allo Hyatt&lt;br /&gt;Residence: 500.000 lire a testa al giorno. Caro ? Per niente,&lt;br /&gt;spiegò l'assessore al turismo Luciano Ordile: «Mi dicono che lì&lt;br /&gt;un caffè costa diecimila lire!», Gli chiesero: non bastava, per&lt;br /&gt;esempio, portare solo i costumi da Pulcinella usando poi figuranti&lt;br /&gt;giapponesi? Risposta: «Non capisco tutte queste polemiche.&lt;br /&gt;Non stiamo mica organizzando una sagra di paese!»,&lt;br /&gt;Com'erano grasse, le vacche degli anni grassi... Eppure, anche&lt;br /&gt;nelle ristrettezze di oggi, il figurone all'estero lo vogliono&lt;br /&gt;fare ancora tutti. Ed ecco Roberto Formigoni solcare le autostrade&lt;br /&gt;brasiliane con un corteo imperiale aperto da 8 motociclisti&lt;br /&gt;che gli spalancavano la strada tra le macchine come Mosè&lt;br /&gt;il Mar Rosso nei Dieci Comandamenti di DeMille. E il sindaco di&lt;br /&gt;Lecce, l'aennina Adriana Poli Bortone, tenere a New York, in&lt;br /&gt;italiano e per spettatori in larga parte arrivati dalla Puglia, una&lt;br /&gt;conferenza su «L'area del Salento come ponte fra l'Italia, i Balcani&lt;br /&gt;e il Mediterraneo». E il rifondarolo Nichi Vendola «&lt;Non&lt;br /&gt;ne so niente, ho solo confermato ciò che avevano deciso Raffaele&lt;br /&gt;Fitto e la destra prima di rne») andare al Columbus Day e&lt;br /&gt;spendere tra una cosa e l'altra, col seguito, 345 .000 euro per 4&lt;br /&gt;giorni newyorchesi mentre il suo vice dichiarava: «Certo la cifra&lt;br /&gt;mi incuriosisce, sarà il caso di verificare». E ogni volta polemiche a non finire, sospiri di amarezza verso i giornalisti che non capiscono, moniti verso «la demagogia&lt;br /&gt;che rischia di allontanare la gente dalla politica» e annunci&lt;br /&gt;di tagli futuri. Poi passano un paio di anni e al è, tutto da capo.&lt;br /&gt;Ve la ricordate la signora Sandra Lonardo in Mastella, l'«onorevola&lt;br /&gt;» «Per una vita mi hanno chiamato così: proprietà transitiva&lt;br /&gt;con mio marito» miracolosamente salita su su fino alla&lt;br /&gt;presidenza del Consiglio regionale della Campania, nell'autunno&lt;br /&gt;del 2006? Non si erano ancora placate le invettive per il&lt;br /&gt;viaggio di Vendola e lei solcava già l'Atlantico per essere puntuale&lt;br /&gt;al solito appuntamento. Tutti al Columbus Day! Tutti al Columbus Day! Avranno&lt;br /&gt;visto troppi fumetti sulla parata di Itala Balbo nelle strade di&lt;br /&gt;New York, fatto sta che non c'è ottobre in cui decine e decine di&lt;br /&gt;politici italiani non organizzino una nuova trasvolata oceanica&lt;br /&gt;per sfilare finalmente tra la folla nella Fifth Avenue. Vabbè lo&lt;br /&gt;stipendio d'oro , vabbè le prebende, vabbè i portaborse e le autoblu:&lt;br /&gt;ma vuoi mettere il pia cere di una «parade» a Manhattan?&lt;br /&gt;Infilzata dai critici, Alessandrina «Mi chiamo proprio così:&lt;br /&gt;il segretario comunale era fissato coi diminutivi e le neonate erano&lt;br /&gt;registrate tutte così: Franceschina, Carmelina, Assuntina...»&lt;br /&gt;disse che proprio non le capiva le polemiche sollevate da Emma&lt;br /&gt;Bonino. La quale, irridendo a certi governatori che «credono di&lt;br /&gt;essere ministri degli Esteri» e «aprono sedi di rappresentanza in&lt;br /&gt;altre nazioni e poi finiscono per promuovere pacchetti turistici&lt;br /&gt;in Paesi che non h anno neanche collegamenti con l'Italia», se&lt;br /&gt;l'era presa soprattutto con la comitiva campana. «il nuovo Titolo V della parte II della Costituzione» spiegò la First Lady sannita, reduce da un incontro con Hillary Clinton,&lt;br /&gt;«assegna alle Regioni anche competenze in materia di promozione.&lt;br /&gt;Quindi non capisco questa polemica. Non c'è alcuno&lt;br /&gt;spreco di risorse se vengono utilizzate bene e nell'interesse della&lt;br /&gt;comunità.» Quale fosse l'interesse della comunità» campana nell'inviare&lt;br /&gt;all'annuale parata di New York, dove Alessandrina è cresciuta&lt;br /&gt;prima di tornare a Ceppaloni per sposare il suo futuro&lt;br /&gt;ministro, una delegazione di 160 persone (presidenti provinciali&lt;br /&gt;e sindaci e assessori e addetti stampa più un certo numero di&lt;br /&gt;mogli, che sarebbero state «a carico dei mariti») non è chiarissimo.&lt;br /&gt;Francesco D'Ercole, il capogruppo di An in Regione, ci&lt;br /&gt;tenne a far sapere, per esempio, che lui si era rifiutato di andare&lt;br /&gt;«pur essendo stato inserito tra i partenti» proprio perché gli&lt;br /&gt;pareva «assurdo buttar via tutti quei soldi per una mega-gita&lt;br /&gt;transoceanica». Gita costata 680.000 euro di cui 250.000 stanziati&lt;br /&gt;dalle cinque Province e 300, spiegò la First Lady sannita,&lt;br /&gt;presi dai fondi europei destinati ai Por, i Progetti operativi regionali.&lt;br /&gt;Chissà con quanto entusiasmo di Bruxelles.&lt;br /&gt;Per carità, la «fissa» del Columbus Day non riguarda solo&lt;br /&gt;la signora Mastella né la sola Regione Campania né le sole amministrazioni&lt;br /&gt;di centrosinistra. L'esibizionismo lungo la Fifth Avenue, con certi codazzi di assessori, collaboratori, nani e ballerine da ricordare la corte portata dalla principessa Bona Sforza&lt;br /&gt;a Cracovia quando andò in sposa a re Sigismondo, va avanti&lt;br /&gt;da anni e ha visto protagonisti di ogni genere.Se Napoli, prima di presentarsi con un carro col Vesuvio e le fiamme stilizzate (guagliò , che fantasia !) fece cantare a tutto&lt;br /&gt;volume per la Fifth Avenue Massimo Ranieri, Milano fece sfilare&lt;br /&gt;sei modelle vestite Missoni piazzate sul cofano di cinque Alfa&lt;br /&gt;Romeo Giulietta «scelte per rappresentare l'abbinamento fashion-&lt;br /&gt;industria alla milanese» . il Lazio fece sbarcare in America&lt;br /&gt;“i gioielli e le tradizioni gastronomiche” poiché, spiega un'agenzia,&lt;br /&gt;«gioielli e vino trovano entrambi la loro origine nella&lt;br /&gt;terra» . E c'è chi, via via, ha portato caciotte e chi torroncini, chi&lt;br /&gt;arlecchini e chi pupi dell'Opera, chi Vivaldi e chi T-shirt.&lt;br /&gt;Sempre, rigorosamente, come ha scritto Maria Teresa Cornetto sul&lt;br /&gt;«Corriere», in ordine sparso. il presidente provinciale milanese&lt;br /&gt;Filippo Penati stando alla larga (ricambiato) dall'allora sindaco&lt;br /&gt;Gabriele Albertini, il governatore siciliano Totò Cuffaro ben&lt;br /&gt;distante da quello campano Antonio Bassolino... Tutti a levare&lt;br /&gt;il calice: viva l'Italia! Viva il Columbus Day! E ovviamente viva gli aereiblu! Camera e Senato hanno speso insieme, nel 2005, meno di un terzo di Palazzo Chigi. Ma si tratta comunque di una somma sostenuta: 20.255.000 euro. Più del doppio di quanto abbiamo dato quell'anno al programma  mondiale per la lotta alla fame nel mondo. Per la precisione:&lt;br /&gt;10.455.000 euro sono stati spesi dai deputati, 9.800.000 euro dai senatori. Facciamo due conti? Ogni deputato, compresi quelli che vivono a Roma o nel Lazio e non devono affatto raggiungere tutte le settimane la famiglia o il collegio elettorale, è costato mediamente di soli voli (i biglietti sui treni sono gratis, fatta eccezione solo per la prenotazione del posto) 16.595 euro. Quasi 3 milioni di lire al mese. Molto, ma non in confronto ai colleghi di Palazzo Madama. Dove i senatori eletti nel Lazio, in Toscana, in Umbria, nelle Marche, in Abruzzo, nel Molise o in Campania, sono complessivamente 99, dei quali non più di una trentina, a stare larghi, hanno interesse a rientrare a casa con un volo per Pisa o Ancona. il che vale anche per i senatori a vita, che da tempo fanno quasi tutti base nella capitale. Risultato: ogni senatore «volante» spende in ticket aerei 40.000 euro all'anno. Molto più del doppio di un deputato medio. Domanda: come è possibile? D'accordo: ci sono un po' di missioni e riunioni «europee » e importantissimi convegni qua e là. Ma bastano davvero&lt;br /&gt;a giustificare una media così alta?Ma torniamo alla flotta di Palazzo Chigi. Facendo un passo&lt;br /&gt;indietro fino al giorno in cui il capo del governo Massimo D'Alema ebbe finalmente a disposizione il primo dei due Airbus A319 che un paio di anni p rima Romano Prodi aveva comprato a 100 miliardi di lire l'uno per sostituire i vecchi Dc9 della presidenza del Consiglio. Una scelta «europeista»: al posto dei McDonnel Douglas americani ecco finalmente i velivoli cost ruiti dal consorzio europeo Airbus. Peccato solo che noi italiani&lt;br /&gt;ci fossimo chiamati fuori. E peccato per la moquette: quella iniziale era bianca come il vestito di una sposa. Ideale per il vecchio GeiAr di Dallas o qualche miliardario cowboy di «Flamingo Road», Meno per noi. Era il 7 marzo del 2000. Da allora, compra oggi e compra&lt;br /&gt;domani, gli Airbus A319 della presidenza erano aumentati, come dicevamo, fino a diventare (prima della saggia cessione di un esemplare al governo turco) addirittura 4. Per capirci, non&lt;br /&gt;parliamo di Piper o mini-jet: 1'A3 19 è un bestione di 34 metri&lt;br /&gt;di larghezza e 34 di apertura alare che raggiunge gli 837 chilometri&lt;br /&gt;all'ora di velocità di crociera, ha un'autonomia massima&lt;br /&gt;di 6845 chilometri e può portare fino a 124 passeggeri. Nella&lt;br /&gt;versione commerciale, s'intende. Quelli della presidenza sono&lt;br /&gt;tutt'altra cosa: c'è anche, per dire, una camera da letto con il&lt;br /&gt;bagno per i lunghi voli transcontinentali. I tre Airbus fanno parte del 31o Stormo dell'Aeronautica militare. E non sono gli unici aerei in dotazione alla presidenza&lt;br /&gt;del Consiglio. Quello stormo, che si fa carico pure delle esigenze&lt;br /&gt;umanitarie, può contare infatti anche su tre Falcon 900 Ex&lt;br /&gt;(un trireattore con autonomia intercontinentale), due Falcon&lt;br /&gt;900 Easy e due Falcon 50. Tutti jet da 9 a 16 posti. Più due elicotteri&lt;br /&gt;Agusta Sh3d da 10 posti. Ma non basta. Sono a disposizione&lt;br /&gt;infatti anche i velivoli della Cai, la Compagnia aeronautica&lt;br /&gt;italiana dei servizi segreti. Che conta su due Falcon 900 A,&lt;br /&gt;un Falcon 900 Ex e due Falcon 50. Una flotta di tutto rispetto, o no? Macché: la presidenza&lt;br /&gt;del Consiglio sentì la necessità, con Silvio Berlusconi, di prendere&lt;br /&gt;altri aerei a noleggio. Tanto da firmare un contratto biennale&lt;br /&gt;(2005 e 2006) con la società Servizi aerei SpA dell'Eni, per&lt;br /&gt;300 ore di volo annue e un impegno per il 2007 di 2.079.000&lt;br /&gt;euro. Più un secondo contratto per il periodo marzo-dicembre&lt;br /&gt;2005 con la Eurofly Service di Torino, di proprietà di Rodolfo&lt;br /&gt;Baviera e di sua moglie. Impegno finanziario: altri 2.100.000&lt;br /&gt;euro, per 300 ore di volo totalmente esaurite. Riassunto: 50 milioni per gli aerei del 310 Stormo più 11.500.000 per quelli della Cai più 1.900.000 euro per gli aerei&lt;br /&gt;dell'Eni più 2.100.000 per quelli di Eurofly. Totale, come dicevamo:&lt;br /&gt;65.500.000 euro. Pari a 13.761 ore di volo. Una enormità.&lt;br /&gt;Tanto più che, nel bilancio di Palazzo Chigi pubblicato&lt;br /&gt;sulla «Gazzetta ufficiale» alla voce «Noleggio aeromobili per&lt;br /&gt;esigenze di Stato, di Governo e per ragioni umanitarie, spese&lt;br /&gt;connesse con l'utilizzo dell'aereo presidenziale», le previsioni&lt;br /&gt;finali per il 2005 erano di appena 2.152.000 euro. La metà dei&lt;br /&gt;soli contratti di noleggio. Come mai? Perché i bilanci della politica&lt;br /&gt;sono spesso costruiti apposta per attenuare i numeri più&lt;br /&gt;sconcertanti. Gli inquilini subentrati a Palazzo Chigi, davanti a quella&lt;br /&gt;massa di spostamenti, prospettarono a Prodi la possibilità di&lt;br /&gt;tagliare la bellezza di 5243 ore di volo. Una riduzione del 38%.&lt;br /&gt;Con un risparmio di 23 .886.000 euro. E lì si sono aperte le&lt;br /&gt;scommesse: ci sarebbero riusciti? Ridotti bruscamente i voli&lt;br /&gt;Roma-Olbia, la tratta prediletta dal Cavaliere (che aveva fatto&lt;br /&gt;della Certosa una specie di residenza secondaria della presidenza&lt;br /&gt;del Consiglio) non è che la nuova maggioranza di centrosinistra&lt;br /&gt;abbia dato prova di virtù. Un esempio? Il viaggio di Alfonso Pecoraro Scanio a Nairobi&lt;br /&gt;per la conferenza internazionale sul clima, a metà novernbre&lt;br /&gt;del 2006. Conferenza che a causa dei condizionatori sparati&lt;br /&gt;a palla sotto i tendoni dei congressisti, come scrisse su «La&lt;br /&gt;Stampa» Gianluca Nicoletti, faceva saltare continuamente la&lt;br /&gt;luce in città. Il ministro dell'Ambiente avrebbe potuto andarci,&lt;br /&gt;come tanti altri, comodamente spaparanzato in una comoda&lt;br /&gt;poltrona in business class di un volo di linea. Scelse invece di&lt;br /&gt;andarci con un Falcon di Stato, dando ospitalità anche a un&lt;br /&gt;gruppetto di giornalisti. Paganti? Sì, ciao. Avvolgenti e spaziose poltrone di pelle. Tavoli di radica. Televisori. Salottino in fondo al velivolo per poter amabilmente&lt;br /&gt;conversare sorseggiando gli aperitivi offerti dai camerieri in guanti bianchi. Bagnetto con porta-carta igienica d'ottone dall'elegante design. Cibi precotti, ovviamente (in attesa d'una collaborazione, chissà , con Gianfranco Vissani) ma serviti su una&lt;br /&gt;tavola imbandita con piatti veri e vini di qualità e accompagnati&lt;br /&gt;perfino da un menu che for se non elencava i manicaretti di&lt;br /&gt; casa Angiolillo (tipo: «Petit clou aux fines herbes» o «Terrine&lt;br /&gt;de esturgeon lumé») ma poco mancava. Qualche riunione, un giro alla bidonville di Korogocho dove un milione di persone vive a ridosso della più grande discarica&lt;br /&gt;maleodorante del mondo, la firma di un accordo di cooperazione&lt;br /&gt;per «realizzare forme di energia rinnovabile», una cena al&lt;br /&gt;Carnivore per abbuffarsi con tutti i tipi di carne dalla zebra al&lt;br /&gt;coccodrillo e complimentarsi (every pittoresco!») coi finti masai,&lt;br /&gt;e poi via verso Il Cairo, per la riunione dei Paesi eurornediterranei.&lt;br /&gt;Con rientro a Roma a bordo dell'ancora più grande e&lt;br /&gt;lussuoso Airbus della presidenza del Consiglio.&lt;br /&gt;Per carità, niente a che vedere con il jet di Vladimir Putin&lt;br /&gt;che, a giudicare dalle fotografie pubblicate dal giornale on-line&lt;br /&gt;«Kommersant», ha deciso di concedersi ciò che si concederebbe&lt;br /&gt;il nipote di Nicola II se l'ultimo zar non fosse stato massacrato&lt;br /&gt;con la famiglia a Ekaterinburg. Sala riunioni da dieci posti.&lt;br /&gt;Grande bagno con doccia, lavandino di marmo e rubinetteria&lt;br /&gt;dorata. Sala relax con tavolo da stiro. Arredamento in radica.&lt;br /&gt;Camera da letto. Salottini da conversazione. Orologi da parete&lt;br /&gt;finemente lavorati in oro zecchino. Tavolini damascati. E&lt;br /&gt;insomma uno sfarzo da maharajah la cui ostentazione in internet&lt;br /&gt;ha fatto fare ai più diffidenti un balzo sulla sedia: oddio, vedere&lt;br /&gt;quel costoso giocattolo di rappresentanza non fa rà venire&lt;br /&gt;l'acquolina in bocca anche a zar e zarine di casa nostra?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5&lt;br /&gt;«Mi dia un'autoblu, tipo Rolls-Royce»&lt;br /&gt;Hanno promesso tutti di tagliar/e, ma sono sempre di più&lt;br /&gt;Sono tenute insieme con lo spago, certe ambulanze della Croce&lt;br /&gt;rossa. Quasi la metà, dice il rapporto di un ispettore della Ragioneria&lt;br /&gt;dello Stato dell'ottobre del 2006, «ha più di vent'anni»&lt;br /&gt;e ha fatto «più di 250.000 chilometri». Eppure i capi dell'organizzazione&lt;br /&gt;sotto la gestione di Maurizio Scelli, il vanitoso commissario&lt;br /&gt;straordinario dell'era Berlusconi, non si sono mai fatti&lt;br /&gt;mancare le autoblu. Nuove. Lussuose. Luccicanti. Mario Guida,&lt;br /&gt;l'autore del rapporto, dice d'averne contate 28 (dopo una&lt;br /&gt;rapida dieta : 3 mesi prima ne figuravano 40!) a disposizione del&lt;br /&gt;presidente, del vicepresidente e dei vertici del Comitato centrale.&lt;br /&gt;Di cui 17 macchine, alla faccia di tutti i volontari che sputano&lt;br /&gt;l'anima per aiutare gratuitamente chi sra male, nella sola sede&lt;br /&gt;romana. E che macchine! «Delle Land Rover, Fiat Doblò, oltre a&lt;br /&gt;un fuoristrada. Diverse di queste autovetture possono classifi carsi&lt;br /&gt;di lusso.x Alcune nuovissime. Comprate nel 2005 nonostante&lt;br /&gt;la legge che obbligava a ragliare del 10% sul 2004. E poi&lt;br /&gt;ancora nel 2006, nonostante una nuova legge imponesse un taglio&lt;br /&gt;alle autoblu di un ulteriore 50%. Non basra. Per rinnovare&lt;br /&gt;il parco macchine, presumibilmente dalle ambulanze alle auto&lt;br /&gt;di rappresentanza, avevano varato un «Progetto flotra moderna&lt;br /&gt;», nominando un'apposita commissione e prendendo perfino&lt;br /&gt;come consulente a 8350 euro al mese una certa Sabrina Spera.&lt;br /&gt;E non basta ancora. A un certo punto, è scritto nel rapporto, sotto gli occhi stupefarti degli amministratori subentrati al commissario famoso in tutta Italia con l'etichetta del «liberatore&lt;br /&gt;delle due Simone», arrivò al servizio una parcella ulteriore:&lt;br /&gt;«La richiesra di una società per il soddisfo di un credito&lt;br /&gt;relativo a consulenze prestate nell'ambito del Progetto flotta moderna.&lt;br /&gt;L'ammontare del credito vantato è di € 185.000 oltre Iva».&lt;br /&gt;li costo di quattro Thesis 2.0 20V Turbo Emblema. Sulla base&lt;br /&gt;di quali riscontri voleva i soldi? Di «documentazione tra l'altro&lt;br /&gt;non effettivamente allegata». E quando era nata, questa bella&lt;br /&gt;«società di consulenza»? Un attimo prima (coincidenza...) che&lt;br /&gt;fosse varato il Progetto flotta moderna. Eppure il rapporto, che in altri Paesi avrebbe fatto saltare per aria ministri , è scivolato via quale acqua nei tombini. Come&lt;br /&gt;se ormai la Croce rossa italiana non facesse più scandalo. Come&lt;br /&gt;se gli italiani dessero in qualche modo per scontato che la Cri,&lt;br /&gt;fondata dal ginevrino Henry Dunant scosso dalla mancanza di&lt;br /&gt;soccorsi ai soldati feriti nella battaglia di Solferino, fosse uno&lt;br /&gt;dei tanti carrozzoni politici. E i politici non hanno forse l'autoblu?&lt;br /&gt;Politica, almeno per contaminazione, era la presidentessa&lt;br /&gt;sto rica Maria Pia Fanfani. Politica Maria Pia Garavaglia, che&lt;br /&gt;prima d'essere nominata commissario era stata ministro della&lt;br /&gt;Sanità. Politico era Maurizio Scelli, che dopo esser stato messo&lt;br /&gt;sotto accusa a sinistra per la «gestione mediatica» del&lt;br /&gt;ruolo dell'organizzazione «Qual è la convenienza a trasformare un'istituzione&lt;br /&gt;umanitaria in una sezione militante del governo?»&lt;br /&gt;scrisse «l'Unità») cercò di rendersi utile fino in fondo al Cavaliere&lt;br /&gt;organizzando a Firenze una convention di giovani devoti&lt;br /&gt;alla destra e promettendo l'arrivo di centinaia di migliaia di fedeli.&lt;br /&gt;Un raduno finito in un rovescio d'immagine catastrofico,&lt;br /&gt;con titoli sui giornali come questo : Flop colossale a Firenze al&lt;br /&gt;raduno di giovani per «Italia di nuovo»: Berlusconi per cinque&lt;br /&gt;ore in prefettura ad aspettare che si riempisse un po' il Palasport.&lt;br /&gt;Carriera finita. E autoblu automaticamente perduta.&lt;br /&gt;«Automaticamente» si capisce, per la Croce rossa. Come&lt;br /&gt;«automaticamente», il giorno stesso in cui lasciava la presidenza&lt;br /&gt;della Provincia di Bolzano, restituì la macchina di servizio&lt;br /&gt;Silvius Magnago, nonostante i 77 anni, il peso di una vita assai&lt;br /&gt;fatico sa, le vecchie stampelle e la gamba mozza perduta in Russia:&lt;br /&gt;«Ci mancherebbe altro, ci mancherebbe. Lo so ben io cosa&lt;br /&gt;mi spetta e cosa no». Ma ci sono orticelli limitrofi alla politica&lt;br /&gt;in cui l'autoblu, arrivato a una certa carica, ti resta vita&lt;br /&gt;natural durante. Anche dopo avere chiuso con quell'esperienza. Come&lt;br /&gt;nel caso non solo dei presidenti ma di tutti e 15 i giudici costituzionali.&lt;br /&gt;Un tempo, quando arrivavano lì sulla velia, erano&lt;br /&gt;vecchi. O almeno anzianotti. Male che andasse, pensarono gli&lt;br /&gt;autori delle regole, si sarebbero tenuti la macchina e l'autista&lt;br /&gt;per qualche annetto e amen. A part ire dal 1986, quando Francesco&lt;br /&gt;Cossiga nominò Antonio Baldassarre che aveva 36 anni e&lt;br /&gt;facev a sbarrare gli occhi ai colleghi raggrinziti raccontando dei&lt;br /&gt;suoi giri in Kawasaki,  le altissime toghe sono diventate sempre&lt;br /&gt;più giovani. Risultato: in cambio di un impegno alla Consulta di 9 anni&lt;br /&gt;e 30 giorni, uno come Baldassarre, con l'aspettativa di vita di&lt;br /&gt;un italiano medio, conserverà il diritto a essere portato a spasso&lt;br /&gt;per un totale di 44 anni. Di cui 35 «dopo» avere chiuso con la&lt;br /&gt;magistratura. E il suo caso, in futuro, rischia di moltiplicarsi.&lt;br /&gt;Con allegati alcuni altri privilegi. Quali il dirit to all'autista anche&lt;br /&gt;per chi non è residente a Roma, come la genovese Fernanda&lt;br /&gt;Contri o il torinese Gustavo Zagrebelsky, che dopo aver lasciato&lt;br /&gt;la presidenza è tornato a fare il docente di Diritto costituzionale&lt;br /&gt;all'università. Tanto ci tengono, i giudici, a queste cose, che l'Amministrazione&lt;br /&gt;e Contab ilità della Corre costituzionale ha messo a&lt;br /&gt;punto fin dal 1979 un pignolissimo regolamento di 1309 parole&lt;br /&gt;(per capirci: quante la Dichiarazione d'indipendenza americana)&lt;br /&gt;in cui si specifica tutto. Ma proprio tutto, Comp resi il&lt;br /&gt;diritto all'autoblu anche per il segretario generale. La precisazione&lt;br /&gt;che «ai giudici costituzionali in carica sono assegnati due&lt;br /&gt;autisti; ai giudici emeriti un autista». La nota che sono a carico&lt;br /&gt;della Corte da spesa per custodia in garage e quella relativa a&lt;br /&gt;un servizio completo per ogni mese» più «le riparazioni, i materiali&lt;br /&gt;di consumo, la tassa di circolazione, l'assicurazione ob bligatoria&lt;br /&gt;di responsabilità civile, l'assicurazione per furto e incendio e il soccorso stradale» più le «spese per il rinnovo e il bollo delle patenti degli autisti» e perfino le seguenti cose:&lt;br /&gt;«Olio motore e relativo filtro, candele, paraflu, acqua distillata,&lt;br /&gt;lampadine di scorra, spugna, piumino e pelle di daino». La&lt;br /&gt;pelle di daino! Vi chiederete: ma perché i politici non cambiano la legge&lt;br /&gt;spazzando via queste vergogne? Semplice: perché usano i giudici&lt;br /&gt;più alti in grado come il paragone con cui confrontare se&lt;br /&gt;stessi. Più privilegi hanno loro, più privilegi hanno a strascico i&lt;br /&gt;deputati e i senatori. Basta scorrere l'elenco dei presidenti del&lt;br /&gt;passato, del resto, per vedere come la Suprema Corte e il Parlamento&lt;br /&gt;e il governo siano sempre stati vasi comunicanti. Enrico&lt;br /&gt;De Nicola è stato anche presidente della Repubblica. Leonetto&lt;br /&gt;Amadei e Giuliano Vassalli deputati socialisti. Francesco Paolo&lt;br /&gt;Bonifacio e Leopoldo Elia (di cui si narra non abbia mai dato&lt;br /&gt;alle stampe un libro in versione definitiva ma solo provvisoria)&lt;br /&gt;senatori della Dc. Mauro Ferri eurodeputa to socialdemocratico.&lt;br /&gt;E così via. Ma è giusto così? Il primo a rispondere di no e a impegnarsi&lt;br /&gt;per limitare il numero crescente di autoblu, fu addirittura&lt;br /&gt;Benito Mussolini. Lo dice una lettera del 7 marzo del 1923&lt;br /&gt;mandata al sottosegretario agli Interni Aldo Finzi dal ministro&lt;br /&gt;del Tesoro Alberto De Stefani: «Per preciso ordine ricevuto dal&lt;br /&gt;presidente del Consiglio ho disposto che rimangano in servizio&lt;br /&gt;presso codesto ministero 3 auto: una per te, una per Acerbo e&lt;br /&gt;una per S.E. il generale De Bono. Attualmente risultano in uso&lt;br /&gt;16 vetture: di esse 13 dovranno dismettersi entro domani sera».&lt;br /&gt;Macché, hanno continuato a crescere. Nonostante le solenni&lt;br /&gt;promesse ribadite in tempi recenti da Carlo Azeglio Ciampi,&lt;br /&gt;Silvio Berlusconi, Romano Prodi. Al punto che le 12.000 autoblu&lt;br /&gt;censite anni fa dal «Messaggero» continuarono a salire e salire&lt;br /&gt;e salire. Finché il Codacons, il Comitato di difesa dei consumatori,&lt;br /&gt;denunciò l'esistenza nel '98, in tutta la Penisola, di almeno&lt;br /&gt;40.000 unità. Comprese 11 dell' Istituto nazionale per la&lt;br /&gt;fauna selvatica, 6 dell'Istituto superiore per l'elaiotecnica, 5 della&lt;br /&gt;Stazione sperimentale del sughero.. E’ diventata via via così scontata l'idea che l'autoblu sia un benefit contrattuale, che qualche anno fa il sindaco di Rozzano&lt;br /&gt;Enrico Sala la usava per andare a giocare al casinò di Saint Vincent. Il vicesindaco socialista di Reggio Emilia Giovanni Chierici decise di andarci in vacanza con la moglie e un paio di&lt;br /&gt;amici in Polonia, cosa che non si sarebbe mai saputa se la&lt;br /&gt;macchina di servizio non fosse uscita distrutta da un incidente. Il&lt;br /&gt;magistrato vicentino Luigi Rende se la cavò con una semplice&lt;br /&gt;censura dopo aver usato l'autoblu per far recapitare zibellini e&lt;br /&gt;astrakan alla pellicceria della moglie in un'area pedonale, cosa&lt;br /&gt;smascherata da una sfilza di multe. E un paio di reggipanza lasciati&lt;br /&gt;liberi dal «loro» parlamentare arrivarono al punto di ano&lt;br /&gt;dare una sera, a Milano, a raccogliere due travestiti brasiliani in&lt;br /&gt;via Melchiorre Gioia. Beccati da una pattuglia di agenti con&lt;br /&gt;una calza in una mano e un reggiseno nell 'altra, dissero: «Le&lt;br /&gt;abbiamo raccolte perché si erano sentite male».&lt;br /&gt;Certo, ogni tanto una ripulita qua e là c'è. La Regione Friuli,&lt;br /&gt;per esempio, non ha più nel parco macchine la Lancia Thema&lt;br /&gt;destinata al trasporto di un magistrato, il dottor Sebastiano&lt;br /&gt;Cossu, che faceva il «Responsabile dci Commissariato Liquidazione&lt;br /&gt;Ufficio Usi e Costumi». Un ente in liquidazione dal 1927,&lt;br /&gt;l'anno in cui Charles Lindbergh compiva il primo volo in solitaria&lt;br /&gt;sull'Atlantico a bordo dello Spirit Saint Louis, Trockij&lt;br /&gt;veniva espulso dal Pcus e il cinema muto vedeva l'esordio di&lt;br /&gt;Stanlio e Ollio. E l'aver approfittato della macchina di servizio&lt;br /&gt;per farsi portare a Bari dove doveva imbarcarsi con la moglie&lt;br /&gt;per una crociera è costato il posto, dopo un estenuante tormentone&lt;br /&gt;di condanne e di ricorsi, al sindaco di Messina Giuseppe&lt;br /&gt;Buzzanca. Per il quale, a battaglia giudiziaria ormai perduta, si&lt;br /&gt;mosse addirittura il governo delle destre varando in tutta fretta&lt;br /&gt;una leggina ad personam (poi bocciata dalla Suprema Corte)&lt;br /&gt;che a babbo morto aboliva l'ineleggibilità del nostro uomo sta bilendo&lt;br /&gt;che la legge che impedisce ai condannati per peculato di avere cariche pubbliche valeva per il «peculato di appropriazione » (quando ti impossessi di una cosa per sempre) e non per&lt;br /&gt;il «peculato d'uso»: in fondo il primo cittadino peloritano mica&lt;br /&gt;si era fregato la macchina per l'eternità... L'andazzo, però, è continuato come prima e peggio di prima: 115 autoblu a Palazzo Chigi (per una spesa che nel 2005 è&lt;br /&gt;stata di 2.152.000 euro: più del doppio rispetto a1200l), 37 alla&lt;br /&gt;Camera, migliaia e migliaia sparse per regioni e province, comuni&lt;br /&gt;e consigli circoscrizionali (ne parleremo più avanti), municipalizzate&lt;br /&gt;e società miste pubblico-private. Basti dire che la «rossa»&lt;br /&gt;Regione Campania ha speso nel 2004 per la gestione&lt;br /&gt;dell'intero parco automezzi e le «tessere Viacard con servizio&lt;br /&gt;Telepass» 2.120.000 euro: 3 12.410 più di quelli che aveva speso&lt;br /&gt;due anni prima. O che l'«azzurra» Lombardia, per le sole macchine&lt;br /&gt;di servizio è arrivata a sborsare nel 2005 otto volte di più&lt;br /&gt;che nel 2000: 1.250.000 euro contro 154.000. Per carità, siamo nonostante tutto lontani dalla grandeur megalomane del leader libico Muammar Gheddafi, che alla fine&lt;br /&gt;di gennaio del 2007 si presentò al vertice dell'Unione Africana&lt;br /&gt;ad Addis Abeba con due valigie piene d'oro «Un regalo&lt;br /&gt;del nostro leader ai capi di Stato africani» spiegarono i diplomatici&lt;br /&gt;al seguito) e facendosi precedere da alcuni cargo caricati&lt;br /&gt;con 15 lussuosissime autoblu personali. Ma è fuori discussione&lt;br /&gt;che il virus ha via via infettato anche un sacco di «moralizzatori&lt;br /&gt;». Come i leghisti. Arrivarono al punto di presentare, nel&lt;br /&gt;1993, un progetto di legge per abolire le Croma, le Mercedes,&lt;br /&gt;le Bmw da sostituire con Panda, Cinquecento, Renault 4 e Fiat&lt;br /&gt;Uno: I potenti devono viaggiare in utilitaria». Come sia finita è sotto gli occhi di tutti. Alessandra Guerra, la friulana che pareva destinata a una gran carriera prima di&lt;br /&gt;schiantarsi nella sfida per la presidenza regionale con Riccardo Illy, sospirò un giorno: «È vero che noi della Lega per anni abbiamo dato battaglia su questa cosa. Ma per una donna e una mamma come me, diciamo la verità, l'autoblu è una bella comodità.Non so come farei, se non venissero a prendermi a casa tutte le mattine». Va da sé che, quando passi tutta la vita in&lt;br /&gt;autoblu, diventi esigente. Com'è accaduto nel gennaio del 2007&lt;br /&gt;agli amministratori regionali del Veneto. Una Lancia Thesis 2.4 JTD full optional coi sedili in pelle? «No 'a me piase.. .» Una Concept Volvo XC60 full optional coi&lt;br /&gt;vetri oscurati e il navigatore satellitare e tutto il resto? «No 'a&lt;br /&gt;me piase...» Una bella Volvo S80 2.4 D5 (l85 CV) Summum?&lt;br /&gt;«No'a me piase...» Una Lexus GS? «No 'a me piase...» Una&lt;br /&gt;Volkswagen Passat 2.5 V6 TDV 180 CV Var 4m H.line? «No 'a&lt;br /&gt;me piase, no 'a me piase.. .» Niente da fare: non c'era una sola&lt;br /&gt;ammiraglia o una sola berlina di lusso che piacesse a Giancarlo&lt;br /&gt;Galan e ai suoi 12 assessori. L'ideale, certo, sarebbe stata una Rolls-Royce Silver Seraph&lt;br /&gt;Park Award da 309.000 euro. O una Lamborghini Murcielago&lt;br /&gt;da 259.000. O almeno una Bentley Continental GT Diamond&lt;br /&gt;Series da 206.000. Quelle sì, sarebbero state all'altezza di un&lt;br /&gt;Eccellentissimo Onorevole Signor Assessore della Regione Veneto.&lt;br /&gt;Ma sono anni di vacche magre. Così, nell'incessante dedizione&lt;br /&gt;al bene collettivo , hanno deciso di rinnovare il parco&lt;br /&gt;macchine puntando al risparmio. E rinunciando parsimoniosi&lt;br /&gt;ai sedili di zibellino o alle maniglie d'oro, si sono accontentati&lt;br /&gt;d'una flotta di auto superlusso che raggiungono i 300 chilometri&lt;br /&gt;all'ora. L'ideale, per mettersi in coda negli ingorghi.&lt;br /&gt;Eliminate le 15 «vecchie» Lancia Thesis 2400 turbodiesel,&lt;br /&gt;versione executive da 185 cavalli (costo del noleggio complessivo&lt;br /&gt;nel 2004 per 75.000 chilometri l'una: 424.800 euro) e scartate&lt;br /&gt;come pidocchiose utilitarie tutte le auto dai 1800 ai 2500&lt;br /&gt;centimetri cubici altrove utilizzate anche da re, regine e capi di&lt;br /&gt;governo, i neodogi veneziani hanno puntato il dito su una precisa&lt;br /&gt;categoria di vetture. Con una tale accuratezza nello specificare&lt;br /&gt;i dettagli che nel bando della gara d 'appalto mancavano&lt;br /&gt;soltanto i colori della tappezzeria, le preferenze sulle casse acustiche&lt;br /&gt;o il tipo di musica da diffondere in viaggio. Interpretando a modo loro la legge europea, che non consente di pretendere questa o quella marca, gli amministratori veneti&lt;br /&gt;spiegavano tutto ma proprio tutto. Volevano a noleggio per&lt;br /&gt;24 mesi (stanziamento: 436.800 euro più Iva) 13 «grandi berline» che avessero come «cilindrata: 3000 c.c. circa» e «alimentazione diesel» e «trazione integrale» e «lunghezza non inferiore a 480 cm» e «larghezza non inferiore a 180 cm (riferita alla vettura senza retrovisori)», E poi, «a pena di esclusione dalla gara» , il navigatore satellitare e la «selleria in pelle» e il «climatizzatore automatico» e i «sensori di parcheggio» e la «presa accendisigari&lt;br /&gt;posti posteriori» e i «cristalli laterali e lunotti scuri» e la «tendina&lt;br /&gt;parasole lunotto posteriore» e via così. In pratica: come fare formalmente&lt;br /&gt;una gara d 'appalto per un cantante rock chiedendo un artista romano nato in borgata che abbia vinto Sanremo, sia famoso in Sud America, abbia sposato una show-girl bionda di&lt;br /&gt;nome Michelle, sia divorziato e abbia nel repertorio Una terra&lt;br /&gt; promessa. E chi può essere, se non Eros Ramazzotti? Che senso&lt;br /&gt;hanno, appalti così? Una presa per i fondelli. Conclusione: non c'era una sola auto italiana che rispondesse a quelle caratteris tiche. Di più: la scelta si restringeva a&lt;br /&gt;una manciata di macchine di lusso dell'Audi, della Bmw, della Mercedes e della Volkswagen. Domanda: non potevano, il governatore e i suoi 12 apostoli, accontentarsi di ciò che altrove&lt;br /&gt;soddisfa pienamente i loro pari grado? No, rispondeva la delibera.&lt;br /&gt;La trazione integrale, per esempio, doveva servire a «migliorare&lt;br /&gt;in modo significativo la sicurezza attiva» e assicurare non solo «un migliore comfort» grazie al «controllo del beccheggio e del rollio» ma «una miglior conduzione e controllo&lt;br /&gt;del veicolo anche in condizioni di strada con scarsa aderenza». Che se ne facevano, di macchine che corrono a 300 l'ora, se il Veneto è da anni una immensa area urbana coi limiti di velocità a 50 all'ora e se da Padova a Bassano i navigatori prevedono una media di 41 chilometri all'ora perché ogni giorno è intasata da 65.000 auto e tir e se la tangenziale di Mestre è invasa quotidianamente da 140.000 veicoli con punte di 180.000 e&lt;br /&gt;se insomma le strade sono spesso un gigantesco ingorgo? Boh...Questione di status, probabilmente. Certo è che il capriccio motoristico della giunta, oltre che alle opposizioni e a larga parte dell'opinione pubblica, non piacque a un po' di vescovi veneti, che già avevano arricciato il naso quando i consiglieri regionali, pochi giorni prima, si erano messi al sicuro la vecchiaia autoaumentandosi le pensioni. I giudizi pubblicati dal «Corriere del Veneto» erano pesanti. li padovano monsignor Antonio Mattiazzo, dopo aver invitato i politici a «uno stile di vita ispirato a sobrietà e solidarietà», insisteva che «non va seguito il profitto individualistico fine a se stesso ma la promozione del bene comune». il rodigino&lt;br /&gt;monsignor Lucio Soravito De Franceschi bacchettava: I compensi eccessivamente alti dei politici sono una vera e propria ingiustizia nei confronti dei tanti che non sanno come arrivare&lt;br /&gt;a fine mese». E il vescovo di Vittorio Veneto, monsignor Giuseppe Zenti, ammoniva: «La Chiesa non è indifferente a questa corsa a chi arraffa di più. Chi amministra ha il dovere&lt;br /&gt;di farsi un forte esame di coscienza: cosa li ha indotti a scegliere la politica? In funzione di che cosa sono lì? Solo per mantenere un posto di lavoro ad alto livello? E se fare politica dev'essere finalizzato al bene della società, perché aumentarsi stipendi e pensioni o utilizzare auto di rappresentanza più costose? Bisogna intervenire per calmierare questa tendenza. Parlo da vescovo, ma anche da cittadino: chi governa deve riflettere. Pensioni e stipendi che lievitano , autoblu e altri privilegi... Se fossi un politico mi vergognerei». E allora? «Cittadini svegliatevi. Dovete far sentire la vostra voce, ribellarvi. E se gli amministratori si comportano in questo modo , lo strumento della gente per cambiare le cose è di non votarli più.»&lt;br /&gt;Letta la cosa, il «Galan Grande» , come viene chiamato il voluminoso governatore veneto, diede in escandescenze: come si permettevano di toccargli i giocattoli? E sparate un paio di&lt;br /&gt;bordate contro il «Corriere» e i suoi cronisti (uffa, i moralisti ! ), sganciò un siluro dritto dritto contro i vescovi. Titolo dell'iroso comunicato: «La befana delle autoblu, il cronista fifty-fifty del giornale fù prodiano e quei tre vescovi dediti al peccato dell'ira e dell'arroganza». Dove diceva tre cose. 1) Che la vecchia autoblu lui l'aveva spremuta «fino a quando il mezzo ha raggiunto i 300.000 chilometri». 2) Che quella delle macchine esageratamente lussuose era «una storiella». 3) Che dietro le denunce c'era (e ti pareva) un «burattinaio» impegnato in una «campagna d'inverno, probabilmente organizzata per anticipare le prossime scadenze elettorali in Veneto». La parte più interessante dello sfogo galaniano, però, era quella in cui il governatore azzurro, verso la fine, attaccava i vescovi.&lt;br /&gt;Chiudendo con parole che, se fosse trapanese e non padovano, gli avrebbero guadagnato una vignetta con la coppola. Testuale, su carta intestata: «Ai tre vescovi che il quotidiano filoprodiano presenta e fa parlare come persone in preda all'ira e al più savonaroliano livore, farò pervenire nei prossimi giorni una proposta di rigoroso e severo risparmio, da attuarsi a spese del sociale e di tutte quelle altre emergenze, urgenze e necessità&lt;br /&gt;di tipo solidaristico che la Regione del Veneto meglio e più di&lt;br /&gt;altre Regioni finanzia da anni». Cosa cosa? Voleva forse dire che per mettere in riga chi criticava il rifiuto di normali, belle e dignitose berline nel nome delle auto più costose sul mercato dopo le Bentley e le RollsRoyce, lui avrebbe risparmiato per dispetto sui fondi alle organizzazioni no-profit , ai centri che aiutano i disabili, all e associazioni che assistono gli anziani o i ragazzi alla deriva? Proprio così. Chiosa finale: «Sono certo che dal restante mondo cattolico del Veneto verrà data a quei tre vescovi la risposta che si meritano».&lt;br /&gt;«Una risposta intimidatoria e indecente» disse subito don Albino Bizzotto, il prete padovano alla testa dei «Beati i costruttori di pace». I tre vescovi, invece, si divisero. Il padovano&lt;br /&gt;Mattiazzo spiegò che sì, aveva detto quelle cose ma in un diverso contesto. Il rodigino De Franceschi confermò tutto. Il vittoriose Zenti innestò la retromarcia: per carità, mai detto niente di simile, ci mancherebbe, tutto inventato. Quanto bastava perché, ripresa la palla (mentre alcuni sindaci veneti menavan vanto di esser passati da auto più grosse ad auto più piccole e qualche assessore regionale si chiamava fuori) Giancarlo Galan ringhiasse contro l'«oceano di malafede» e facesse un sorrisone alla Chiesa. Tagli? Quando mai! L'«accenno polemico al sociale» era stato fatto solo «per ricordare a tutti il grande impegno della&lt;br /&gt;Regione del Veneto a sostegno della galassia del sociale. Figurarsi se la Regione cambia la propria politica in un settore da noi ritenuto fondamentale a seguito di assurdità giornalistiche&lt;br /&gt;assolutamente strumentali. Così colgo l'occasione per ribadire che poche altre Regioni offrono altrettanta qualità nei servizi territoriali di quella garantita dalla nostra Regione. Tra volontariato, disabilità, dipendenze, case di riposo, minori, immigrati e&lt;br /&gt;vari sostegni alla scuola, non escluse le scuole paritarie, la Regione&lt;br /&gt;del Veneto investe oltre 740 milioni di euro. Ripeto: 740&lt;br /&gt;milioni di euro». E che saranno mai, 436.000 euro per affittare&lt;br /&gt;un paio di anni 13 belle macchine? Ma sì, diamoci un taglio: Il&lt;br /&gt;macchine invece di 13. Contenti, criticoni?&lt;br /&gt;Pochi giorni prima, i commensali riuniti intorno alla tavola&lt;br /&gt;imbandita di una casa veneziana, avevano ricevuto una telefonata:&lt;br /&gt;«Scusate, sono Mario . Siamo in ritardo perché c'è un sacco&lt;br /&gt;di traffico e siamo in coda per entrare al parcheggio di piazzale&lt;br /&gt;Roma». «Ma no, Mario, sbagli. Togliti da là e fai così...»&lt;br /&gt;Accolto il consiglio degli amici, «Mario» si era sfùato dalla&lt;br /&gt;coda, era tornato indietro al Tronchetto, aveva lasciato la macchina&lt;br /&gt;in parcheggio e da lì con la moglie e i cognati aveva preso&lt;br /&gt;un taxi. Era Mario Draghi, il governatore della Banca d'Italia.&lt;br /&gt;Successore di quell'Antonio Fazio che avrebbe usato l'aereoblu&lt;br /&gt;anche per andare in tabaccheria. Ma come? E tutte le pensose&lt;br /&gt;chiacchiere sull'autoblu e la scorta e il diritto di precedenza e il&lt;br /&gt;lampeggiatore sulle macchine assolutamente in-dis-pen-sa-bi-li&lt;br /&gt;per motivi di sicurezza? Giudicate voi...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6&lt;br /&gt;Seggi lasciati agli eredi come case o comò&lt;br /&gt;La Loggia e Mancini, Craxi e Di Pietro, al potere per dinastia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Parlamentari, cattedratici, fun zionari di banca! Ai vostri figli&lt;br /&gt;non la zappa ma la penna, non la pala ma un quaderno, non&lt;br /&gt;una battona periferica ma una supergirl !» La stralunata invettiva&lt;br /&gt;dell'immenso avvocato Aldo Ceccarelli, «er principe der Foro&lt;br /&gt;romano» che diventò famoso difendendo i coatti che avevano&lt;br /&gt;rotto la fontana di piazza Navona «Preside': era fracica !») e&lt;br /&gt;che aspetta i clienti accasciato su una panca del tribunale e si&lt;br /&gt;catapulta nelle arringhe «ne l'aringa er rnejo, me l'ha 'mparato&lt;br /&gt;un compaesano ciociaro, Cicerone») sventolando l'oceanica toga&lt;br /&gt;nera su camicie a rigoni unte di dentifricio, acciughe e pommarola,&lt;br /&gt;riassume un comune sentire. L'idea che i politici, più&lt;br /&gt;ancora che gli avvocati, i farmacisti, i notai, i medici e i giornalisti&lt;br /&gt;avanzino nella società per discendenza dinastica.&lt;br /&gt;Ed è proprio così. A volte sembrano marciare battendo il&lt;br /&gt;passo con le strofe di Vecchia pelle, una canzone del Ventennio:&lt;br /&gt;«Per i figli, pei nipoti  ci battiam su tutti i fronti...». Da sempre.&lt;br /&gt;Basti ricordare Antonio Gava, che ereditò seggio, clientes, potere&lt;br /&gt;e poltrona ministeriale dal padre Silvio . Massimo D'Alema,&lt;br /&gt;avviato fin da giovine pioniere alla carriera parlamentare da&lt;br /&gt;pa pà Giuseppe il quale, dopo aver inneggiato in gioventù agli&lt;br /&gt;italiani «ferocemente desiderosi di dittatura», era diventato deputato&lt;br /&gt;comunista. Antonio Martino, figlio di quel Gaetano che&lt;br /&gt;fu ministro degli Esteri negli anni Cinquanta (nonché cugino di&lt;br /&gt;Franco, già presidente della Regione Sicilia e nipote dell'onorevole&lt;br /&gt;Carlo Stagno d'Alcontres e cugino di suo figlio l'onorevole&lt;br /&gt;Francesco). Giorgio La Malfa, rampollo del vecchio Ugo, uno&lt;br /&gt;dei pochi che tentò a suo tempo di mettere un freno a certi sprechi&lt;br /&gt;ma non riuscì a metterlo alle ambizioni del figliolo.&lt;br /&gt;E che dire di Enrico La Loggia «il Minore»? Si lagna da anni&lt;br /&gt;dell'Italia «che abbiamo ereditato» come se lui si fosse improvvisamente&lt;br /&gt;affacciato alla politica dopo essere sceso da Marte.&lt;br /&gt;E dimentica che il fratello del bisnonno, Gaetano, fu ministro&lt;br /&gt;sotto i Borbone. Che il nonno Enrico «il Maggiore», liberale&lt;br /&gt;socialisteggiante alla Nitti, fu sottosegretario nel gabinetto di&lt;br /&gt;Luigi Facta e dopo il fascismo padre dello statuto di autonomia&lt;br /&gt;siciliano. Che il papà Giuseppe fu due volte presidente della Regione&lt;br /&gt;e quattro volte deputato a Montecitorio. Tutti «al servizio&lt;br /&gt;della collettività». Di generazione in generazione.&lt;br /&gt;È qui una delle prove inconfutabili di come la politica italiana,&lt;br /&gt;al di là dei distinguo, sia diventata una Casta: nella trasmissione&lt;br /&gt;del potere. A prescindere dall'appartenenza alla destra o alla sinistra. E figlia d'arte Maura Cossutta, a lungo in Parlamento accanto al vecchio Armando, per questo liquidato&lt;br /&gt;da Marco Rizzo con una battuta sp rezzante: «Quando Ingrao&lt;br /&gt;vide che la figlia stava per entrare alla Camera, lasciò. li comunismo&lt;br /&gt;non può fare rima con nepotismo». Lo è Eva Klotz, da&lt;br /&gt;decenni consigliera provinciale (e regionale, ovvio) altoatesina&lt;br /&gt;ed erede di Georg «il Martellatore della Val Passiria». Lo è Rosetta&lt;br /&gt;Russo Jervolino, che come abbiamo visto è stata al governo&lt;br /&gt;nella scia non solo del papà Raffaele, più volte ministro, ma&lt;br /&gt;pure della mamma Maria de Unterrichter, già sottosegretaria.&lt;br /&gt;E ci sono stati i nipoti d'arte come Luca Danese, eletto col&lt;br /&gt;Polo in omaggio a zio Andreotti. Pronipoti d'arte come le due&lt;br /&gt;cugine omonime Anita Garibald i, candidate per l'una o l'altra&lt;br /&gt;sponda. Cognati d'arte come Paolo Pillitteri, che avendo sposato&lt;br /&gt;la sorella di Craxi fu promosso sindaco di Milano prima di&lt;br /&gt;schiantarsi su Tangentopoli o, sul fronte opposto, Gabriele Cimadoro,&lt;br /&gt;che ai tempi del mito di Di Pietro veniva invitato ai&lt;br /&gt;convegni con tanto di maiuscole: «Suo Cognato». Vedove d'arte&lt;br /&gt;come Vincenza Bono Parrino, la mitica ministra dei Beni culturali&lt;br /&gt;che aveva ereditato il seggio senatoriale dal marito Ciccio&lt;br /&gt;come fosse un comò. E perfino generi d 'arte, come Marco Ravaglioli,&lt;br /&gt;candidato senza fortuna nel '94 contro Francesco Storace&lt;br /&gt;quale marito di una figlia di Zio Giulio. Un ruolo con un&lt;br /&gt;precedente famoso e tragico: quello di Galeazzo Ciano. Che&lt;br /&gt;avendo sposato Edda Mussolini si beccò per l'eternità un nomignolo&lt;br /&gt;portentoso: «Generissimo». il più volte ministro Sergio Mattarella è figlio di Bernardo,&lt;br /&gt;presidente regionale e ministro pure lui. Carlo Vizzini, ministro&lt;br /&gt;e segretario del Psdi travolto da Mani Pulite prima di riciclarsi&lt;br /&gt;come parlamentare di Forza Italia, è figlio di Casimiro, senatore&lt;br /&gt;di largo seguito elettorale. Francesco Musotto, presidente&lt;br /&gt;della Provincia di Palermo, è figlio di Giovanni, ex deputato&lt;br /&gt;Psi. Claudio Scajola, ministro degli Interni berlusconiano dopo&lt;br /&gt;essere stato sindaco di Imperia, è figlio di Ferdinando (sindaco&lt;br /&gt;prima di lui) e fratello di Alessandro, lui pure sindaco e poi deputato&lt;br /&gt;democristiano.Mauro Pili, voluto dal Cavaliere alla presidenza&lt;br /&gt;della Sardegna, è figlio di Domenico, un feudatario delle&lt;br /&gt;tessere Psi abbattuto da una condanna per tangenti. Raffaele&lt;br /&gt;Fitto, imposto giovinetto alla guida della Puglia, è figlio di&lt;br /&gt;Totò, a sua volta presidente della Regione. Giuseppe Cossiga,&lt;br /&gt;deputato azzurro, è figlio di Francesco, già presidente della Repubblica,&lt;br /&gt;il quale a Montecitorio ha pure il nipote prediletto&lt;br /&gt;Piero Testoni. Come di un altro presidente, Antonio Segni, è figlio&lt;br /&gt;Mariotto, deputato alla Camera e a Strasburgo e storico&lt;br /&gt;leader referendario. Per non dire di Alessandra Mussolini, che&lt;br /&gt;ha fa tto del cognome la sua ragione sociale e politica.&lt;br /&gt;Gli storici di domani registreranno che alle elezioni del&lt;br /&gt;2006, tra tanti figli e cugini e nipoti, entrarono in Parlamento&lt;br /&gt;due coppie addirittura della stessa famiglia. Una composta dal&lt;br /&gt;segretario diessino Piero Fassino e dalla moglie Anna Serafini,&lt;br /&gt;l'altra dai fratelli Alfonso e Marco Pecoraro Scanio. In entrambi&lt;br /&gt;i casi, guai ad ammiccare alle parentele. Da una parte, si ribella&lt;br /&gt;Anna, giurando di averci rimesso: «Ci siamo incontrati&lt;br /&gt;che io facevo politica già da vent'anni. Ero deputata, ero presidente&lt;br /&gt;delle cinquanta parlamentari del Pci-Pds, ero nel direttivo&lt;br /&gt;quando ancora Piero non aveva gli in carichi che ha ora».&lt;br /&gt;Dall'altra, all'accusa di «fratellismo» si ribella Alfonso, che ricorda&lt;br /&gt;come Marco, che faceva il calciatore e arrivò a giocare&lt;br /&gt;anche in serie A, fosse un tempo molto più famoso: «Lui era&lt;br /&gt;sulle figurine Panini quando io non ero neppure consigliere regionale&lt;br /&gt;in Campania». A candidare il fratello (stoppato allora da Ciriaco De Mita:&lt;br /&gt;«Se lo facevamo noi nella Dc succedeva un putiferio») ci aveva&lt;br /&gt;già provato alle elezioni del 2001. Fallito il primo blitz, gli riuscì&lt;br /&gt;il secondo nel 2006, blindando il caro congiunto in due circoscrizioni&lt;br /&gt;sicurissime per il Senato. Una vergogna, dissero alcuni&lt;br /&gt;verdi dissidenti e schifati. Lui, il leader, non fece una piega.&lt;br /&gt;Men che meno Marco, che disse a Fran cesco Battistini del&lt;br /&gt;«Corriere»: «Sono contento d'avere un fratello che sa farsi rispettare.&lt;br /&gt;Non vedo dov'è lo scandalo. Io nasco calciatore. Da&lt;br /&gt;qualche anno, c'è un leader del centrosinistra che mi stima e mi –&lt;br /&gt;vuole candidare». «E normale che la stimi: siete fratelli!» «Non&lt;br /&gt;è normale. Lo sa che certi fratelli si odiano? Io quasi non sapevo&lt;br /&gt;d 'averlo, un fratello. E adesso stanno tutti qui a criticare,&lt;br /&gt;quando invece è Alfonso ad averne un vantaggio.» «Alfonso»&lt;br /&gt;«Sì. Riceve il sostegno di una persona che in fondo ha lasciato&lt;br /&gt;qualcosa, nello sport e nelle città in cui ha giocato. Sono io che&lt;br /&gt;lo sostengo nelle battaglie, non è lui che appoggia me.»&lt;br /&gt;Che certi fratelli non si stimino, per usare un eufemismo, è&lt;br /&gt;vero. Si pensi ai due figli di Bettino, partendo da un'intervista&lt;br /&gt;di Stefania contro i «giustizialisti rossi»: «Non posso negare che&lt;br /&gt;mi fa una cena impressione vedere mio fratello, un Craxi, che&lt;br /&gt;si allea con tutti i nemici che gli hanno massacrato il padre».&lt;br /&gt;Una tesi che Bobo potrebbe rovesciare pari pari. Ricordando&lt;br /&gt;come Silvio Berlusconi sia lo stesso che, dopo essere stato benificiato&lt;br /&gt;in tutti i modi dal «Cinghialone», non lo andò a trovare&lt;br /&gt;neppure una volta ad Hammamet e ai tempi in cui Antonio Di&lt;br /&gt;Pietro era sugli scudi come «giustiziere» dei corrotti (e dei socialisti)&lt;br /&gt;gli mise «a disposizione» i suoi giornali e le sue televisioni&lt;br /&gt;e gli offrì il Viminale. Per non dire di Gianfranco Fini che&lt;br /&gt;bollava l'ultimo governo della Prima Repubblica come un «governissimo&lt;br /&gt;dei ladroni». O di Umberto Bossi che chiamava il segretario socialista «Bottino Crassi».&lt;br /&gt;Fatto sta che i due, dopo aver premesso in una sfilza di in terviste&lt;br /&gt;«non parlo di mio fratello» e «non parlo di mia sorella », hanno finito per ritrovarsi, nella XV legislatura, dentro la stessa aula di Montecitorio. Lei sui banchi di Forza Italia, lui su&lt;br /&gt;quelli del governo nel ruolo di sottosegretario agli Esteri, avuto&lt;br /&gt;come risarcimento dopo aver rotto con Gianni De Michelis ed&lt;br /&gt;essere stato trombato alle elezioni. Che sarebbe finita così potevate scommetterei. E da quando era un ragazzone lungo lungo e rivendicava lo stesso sangue di quel padre così ingombrante ma facendosi insieme piccin piccino «Se non altro abbiamo lo stesso numero di scarpe») che Bobo, il quale porta all'anagrafe il nome del nonno, Vittorio,&lt;br /&gt;è stato spinto alla politica. AI punto che papà lo fece segretario&lt;br /&gt;del Psi milanese quando ancora aveva i brufoli. E lo coinvolse&lt;br /&gt;in tutta una serie di società che via via gli sono rimaste&lt;br /&gt;per anni (ora è tutto in liquidazione) appiccicate addosso. E&lt;br /&gt;Bobo era azionista con 1'84% dell'azienda agricola Campiglia&lt;br /&gt;Srl col cugino Stefano Pillitteri, figlio dell'ex sindaco di Milano&lt;br /&gt;Paolo, e poi col 25% dell'immobiliare Villaeuropa Srl, proprieta&lt;br /&gt;ria della villa di Hammamet e poi a150% dell'immobiliare&lt;br /&gt;Dafin Srl col segretario particolare di papà Cornelio Brandini e&lt;br /&gt;via così, di società in società. Ed è da quando era una bella ragazza bionda e grintosa che&lt;br /&gt;Stefania, a sua volta detentrice di azioni in altre società della&lt;br /&gt;galassia craxiana, ha avuto la strada in discesa: dalla segrete ria&lt;br /&gt;di produzione della Fininvest alla creazione di una «sua» casa&lt;br /&gt;(Italiana Produzioni) fondata col marito Marco Bassetti grazie&lt;br /&gt;a un fido dell'Istituto bancario italiano, guidato allora da Giampiero&lt;br /&gt;Cantoni, prima socialista e poi senatore di Forza Italia.&lt;br /&gt;Partito che, per diretta intercessione del Cavaliere, ha innovato&lt;br /&gt;la storia patria portando in Parlamento, dopo figli e nipoti e&lt;br /&gt;cugini, anche una moglie separata che aveva del tempo libero:&lt;br /&gt;perché dovrebbe pagare gli alimenti il marito se ci può pensare&lt;br /&gt;lo Stato? E così, sugli scranni di Montecitorio, è finita Mariella Bocciardo,&lt;br /&gt;la prima moglie di Paolo Berlusconi. Così fortissimamente&lt;br /&gt;voluta che, per fa rle posto tra gli eletti della «Lombardia&lt;br /&gt;1», si sono fatti cavallerescamente da parte, optando per altre&lt;br /&gt;circoscrizioni, tutti quelli più votati di lei, dall'ex cognato Silvio&lt;br /&gt;a Giulio Tremonti a Sandro Bondi. Dopo il divorzio e prima&lt;br /&gt;di intraprendere la professione di «funzionario di partito»&lt;br /&gt;(così ha scritto nella scheda parlamentare), la piacente Mariella&lt;br /&gt;si era cimentata in varie attività. All'inizio un negozio di estetista.&lt;br /&gt;Poi una società di gestione di centri benessere. Poi un ristorante,&lt;br /&gt;il Mangia e Ridi di Milano. Venduto nel 2001 a una&lt;br /&gt;società (oggi in liquidazione) con dentro l'ex marito, l'amministratore&lt;br /&gt;delegato del Milan Adriano Galliani e il parlamentare&lt;br /&gt;di Forza Italia P aolo Romani, già sottosegretario alle Comunicazioni&lt;br /&gt;nel governo Berlusconi. Un piacere in famiglia. Il ristorante&lt;br /&gt;perdeva un sacco di soldi: 180.000 euro l'anno. Molto&lt;br /&gt;meglio che l'ex cognata si dedicasse ad altro. La politica, magari?&lt;br /&gt;A Roma! A Roma! Anche Giacomo Mancini fu Pietro fu Giacomo aveva quel&lt;br /&gt;sogno: vedere il nipote Giacomo, figlio di Pietro, diventare deputato.&lt;br /&gt;Il giorno in cui compì i suoi 85 anni, nella primavera&lt;br /&gt;del nuovo secolo, comprò perciò una pagina di giorn ale, rivendicò&lt;br /&gt;che con lui ai Lavori pubblici la Salerno-Reggio era stata&lt;br /&gt;fatta in un pugno d'anni, ricordò che con lui alla Sanità era arrivato in Calabria il vaccino Sab in, sottolineò che lui mai s'era infognato nelle risse tra i ruderi del Psi. E chiuse: «Auguri a me per il mio compleanno e a tutte le vostre famiglie». Seguiva il&lt;br /&gt;facsimile: «Vota alla Camera, scheda proporzionale, Marco&lt;br /&gt;Minniti e Giacomo Mancini» «Oibò: a Giacomino manca il "jr" ! » Si diedero di gomito i&lt;br /&gt;calabresi. In effetti Giacomo «il Giovane», un avvocatino non ancora trentenne, consigliere provinciale, s'era tirato dietro per anni il «junior». L'aveva perfino sul campanello e nella firma: «Giacomo Mancini jr». Che il nonno glielo avesse tolto fu perciò,&lt;br /&gt;per lui, come ricevere le chiavi di casa: vai! Eletto alla Camera, cosa che non era riuscita al papà Pietro nel '94, il giovanotto ha da allora tappato un buco. Di Giacomo&lt;br /&gt;in Pietro e di Pietro in Giacomo, quella dei Mancini è infatti la&lt;br /&gt;dinastia politica, Savoia a parte, più longeva d'Italia.&lt;br /&gt;Giacomo I , un bersagliere «biondo e bellissimo», portò i&lt;br /&gt;Mancini dentro la storia patria quando varcò nel 1870 la breccia&lt;br /&gt;di Porta Pia. Era un contadino di Malito, un paese calabrese,&lt;br /&gt;diventò socialista convincendo i suoi a pagare le raccoglitrici&lt;br /&gt;di castagne con la metà e non più un terzo del raccolto, fece&lt;br /&gt;13 figli e quello che gli riuscì meglio fu Pietro. Il quale, laurea-to&lt;br /&gt;in Legge, e anche in Filosofia con Antonio Labriola, diventò&lt;br /&gt;il primo deputato socialista calabrese.&lt;br /&gt;Era il 1921. Giusto il tempo di pronunciare una durissima&lt;br /&gt;requisitoria sui torti romani verso la Calab ria e, chiuso il Parlamento,&lt;br /&gt;venne mandato al confino. Due decenni di vuoto. E poi&lt;br /&gt;rieccoli, i Mancini. Raddoppiati: il figlio Giacomo, futuro ministro&lt;br /&gt;e segretario socialista alla Camera per la prima delle sue 10&lt;br /&gt;legislature, il vecchio Pietro al Senato. Ancora più forte e valente&lt;br /&gt;che pria. Al punto che, alla vigilia del 18 aprile, morì, fu&lt;br /&gt;pianto e risorse. Direte: possibile? Possibile. Stava facendo a&lt;br /&gt;Vibo Valentia un comizio torrenziale quando passò un frate&lt;br /&gt;con processione salmodiante di disturbo. Cosa disse Pietro non&lt;br /&gt;si sa. Ma il giornale diocesano «Parola di Vita» scrisse che il&lt;br /&gt;vecchio socialista , alla vista del pio corteo, aveva smoccolato&lt;br /&gt;contro il papa e i preti al punto che il buon Dio, di lassù, l'aveva&lt;br /&gt;fatto secco. Una balla. Ma sancita il giorno dopo dal vescovo&lt;br /&gt;di Crotone, che commemorò il morto additando la sua fine come&lt;br /&gt;esempio per tutti i rossi. Finché da Reggio Calabria, dove&lt;br /&gt;erano apparsi manifesti che ridimensionavano la cosa dicendo&lt;br /&gt;che comunque il peccatore era stato colpito da paralisi perpetu&lt;br /&gt;a e perdita della parola, partì un telegramma che diceva:&lt;br /&gt;«Compagno Mancini, venga senza meno. Stop. Urgentissimo&lt;br /&gt;smentire punizione celeste».&lt;br /&gt;Mezzo secolo dopo, nell'autoaugurio di buon compleanno&lt;br /&gt;in cui si appellava ai «suoi» calabresi perché eleggessero il nipote,&lt;br /&gt;Giacomo «il Vecchio» benediva i parroci: «Il loro aiuto è&lt;br /&gt;stato di grande importanza, soprattutto nei quartieri popolari» .&lt;br /&gt;Il mondo è cambiato, intorno. È cambiata la Calabria rossa che&lt;br /&gt;vide occupare le terre e nascere e morire in tre giorni la Repubblica&lt;br /&gt;popolare di Castrovillari. La Calabria fidelis secolarizzata&lt;br /&gt;da troppa assistenza, troppa tivù, troppe clientele. La Calabria&lt;br /&gt;dalle coste vergini sventrate dall'abusivismo. Solo i Mancini sono&lt;br /&gt;rimasti al loro posto. Saldi e immutabili attraverso trionfi,&lt;br /&gt;processi, riabilitazioni , declini e nuove resurrezioni. Senza imbarazzi,&lt;br /&gt;come spiegava prima di morire il vecchio Giacomo ,&lt;br /&gt;che già aveva installato al Comune il figlio Pietro, «il migliore&lt;br /&gt;di tutti noi Mancini, costretto ad andarsene perché aveva&lt;br /&gt;tenta-to di portare pulizia. Di che mi dovrei imbarazzare: che siamo&lt;br /&gt;una famiglia che s'impegna per la Calabria? Hai voglia di fare il&lt;br /&gt;nonno, se il nipote non vale!».&lt;br /&gt;Capiamoci: niente di nuovo sotto il sole. Lo ricordava già,&lt;br /&gt;ai suoi tempi, il cardinale Enea Silvio Piccolomini diventato papa&lt;br /&gt;col nome di Pio II: «Quand'ero solo Enea  nessun mi conoscea&lt;br /&gt; ora che sono Pio  tutti mi chiaman zio». Perfino l'uomo&lt;br /&gt;che era venuto fuori di prepotenza per rovesciare il mondo della&lt;br /&gt;politica e «fare piazza p ulita di tutti i magna magna», cioè&lt;br /&gt;l'Umberto Bossi, non ha poi resistito alla tentazione di ipotizzare&lt;br /&gt;una successione «in famiglia» con la pubblica investitura&lt;br /&gt;del figlio, portato al balcone in pubblica ostensione per la folla&lt;br /&gt;in delirio e benedetto con un'intervista al «Corriere»: «Dopo&lt;br /&gt;di me verrà mio figlio Renzo», Idea che la corte leghist a, vergine di servo encomio, applaudì calorosamente: «E la cosa più naturale del mondo» disse Roberto Calderoli, «Renzo è la fotocopia del papà, se lo facciamo crescere, avremo un ottimo cavallo da corsa». «La Lega prima  che un partito è un modo di essere, quindi è naturale che un&lt;br /&gt;padre voglia trasmettere i propri valori ai figli» confermò fervente&lt;br /&gt;Roberto Castelli, «conosco bene i figli di Bossi, Renzo è&lt;br /&gt;un ragazzo eccezionale e noi abbiamo bisogno di giovani in&lt;br /&gt;gamba.» Al che saltò su Riccardo Bossi: «E io?».&lt;br /&gt;C'è da capirlo. Lui, il primogenito che il Senatùr aveva avuto&lt;br /&gt;dal primo matrimonio si era dovuto accontentare di molto&lt;br /&gt;meno: un posto da «assistente accreditato» al Parlamento europeo,&lt;br /&gt;al seguito di uno dei più fedeli collaboratori del papà,&lt;br /&gt;Francesco Speroni, il controllore di volo promosso ministro per&lt;br /&gt;le Riforme istituzionali nel Berlusconi I e reso indimenticabile&lt;br /&gt;dalle cravattine texane e dalle giacche fucsia. Un posticino piuttosto&lt;br /&gt;buono: per gli attaché (possono essere uno o due) ogni deputato&lt;br /&gt;della Ue riceve infatti 12.750 euro. Pari a 24.687.000 di&lt;br /&gt;vecchie lire. Al mese. Ma vuoi mettere il ruolo di delfrno designato a raccogliere&lt;br /&gt;l'eredità politica? Tanto più che un regalo uguale identico (questa&lt;br /&gt;volta come assistente di Matteo Salvini) il babbo non l'aveva&lt;br /&gt;fatto solo a lui ma anche allo zio, Franco Bossi, fratello del&lt;br /&gt;leader leghista che un tempo tuonava contro «ogni forma di&lt;br /&gt;clientelismo» e di «favoritismi clientelari». Invidioso, Riccardo&lt;br /&gt;contattò dunque il «Corriere» per proclamare che lui, alto,&lt;br /&gt;grosso, mascellone, sopracciglia folte, vestito blu, occhiali neri,&lt;br /&gt;un impasto tra il Senatùr e il Dan Aykroyd dei Blues Brotbers,&lt;br /&gt;era il vero erede: «Sa» spiegava Maruska, la sua vistosa fidanzata&lt;br /&gt;bionda, «hanno scritto che non è stato preso in considerazione&lt;br /&gt;per la successione... Era , necessario che dicesse qualcosa di&lt;br /&gt;inerente. E un equivoco. E poi, diciamo che più ancora che il&lt;br /&gt;segretario è il popolo leghista che vorrebbe vedere nel successore&lt;br /&gt;di Bossi un altro Bossi». Lui sbuffò seccato che gli era veramente dispiaciuto l'essersi&lt;br /&gt;ritrovato sul «Corriere» per quell'assunzione alla Ue:&lt;br /&gt;«Con tutte le clientele che ci sono in giro ...». E precisò comunque&lt;br /&gt;che era proprio una bella esperienza, per un ragazzo deciso&lt;br /&gt;a fare politica: «Il mio lavoro è andare in aula, ascoltare, segnarmi&lt;br /&gt;quello che dicono... Ovviamente agli Affari esteri. Si&lt;br /&gt;può parlare del Kossovo piuttosto che della Turchia. Si preparano&lt;br /&gt;gli emendamenti, si organizzano delle cose... Un discorso&lt;br /&gt;importante sono i dazi. Anche perché qui, ragazzi, le aziende&lt;br /&gt;fanno fatica. Fatiiiica... D'altronde... La Cina... Si parla della&lt;br /&gt;nazione più popolosa al mondo... Eh, insomma... Qualche&lt;br /&gt;grosso problema lo sta creando...».&lt;br /&gt;Raccontò infine, per darsi un tono da giovine statista, che&lt;br /&gt;il suo mito era Napoleone: «A casa ho anche i busti. Insomma,&lt;br /&gt;qualcuna ne ha combinata. Grande condottiero. Grande. Sono&lt;br /&gt;andato anche a vedere il campo di battaglia dove perse».&lt;br /&gt;Dove? «A. .. dài che non mi viene... o Signùr, come si chiama?»&lt;br /&gt;Waterloo? «Ecco. Waterloo. Grande, Napoleone. Morto in&lt;br /&gt;esilio col suo uomo fedele al fianco che ha bloccato l'ora dell'orologio.&lt;br /&gt;Diciassette e 48 minuti. Mi pare.» Oltre a Napoleone?&lt;br /&gt;«Marco Aurelio» suggerì Maruska. Lui: «No, no. L'Impero&lt;br /&gt;romano non lo considero. Non sopporto 'sta Roma de noantri..&lt;br /&gt;L'Impero romano, per carità! Non lo considero. Gusti&lt;br /&gt;personali. Carlo Cattaneo, ecco». Fedeli seguaci del Capo, si accodarono nella scelta della&lt;br /&gt;successione domestica anche il sottosegretario agli Interni&lt;br /&gt;Mau-rizio Balocchi e il questore della Camera Edouard Ballaman. I&lt;br /&gt;quali, al nascere della luminosa Era Berlusconiana, fecero sbarcare&lt;br /&gt;in Parlamento la moda degli scambisti. Certo, mica gli&lt;br /&gt;scambisti a luci rosse dei club priv é. Ci mancherebbe. I due,&lt;br /&gt;però, si scambiarono davvero le mogli: ognuno assunse in uffì cio,&lt;br /&gt;a spese dello Stato e quindi di noi cittadini, la moglie dell'altro.&lt;br /&gt;Balocchi prese come collaboratrice Tiziana Vivian, sposata&lt;br /&gt;Ballaman. E contemporaneamente, la stessa settimana, Ballaman&lt;br /&gt;arruolò nel suo ufficio a Montecitorio la signora Laura Pace,&lt;br /&gt;cioè la nuova compagna che a Balocchi, separato dalla prima&lt;br /&gt;moglie, avrebbe di lì a poco dato un figlio. Un a bella pensata&lt;br /&gt;che, aggirando gli stucchevoli paletti di una legge bigotta contro&lt;br /&gt;il familismo, apriva nuovi orizzonti al mantenimento di figli e&lt;br /&gt;cugini, generi e cognati, zie e concubine. Senza più il fastidioso&lt;br /&gt;ingomb ro di provvedere al vitto e alloggio dei propri cari, comodamente&lt;br /&gt;collocati a carico delle pubbliche casse.&lt;br /&gt;«Quanta ipocrisia!» pensò Egidio Masella, assessore al&lt;br /&gt;Lavoro della Regione Calabria per Rifondazione comunist a.&lt;br /&gt;Basta coi sotterfugi, tutto alla luce del sole! E come primo atto&lt;br /&gt;pensò al lavoro della moglie Lucia. Assunta come responsabile&lt;br /&gt;amministrativo d el suo assessorato. Apriti cielo! Neanche il&lt;br /&gt;tempo di leggere dello scandalo sui giornali e Agazio Loiero,&lt;br /&gt;da poco governatore, tagliò di netto: licenziati tutti e due. Lui,&lt;br /&gt;cod a tra le gambe, diede ad Angela Frenda del «Corriere»&lt;br /&gt;un'intervista accorata: «Giunta e consiglio regionale sono pie.&lt;br /&gt;ni di p arenti ! Ma no, eh , si sono accorti solo di quelli di Egidio!», E piangeva: «Mi hanno trattato come un delinquente qualunque e, invece, ho sempre risp ettato tutti. Mi dispiace&lt;br /&gt;solo che per una mia ingenuità sia stata coinvolta Lucia in questa&lt;br /&gt;roba orrenda. Ma lei, voglio che lo si ricordi ancora una&lt;br /&gt;volta, in Regione non ha mai avuto un contratto, non ha mai&lt;br /&gt;percepito un centesimo. Perché l'ho proposta? Perché non sapevo di chi fidarmi»,&lt;br /&gt;Esattamente le stesse parole dette pochi mesi prima da una che ai comunisti pianterebbe le unghie negli occhi, la senatrice azzurra Elisabetta A1berti Casellati. La quale, insediata come&lt;br /&gt;sottosegretaria alla Salute, si era guardata intorno con affanno.&lt;br /&gt;Di chi avrebbe potuto fidarsi davvero, in quel luogo così delicato?&lt;br /&gt;Finché, esaminati tutti i curriculum, scatenati nella ricerca&lt;br /&gt;i migliori cacciatori di teste, riuscì a individuare finalmente&lt;br /&gt;la persona giusta: sua figlia Ludovica. La quale, in una indimenticabile&lt;br /&gt;intervista al «Corriere del Veneto», respinse con&lt;br /&gt;sdegno l'ipotesi di essere raccomandata: «Ci ho messo dieci anni&lt;br /&gt;perché non mi chiamassero "figlia di" e adesso non vorrei&lt;br /&gt;passare per quella aiutata da mammina». Ma si figuri, signorina,&lt;br /&gt;si figuri. Cose che capitano nelle migliori famiglie. Lo confermava&lt;br /&gt;un 'agenzia del marzo del 2007 dando notizia di Cristiano&lt;br /&gt;Di Pietro, consigliere provinciale di Campobasso, che&lt;br /&gt;«su delega del presidente della Provincia era stato incaricato di&lt;br /&gt;partecipare al tavolo che si è tenuto al ministero delle Infrastrutture&lt;br /&gt;con il ministro Di Pietro». Summit mondiale: «Caro&lt;br /&gt;papà Ministro...» «Caro figlio Consigliere...», «E poi dicono che nelle famiglie italiane non c'è dialogo» ironizzò su «La Stampa» Massimo Gramellini. Parole sante.&lt;br /&gt;Tanto più che il leggendario «eroe di Mani Pulite» era quello che aveva gettato la toga per «cambiare una certa politica», che tuonava «basta coi candidati che se non è zuppa è pan bagnato, Nicola o Francesco !», che diceva: «Le mie priorità sono l' abbattimento dei costi della politica e l'eliminazione di ogni nepotismo». Ricordate la celeberrima sfuriata nei giorni in cui pareva l'Angelo Vendicatore? Scrisse che non ne poteva più&lt;br /&gt;di fasc-ismo, neopostfasc-ismo, fondamental-ismo, papal-ismo,&lt;br /&gt;centr-ismo, plescibitar-ismo, trasform-ismo, clerical-ismo, autoritar-&lt;br /&gt;ismo, giacobin-ismo e insomma di quella «sfilza di ismi&lt;br /&gt;che dicono tutto e nulla». E chiudeva: «C'è qualcuno in questo&lt;br /&gt;Paese che, con parole semplici e chiare, ci spieghi bene le cose&lt;br /&gt;come stanno e senza "ismi?»? Bravo Tonino: ci spiega con parole semplici e chiare, cos'è&lt;br /&gt;il nepot-ismo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7&lt;br /&gt;Perso il Rolex d'oro? Paga la Camera&lt;br /&gt;I privilegi: dalle scorte ai ristoranti meno cari delle mense operaie&lt;br /&gt;Agli spazzini di Marghera piacerebbe molto mangiare al ristorante&lt;br /&gt;di Palazzo Madama. Non tanto per l'ambiente elegante,&lt;br /&gt;gli impeccabili camerieri in livrea che ti servono o le giornate di&lt;br /&gt;degustazione offerte dalle varie regioni come quella sudtirolese&lt;br /&gt;con speck, kaminwurzen, prosciutto di cervo e leccornie d'ogni&lt;br /&gt;genere bagnati da calici di Legrein o di Gewiirztraminer. Quanto&lt;br /&gt;alla compagnia, meglio mangiare coi Bepi e i Toni che con&lt;br /&gt;certi senatori. Ma i prezzi? Vuoi mettere i prezzi?&lt;br /&gt;Un primo alla mensa dei netrurbini costa 3 euro, al Senato&lt;br /&gt;la «lasagnetta al ragù bianco e scamorza affumicata» 1 euro e 59&lt;br /&gt;centesimi. Un secondo di carne alla mensa dei netturbini costa 4&lt;br /&gt;euro e mezzo, al Senato la «cernia fritta dorata» 3 euro e 53 ceno&lt;br /&gt;tesimi. Un «contorno cotto» alla mensa dei netturbini costa 2&lt;br /&gt;euro, al Senato le «cipolline glassate» o i «broccoli calabresi all'agro» 1 euro e 42. Una macedonia alla mensa dei netturbini costa 1 euro e mezzo, al Senato 75 centesimi. E perfino il pane alla mensa dei netturbini costa 60 centesimi e al Senato 52.&lt;br /&gt;Un confronto imbarazzante. Tanto più che un netturbino prende un decimo di un senatore. Eppure il confronto si ripropone pari pari col ristorante della Camera: 8 euro e mezzo&lt;br /&gt;spende mediamente per mangiare uno spazzino veneziano, 9 euro e 16 centesimi un deputato. Ovvio, il prezzo si alza grazie alle bottiglie di vino: rosso comune delle cantine sociali nella&lt;br /&gt;mensa degli spazzini, Brunelli e Falanghine a Montecitorio. O&lt;br /&gt;a Palazzo Madama. Dove, democraticamente, sono trattati coi&lt;br /&gt;fiocchi non solo i parlamentari ma anche la loro corte e i dipendenti:&lt;br /&gt;1 euro e 59 una zuppa di verdura, 84 centesimi i ravioli&lt;br /&gt;al ragù, 1 euro e 70 una b raciola, 5 euro e 20 un dentice al vapore,&lt;br /&gt; 1 euro e 42 le verdure al vapore, 26 centesimi un'insalata&lt;br /&gt;di carote e 42 centesimi un ananas... Mica male, per un dipendente&lt;br /&gt;che guadagna in media 115.419 euro l'anno.&lt;br /&gt;Quanto costano quei pasti al cittadino italiano? Infinitamente&lt;br /&gt;di più. Non tanto per il costo vivo dei prodotti alimentari,&lt;br /&gt;più o meno lo stesso, ma per quello del personale. Al ristorame&lt;br /&gt;della Camera sono 80 in organico: un cuoco o un cameriere&lt;br /&gt;ogni 8 deputati. Una media che metterebbe sul lastrico&lt;br /&gt;qualunque ristorante del pianera, anche se adoperasse manovaIanza&lt;br /&gt;tagika o burkinanese. Figuratevi a Montecitorio, dove un&lt;br /&gt;dipendente costa mediamente 112.071 euro l'anno. In realtà i&lt;br /&gt;posti non sono tutti coperti e gli addetti ai banchetti dei depurati&lt;br /&gt;sono una cinquantina. Di questi, quelli che lavorano effettivamente&lt;br /&gt;scendono ancora fino a una quarantina, Colpa della&lt;br /&gt;salute: ci sono camerieri che, certificati medici alla mano, non&lt;br /&gt;possono servire al tavolo perché faticano a camminare, cuochi&lt;br /&gt;che non possono cucinare.. . Facciamo due comi? Solo in stipendi al personale il «Montecitorio's restaurant» costa circa 5 milioni di euro l'anno.&lt;br /&gt;Quanto basterebbe per pagare, sul mercato, 200 cuochi e camerieri&lt;br /&gt;e lavapiatti. O per imbandire qualche tavolata sul modello&lt;br /&gt;del pranzo di nozze offerto da Galeazzo II nel Palazzo&lt;br /&gt;dell'Arengo, alla presenza di Francesco Petrarca, per il matrimonio&lt;br /&gt;della figlia Violante Visconti col duca Lionello d'Inghilterra.&lt;br /&gt;Una mangiata con 18 «imbandigioni». La prima: porcelli&lt;br /&gt;dorati e pesci dorati. La seconda: lepri dorate. La terza: vitello&lt;br /&gt;dorato. E così via: quaglie, pernici, aironi, anitre, trote, cigni,&lt;br /&gt;pavoni. Tutto ricoperto d'una patina d'oro.&lt;br /&gt;Guai a dirlo, però. Ché subito si alzano solenni indici ammonitori:&lt;br /&gt;attenzione a non cadere nella demagogia! Vale tuttavia&lt;br /&gt;la pena di ricordare che fino al 1974 (non nel Parlamento&lt;br /&gt;ottocentesco del barone Petruccelli della Gattina: fino al 1974)&lt;br /&gt;il ristorante al Senato non c'era e i senatori, senza per questo&lt;br /&gt;fare segnare indici più alti di mortalità, si arrangiavano coi panini&lt;br /&gt;e i piatti freddi alla buvette. Come fino a pochi anni prima&lt;br /&gt;avevano fatto anche i deputati.&lt;br /&gt;«Eravamo stufi di mangiare come i cavalli» disse il sociali-sta&lt;br /&gt;Bruno Lep re a Guido Quaranta. li quale nel 1977, in Tutti&lt;br /&gt;gli uomini del Parlamento, descriveva la «trattoria» camerale così:&lt;br /&gt;«Chi non salta il pasto, o non è costretto all'uovo sodo della&lt;br /&gt;buvette da impegni improvvisi e urgenti, scende in un ristorante&lt;br /&gt;self-service ricavato nel 1968 in un sotterraneo di Montecitorio) formato da 4 sale comunicanti: 130 posti tra poltroncine e divani in similpelle, rossa come la spessa moquette, lampade in cristallo e ottone perennemente accese.  Gli avventori, sfilando&lt;br /&gt;davanti a un lungo bancone, possono scegliere tra alcuni antipasti, 4 diversi primi piatti, 5 tipi di secondi e altrettanti piatti espressi (carne alla griglia e uova al tegame), 4 contorni,&lt;br /&gt;formaggi, frutta fresca e cotta, 6 marche di acque minerali e 16&lt;br /&gt;qualità di vino ) Un pasto costa in media 1300 lire, niente mance per il personale (16 commessi e 4 cuochi). Durante le sedute più importanti, l'affluenza massima è di 400 persone a pranzo, 300 a cena; in un mese la media è di 4000 pasti». Riassumendo: il numero dei deputati da allora a oggi è rimasto lo stesso, il prezzo pagato a pasto col passaggio dal self-service al servizio à-la-carte è salito in valuta attuale d a 4 euro e 22&lt;br /&gt;centesimi a 9 euro e 16 centesimi e l'organico del personale, anche&lt;br /&gt;se poi molte caselle non sono state riempite, è quadruplicato.&lt;br /&gt;Così come sono aumentati i barbieri a disposizione dei parlamentari.&lt;br /&gt;Al Senato erano 4 e sono diventati 8, alla Camera erano&lt;br /&gt;8 e sono diventati 12. E meno male che non è passata, nel&lt;br /&gt;settemb re del 2006, la richiesta avanzata a nome di alt ri dal deputato&lt;br /&gt;leghista Giacomo Stucchi: «li potenziamento del servizio&lt;br /&gt;di barberia che, secondo me, funziona bene, ma che, secondo&lt;br /&gt;altri colleghi, necessita di qualche unità in più». li giorno dopo,&lt;br /&gt;lo sventurato si lagnava: «Questa mattina ho letto vari giornali&lt;br /&gt;e ho visto vari articoli riferiti alla discussione che abbiamo&lt;br /&gt;svolto ieri in quest'aula sul nostro bilancio. Erano, in prevalenza,&lt;br /&gt;articoli di colore. Si sono toccate tematiche, come la barberia&lt;br /&gt;gratuita o tante altre, che tendono forse, lo dico tra virgolette,&lt;br /&gt;a denigrare e screditare l'immagine del Parlamento» .&lt;br /&gt;«Denigra re» l'immagine del Parlamento? Solo perché qualche&lt;br /&gt;cronista aveva osato ironizzare sul fatto che l 'onorevole&lt;br /&gt;Emerenzio Barbieri aveva ricordato che alla Camera qualcosa si&lt;br /&gt;pagava ma a Palazzo Madama «i senatori in carica, gli ex senatori,&lt;br /&gt;i deputati in carica, gli ex deputati e i parlamentari europei&lt;br /&gt;vanno dal barbiere gratis» e aveva chiesto che anche alle deputate&lt;br /&gt;venisse esteso il benefit dato alle senatrici che ricevono per&lt;br /&gt;il parrucchiere un bonus di 150 euro al mese?&lt;br /&gt;Poche settimane dopo, l'ineffabile Stucchi, smessi i panni&lt;br /&gt;dell'addolorato custode della sacralità del Parlamento e rimessi&lt;br /&gt;quelli del leghista incazzato, scriveva sul suo blog in internet&lt;br /&gt;che «nei palazzi della politica romana si sente aria di vecchio» e&lt;br /&gt;se la p rendeva con «lorsignori» eccitando i suoi elettori: «Sapete&lt;br /&gt;qual è la differenza t ra i partiti, di dest ra o di sinistra poco&lt;br /&gt;importa, e la Lega Nord? Che i primi stanno a cincischiare sul&lt;br /&gt;nulla, mentre il Carroccio va dritto al sodo». Bravo onorevole,&lt;br /&gt;al sodo: insaponatura, barba, basette, sfo rbiciatina sop ra le&lt;br /&gt;orecchie, asciugamano caldo e un bel dopobarba rinfrescante,&lt;br /&gt;magari firmato da Salvatore Ferragamo o jean-Paul Gaultier.&lt;br /&gt;Al sodo, al sodo! Buon per lui che nelle valli bergamasche, dove&lt;br /&gt;l'hanno eletto, non leggono i resoconti stenografici della Camera.&lt;br /&gt;Sennò gli chiederebbero come mai, se l'Associazione artigiani&lt;br /&gt;dice che un barbiere può vivere dignitosamente se nel&lt;br /&gt;suo bacino ci sono almeno mille uomini (o , «nel caso sia unisex», almeno 800 abitanti maschi e femmine) a Montecitorio c'è un barbiere ogni 52 deputati e a Palazzo Madama uno ogni 40 senatori maschi.Eppure il ristorante deluxe a p rezzi popolari e la barberia&lt;br /&gt;non sono che due dei privilegi di chi ha la fortuna di finire in&lt;br /&gt;Parlamento. All'arrivo, ti danno un elenco dei benefit cui hai diritto:&lt;br /&gt;dai viaggi gratuiti in business class sui voli Alitalia a quelli&lt;br /&gt;sui treni e i traghetti, dai tassi favorevolissimi nella banca interna&lt;br /&gt;alla tessera Agis per andare gratis al cinema, dal Telepass gratuito&lt;br /&gt;a mille altre cose più o meno note (con 100 euro in più al&lt;br /&gt;mese, per esempio, si può estendere la generosissima mutua anche&lt;br /&gt;ai suoceri) che non vale neanche la pena di elencare.&lt;br /&gt;Da annotare i regalini . Come i computer portatili dati nella&lt;br /&gt;XIV legislatura a ogni deputato. Decisione sacrosanta e ineccepibile.&lt;br /&gt;Ma non nella sua coda: la scelta di consentire a ogni parlamentare&lt;br /&gt;di riscattare le macchine al p rezzo simbolico d i un euro. Offerta&lt;br /&gt; della quale approfittò subito il decano del collegio&lt;br /&gt;dei questori, Francesco Colucci, che di computer ne rastrellò&lt;br /&gt;21, alcuni praticamente mai usati, «costringendo il funzionario&lt;br /&gt;preposto a farsi firm are una specifica autorizzazione dal segre&lt;br /&gt;tario generale della Camera». Anche Gesù Bambino vuole bene ai senatori. Attraverso la&lt;br /&gt;presidenza e i questori di Palazzo Madama, per esempio, a Natale del 2006 ha regalato a tutti una sontuosa valigia a rotelle di pelle chiara, marca Bric's, modello Yalta linea Life Pelle. Prezzo di listino, stando alle offerte sui siti internet: 719 euro. Più la spesa supplementare dovuta all'incisione su ogni trolley, in bella grafia, delle iniziali del parlamentare a cui era destinato. Per carità, è più che probabile che l'acquisto di 325 valigie sia stato&lt;br /&gt;agevolato da un forte sconto. Però.. . Eppure, perfino chi bacchetta da anni sui lussi che via via si sono concessi i nostri rappresentanti in Parlamento, ne scopre sempre uno nuovo. Per esempio il risarcimento dei furti. Sei un deputato e ti fregano il soprabito che avevi appoggiato all'attaccapanni? Mai paura: «Desideriamo segnalarTi che in&lt;br /&gt;casi di danneggiamento o sottrazione di beni mobili o denaro avvenuti in locali della cui custodia la Camera sia responsabile» scrivono i questori ai deputati in una lettera del 7 febbraio del 2007 «potrai comunque richiedere, previa denuncia, all'ispettorato&lt;br /&gt;di polizia, il risarcimento del danno subito a cui provvederà la compagnia assicuratrice». Immaginatevi la scena: «Scusate, mi hanno rubato un cappotto di cachemire da 1000 euro». «Prego onorevole, vada a comprarne un altro e ci porti lo scontrino.» Va da sé che qualche furbino potrebbe avvertire la tentazione di rifarsi il guardaroba: «Avevo appeso una giacca...&lt;br /&gt;Avevo posato una pashmina...» . E le scarpe? Basta un po' di&lt;br /&gt;fantasia: «Mi ero steso a dormicchiare sul divano dopo essermi&lt;br /&gt;sfilato un paio di mocassini fatti a mano da mille euro...» ,&lt;br /&gt;Il massimo dello status, però, è la scorta. Intendiamoci: in&lt;br /&gt;un Paese come il nostro che negli anni di piombo ha visto uccidere&lt;br /&gt;dai terroristi rossi e neri 430 persone e ha vissuto stagioni di&lt;br /&gt;spaventosa violenza mafiosa con vere e proprie mattanze, sarebbe&lt;br /&gt;stupido non riconoscere che il passaggio a una democrazia «protetta»&lt;br /&gt; dopo gli anni Cinquanta di pressoché totale mancano&lt;br /&gt;za di guardie del corpo dei Fanfani e dei Romita fu obbligato.&lt;br /&gt;Come in tutte le cose, però, c'è modo e modo. E da noi, soprattutto&lt;br /&gt;nel Mezzogiorno dove certi dettagli valgono il doppio,&lt;br /&gt;la scorta può titillare le vanità di uomini affetti da «importanzite&lt;br /&gt;acuta» più di una Maserati biturbo o di una pelliccia di zibellino&lt;br /&gt;sulle spalle dell'amante. Lo sanno tutti. E tutti, da anni, promettono&lt;br /&gt;tagli, tagli, tagli. il leghista Roberto Maroni, il ptimo ministro&lt;br /&gt;degli Interni non dicì, si mostrava, nel '94, scandalizzato:&lt;br /&gt;«Ho scoperto che aveva la scorta perfino Clelia Darida. E chi&lt;br /&gt;era? L'avevano lasciata anche a Paolo Emilio Taviani. Ho chiesto:&lt;br /&gt;perché? Mi hanno risposto: "Perché è stato ministro, al Viminale". Sì, ho detto, ma quanto tempo fa? Io non lo so, quasi non lo ricordo... Uno che ha fatto cose importanti può avere una&lt;br /&gt;gratitudine dallo Stato. Capisco. Capisco pure che gli si paghi il&lt;br /&gt;taxi. Ma perché deve portarsi dietro quelli col mitra e sottrarli&lt;br /&gt;ad altri servizi?». Basta, diceva. Basta con episodi leggendari come quello di&lt;br /&gt;Riccardo Misasi che «faceva il bagno su una spiaggia calab rese&lt;br /&gt;con lo status symbol di una folla d'uomini armati». D'ora in&lt;br /&gt;avanti, giurò, fine della fiera: «Ne tagliamo il 70%. Prima le avevano&lt;br /&gt;circa 160 politici. Adesso, a parte i ministri in carica, rimarranno&lt;br /&gt;a 6 o 7. Non ce l'hanno più Bettino Craxi, Vincenzo&lt;br /&gt;Scotti, Antonio Gava. E basta con il periodo di cinque armi per&lt;br /&gt;l'uso personale di aerei militari da parte di un ex presidente del&lt;br /&gt;Consiglio. Roba che va eliminata. Pensi che Craxi, a Milano,&lt;br /&gt;aveva ancora la scorta in attesa che tornasse dalla Tunisia».&lt;br /&gt;Cinque anni dopo «l'Unità» plaudiva al governo di Massimo&lt;br /&gt;D'Alema con un titolone: Dimezzate in tre anni le scorte ai&lt;br /&gt;politici. Ma come: non le aveva già ridotte del 70% Maroni?&lt;br /&gt;Macché. Nell'articolo si spiegava che dal giugno del '96 al maggio&lt;br /&gt;del '99 i servizi di scorta erano stati ridotti da 417 a 282, dei&lt;br /&gt;quali 48 a «personalità con incarichi politico-istituzionali o amminist&lt;br /&gt;rativi». Nel Duemila, la relazione annuale al Parlamento&lt;br /&gt;parlava di 3798 agenti imp egnati in 77 1 scorte. Quasi il triplo&lt;br /&gt;di quelle vantate l'anno p rima. Chi mentiva? Bah... Un altro&lt;br /&gt;anno di attesa e il 25 ottob re del 2001, un mese e mezzo dopo&lt;br /&gt;1'11 settembre e il divampare della paura degli attentati islamici,&lt;br /&gt;il nuovo capo del Viminale Claudio Scajola accusava: «In&lt;br /&gt;questo Paese sono impegnati per servizio di scorta più di 6000&lt;br /&gt;uomini. li costo del servizio di scorta supera i 1100 miliardi di&lt;br /&gt;lire. In Paesi ove si registra un fenomeno terroristico e di criminalità&lt;br /&gt;forte, p aragonabile e certamente superiore al nostro&lt;br /&gt;(Spagna, con il problema dei Paesi Baschi, Inghilterra con il&lt;br /&gt;problema dell 'Irlanda del Nord), il costo e il numero di uomini&lt;br /&gt;impegnati nella protezione delle persone a rischio è pari al 30%&lt;br /&gt;di quello che sopporta l'Italia».&lt;br /&gt;Chiaro? Stando ai dati ufficiali, in Spagna (dove l'Euskadi&lt;br /&gt;Ta Askatasuna ha ucciso oltre 800 persone) e in Gran Bretagna&lt;br /&gt;(dove la guerra tra l'Irish Republican Army e le truppe inglesi&lt;br /&gt;ha contato dal 1969 a oggi 3300 morti e 38.000 feriti) gli scortati&lt;br /&gt;erano, a stare larghi, meno di 250, gli uomini impegnati 2000,&lt;br /&gt;il costo in valuta attuale 190 milioni di euro. Da noi il t riplo:&lt;br /&gt;568 milioni di euro. Perché? Troppo spesso per pura vanità.&lt;br /&gt;«Non possiamo infatti nasconderci» spiegava Scajola «che&lt;br /&gt;vi sono state e vi sono alcune esagerazioni, con persone che ritengono&lt;br /&gt;che il servizio di scorta sia uno status symbol per affermare&lt;br /&gt;la propria importanza nella classifica sociale.x Per questo,&lt;br /&gt;spiegò, aveva deciso di togliere la protezione a un sacco di gente,&lt;br /&gt;compresi (e qui si tirò addosso le critiche perfino di Giuliano&lt;br /&gt;Ferrara) alcuni magistrati come Ilda Boccassini che aveva&lt;br /&gt;fatto arrestare gli autori della strage di Capaci in cui la mafia&lt;br /&gt;aveva assassinato Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini che&lt;br /&gt;li proteggevano. Basta, disse: «Questo servizio ha un costo&lt;br /&gt;enorme, spropositato e come ho già affermato e ripeto in quest'aula&lt;br /&gt;agli occhi dei cittadini è stato ed è considerato una vergogna&lt;br /&gt;nazionale». Risultato: stando alla relazione al Parlamento&lt;br /&gt;di Giuseppe Pisanu, nel 2005 le scorte erano ancora 732&lt;br /&gt;(delle quali 95 per i politici) e gli uomini utilizzati 2828. Cioè 6&lt;br /&gt;scorte in più rispetto a quelle denunciate da Scajola come «spropositate».&lt;br /&gt;E così, mentre venivano versate lacrime di coccodrillo sulla&lt;br /&gt;morte di Marco Biagi, che secondo l'allora ministro degli Interni&lt;br /&gt;«era un rompicoglioni» e fu ucciso proprio perché gli era stata&lt;br /&gt; negata la protezione inutilmente chiesta «&lt;sennò non saremmo&lt;br /&gt;riusciti a ucciderlo» mise a verbale la brigatista rossa&lt;br /&gt;Cinzia Banelli), fino al maggio del 2006 e alla caduta del governo&lt;br /&gt;Berlusconi, aveva ancora la scorta la presentatrice televisiva&lt;br /&gt;Irene Pivetti. Motivazione: prima di scoprire l'ebbrezza dei&lt;br /&gt;succinti completi sexy tutti cuoio e borchie, era stata l'inamidata&lt;br /&gt;presidentessa della Camera. E come tale collocata per l'eternità&lt;br /&gt;nell'Olimpo degli Dei. Giuliano Amato, stando ai numeri aggiornati alla fine di&lt;br /&gt;gennaio del 2007, un taglio l'ha dato. E non solo all'ex presidente&lt;br /&gt;di Montecitorio, che peraltro ha ancora di ritto a un ufficio tutto&lt;br /&gt;suo vita natural durante anche se è passata dai tailleur della signorina&lt;br /&gt;Rottermaier ai costumini da cat-woman. Da 727 scortati&lt;br /&gt;che aveva trovato il giorno dell'insediamento, ha portato il numero&lt;br /&gt;a 654: una riduzione del 10%. E del 13% è stata la sforbiciata&lt;br /&gt;agli uomini di scorta, col recupero di 424 poliziotti, carabinieri&lt;br /&gt;e finanzieri da destinare ad altri compiti. Per non dire dell'amputazione&lt;br /&gt;sul fronte dei politici: da 112 a 84. Direte: ma non&lt;br /&gt;si erano già vantati di averli ridotti a 48 nel 2000? Misteri.&lt;br /&gt;Chi certo non è rimasto senza un battaglione personale di&lt;br /&gt;angeli custodi è Silvio Berlusconi. Il quale, ai tempi in cui era&lt;br /&gt;premier, si era dotato di 81 body-guardo Cioè poco meno di&lt;br /&gt;quanti bastarono ai servizi segreti israeliani per il più spettacolare&lt;br /&gt;raid militare di tutti i tempi, quello che nel 1976 portò alla&lt;br /&gt;liberazione di tutti gli ostaggi di un aereo dirottato da un commando&lt;br /&gt;di terroristi all'aeroporto di Entebbe, sotto il naso delle&lt;br /&gt;forze armate del dittatore ugandese Idi Amin. Abituato così, è logico che il Cavaliere non si fidasse del suo successore. Quindi, mentre ancora stava a Palazzo Chigi in attesa&lt;br /&gt;di lasciare il posto a Romano Prodi, decise di darsela da solo,&lt;br /&gt;la scorta per il futuro: 31 uomini. Più la massima tutela a Roma,&lt;br /&gt;Milano e Porto Rotondo. Più 16 auto, di cui 13 blindate.&lt;br /&gt;Il minimo indispensabile, secondo lui, di questi tempi. Un&lt;br /&gt;po' troppo, secondo i nuovi inquilini subentrati alla presidenza&lt;br /&gt;del Consiglio. Che sulla questione, a partire da Enrico Micheli,&lt;br /&gt;avrebbero aperto un (discreto) braccio di ferro con l'ex premier.&lt;br /&gt;Guadagnando solo una riduzione del manipolo: da 31 a 25 persone.&lt;br /&gt; Quante ne aveva il «bersaglio Numero Uno» Yasser&lt;br /&gt;Arafat, secondo Massimo Pini, il giorno che andò a visitare Bettino&lt;br /&gt;Craxi. Eppure, ricordate cosa disse Berlusconi ai tempi in cui appoggiava&lt;br /&gt;Scajola nella decisione di tagliare il numero degli scortati?&lt;br /&gt;Disse che per molti la scorta era «solo uno status symbol»&lt;br /&gt;usato «impropriamente, magari sgommando», E si vantò, giustamente,&lt;br /&gt;di aver sottratto alla noia di certe inutili tutele «788 operatori di polizia dirottati così in altri settori per garantire una maggiore sicurezza dei cittadini». Ai tempi in cui le Br ammazzavano la gente per la strada e i politici erano esposti come mai&lt;br /&gt;prima, del resto , il presidente del Consiglio Giulio Andreotti&lt;br /&gt;viaggiava con scorte assai più contenute: «Mia moglie a Natale faceva un regalino a tutti, e certo non erano molti». . È vero: è cambiato tutto. E la scelta di ridurre drasticamente&lt;br /&gt;le spese per proteggere gli ex capi del governo fatta da Giorgio Napolitano quando stava al Viminale, appare lontana anni luce. Berlusconi è stato il premier che ha appoggiato fino&lt;br /&gt;in fondo Bush , ha schierato l'Italia nelle missioni in Afghanistan&lt;br /&gt;e in Iraq, si è battuto in difesa della sua idea di Occidente&lt;br /&gt;con una veemenza (si ricordi la polemica sul dovere di essere&lt;br /&gt;«consapevoli di questa primazìa, di questa superiorità» sull'Islam)&lt;br /&gt;che lo ha esposto non solo ai fanatici nostrani come&lt;br /&gt;quel Roberto Dal Bosco che gli tirò in tes ta un treppiede in&lt;br /&gt;piazza Navona, ma all'odio di tanti assassini legati ad al Qaeda.&lt;br /&gt;Garantirgli la massima tutela è un dovere assoluto. Punto&lt;br /&gt;e fine . Il modo in cui si sarebbe autoconfezionato questa tutela,&lt;br /&gt;invece, qualche perplessità la solleva. Iln aprile del 2006, cioè&lt;br /&gt;17 giorni dopo le elezioni perse e prima che Prodi si insediasse,&lt;br /&gt;la presidenza del Consiglio stabilì che i capi del governo «cessati&lt;br /&gt;dalle funzioni» avessero diritto a conservare la scorta su&lt;br /&gt;tutto il territorio nazionale nel massimo dispiegamento. Altri&lt;br /&gt;dettagli? Zero: il decreto non fu pubblicato sulla «Gazzetta ufficiale&lt;br /&gt;» e non sarebbe stato neppure protocollato. Si sa solo che&lt;br /&gt;gli uomini di fiducia «trattenuti» erano appunto 31. Quelli che&lt;br /&gt;con un altro provvedimento il Cavaliere aveva già trasferito&lt;br /&gt;dagli organici dei carabinieri o della polizia a quelli del Cesis, il&lt;br /&gt;Comita to esecutivo per i servizi di informazione e di sicurezza.&lt;br /&gt;Trasferimento che l'allora presidente del Comitato di controllo&lt;br /&gt;sui «servizi» Enzo Bianco aveva bollato come «illegittimo».&lt;br /&gt;Domanda: come mai su una cosa simile nessuno, a sinistra,&lt;br /&gt;ha piantato una polemica di quelle che all'estero cavano la pelle&lt;br /&gt;ai megalomani? Perché anche a sinistra sono in diversi, a&lt;br /&gt;zoppicare da quella gamba. Valga per tutti l'esempio di Oliviero&lt;br /&gt;Diliberto, il segretario dei Comunisti italiani, ai tempi in cui&lt;br /&gt;era guardasigilli. Ricordate? La notizia, data per prima dai giornali&lt;br /&gt;del gruppo Monti diretti allora da Vittorio Feltri, fu ripresa&lt;br /&gt;da Giampaolo Pansa: «Si racconta come il ministro di Grazia e&lt;br /&gt;Giustizia, Oliviero Diliberto, dei Comunisti italiani, per presentarsi&lt;br /&gt;in forma al ritorno in patria di Silvia Baraldini, abbia&lt;br /&gt;pensato di andarsene per 6 giorni alle Seychelles, nella splendida&lt;br /&gt;isola di Mahé, la più grande di quell'arcipelago, nell'Oceano&lt;br /&gt;Indiano. E fin qui nulla di male, perbacco! Con la moglie, il&lt;br /&gt;ministro ha preso alloggio nell'Hotel Plantation Club, che non&lt;br /&gt;dev'essere un centro sociale per pensionati , visto che ha persino&lt;br /&gt;un casinò interno. E anche qui siamo nella normalità più assoluta,&lt;br /&gt;dato che il ministro, come è ovvio, ha pagato di tasca&lt;br /&gt;propria la vacanza sua e della signora».&lt;br /&gt;Il fatto è che il compagno Oliver era accompagnato da&lt;br /&gt;«due giovanottoni». I quali «non erano vacanzieri, bensì agenti&lt;br /&gt;della polizia penitenziaria italiana, incaricati di fare da scorta al&lt;br /&gt;minist ro. Erano partiti da Roma con lui e sono rimasti con lui&lt;br /&gt;sino alla fine della vacanza. ..) Viaggio, hotel e servizio della&lt;br /&gt;scorta non li ha pagati il ministro, bensì lo Stato . Me l'ha confermato,&lt;br /&gt;lunedì 6 settembre, l'addetto stampa del guardasigilli,&lt;br /&gt;Andrea Bianchi, già redattore del "Manifesto", un collega intelligente&lt;br /&gt;e schietto. Domanda: ma era proprio necessario portarsi&lt;br /&gt;la scorta fino alle Seychelles? Risposta: per Diliberto la&lt;br /&gt;scorta è un obbligo, ventiquattr'ore su ventiquattro».&lt;br /&gt;La cosa, però, non convinse affatto il grande giornalista:&lt;br /&gt;«Che cosa pensa, l'autentico bacchettone rosso? Semplice: che&lt;br /&gt;su certi terreni delicati, la sinistra abbia più obblighi della destra,&lt;br /&gt;perché il pubblico che la osserva (e la vota) è fatto ancora oggi&lt;br /&gt;di gente semplice, e con poche monete in tasca, che non&lt;br /&gt;ha mai visto nemmeno in cartolina un casinò delle Seychelles.&lt;br /&gt;Ma se è così, e non c'è dubbio che lo sia, è di un'evidenza lampante&lt;br /&gt;ciò che avrebbe dovuto dire il compagno Diliberto a se&lt;br /&gt;stesso. Doveva dirsi: sei a rischio di un agguato, sei scortato,&lt;br /&gt;la scorta deve seguirti dovunque e in ogni luogo? Allora sii più&lt;br /&gt;modesto. Vai in vacanza a Sabaudia o torna alle dune sarde di&lt;br /&gt;Piscinas, e lascia perdere l'Oceano Indiano».&lt;br /&gt;E meno male che oltre alla scorta non si portano dietro il&lt;br /&gt;medico. Quelli parlamentari , infatti , costano un occhio della&lt;br /&gt;testa. Alla Camera fino all'autunno del 2006 ce n'erano tre fissi&lt;br /&gt;che pesavano insieme sui bilanci per un totale di 750.000 euro.&lt;br /&gt;Per capirci: quanto almeno dieci primari ospedalieri. Una enormità.&lt;br /&gt;AI punto che Gabriele Albonetti e gli altri questori di&lt;br /&gt;Montecitorio hanno deciso di sbarazzarsene per varare una&lt;br /&gt;convenzione con i medici del Policlinico Gemelli. Decisione&lt;br /&gt;forse saggia, sui tempi lunghi, ma pagata carissima nell'immediato.&lt;br /&gt;Per lasciare il loro paradiso, infatti, due dei tre dottori&lt;br /&gt;hanno ottenuto una buonuscita di cinque anni: 1.250.000 euro&lt;br /&gt;a testa. Il terzo medico, nonostante l'offerta lussuosa, ha deciso&lt;br /&gt;di restare: e dove lo trova un altro stipendio di 250.000 euro&lt;br /&gt;l'anno con tutti i benefit parlamentari?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Baby pensionati di 42 anni&lt;br /&gt;E c'è chi ha avuto il vitalizio senza mai sedere a PalazzoMadama&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel calendario della show-girl televisiva lrene Pivetti, organismo&lt;br /&gt;geneticamente modificato della badessa militare che fu&lt;br /&gt;presidente della Camera, c'è una data cerchiata di rosso: 4 aprile&lt;br /&gt;del 2013, festa del beato Francesco Marto, il terzo pastorello&lt;br /&gt;di Fatima. Quel giorno, la bella e pimpante presentatrice celebrerà&lt;br /&gt;non solo il compleanno ma la possibilità di diventare una&lt;br /&gt;baby pensionata parlamentare. A 50 anni. Dopo aver fatto tre&lt;br /&gt;legislature ma, grazie a due tornate di elezioni anticipate, solo 9&lt;br /&gt;anni a Montecitorio. E farà «rnarameo», addirittura 18 anni dopo,&lt;br /&gt;alla riforma Dini che avviò il progressivo innalzamento dell'età&lt;br /&gt;inchiodando tutti gli altri italiani ad andare a riposo molo&lt;br /&gt;to, molto, molto più tardi.&lt;br /&gt;La buona madonnina di Fatima, però, non c'entra. Come&lt;br /&gt;non c'entrano le favolose condizioni contrattuali che procura&lt;br /&gt;alla sua preziosa puledra il padrone della scuderia cui appartiene,&lt;br /&gt;l'impresario Lele Mora, scelto «perché non è Biancaneve»,&lt;br /&gt;Il miracolo di salvare le loro baby pensioni, i deputati e i senatori&lt;br /&gt;se lo sono fatti da soli. Qualche anno fa. Un bel giorno sospirarono&lt;br /&gt;affranti: non potevano andare avanti così. Per quanto&lt;br /&gt;abituati a trattarsi principescamente, non potevano proprio&lt;br /&gt;predicare agli altri l'assoluta necessità di fare sacrifici e rimandare&lt;br /&gt;il più possibile l'età del ritiro dal lavoro e nello stesso temo&lt;br /&gt;po tenersi quelle regole lussuose grazie alle quali potevano andare&lt;br /&gt;in pensione a 60 anni se avevano alla spalle una legislatura,&lt;br /&gt;a 55 se ne avevano due, a 50 se ne avevano tre, a 45 se ne&lt;br /&gt;avevano quattro e così via, a scalare. Il troppo è troppo.&lt;br /&gt;Decisero così, nel 1997, tra tanti maldipancia, di cambiare.&lt;br /&gt;Stabilendo che in futuro il parlamentare con una sola legislatura&lt;br /&gt;nel carniere avrebbe potuto ricevere la pensione non prima&lt;br /&gt;di aver compiuto i 65 anni. Ma che ogni anno in più sugli scranni&lt;br /&gt;delle Camere avrebbe dato diritto a un accorciamento di un&lt;br /&gt;anno. Dieci anni «onorevoli»? Pensione a 60 anni. Quindici anni&lt;br /&gt;«onorevoli» ? Pensione a 55. Venti anni «onorevoli»? Pensione&lt;br /&gt;a 50. Col risultato che se dovesse essere rieletta per altre due&lt;br /&gt;volte, la deputata forzista Chiara Moroni potrà ricevere il suo&lt;br /&gt;lussuoso vitalizio di 8455 euro il 23 ottobre del 2024. A 50 anni.&lt;br /&gt;Diventando una b aby pensionata con due soli decenni di&lt;br /&gt;contributi ben 29 anni dopo la riforma Dini. È qui la truffa. Nell'aver fatto credere agli italiani che quella riforma del '97 fosse dawero una svolta radicale dopo decenni&lt;br /&gt;di privilegi. Falso. Primo: allungava solo di cinque anni, a scalare,&lt;br /&gt;l'età pensionabile. Secondo: valeva solo per gli eletti futuri,&lt;br /&gt;a partire dalle politiche del 2001. Tutti gli altri, già presenti nel&lt;br /&gt;2000, hanno diritto per l'eternità al vecchio trattamento. Il napoletano&lt;br /&gt;Giuseppe Gambale, entrato ragazzino nel '92 con&lt;br /&gt;quella Rete di Leoluca Orlando che voleva scardinare la vecchia&lt;br /&gt;politica, è andato in pensione nel 2006 (per essere subito riconvertito&lt;br /&gt;come assessore alla cultura del Comune di Napoli: 4000&lt;br /&gt;euro di stipendio) con 8455 euro lordi al mese. A 42 anni.&lt;br /&gt;Ma come: non arrossisce all'idea di essere un baby pensionato&lt;br /&gt;andato a riposo 23 anni prima di quella soglia dei 65 indicata&lt;br /&gt;come minima per salvare il sistema? «E allora? Non ho tolto&lt;br /&gt;niente a nessuno e non sono disposto a rinunciarvi - ha risposto&lt;br /&gt;all'«Espresso» . «Il vitalizio è il frutto di quello che ho&lt;br /&gt;versato negli anni di servizio parlamentare, è come se avessi stipulato&lt;br /&gt;una polizza privata. Quanto alla mia giovane età, dov'è&lt;br /&gt;lo scandalo? Vuoi dire che ho iniziato a lavorare presto.x&lt;br /&gt;È quanto vorrebbero dire alcuni milioni di italiani, costretti&lt;br /&gt;(loro) ad andare in pensione un paio di decenni più tardi. Ma&lt;br /&gt;c'è di più: l'onorevole giovanotto, per avere quella pensione, ha&lt;br /&gt;versato in quattro legislature 222.000 euro e spiccioli. Nel solo&lt;br /&gt;primo anno da vecchietto quarantaduenne a riposo ne ha riavuti&lt;br /&gt;101.460. Fate due conti: 26 mesi ed eccolo in pari con il&lt;br /&gt;versato. Dopo di che, dai 44 anni in avanti, sarà mantenuto dai&lt;br /&gt;cittadini. Se la vita gli sorriderà quanto sorride mediamente a&lt;br /&gt;un maschio italiano d'inizio millennio (alè, Peppino! ) arriverà a&lt;br /&gt;80 anni dopo avere incassato, in valuta attuale, 3.855.000 euro.&lt;br /&gt;Cioè 17 volte più di quanto aveva versato. Se conosce una polizza&lt;br /&gt;privata altrettanto magica, per favore, dia l'indirizzo anche&lt;br /&gt;a noi. E il bello è che in realtà, di anni veri in Parlamento, Gambale&lt;br /&gt;ne ha passati solo 14. Degli altri 6 per completare le legislature&lt;br /&gt;interrotte da elezioni anticipate ha versato solo i contributi.&lt;br /&gt;La precisazione non è secondaria. Se adesso per avere diritto&lt;br /&gt;a riscattare tutta una legislatura è necessario averne fatta&lt;br /&gt;almeno mezza e cioè 913 giorni (per questo Giulio Tremonti ha&lt;br /&gt;detto più volte: «Non si voterà prima del 2009») una volta non&lt;br /&gt;era così. Per incamerare i diritti d'una intera legislatura bastava&lt;br /&gt;entrare in Parlamento, fosse pure per un battito di ciglia, e pagare&lt;br /&gt;i contributi dovuti, cifre poco più che simboliche rispetto&lt;br /&gt;al guadagno. Il banchiere varesino Giovanni Valcavi, per dire,&lt;br /&gt;è rimasto a Palazzo Madama nove settimane e mezzo. Ma non&lt;br /&gt;provateci neanche, a chiedergli se non si senta in imbarazzo a&lt;br /&gt;portare a casa ogni mese, dal 23 aprile del 1992, una pensione&lt;br /&gt;che all'inizio del 2007 era salita a 3108 euro : è convintissimo di&lt;br /&gt;essersela guadagnata. «Oh, signùr! Ma lei ha idea di quanto ho lavorato, in quei&lt;br /&gt;mesi? Ho fatto un sacco di disegni di legge, di interrogazioni&lt;br /&gt;parlamentari, di riunioni, di viaggi all'estero... Non stavo mica a&lt;br /&gt;guardar per aria, io.» Subentrò al defunto Antonio Natali il 27&lt;br /&gt;marzo del 1991, il giorno dopo gli chiesero di dimettersi dalla&lt;br /&gt;carica di presidente della Banca Popolare di Luino e Varese perché&lt;br /&gt;le due poltrone erano incompatibili. Diede battaglia presentando&lt;br /&gt;una modifica alla legge, gli andò male, fu costretto a scegliere,&lt;br /&gt;scelse di continuare a fare il banchiere e i13 giugno lasciò&lt;br /&gt;il posto a Bruno Pellegrino. Totale dei giorni da senatore: 68.&lt;br /&gt;Non gli sarebbero bastati, ovvio, per avere il vitalizio. Ma&lt;br /&gt;gli fu sufficiente coprire i contributi di tutta la legislatura. «Ho&lt;br /&gt;versato 50 milioni! Di allora ! Cinquanta milioni erano dei bei&lt;br /&gt;soldi, sa? Erano dei bei soldi,» In valuta attuale, meno di 39.000&lt;br /&gt;euro. Recuperati in poco più di un anno. Da allora, i cittadini&lt;br /&gt;italiani hanno regalato a Giovanni Valcavi, a integrazione di&lt;br /&gt;al-t re pensioni deluxe, mezzo milione assai abbondante di euro.&lt;br /&gt;Più di un miliardo di lire. Per 68 giorni da parlamentare e una&lt;br /&gt;cinquantina di milioni di investimento . Un bel guadagno anche&lt;br /&gt;per un banchiere: «Solo perché sono vissuto. Se crepavo subito&lt;br /&gt;ci perdevo». Ma un po' di rossore «Mi facevano festa tutti...&lt;br /&gt;Una marea di senatori, di abbracci Spadolini mi teneva delle&lt;br /&gt;mezze ore a parlare...» Ma due mesi per una pensione! «Ho fato&lt;br /&gt;to la Resistenza, io. Sono stato in carcere. Ho dato tanto, a questo&lt;br /&gt;Paese. Tanto.» E poi, rassicura da anni chi gli fa le pulci,&lt;br /&gt;tranquilli: «Sono scapolo. Non trasferirò la rendita a eredi».&lt;br /&gt;Altra precisazione non secondaria, perché nel mondo fatato&lt;br /&gt;dei parlamentari è successo anche questo: dall'autunno del&lt;br /&gt;2000 incassa ogni mese il vitalizio senatoriale (sia pure ridotto)&lt;br /&gt;la vedova di un uomo che non mise mai piede nell'aula di Palazzo&lt;br /&gt;Madama. Mai, neppure per un minuto. Si chiamava Arturo Guatelli ed era un giornalista famoso. Trombato alle elezioni del 1979 nelle quali si era candidato con la Dc, non ne aveva&lt;br /&gt;certo fatto un dramma. Da corrispondente da Parigi del «Corriere&lt;br /&gt;della Sera» aveva già le sue soddisfazioni. Finché, il 29&lt;br /&gt;aprile del 1983, dopo mesi di tira e molla, il quinto governo di&lt;br /&gt;Amintore Fanfani si dimise. Quattro giorni dopo, il presidente&lt;br /&gt;della Repubblica Sandro P ettini sciolse le Camere. Altri due&lt;br /&gt;giorni e mentre giocava coi figli nel suo appartamento a Palazzo&lt;br /&gt;Giustiniani, il presidente del Senato Tommaso Morlino&lt;br /&gt;morì: infarto. Un paio di giorni dopo la Prefettura di Milano telefonava a&lt;br /&gt;Guatelli, che anni dopo ne avrebbe parlato col collega Ivo Caizzi,&lt;br /&gt;del «Corriere»: «Mi annunciarono che ero stato nominato senatore&lt;br /&gt;al posto di Morlino in quanto primo dei non eletti Dc in Lombardia. Rimasi sorpreso perché sapevo che la legislatura era finita. Quando capii che era un fatto più formale che sostanziale,&lt;br /&gt;evitai perfino di dirlo in giro. La cosa si seppe quando&lt;br /&gt;il Senato, riunito in seduta straordinaria per insediare il nuovo&lt;br /&gt;presidente, annunciò la mia nomina».Un «fatto più formale che sostanziale»? Per niente. Pochi giorni e al giornalista arrivarono un pezzetto dello stipendio e&lt;br /&gt;della liquidazione. Ma più ancora l'avviso che aveva vinto alla&lt;br /&gt; lotteria: «Con grande sorpresa scoprii che avevo anche maturato&lt;br /&gt;un vitalizio da riscuotere dai 60 anni. Dovevo però pagare i&lt;br /&gt;contributi dei 5 anni previsti come minimo. Versai una ventina&lt;br /&gt;di milioni e da un paio d'anni riscuoto». Era, al momento della&lt;br /&gt;chiacchierata, la primavera del 1997. «Hai mai pensato a rinunciare?» gli chiese Caizzi. No, rispose. Certo il suo caso dimostrava «al meglio l'assurdità del sistema pensionistico dei parlamentari ». Ma spiegò: «Non sono abituato a buttare i soldi dalla&lt;br /&gt;finestra. Capisco che si tratti di un privilegio, ma la legge non&lt;br /&gt;l'ho inventata io». «Repellente .» Ecco come Toni Negri, il pessimo maestro&lt;br /&gt;d'una generazione, marchiò la sua esperienza alla Camera:&lt;br /&gt;«Terribile e repellente». Tirato fuori grazie all'elezione nelle file&lt;br /&gt;radicali dal carcere in cui era rinchiuso dal 7 aprile del '79&lt;br /&gt;sotto una montagna di accuse legate al terrorismo rosso, il professore&lt;br /&gt;padovano entrò a Montecitorio, tra le urla dei missini e&lt;br /&gt;il disprezzo di quasi tutti gli altri, il 12 luglio del 1983. Da quel&lt;br /&gt;momento restò n,prima che i colleghi ne autorizzassero l'arresto&lt;br /&gt;reso impossibile dalla fuga a Parigi, per un totale di 64 giorni.&lt;br /&gt;Durante i quali, a causa delle ferie estive, vennero convocate&lt;br /&gt;9 sedute. Della sua «sveltina» parlamentare, al di là delle polemiche&lt;br /&gt;sulla sua elezione, restano agli atti due cose. Una proposta di&lt;br /&gt;legge «pro domo sua» intitolata «Norme per la riduzione della&lt;br /&gt;durata della custodia preventiva e per la concedibilità della libertà&lt;br /&gt;provvisoria» e una lettera alla presidente Nilde lotti in&lt;br /&gt;cui, ferito nella sua permalosa onorabilità accademica come il&lt;br /&gt;più stizzito dei vecchi baroni, chiese un giurì d'onore contro il&lt;br /&gt;deputato democristiano Angelo Bonfiglio che durante una riunione&lt;br /&gt;della giunta per le autorizzazioni a procedere (dove lui&lt;br /&gt;era accusato di reati come «insurrezione armata contro i poteri&lt;br /&gt;dello Stato» o «concorso in sequestro di più persone a scopo&lt;br /&gt;di terrorismo») aveva osato dire che bisognava indagare «su&lt;br /&gt;come e da chi sia stata conferita a Negri la cattedra universitaria». Fine.Non bastasse, rilasciò una serie di interviste. In una disse: «Mi hanno accusato di aver vissuto in cento bande clandestine,  ma l'unico corpo separato in cui mi è toccato di vivere è proprio&lt;br /&gt;questo Parlamento». In un'alt ra, parlando di sé in terza&lt;br /&gt;persona come i terzini e le soubrette, spiegò: «Il Negri rivoluzionario&lt;br /&gt;non si è rinnegato né convertito al parlamentarismo» .&lt;br /&gt;Finché lanciò dalla Francia, via radio, un appello alla sua plebe&lt;br /&gt;ribelle nella scia dell'adagio «armiamoci e partite»: «Ci rivedremo.&lt;br /&gt;Ma per ora dobbiamo riuscire ad alzare ancora quello che&lt;br /&gt;è il piano dello scontro» . Forza ragazzi, che lui si era un po' stufato&lt;br /&gt;e adesso aveva altro da fare con gli accademici parisiens.&lt;br /&gt;Bene: per quelle 9 «repellenti» sedute in cui c'era e non c'era,&lt;br /&gt;Toni Negri prende ogni mese, dal 1993 quando compì i 60&lt;br /&gt;anni, 3108 euro. Cinque volte di più, stando alle tabelle Inps,&lt;br /&gt;della pensione media di vecchiaia di un operaio. Un dettaglio&lt;br /&gt;che, a lui che divenne noto per avere scritto «sento il calore delia&lt;br /&gt;comunità operaia e proletaria tutte le volte che mi calo il passamontagna» , dovrebbe far venir voglia di rimetterlo, il passamontagna. Per l'imbarazzo. Niente da fare: nella sua testa il vitalizio è un risarcimento per la galera fatta. Non ce n'è uno, tra i baciati dal privilegio, che un po' se ne vergogni. Valga come esempio un'intervista a Marco Formentini,&lt;br /&gt;che dovrebbe oggi assommare varie pensioni dovute ai ruoli&lt;br /&gt;di funzionario europeo e poi dipendente della Regione Lombardia&lt;br /&gt;(di cui è stato segretario della giunta) e poi deputato nazionale&lt;br /&gt;e poi sindaco di Milano e poi ancora per due volte parlamentare&lt;br /&gt;europeo. Sempre per la Lega (fu lui a celebrare, con&lt;br /&gt;le lacrime agli occhi, il matrimonio bis dell'Umberto Bossi con&lt;br /&gt;la Manuela) e poi per la Margherita. Alla domanda se non mettesse a disagio uno come lui (che come sindaco leghista salutava «la Milano che si alza alle cinque&lt;br /&gt;» e attaccava «Roma ladrona») incassare la pensione di deputato&lt;br /&gt;dopo essere stato a Montecitorio poco più di un anno, rispose:&lt;br /&gt;«Ah, sì, certo. Sono sicuro che la Lega si batterà per ridurlo.&lt;br /&gt;E io non mi tirerò indietro». Dopo di che, zero. Anzi, davanti&lt;br /&gt;all'insistenza del cronista, sbottò: «Non si può pensare che&lt;br /&gt;ci siano rinunce personali. Vorrei vedere... E voi giornalisti? Anche&lt;br /&gt;le vostre pensioni non sono mica da buttar via. O sbaglio?&lt;br /&gt;Rompete i coglioni agli altri, ma pensate a voi stessi! Non è&lt;br /&gt;che voi siete poveri pensionati dell'Inps! Non fate un cazzo e alla fine&lt;br /&gt;vi trovate una bella pensione anche voi. Che fate tanto i moralisti!». E chiuse: «Basta. Mi ha rotto i coglioni». Clic. Che certi giornalisti battano la fiacca è vero. Ma certo nessuno&lt;br /&gt;al mondo si è mai guadagnato una pensione da giornalista&lt;br /&gt;lavorando poco come un altro politico, Clemente Mastella. Veniva&lt;br /&gt;da Ceppaloni, faceva il «promoter» elettorale per l'allora&lt;br /&gt;potentissimo Ciriaco De Mira e venne da lui piazzato alla sede&lt;br /&gt;Rai di Napoli verso la metà degli anni Settanta. Malignità? No,&lt;br /&gt;l'ha raccontato lui: «A farmi entrare alla Rai fu De Mita. Tre&lt;br /&gt;giorni di sciopero contro la mia assunzione. Ai colleghi replicai&lt;br /&gt;soltanto: e voi invece siete entrati per concorso!», Era sveglio, lavorava per la radio, cercava di battere soprattutto il Sannio dove aveva in mente di candidarsi. E costruiva il&lt;br /&gt;suo futuro ventiquattr'ore su ventiquattro, puntando dritto alle&lt;br /&gt;elezioni del 20 giugno del 1976: «Il miracolo lo realizzai così.&lt;br /&gt;Aspettavo che tutti i dipendenti andassero a mensa. Poi chiedevo&lt;br /&gt;ai centralinisti di telefonare nei comuni del mio collegio&lt;br /&gt;elettorale. Mi facevo introdurre come direttore della Rai e segnalavo&lt;br /&gt;questo nostro bravo giovane da votare: Clemente Mastella.&lt;br /&gt;Funzionò». Diventato professionista il 19 maggio del 1975, un anno e&lt;br /&gt;32 giorni dopo entrava alla Camera. Da quel momento cominciò&lt;br /&gt;a succhiare da un'altra delle generose mammelle della politica:&lt;br /&gt;la possibilità, per chi era eletto, di mettersi in aspettativa&lt;br /&gt;nel posto di lavoro «provvisoriamente» lasciato. E di restarci&lt;br /&gt;per anni e anni. In certi casi, come quello dei magistrati, continuando&lt;br /&gt;a prendere, fino a poco tempo fa, sia la busta paga da&lt;br /&gt;parlamentare sia da magistrato. Ma in ogni caso tenendo ben&lt;br /&gt;agganciata la propria pensione professionale grazie al versamento&lt;br /&gt;dei contributi «figurativi». Cosa sono? Sono i versamenti che questo o quell'ente previdenziale è obbligato ad accreditare sul «conto» pensionistico&lt;br /&gt;di ogni deputato e ogni senatore anche se i soldi non li riceve&lt;br /&gt;né dall'interessato né dal suo datore di lavoro, pubblico o privato&lt;br /&gt;che sia. Insomma: contributi fantasma. Che però danno&lt;br /&gt;diritto alla pensione fin ale, da giudice o da professore, da&lt;br /&gt;impiegato regionale o da dirigente industriale, anche se per decenni non e stato versato un centesimo. In questo modo andò in pensione come docente universitario,&lt;br /&gt;a 47 anni, l'ex ministro socialdemocratico Carlo Vizzini.&lt;br /&gt;Erede del seggio alla Camera del padre Casimiro, era andato in&lt;br /&gt;cattedra a Palermo, come ordinario di Storia delle Dottrine&lt;br /&gt;economiche, nel 1973, a 26 anni. Per meriti scientifici o politici?&lt;br /&gt;Scientifici , ci mancherebbe. Lo dichiara lui stesso nel suo&lt;br /&gt;sito dicendosi «autore di numerose pubblicazioni» . Quali? La&lt;br /&gt;risposta è nel motore di ricerca dell'Istituto Centrale per il catalogo&lt;br /&gt;unico. Dove risulta che in tutte le biblioteche pubbliche&lt;br /&gt;italiane, tra milioni e milioni di volumi, esistono del prestigioso&lt;br /&gt;economista 5 libri. Due copie di Contributo ad un dibattito su&lt;br /&gt;economia e società / Sezione economica del Psdi diretta da Carlo&lt;br /&gt;Vizzini, altre due di Le regioni italiane nella Comunità europea&lt;br /&gt;e una di Finanza locale e riforma tributaria, relazione a un convegno&lt;br /&gt;palermitano del 1975. Depositate alla Biblioteca nazionale&lt;br /&gt;centrale di Firenze, che come è noto conserva tutto ciò che&lt;br /&gt;viene pubblicato. Compreso, per capirci, Sola come un gambo&lt;br /&gt;di sedano, di Luciana Littizzetto. Presente peraltro 74 volte.&lt;br /&gt;Fare un elenco di tutti quelli andati in pensione coi contributi&lt;br /&gt;figurativi è impossibile. Troppo lungo. Clemente Mastella,&lt;br /&gt;come dicevamo, dall'alba del terzo millennio è un pensionato&lt;br /&gt;dell'Inpgi, l'Istituto di previdenza giornalisti, dopo aver fatto il&lt;br /&gt;cronista per un totale di 397 giorni. Il democristiano Vincenzo&lt;br /&gt;Scotti, che già incassa 10.000 euro di vitalizio, è in pensione anche&lt;br /&gt;come dirigente industriale, mestiere cui non può aver dedicato&lt;br /&gt;molto tempo avendo fatto il parlamentare per 7 legislature,&lt;br /&gt;dai 35 anni in avanti. Il comunista Armando Cossutta è in&lt;br /&gt;pensione quale «dirigente politico» da quando aveva 54 anni&lt;br /&gt;ed era già alla Camera da 8.&lt;br /&gt;Conosciamo l'obiezione: roba vecchia, adesso le regole sono&lt;br /&gt;cambiate. Giusto. Ma si è trattato d'un ritocco. Da qualche&lt;br /&gt;anno i parlamentari, di quei contrib uti figurativi che virtualmente&lt;br /&gt;pesavano per il 33% sull'altrettanto virtuale stipendio,&lt;br /&gt;devono versare una parte in soldi veri, reali, sonanti. Quanto?&lt;br /&gt;1'8%. Un obolo. Il resto, cioè il 25% di quanto finirà nella pen-sione&lt;br /&gt; mai guadagnata, continua a pesare sugli enti di previdenza&lt;br /&gt;costretti al pedaggio.&lt;br /&gt;Il privilegio centrale, quello di poter avere contemporaneamente&lt;br /&gt;due o tre o quattro pensioni o stipendi, è rimasto intatto.&lt;br /&gt;Certo, i nostri bramini dicono che non si tratta di pensione:&lt;br /&gt;è un vitalizio! Ma la Corte costituzionale l'ha già chiarito nel&lt;br /&gt;'94: possono chiamarla come gli pare, però è una pensione. C'era&lt;br /&gt;in ballo la pretesa di un pensionato statale, Giovanni Samory&lt;br /&gt;il quale, sostenendo che non c'erano motivi per concedere ai&lt;br /&gt;parlamentari lo sgravio del 40% sul reddito imponibile dei vitalizi&lt;br /&gt;(sgravio poi abolito) chiedeva che quello sconto fosse&lt;br /&gt;concesso a tutti i dipendenti pubblici. I giudici gli diedero torto,&lt;br /&gt;ma non mancarono di rilevare l'ambiguità del trattamento&lt;br /&gt;previdenziale dei deputati che aveva «trovato origine in una&lt;br /&gt;forma di rnutualità che si è gradualmente trasformata in una&lt;br /&gt;forma di previdenza obbligatoria di carattere pubblico». Quella&lt;br /&gt;che in italiano si chiama, appunto, pensione.&lt;br /&gt;Perché siano così fis sati sull'uso delle parole è ovvio, Con&lt;br /&gt;le regole che loro stessi hanno stabilito, il vitalizio si può sommare&lt;br /&gt;a qualunque altro reddito da lavoro e anche ad altre pensioni,&lt;br /&gt;senza alcun tetto. Fatta salva, s'intende, la normale riduzione&lt;br /&gt;sulle pensioni di anzianità. E la lista di chi accumula entrate&lt;br /&gt;diverse è lunghissima. Rosa Russo Jervolino incassa lo stipendio&lt;br /&gt;di sindaco di Napoli, il vitalizio di 10.000 euro e una&lt;br /&gt;pensioncina che riscuote da olt re 20 anni per aver lavorato un&lt;br /&gt;periodo al Cnel e al ministero del Bilancio. Antonio Di Pietro&lt;br /&gt;lo stipendio da ministro più l'indennità parlamentare più la&lt;br /&gt;pensione da magistrato di cui gode da quando (mettendo insieme&lt;br /&gt;il riscatto della laurea, i contributi da poliziotto e quelli da&lt;br /&gt;pm) gettò la toga alla verde età di 46 anni. Publio Fiori, nato&lt;br /&gt;nel 1938, il vitalizio massimo (9947 euro ) da parlamentare più&lt;br /&gt;una pensione da avvocato dello Stato (già nel 1994 oltre 6000&lt;br /&gt;euro al mese) guadagnata per almeno 15 anni grazie ai contributi&lt;br /&gt;figurativi. Walter Veltroni lo stipendio di sindaco di Roma&lt;br /&gt;e dal 2005 un vitalizio di 9000 euro. Che gli pesa al punto, ha&lt;br /&gt;spiegato a Primo De Nicola dell'cEspresso», di «avere provato&lt;br /&gt;a rifiutarlo cercando di farlo congelare» dopo di che «non&lt;br /&gt;es-sendoci riuscito perché l'eventualità non è prevista dai regolamenti,&lt;br /&gt;ha deciso di distribuirlo in beneficenza alle popolazioni&lt;br /&gt;africane».&lt;br /&gt;Andiamo avanti? Ad Antonio Gava, che fu per anni il monarca&lt;br /&gt;della Dc napoletana e porta in groppa un paio di condanne&lt;br /&gt;per corruzione, arrivano ogni mese un vitalizio di quasi&lt;br /&gt;10.000 euro e altre due pensioni. A Vito Lattanzio, il monarca&lt;br /&gt;di Bari, lo stesso vitalizio e tre pensioni. Per non di re di certi&lt;br /&gt;accumuli celeberrimi come quello di Giuliano Amato, che nel&lt;br /&gt;'98 andò in pensione a 59 anni, dopo essere stato docente universitario,&lt;br /&gt;parlamentare, capo del governo e presidente dell'Antitrust,&lt;br /&gt;con una somma così stratosferica (pari a 20.000 euro&lt;br /&gt;di oggi) che, tornato al governo, si sentì in dovere di rinunciare&lt;br /&gt;allo stipendio di ministro. O di Danilo Poggiolini, che al&lt;br /&gt;vitalizio più modesto (6600 euro) somma ancora oggi una pensione&lt;br /&gt;da segretario dell'Ordine dei Medici che intasca dal 1966.&lt;br /&gt;L'anno in cui la tivù americana trasmetteva il primo episodio di&lt;br /&gt;Star Treck, Indira Gandhi veniva eletta primo ministro e Celentano&lt;br /&gt;cantava a Sanremo Il ragazzo della via Gluck.&lt;br /&gt;Residui di un passato indecente riscattato da virtuose coro&lt;br /&gt;rezioni? Falso. Il peso dei vitalizi agli ex deputati grava «oggi»&lt;br /&gt;su Montecitorio (bilancio 2005 ) per 127 milioni di euro, 35 più&lt;br /&gt;delle indennità dei parlamentari in carica. Una cifra immensa, 8&lt;br /&gt;volte più alta dei 19.700.000 euro, in valori attuali, di tre decenni&lt;br /&gt;fa, nel 1978. Ed è ancora destinata a salire e pesare sul futuro.&lt;br /&gt;E anche i privilegi più insopportabili, quelli che fanno ribollire&lt;br /&gt;il sang ue, non appartengono affa tto al passato . Lo dimostra&lt;br /&gt;platealmente la presenza nel Parlamento italiano, nella&lt;br /&gt;legislatura iniziata nel 2006, di 6 siciliani che ogni mese portano&lt;br /&gt;a casa non solo lo stipendio da deputato ma anche, come ex&lt;br /&gt;consiglieri regionali, un sontuoso vitalizio dell'Ars, l'Assemblea&lt;br /&gt;regionale siciliana, dai 3 agli 8000 euro e mezzo. Sono il margheritino&lt;br /&gt;Franco Piro, i forzisti Giovanni Ricevuto e Giuseppe&lt;br /&gt;Firrarello, il nazional-alleato Nino Strano e i diessini Vladimiro&lt;br /&gt;Crisafulli e Angelo Capodicasa, che incassa anche lo stipendio&lt;br /&gt;da viceministro alle Infrastrutture e passa quindi in carrozza i&lt;br /&gt;25.000 euro. Al mese. Tutta colpa, dicono, di un buco nei&lt;br /&gt;regolamenti parlamentari siciliani. Ma come, direte voi, vogliono&lt;br /&gt;farci credere di non essersene accorti? Esatto. Al punto che la&lt;br /&gt;loro reazione, alla domanda sul perché non avessero segnalato&lt;br /&gt;l'ingiustizia di questo privilegio, somiglia alla risposta che diede&lt;br /&gt;un architetto palermitano quando gli chiesero perché diavolo&lt;br /&gt;avesse costruito la grande piscina olimpionica, rimasta chiusa&lt;br /&gt;per anni, senza l'impianto di riscaldamento. Si batté una mano&lt;br /&gt;sulla fronte e disse: «Minchia: m'u scurdai!» .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9&lt;br /&gt;Politica &amp;amp; Affari: Onorevoli SpA&lt;br /&gt;Dalle casalinghe ai tunnel, dalle cliniche alle banche padane&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Federica Rossi Gasparrini con certi uomini è proprio una farfallona.&lt;br /&gt;Mica con tutti, si capisce. E non eroticamente. Non&lt;br /&gt;c'entra niente con quelle cortigiane veneziane che secondo il&lt;br /&gt;viaggiato re inglese Thomas Coryat avevan fama d 'aprir «la faretra&lt;br /&gt;a ogni dardo». Quando s'innamora di un leader politico,&lt;br /&gt;però, perde la testa. E lei la perde spesso. Ma se Zsa-Zsa Gabor&lt;br /&gt;disse che una donna può avere un colpo di fulmine per un conto&lt;br /&gt;in banca, lei ce l'ha per la poltrona. Che da  b rava massaia&lt;br /&gt;vuole con fodera double-face: versione governativa e versione&lt;br /&gt;business. O se volete versione «idealx e versione «dollar».&lt;br /&gt;Cominciò giovinetta, dedicando il tempo libero «alla Dc e&lt;br /&gt;alle donne impegnate nell'agricoltura» legate a quei tempi alla&lt;br /&gt;mitica figura di Paolo Bonomi. Un amore quieto: «Per 25 anni&lt;br /&gt;restai fedele alla Dc». In particolare a Giulio Andreorti, ospite&lt;br /&gt;d'onore a tutti i congressi della prima stagione di Federica e della&lt;br /&gt;Federcasalinghe, da lei fondata nel 1982. Perché le piaceva? «Era&lt;br /&gt;rassicurante.» Ma questo, dice sempre, «succedeva un secolo fa».&lt;br /&gt;Nel «passato del trapassato remoto» . Rimasta vedova di Zio Giulio,&lt;br /&gt;la Gasparrini aveva come tutte le vedove due alternative:mettersi&lt;br /&gt;il lutto stretto o farsi dei nuovi amici. Scelse la seconda. E si&lt;br /&gt;sa come vanno queste cose: mai una volta che una donna sola non&lt;br /&gt;prenda delle sbandate. Uscì (politicamente) una sera con Bettino&lt;br /&gt;Craxi, si buttò (politicamente) in un tango con Umberto Bossi&lt;br /&gt;(erni piaceva, ora però semb ra animato da uno spirito di rottura e&lt;br /&gt;ciò alle donne non piace») e si fece baciare (politicamente) da&lt;br /&gt;Ferdinando Adornato, che voleva metter su casa con Alleanza&lt;br /&gt;democratica. Finché credette di aver trovato l'amore cui anelava:&lt;br /&gt;Mariotto Segni. «Ecco l'uomo che aspettavamo.»&lt;br /&gt;Ma, ahinoi, anche quella passione sfiorì. E Federica, dopo&lt;br /&gt;aver fatto un pensierino su Giuliano Amato (che presentandosi&lt;br /&gt;in pubblico fasciato come Muzio Scevola per un'ustione subita&lt;br /&gt;aggiustando il frigo sembrò l'eroe dei mariti casalinghi), incontrò&lt;br /&gt;Silvio Berlusconi. Il Cavaliere sì, sapeva parlare alle massaie:&lt;br /&gt;«Anch'io sono stato un po' donnina di casa, perché quando&lt;br /&gt;studiavo ero io che toglievo la polvere e facevo la spesa» .&lt;br /&gt;Un trionfo. «E un uomo raffinato, disponibile, sorridente»&lt;br /&gt;sancì Federica: «Piace alle donne perché è concreto». Macché.&lt;br /&gt;Pochi mesi e il sogno si spezzò: «Lui e il Polo ci hanno trattato&lt;br /&gt;come servette», Basta, via, meglio l'Ulivo. D'ora in avanti, dichiarò ai giornali,&lt;br /&gt;«niente matrimoni, solo amanti passeggeri». E grazie all'amicizia&lt;br /&gt;di Donatella Zingone in Dini, padrona di mezzo Costarica&lt;br /&gt;ma casalinga ad honorem, cercò consolazione sulla spalla&lt;br /&gt;del suo Lamberto, col quale tentò la sorte alle elezioni del '96:&lt;br /&gt;«Ho scelto Rinnovamento per rassicurare l'ala moderata dell'associazione&lt;br /&gt;». Trombata. E fu così che finì, trottolino amoroso,&lt;br /&gt;fra le braccia di D'Alema, che lei confidenzialmente chiamava&lt;br /&gt;solo «Massimo» e di Romano Prodi. Ricompensata con la&lt;br /&gt;nomina a viceministro e accantonato il progetto di una catena&lt;br /&gt;tipo McDonald's «con torte della nonna e frittatine», ritrovò&lt;br /&gt;infine una vecchia fiamma: Tonino Di Pietro. Incoronato come&lt;br /&gt;«il migliore dei migliori» perché «Egli non è di destra, né di sinistra:&lt;br /&gt;è Uomo». Un amore durato fino al settembre del 2006 quando lei,&lt;br /&gt;finalmente portata dall'Italia dei Valori alla Camera, sbatté la&lt;br /&gt;porta senza manco chiudere il gas come Carmencita, e scappò&lt;br /&gt;nel gruppo misto col nuovo boy-friend (politico) , l'epicureo&lt;br /&gt;Sergio De Gregorio del movimento Italiani nel Mondo. Ma&lt;br /&gt;era solo una fuitina. Poche settimane e già stava con Clemente&lt;br /&gt;Mastella. Pronta a lanciarsi, fresca di bigodini e armata di&lt;br /&gt;mattarello e cellulare, in nuovi cimenti. E nuovi business, si&lt;br /&gt;capisce. Donna di spirito assai pratico, la Regina Zenobia delle&lt;br /&gt;massaie organizzate ha infatti, come dicevamo, una doppia vita.&lt;br /&gt;Nella prima amoreggia col fidanzato politico di turno. Nella seconda,&lt;br /&gt; da brava casalinga, tiene i conti della casa. Conti che,&lt;br /&gt;bene o male, le tornano sempre. Basti dire che anche quando le&lt;br /&gt;andò proprio a rovescio, nel disastroso 2001 delle sinistre alle&lt;br /&gt;quali si era aggregata, riuscì comunque a farsi dare, agli sgoccioli&lt;br /&gt;della stagione ulivista, la presidenza del comitato dell 'Inail&lt;br /&gt;(l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul&lt;br /&gt;lavoro) che amministra il fondo autonomo per le casalinghe.&lt;br /&gt;Incarico man tenuto anche dopo essere diventata onorevole.&lt;br /&gt;Senza fa re una piega.&lt;br /&gt;Perché le massaie non sono solo la sua ragione di vita: sono&lt;br /&gt;la sua ragione sociale. Intorno alla Federcasalinghe, Federica&lt;br /&gt;Gasparrini ha costruito un gruppo imprenditoriale, controllato&lt;br /&gt;dalla Holding Famiglia (e ti pareva...) che lei stessa presiede.&lt;br /&gt;C'è un fondo pensioni complementare che ha come direttore&lt;br /&gt;generale il figlio Lorenzo. Poi una società turistica (Global&lt;br /&gt;Tourist Services Srl) fondata per aprire alle casalinghe le porte&lt;br /&gt;del business dei Bed and Breakfast e controllata al 70% da Federcasalinghe&lt;br /&gt;e al 30% dal solito Lorenzo. Poi la società editoriale&lt;br /&gt;Media Services Srl (30% Federcasalinghe, 50% Lorenzo&lt;br /&gt;Gasparrini) che a sua volta controllava il 20% della Europoloquatt&lt;br /&gt;ro, la concessionaria pubblicitaria (fallita) del circuito televisivo&lt;br /&gt;Cinquestelle e possiede il 20% dell'impresa informatica&lt;br /&gt;Servizi Tecnologici Aziendali e il 40% di un consorzio per la&lt;br /&gt;formazione professionale, il Consorzio Outline, che fa parte anch'esso della Holding Famiglia grazie a un complicato intreccio societario. Una girandola di «Srl- da perdere la testa. Alla quale vanno aggiunti ancora un sindacato (Domina: organizzazione dei&lt;br /&gt;datori di lavoro domestico), un patronato (Inforrnafamiglia),&lt;br /&gt;una società (Rete-Rete) per vendite porta a porta. Una Associazione&lt;br /&gt;utenti radiotelevisivi. Una Ong (Donneuropee), E per finire&lt;br /&gt;la grande scommessa sul futuro. I giovani? Ma va là: l'Associazione&lt;br /&gt;delle pensionate e dei pensionati. Dopo di che impelle&lt;br /&gt;una piccola curiosità: ma tra tante società da seguire, il&lt;br /&gt;tempo per fare politica dove lo trova?&lt;br /&gt;Una domanda che andrebbe girata anche ad altri, dei nostri&lt;br /&gt;bramini. Primo fra tutti , ovvio, Silvio Berlusconi. Che proprio&lt;br /&gt;a una faccenda di società e di bilanci deve il suo ingresso&lt;br /&gt;in politica. Una volgare insinuazione comunista? No, lo dice&lt;br /&gt;Marcello Dell'Utri in un'intervista del 2003 per il libro Saranno&lt;br /&gt;potenti? ad Antonio Galdo: «Eravamo nel settembre del 1993 ,&lt;br /&gt;Berlusconi mi convocò nella sua villa di Arcore e mi disse:&lt;br /&gt;"Marcello, dobbiamo fare un partito pronto a scendere in campo&lt;br /&gt;alle prossime elezioni...". Lui aveva provato in tutti i modi a&lt;br /&gt;convincere Segni e Martinazzoli per costruire la nuova casa dei&lt;br /&gt;moderati (. ..) "Vi metto a disposizione le mie televisioni" aveva&lt;br /&gt;detto. Tutto inutile, e allora decise che il partito dovevamo farlo&lt;br /&gt;noi. Poi c'era l'aggressione delle procure e la situazione della&lt;br /&gt;Fininvest con 5000 miliardi di debiti. Franco Tatò, che all'epoca&lt;br /&gt;era l'amministratore delegato del gruppo, non vedeva vie&lt;br /&gt;d'uscita: "Cavaliere, dobbiamo portare i libri in tribunale" (...)&lt;br /&gt;I fatti poi, per fortuna, ci hanno dato ragione e oggi posso dire&lt;br /&gt;che senza la decisione di scendere in campo con un suo partito,&lt;br /&gt;Berlusconi non avrebbe salvato la pelle e sarebbe finito come&lt;br /&gt;Angelo Rizzoli che, con l'inchiesta della P2, andò in carcere e&lt;br /&gt;perse l'azienda». L'azienda, com'è noto, non l'ha persa. Anzi. I beni di famiglia&lt;br /&gt;che nel 1994 erano valutati in 3,1 miliardi di euro ne valevano&lt;br /&gt;nel 2005 ben 9,6. Merito anche di alcune accorte leggi&lt;br /&gt;confezionate su misura. Fin dall'inizio. Da quel '94 in cui, entrato&lt;br /&gt;a Palazzo Chigi, varò un decreto che stabiliva come non si&lt;br /&gt;potessero mai più aprire nuovi cinema a meno di due chilometri&lt;br /&gt;in linea d'aria «dalla più vicina sala operante». E chi ci guadagnava&lt;br /&gt;di più, dal nuovo divieto che segava le gambe a eventuali&lt;br /&gt;concorrenti? Lui. Lo diceva un'indagine dell'Antitrust,&lt;br /&gt;secondo cui, attraverso le società Cinema 5, Cinema 5 Gestione&lt;br /&gt;e Delta, la Fininvest aveva in pugno il 34% delle sale di Roma e&lt;br /&gt;il 31% di quelle di Milano.&lt;br /&gt;Fare la lista delle leggi e leggine varate con soddisfazione&lt;br /&gt;personale dal Cavaliere sarebbe solo la ripetizione di mille inchieste&lt;br /&gt;giornalistiche. Si va dagli incentivi sui decoder per il digitale&lt;br /&gt;terrestre (poi censurati dalla Ue) propagandati davanti&lt;br /&gt;agli stadi con migliaia di volantini, all 'accoglimento da parte&lt;br /&gt;dell'Agenzia per le Entrate di un ricorso del Milan secondo cui&lt;br /&gt;l'Iva sui diritti tivù va pagata dalle squadre in Coppa Uefa ma&lt;br /&gt;non da quelle in Champions League. Dallo stop al decreto di&lt;br /&gt;Bobo Maroni sulla riforma del Tfr che non piaceva a Mediolanum,&lt;br /&gt;all'inasprimento delle pene per chi clona cassette e dvd&lt;br /&gt;dei film , prodotti anche dalla berlusconiana Medusa.&lt;br /&gt;Dall'accordo tra il ministero dell 'Istruzione e le Poste per&lt;br /&gt;consegnare nelle case i libri scolastici comprati attraverso una&lt;br /&gt;società della Mondadori alla legge Gasparri sulle emittenze che&lt;br /&gt;secondo Fedele Confalonieri «regala a Mediaset un bacino di&lt;br /&gt;crescita potenziale di 1-2 miliardi di euro» e che secondo Francesco&lt;br /&gt;Storace, Maurizio «non solo non ha scritto ma non ha&lt;br /&gt;manco letto». Eppure, guai a parlare di leggi ad personam. «La Gasparri?&lt;br /&gt;E io che c'entro?» s'indignò in un'intervista al «Messaggero». Niente, a sentirlo allora. Ma appena il nuovo ministro ulivista per le Telecomunicazioni Paolo Gentiloni presentò il suo&lt;br /&gt;progetto di revisione della legge sulle emittenze, alla fine di&lt;br /&gt;gennaio del 2007 , la reazione del Cavaliere fu però quella di&lt;br /&gt;Padron 'Ntoni pronto ad azzannare tutti nei Malavoglia in difesa&lt;br /&gt;della «sua» roba: «Quello non è un disegno di legge ma un&lt;br /&gt;piano criminale verso il capo dell'opposizione e verso le sue&lt;br /&gt;proprietà private». Tombola. Chissà se un giorno dirà la stessa frase anche Pietro Lunardi.&lt;br /&gt;Le orbite del sistema planetario che ruota intorno a&lt;br /&gt;«Pier Veloce», nomignolo guadagnato per la lingua troppo&lt;br /&gt;spesso più svelta del pensiero (come quando disse che «con la&lt;br /&gt;mafia e la camorra dobbiamo convivere» o confidò gagliardo&lt;br /&gt;che proprio lui, che aveva introdotto la patente a punti, amava&lt;br /&gt;«correre di notte a 150 all'ora e anche di pi ù») non sono infatti&lt;br /&gt;per niente chiare. Fin dall'inizio. Basti ricordare che, giurato&lt;br /&gt;come ministro il martedì, cinque giorni dopo (e di domenical)&lt;br /&gt;già aboliva la legge con cui il suo predecessore Nerio Nesi&lt;br /&gt;aveva finalmente imposto in Italia il divieto europeo di costruire&lt;br /&gt;ancora gallerie a doppio senso di marcia. E dov'era in&lt;br /&gt;ballo un tunnel a doppio senso di marcia? Sull'autostrada della&lt;br /&gt;Val Trompia. Progettato da lui e dalla sua Rocksoil. Una&lt;br /&gt;schifezza tale da spingere perfino il «Giornale di Brescia», che&lt;br /&gt;certo comunista non è, a censurarlo: «Quell 'autostrada nascerà&lt;br /&gt;già vecchia».Certo, a sentire lui non c'era problema. Lo disse due settimane&lt;br /&gt;prima che Berlusconi lo scegliesse, in un momento in cui&lt;br /&gt;pareva che sulla sua nomina qualche alleato avesse dei d ubbi:&lt;br /&gt;«Cambio mestiere, vendo». Tornò a giurarlo di lì a una settimana&lt;br /&gt;in un'intervista a «Libero»: «L'ho già detto in tutte le salse.&lt;br /&gt;Tre fra i migliori avvocati italiani hanno già pronti due progetti&lt;br /&gt;per liquidare in un giorno, in sole ventiquattr'ore, il mio teorico&lt;br /&gt;conflitto di interessi. O cedo tutto o concentro l'attività esclusivamente&lt;br /&gt;all'estero, punto e basta». Ci tornò sopra dopo il giuramento&lt;br /&gt;in Quirinale: «Molto probabilmente cedo alle b anche&lt;br /&gt;». E infine, preso possesso della scrivania, mandò tutti i moralisti&lt;br /&gt;a quel paese: «La mia società ha lavorato in passato e lavorerà&lt;br /&gt;in futuro . E entrata nei più grossi lavori d'Italia sempre&lt;br /&gt;per motivi di professionalità e non per appoggi politici né di favore&lt;br /&gt;da nessuno. Continuerà a lavorare e non si capisce perché&lt;br /&gt;cento famiglie dovrebbero esser buttate sulla strada». E il conflitto?&lt;br /&gt;«Non sono mica Rothschild !»Come andò a finire lo sappiamo: con la cessione della&lt;br /&gt;Rocksoil (attraverso l'immobiliare San Marco, che ha sede legale&lt;br /&gt;in piazza San Marco l a Milano dove stanno anche la stessa&lt;br /&gt;Rocksoil e la Società Italiana Gallerie) ai figli Martina, Giovan na&lt;br /&gt;e Giuseppe. Così da consentire all'ineffabile Carlo Giovanardi&lt;br /&gt;di andare in Parlamento e controbattere alle critiche dell'opposizione,&lt;br /&gt;come scrisse l'Ansa, precisando «che la proprietà della&lt;br /&gt;società Rocksoil non sarebbe di Lunardi, ma dei suoi familiari&lt;br /&gt;». Ma come, signor ministro, gli avrebbe chiesto Giorgio Santi11i&lt;br /&gt;del «Sole 24 Ore»: non era deciso a vendere? «Era l'orientamento&lt;br /&gt;che sembrava maturare allora, poi il testo della legge è&lt;br /&gt;cambiato. Ripeto: mi adeguerò alle regole, senza penalizzarmi&lt;br /&gt;sul piano economico più di quanto sia necessario.»&lt;br /&gt;Sapete come funziona all'estero? La moglie del principe&lt;br /&gt;Edoardo, Sophie Rhys-Jones, venne costretta da Elisabetta II a&lt;br /&gt;lasciare il suo posto di responsabile di un'agenzia di pubbliche&lt;br /&gt;relazioni perché la regina non voleva che qualcuno pensasse che&lt;br /&gt;la ragazza potesse sfruttare la sua posizione nella famiglia reale&lt;br /&gt;per fare affari. E Paul O'Neill, il segretario al Tesoro statunitense&lt;br /&gt;voluto da Bush nel 200l , per 13 anni alla guida del colosso&lt;br /&gt;dell'alluminio Alcoa, fu obbligato a vendere le azioni e le opzioni&lt;br /&gt;che lo legavano ancora alla società e a diverse holding.&lt;br /&gt;Due esempi fra mille. Dalle altre parti certi giochetti, se stai&lt;br /&gt;al governo, non si possono fare. Anche da noi, una volta. Appena&lt;br /&gt;fatto ministro, Sidney Sonnino si affrettò a vendere tutte le&lt;br /&gt;azioni lasciategli dal padre riconvertendole in buoni del tesoro e&lt;br /&gt;Quintino Sella si liberò dell' industria tessile familiare. E merita&lt;br /&gt;di essere riletta una lettera del 1954 di Biancarosa Fanfani alla&lt;br /&gt;sorella: «Amintore è contento di essere diventato presidente del&lt;br /&gt;Consiglio ma io ho pianto tutta la notte. Mi ha imposto di vendere&lt;br /&gt;i miei buoni del Tesoro, non vorrebbe si pensasse che possa&lt;br /&gt;avete un interesse nella politica del governo sul risparmio».&lt;br /&gt;Immaginiamo le risate di Lunardi: uffa, 'sti moralisti!&lt;br /&gt;Il senatore diessino Paolo Brutti, la sua bestia nera, si prese&lt;br /&gt;nel 2005 la briga di andare a riepilogare in un'interrogazione&lt;br /&gt;parlamentare un po' di appalti inseriti nella lunardiana Legge&lt;br /&gt;Obiettivo e dati a società «riconducibili al ministro Lunardi».&lt;br /&gt;Si andava dalla variante di valico sulla Bologna-Firenze alla Firenze&lt;br /&gt;nord, dalle gallerie sull'autostrada Adriatica a quelle sulla&lt;br /&gt;Parma-La Spezia, dai maxilotti sulla Salerno-Reggio Calabria&lt;br /&gt;al gran raccordo anula re, dall'alta velocità ferroviaria dei tratti&lt;br /&gt;Torino-Lione, Torino-Milano, Milano-Genova e Milano-Venezia&lt;br /&gt;fino alle metropolitane di Milano e di Napoli.&lt;br /&gt;Le società nel mirino etano sei. La prima, ovvio, è la Rocksoil,&lt;br /&gt;il colosso del settore che rastrellava da anni commesse milionarie.&lt;br /&gt;La seconda e la terza erano la Rockdata e la Rockdesign&lt;br /&gt;(possedute da Martina Lunardi e dalla Rocksoil), la quarta la&lt;br /&gt;Ergotecna, la quinta era il Consorzio 3S (costituito da varie società&lt;br /&gt;tra cui la Stone) e la sesta era appunto la Stone.&lt;br /&gt;Lasciamo stare i dettagli societari e mettiamone a fuoco&lt;br /&gt;due. Una è la Ergotecna, costituita un attimo prima di avere&lt;br /&gt;l'incarico di progettare e dirigere i lavori del passante di Mestre.&lt;br /&gt;Un passo indietro: come si finì per puntare su questo passante?&lt;br /&gt;Ci si finì scartando la proposta di un doppio tunnel presentata&lt;br /&gt;dalla Norconsult-Nocon, una società norvegese che aveva bucato&lt;br /&gt; Oslo portando sottoterra tutto il traffico non locale,&lt;br /&gt;deteneva il record mondiale della galleria più profonda a&lt;br /&gt;240 metri sotto il mare e aveva all'attivo 4000 chilometri di gallerie&lt;br /&gt;costruiti nel mondo, cioè il quadruplo di tutti i tunnel stradali&lt;br /&gt;italiani messi insieme. Sarebbe costata, la tangenziale sotterranea,&lt;br /&gt;400 milioni, prezzo bloccato, tempi di costruzione tre&lt;br /&gt;anni. Possibile? Ne erano così sicuri, i norvegesi, che erano&lt;br /&gt;pronti a firmare la penale: un tot al giorno di ritardo.&lt;br /&gt;No grazie, avevano risposto il ministero e la Regione: ci&lt;br /&gt;vorrebbero due tunnel più grandi, da scavare costruendo apposta&lt;br /&gt;la più grande «talpa» del pianeta, una pala di 16 metri e&lt;br /&gt;90 centimetri. Un progetto temerario. E come tale presto ab bandonato:&lt;br /&gt;meglio il passante largo. Chi era il promotore del&lt;br /&gt;tunnel enorme che aveva fatto bocciare la più economica proposta&lt;br /&gt;norvegese facendo optare per il passante? Pietro Lunardi.&lt;br /&gt;E chi possiede il 65% della Ergotecna incaricata di occuparsi&lt;br /&gt;del passante? Sorpresa: Giacomo Cesare Rozzi, nipote&lt;br /&gt;della mamma di Pietro Lunardi! Quanto alla Sto ne, società di monitoraggio per le opere&lt;br /&gt;sotterranee, le coincidenze non sono meno curiose. Fatto ministro,&lt;br /&gt;«P ier Veloce» la cede a una strana coppia. Uno è P aolo&lt;br /&gt;Francesco Lazzati, il fidatissimo amministratore unico dell'azienda&lt;br /&gt;lunardiana che resta al suo posto con la nuova gestione&lt;br /&gt;anche se detiene solo il 5%, una quota di infima minoranza ma&lt;br /&gt;che gli consente (sorpresa!) di avere un diritto di prelazione su&lt;br /&gt;tutto il pacchetto azionario. Il secondo è Ettore Giugovaz. E&lt;br /&gt;chi è? Un grande progettista internazionale in grado di dare lustro&lt;br /&gt;a un'impresa cui Lunardi è affezionato come fosse una figlia?&lt;br /&gt;Un gigante della finanza seduto su un patrimonio di miliardi&lt;br /&gt;di euro? Un garante di specchiata virtù suggerito dagli  amici premurosi? No. E un signore dal profilo incerto che va e viene dal Sud America, che è finito sui giornali per i suoi contatti&lt;br /&gt;con il bancarottiere Florio Fiorini e che tornerà di lì a poco&lt;br /&gt;agli onori della cronaca per la sua presenza al fianco di Calisto&lt;br /&gt;Tanzi nei giorni della misteriosa latitanza in Ecuador dopo&lt;br /&gt;l'esplosione dello scandalo: lui prenota per Tanzi l'Hotel Akros&lt;br /&gt;a Quito, lui lo raggiunge in Sud America, lui torna con l'uomo&lt;br /&gt;allora più ricercato d 'Italia. Fino a essere rinviato a giudizio per&lt;br /&gt;concorso in bancarotta e associazione a delinquere, con richiesta&lt;br /&gt;di patteggiamento, nel processo Parmalat.&lt;br /&gt;Eppure (sorpresa! ) la Stone va a gonfie vele. E col suo fondatore&lt;br /&gt;imbullonato alla scrivania ministeriale vede prodigiosamente&lt;br /&gt;levitare le commesse e il giro d'affari. E in cinque anni&lt;br /&gt;moltiplica per 6 il fatturato. Passando da 2 milioni e mezzo di&lt;br /&gt;euro nel 2001 a quasi 15 milioni nel 2005. Una performance alla&lt;br /&gt;quale il ministro non può non aver assistito con gli occhi umidi&lt;br /&gt;di orgoglio. Tanto più che gran patte di questo exploit è dovuto&lt;br /&gt;alla scelta di affidarsi ad altre società esperte del settore. Tipo?&lt;br /&gt;Indovinato: la Rocksoil. Con la quale sarebbe avvenuto, stando&lt;br /&gt;alle denunce, uno «scambio di personale e contra tti attivi».&lt;br /&gt;E la promessa «i miei figli lavoreranno solo all'estero»? Sì,&lt;br /&gt;ciao. Basterebbe citare l'appalto per «la progettazione esecutiva&lt;br /&gt;e costruttiva regist rate nel bilancio 2004 di una galleria del&lt;br /&gt;collegamento ferroviario Milano-Malpensa», collegamento gestito&lt;br /&gt;dalle Ferrovie Nord, controllate dalla Regione Lombardia.&lt;br /&gt;O la partecipazìone come protagonista principale del nostro&lt;br /&gt;«Pier Veloce», poche settimane prima di lasciare la poltrona&lt;br /&gt;ad Antonio Di Pietro, a una riunione del Cipe, il Comitato&lt;br /&gt;interministeriale per la programmazione economica, che deliberò&lt;br /&gt;lo stanziamento di una somma enorme per i lavori nella&lt;br /&gt;metropolitana di Napoli nei quali, guarda coincidenza, c'entrava&lt;br /&gt;anche la sua Rocksoil e sui quali lui stesso, in quanto ministro,&lt;br /&gt;era delegato a vigilare. O ancora la commessa ottenuta&lt;br /&gt;sempre dalla Rocksoil (attraverso una cascata di subincarichi&lt;br /&gt;e consulenze» spiegava un'interrogazione dei senatori verdi&lt;br /&gt;Anna Donati e Giampaolo Zancan) per una galleria destinata a&lt;br /&gt;saggia re le condizioni di scavo sul versante francese della Tav&lt;br /&gt;Torino-Lione. Lavori «all'estero» sì, ma commissionati dalla&lt;br /&gt;società francese Ltf, controllata alla pari dalla francese Rff e&lt;br /&gt;dall'italiana Rfi, che gestiscono le reti ferroviarie francese e italiana.&lt;br /&gt;Col risultato che a pagare una parte dei lavori, stando al&lt;br /&gt;cartello del cantiere fùmato per Le Iene da Alessandro Sortino,&lt;br /&gt;c'erano il governo italiano e le nostre Ferrovie dello Stato. Il&lt;br /&gt;tutto a prescindere dalla questione principale: se voi foste i&lt;br /&gt;padroni di una grande multinazionale straniera non offrireste sontuose&lt;br /&gt;commesse in giro per il mondo alla ditta familiare del ministro&lt;br /&gt;delle Infrastrutture italiano che poi decide sulle sontuose&lt;br /&gt;commesse in Italia? Bene: un po' di queste cose finirono all'Antitrust.&lt;br /&gt;Sentenza: tutto okay. Ovvio: sennò che senso avrebbe&lt;br /&gt;avuto cambiare la legge?&lt;br /&gt;Che fortuna. essere figli di Pietro Lunardi! Anche esserlo&lt;br /&gt;di Enrico Ferri, però, non è da butta r via. Chiedete a Jacopo&lt;br /&gt;Maria, figlio del mitico ministro socialdemocratico dei Lavori&lt;br /&gt;pubblici. Ricordate? Era quello con la barbetta mazziniana che&lt;br /&gt;diventò famoso perché si piccò di obbligare gli italiani a non&lt;br /&gt;superare i 110 all'ora. Una fama meritata per la cocciutaggine&lt;br /&gt;un po' vanesia che ci mise. Ma che oscurò un'altra storia che&lt;br /&gt;forse illuminava meglio il personaggio.&lt;br /&gt;Dovete sapere che fino a qualche tempo fa , grazie ai regolamenti&lt;br /&gt;fatti in casa, i giudici eletti al Parlamento andavano in&lt;br /&gt;aspettativa ma continuavano a ricevere lo stipendio e ad avanzare&lt;br /&gt;di grado. Ma guai a offenderli dicendo che avanzavano per&lt;br /&gt;anzianità: formalmente, come i magistrati ordinari (via via promossi&lt;br /&gt;dopo una pronuncia del Csm su parere del Consiglio giudiziario)&lt;br /&gt;facevano carriera «per meriti professionali». E chi poteva&lt;br /&gt;dire se un uditore giudiziario in aspettativa aveva fatto così&lt;br /&gt;bene il suo lavoro di uditore giudiziario da meritare una promozione?&lt;br /&gt;Ovvio: il Consiglio di presidenza della Camera.&lt;br /&gt;Ma se il ministro non era parlamentare come nel caso di&lt;br /&gt;Enrico Ferri? Bel problema. Ma lui non si perse d'animo: si&lt;br /&gt;diede il parere da sé. «Era consigliere di Corte d'Appello e aveva&lt;br /&gt;maturato l'anzianità per diventare consigliere di Cassazione»&lt;br /&gt;racconta Mauro Mellini, a lungo deputato radicale e nemico sto rico&lt;br /&gt;dei privilegi togati. «Faceva il ministro dei Lavori pubblici&lt;br /&gt;e stese una relazione, esilarante, dicendo di aver diritto a essere&lt;br /&gt;promosso in quanto non aveva solo fi rmato atti amministrativi&lt;br /&gt;ma anche promosso decreti legge, come quello sui 110 all'ora o&lt;br /&gt;sulle cinture di sicurezza. Auto-promozione, auto-elogio, autoaumento&lt;br /&gt;di stipendio. Va da sé che con un padre così, Jacopo Mattia Ferri succhia&lt;br /&gt;politica da quando gli diedero il primo biberon. E ha continuato&lt;br /&gt; a succhiare. Eletto due volte consigliere regionale toscano&lt;br /&gt;per Forza Italia, il giorno in cui il babbo (due volte eurodeputato&lt;br /&gt;berlusconiano) decise di lasciare gli azzurri alla vigilia delle&lt;br /&gt;elezioni del 9 aprile del 2006 per passare all'Udeur, si trovò&lt;br /&gt;davanti a un dilemma: scegliere il papà o il Cavaliere? Scelse&lt;br /&gt;papà. E restò imbullonato non solo al seggio regionale ma ano&lt;br /&gt;che a un paio di altre poltrone. Come quella di azionista della&lt;br /&gt;tivù locale, Tele Apuana, di cui il babbo è il prop rietario&lt;br /&gt;(all'80%) e la sorella Camilla presidente, dopo essere subentrata&lt;br /&gt;all'altro fratello Cosimo Maria. O quella di consigliere del&lt;br /&gt;Consorzio per lo sviluppo della ricerca geofisica mineraria applicata&lt;br /&gt;e ambientale. Chi presiede il Consorzio? Pap à Enrico.&lt;br /&gt;Chi sono i soci? Uno è il Centro lunigianese di studi giuridici,&lt;br /&gt;guidato da sempre da papà Enrico. L'altro il Comune di Pontremoli,&lt;br /&gt;del quale (dopo una complicata vicenda di ineleggibilità,&lt;br /&gt;ricorsi, sospensive del Tar che non staremo a riassumere)&lt;br /&gt;fa oggi le funzioni di sindaco dopo essere stato podestà quattro&lt;br /&gt;volte dal proterozoico al giurassico, semp re lui: papà Enrico.&lt;br /&gt;Che essendosi nel frattempo «mastellizzato» ha realizzato il miracolo&lt;br /&gt;di una giunta di destra guidata da un sindaco di sinistra.&lt;br /&gt;Un buon cognome aiuta. Non solo nel caso dei figli. Lo dicono,&lt;br /&gt;per esempio, le intercettazioni telefoniche che nell'estate&lt;br /&gt;del 2006 fece ro scoprire relazioni ambigue nel mondo di Alleanza&lt;br /&gt;nazionale, il partito che con Francesco Storace aveva&lt;br /&gt;avuto in mano per cinque anni la Regione Lazio e poi il ministero&lt;br /&gt;della Salute. E dove la moglie di Gianfranco Fini, Daniela&lt;br /&gt;Di Sotto, risultava socia in affari con la famiglia di Francesco&lt;br /&gt;Proietti Cosimi (deputato di An e braccio destro di suo marito)&lt;br /&gt;in due strutture sanitarie romane, l'Emmeerre 3000 e la Panigea&lt;br /&gt;Poliambulatorio Cave, convenzionata col Servizio sanitario&lt;br /&gt;nazionale. Una partita in cui giocava, sia pure con una piccola&lt;br /&gt;quota, anche la Tosinvest degli Angelucci, potentissima dinastia&lt;br /&gt;della sanità privata capitolina che offre generosi contributi&lt;br /&gt;sia alla sinistra sia alla destra e altrettanto ecumenicamente finanzia&lt;br /&gt;sia «Libero» (a destra) sia «il Riformista» (a sinistra). E&lt;br /&gt;giocava anche un'altra parente, Patrizia Pescatori, che del presidente&lt;br /&gt;di An è cognata in quanto moglie di Massimo Fini e nel gruppo&lt;br /&gt;Angelucci, per cui lavora come medico, aveva investito&lt;br /&gt;circa mezzo milione di euro.&lt;br /&gt;C'è chi dirà: non vorrete sostenere che i parenti dei politici&lt;br /&gt;non hanno il diritto di avere una loro libertà imprenditoriale!&lt;br /&gt;Giusto. Ma indovinate quanto ci mise la Panigea, in un Paese&lt;br /&gt;come il nostro in cui si impiegano mesi o anni per una pratica,&lt;br /&gt;a ottenere una convenzione per le risonanze magnetiche, cioè&lt;br /&gt;uno degli esami più costosi e a più alto margine di guadagno?&lt;br /&gt;Una settimana. Sia chiaro: perfino il giudice precisa che «Fini&lt;br /&gt;appare del tutto estraneo alla fitta rete di affari, a tratti poco&lt;br /&gt;chiari, gestiti in comune dai due», cioè la moglie e Proietti Cosimi.&lt;br /&gt;Lo dice lei stessa, la pasianaria nera, in una delle sue sfuriate&lt;br /&gt;registrate con il socio: «L'ho detto a Gianfranco... Ho fat to&lt;br /&gt;vedere il foglio a Gianfranco, che ha fatto, dico: "lo ho tirato&lt;br /&gt;fuori 'sti soldi, gli ho tirato... E a te non t'ho chiesto'a' perché&lt;br /&gt;tu mi hai detto: non mi mettete più in mezzo". Okay. Però&lt;br /&gt;tu sappi che se tiri fuori mille lire per tuo fratello, andiamo a litigare&lt;br /&gt;io e te. Primo. Secondo: mi sono rotta il cazzo che la gente&lt;br /&gt;c'ha le cose quando pagano gli altri.. .».&lt;br /&gt;TI solo «essere moglie di» , per capirci, pesa. E pesa molto,&lt;br /&gt;nei rapporti a cavallo tra la politica e gli affari. Lo confermano&lt;br /&gt;un po' tutte le intemerate della signora Daniela. Sulle quali&lt;br /&gt;spicca, per l'impronta lessicale estranea alle dame inglesi, l'elegante&lt;br /&gt;buffetto all' ex segreta rio del marito: «Tu vai a rubare a&lt;br /&gt;casa dei ladri, ricordati questo... ricordati questo, che l'unica&lt;br /&gt;università che ho conosciuto io a differenza di te, è quella della&lt;br /&gt;strada, hai capito? Quella del marciapiede. lo ho conosciuto&lt;br /&gt;quella... E con quella io ti spacco il culo!».&lt;br /&gt;Ah, le mogli ! Ah, la Sanità ! Anche la consorte di Cuffaro,&lt;br /&gt;Giacoma Chiarelli è stata al centro di rapporti non limpidissimi.&lt;br /&gt;Prima di possedere, fino al 2003, il 25% del poliarnbulatorio&lt;br /&gt;La Grande Mela, tra i più grossi di Palermo e ricco grazie&lt;br /&gt;alla convenzione con la Regione di cui Totò era presidente, la&lt;br /&gt;donna era stata socia nel Centro di medicina nucleare San Gaetano&lt;br /&gt;di un uomo di non specchiate virtù. Quel Michele Aiello&lt;br /&gt;che prima di finire ammanettato con l'accusa di avere rapporti&lt;br /&gt;stretti con la mafia di Bernardo Provenzano, era l'imprenditore&lt;br /&gt; più ricco e influente della Sicilia grazie soprattutto a Villa Santa&lt;br /&gt;Teresa, la clinica di Bagheria dotata delle più moderne tecnologie&lt;br /&gt;che ricevette dal 2001 al 2003 oltre 100 milioni di euro di&lt;br /&gt;rimborsi regionali.&lt;br /&gt;Una somma enorme. Cinquanta volte più alta, secondo il&lt;br /&gt;procuratore aggiunto Roberto Scarpinato, di quanto le cosche&lt;br /&gt;incassano in un anno dal taglieggiamento di un intero quartiere&lt;br /&gt;come il Brancaccio. Un affarone. Che aveva bisogno di amicizie&lt;br /&gt;politiche se è vero che, come spiegò all'Ansa Francesco Forgione,&lt;br /&gt;dal 2006 presidente della Commissione Antimafia, «l'accordo,&lt;br /&gt;siglato dall'amministratore giudiziario della clinica, nominato&lt;br /&gt;dal tribunale dopo il sequestro, e dai vertici dell'assessorato&lt;br /&gt;regionale alla Sanità» garantì la prosecuzione dell'attività del&lt;br /&gt;centro consentendo «al Servizio sanitario nazionale un risparmio&lt;br /&gt;del 45-70% sulle prestazioni specialistiche».&lt;br /&gt;Ed è questo il tema della sanità privata in Sicilia: se i margini&lt;br /&gt;di guadagno possono essere così alti , perché mai i politici siciliani&lt;br /&gt;dovrebbero dannarsi l'anima per far funzionare la sanità&lt;br /&gt;pubblica? Se ai privati arrivano i soldi e ai «pubblici» le rogne,&lt;br /&gt;perché loro dovrebbero trasformare certi nosocomi sgarrupati&lt;br /&gt;in cliniche linde ed efficienti? Domande niente affatto retoriche:&lt;br /&gt;buona parte delle case di cura private dell 'isola sono in&lt;br /&gt;mano (direttamente o attraverso mogli, figli, parenti) agli esponenti&lt;br /&gt;dei partiti che governano la Regione e le città. I quali da&lt;br /&gt;una resurrezione virtuosa del comparto pubblico sarebbero direttamente&lt;br /&gt;danneggiati nel portafoglio.&lt;br /&gt;Se l'economia siciliana è malata, il business della malattia&lt;br /&gt;scoppia infatti di salute. Nel solo 2006 ha mosso 7.729.922.709&lt;br /&gt;euro. Oltre 15.000 miliardi di lire. Troppi, per un'assistenza come&lt;br /&gt;quella offerta. Dove capita di morire perché le ambulanze&lt;br /&gt;non arrivano in tempo ma per tirar su voti, stando al rapporto&lt;br /&gt;già citato della Ragioneria dello Stato, sono stati assunti al&lt;br /&gt;118» addirittura 3070 autisti e portantini per 221 autolettighe:&lt;br /&gt;quasi 14 per ogni mezzo. Dove le convenzioni pubblicoprivato&lt;br /&gt;sono più numerose che in tutto il resto d'Italia messo&lt;br /&gt;insieme. Dove le strutture private che si spartiscono i soldi non&lt;br /&gt;sono spesso neppure accreditate: dopo anni di rinvii, le regole&lt;br /&gt;per l'accreditamento decise nel 1999 non sono mai state applicate.&lt;br /&gt;Risultato: tutte quelle che succhiano alle mammelle di Stato&lt;br /&gt;e Regione sono, formula magica, «pre-accreditate», E non&lt;br /&gt;hanno sovente alcuna fretta d'uscire dalla precarietà: il rispetto&lt;br /&gt;di norme certe potrebbe metterie fuori dal giro.&lt;br /&gt;Quali siano le priorità, in Sicilia, lo dice il confron to sulla&lt;br /&gt;civiltà con cui vengono accolti gli anziani nelle case di riposo:&lt;br /&gt;un ospite ogni 146 abitanti in Lombardia, uno ogni 5359  nell'isola. Pochi soldi, tante grane: non interessano. In altri campi, invece, è un affollarsi di mosconi sul miele.&lt;br /&gt;Basti dire che in Lombardia ci sono 6,6 cent ri convenzionati&lt;br /&gt;ogni 100.000 abitanti, in Veneto 3, in Sicilia 26,6.&lt;br /&gt;Ovvio, la sanità è la prima «industria» isolana. Ma un'industria,&lt;br /&gt;spiega il procuratore aggiunto Roberto Scarpinato , coi&lt;br /&gt;difetti dei carrozzoni pubblici. Dove «si assiste a una sinergia&lt;br /&gt;tra i vizi della nuova cultura neoliberista del profitto a tutti i&lt;br /&gt;costi e i vizi della vecchia cultura tribale premoderna della roba&lt;br /&gt;». Dove le 55 cliniche private, delegate a fare quello che in&lt;br /&gt;un Paese normale fanno gli ospedali pubblici, vanno a incassare&lt;br /&gt;in modo spesso immotivato. I meccanismi di questi pagamenti&lt;br /&gt;sono complicatissimi. Il succo è che, dài e dài, i soldi&lt;br /&gt;pubblici arrivano ormai a coprire il 92,5% delle rette.&lt;br /&gt;Va da sé che con una Regione così generosa, possedere le&lt;br /&gt;cliniche è un affare. E chi trovi, tra i soci o negli immediati dintorni?&lt;br /&gt;Il forzista Guglielmo Scammacca della Bruca, già assessore&lt;br /&gt;regionale ai Lavori pubblici, che ha quote nella Casa di cura&lt;br /&gt;Musumeci e nell'Istituto oncologico del Mediterraneo di Catania.&lt;br /&gt;E l'autonomista Antonio Scavone, ex deputato dici e cognato&lt;br /&gt;di Salvato re Zappalà titolare della metà dello studio di&lt;br /&gt;diagnostica X-Ray di Paternò. E Salvatore Misuraca, assessore&lt;br /&gt;al Turismo di Forza Italia e marito di Barbara Cittadini, socia&lt;br /&gt;maggioritaria della Casa di cura Candela di Palermo e del laboratorio&lt;br /&gt;ViIIareale nonché figlia dell'ex assesso re regionale alla&lt;br /&gt;Sanità Ettore Cittadini. E ancora l'azzurro Francesco Cascio,&lt;br /&gt;già vicegovernatore e poi capogruppo azzurro, che ha una quota&lt;br /&gt;forte nella Sicilcosmo (costruzioni case di cura).&lt;br /&gt;E poi ancora il medico Giovanni Mercadante, già deputato&lt;br /&gt; regionale forzista, p rop rietario col figlio Tommaso del gruppo&lt;br /&gt;M&amp;amp;F (gestione di case di riposo e centri diagnostici) e padrone&lt;br /&gt;della metà dell'Istituto meridionale Angiò-Tac, arrestato nel luglio&lt;br /&gt;del 2006 con l'accusa di essere stato «un punto di riferimento&lt;br /&gt;per la cura degli interessi di Bernardo Provenzano, nel periodo&lt;br /&gt;della sua latitanza». E il Ccd Pierfausto Orestano titolare con&lt;br /&gt;la famiglia della Casa di cura Orestano di Palermo. E Carmelo&lt;br /&gt;Drago, assessore al bilancio di Modica, socio del Centro di riabilitazione&lt;br /&gt;Europa di Ragusa e fratello dell'ex presidente regionale&lt;br /&gt;dell'Udc Giuseppe. E poi l'azzurro Alessandro Pagano, ex assessore&lt;br /&gt;regionale ai beni culturali e cognato di Angela Maria Torregrossa,&lt;br /&gt;padrona della clinica nissena Regina Pacis. E Ferdinando&lt;br /&gt;Latteri, sconfitto da Rita Borsellino alle primarie dell'Unione, la&lt;br /&gt;cui famiglia è titolare dell'omonima clinica. E suo cugino Filadelfio&lt;br /&gt;Basile, già senatore di Forza Italia ora alla Margherita, la cui&lt;br /&gt;famiglia possiede la clinica Basile di Catania.&lt;br /&gt;P er non dire del «caso Siracusa». Dove sono padroni del&lt;br /&gt;tutto o in parte di questa o quella clinica, questo o quellaboratorio&lt;br /&gt;il potentissimo cuffariano Nunzio Cappadona (che guida&lt;br /&gt;un piccolo impero di una quindicina di società) e Bruna Cassola,&lt;br /&gt;compagna del presidente dell'Antimafia della stagione berlusconiana&lt;br /&gt;Roberto Centaro (che nel mondo delle case di cura&lt;br /&gt;ha anche il cugino Aldo Centaro) e il deputato forzista regionale&lt;br /&gt;Giancarlo Confalone e l'ex assessore comunale azzurro all'ambiente&lt;br /&gt;Antonello Liuzzo e altri ancora, ché a far l'elenco&lt;br /&gt;non si finirebbe più.&lt;br /&gt;Tutto lecito, per carità. Magari cristallino. Ma resta il tema:&lt;br /&gt;questa rete di affari può o no seminare il d ubbio che non tutti&lt;br /&gt;gli interessati abbiano voglia di battersi come leoni per dare la&lt;br /&gt;p recedenza al pubblico sul privato? Tanto più che, a Siracusa, si&lt;br /&gt;è assistito a fatti curiosi. Come la scelta di non comprare una risonanza&lt;br /&gt;magnetica (prezzo: meno di un milione di euro) ma di&lt;br /&gt;prendere in affitto senza gara d 'appalto una Rmn mobile costata&lt;br /&gt;750.000 euro nei soli sei mesi iniziali. Data della delibera: lO&lt;br /&gt;febb raio 2003 . Tre giorni dopo alla Asl avevano già sul tavolo&lt;br /&gt;(protocollata ! ) la lettera d'offerta della società che l'affittava. E&lt;br /&gt;il giorno dopo, 14 febbraio, l'affare era già fatto. Miracolo: 4&lt;br /&gt;giorni! Compreso il viaggio della lettera! E poi dicono che è&lt;br /&gt;sempre colpa della burocrazia lenta...&lt;br /&gt;È terra di miracoli, la Sicilia. Ricordate la storia degli autobus&lt;br /&gt;che, come sant'Antonio, avevano il dono dell'ubiquità?&lt;br /&gt;Mentre portavano comitive a Segesta o ad Agrigento figuravano&lt;br /&gt;in fatti contemporaneamente in servizio nelle valli trentine.&lt;br /&gt;Decine e decine. Basti dire che soltanto a Giardini Naxos ce&lt;br /&gt;n'erano almeno 14 che lavoravano con le carte avute dai generosi&lt;br /&gt;compaesani di Cesare Battisti. O che il solo Comune di&lt;br /&gt;Trento aveva emesso 241 licenze: 40 usate su e giù pei monti&lt;br /&gt;provinciali e 201 finite coi rispettivi autobus in giro per l 'Italia,&lt;br /&gt;in larga parte nell'amata Trinacria.&lt;br /&gt;Ogni pullman aveva allo ra diritto di girare solo se dotato&lt;br /&gt;di una propria licenza, data dai Comuni in base a una serie di&lt;br /&gt;requisiti. Risultato: quel pezzo di carta, in Sicilia, era diventato&lt;br /&gt;una merce preziosissima. E accanitamente difesa cittadella per&lt;br /&gt;cittadella. Finché qualcuno aveva scoperto che la Provincia di&lt;br /&gt;Trento, unica in Italia, non aveva un tetto alla concessione delle&lt;br /&gt;licenze. Certo : occorreva dimostrare d 'avere lassù, nella Val&lt;br /&gt;d'Adige o in quelle vicine, un rimessaggio o una sede o una parte&lt;br /&gt;del lavoro. Ma perché scoraggiarsi?&lt;br /&gt;E fu così che agli albori del nuovo secolo presero a circolare&lt;br /&gt;in Sicilia almeno un centinaio di bus a noleggio forn iti di una&lt;br /&gt;licenza per operare in Trentino e smistati laggiù grazie a un aiutino.&lt;br /&gt;La messinese Mediterranea Bus, per dire, risultava avere a&lt;br /&gt;Cinte Tesino la sede e una rimessa a casa di \'V'alter Perotto, il&lt;br /&gt;messo municipale. A Storo, un paese di 4411 abitanti, risultavano&lt;br /&gt;35 licenze di cui 28 finite in Sicilia. Fino al record di Ruffré,&lt;br /&gt;un borgo vicino alla Mendola: un campanile, un albergo,&lt;br /&gt;un salumiere, un paio di bar, un ciuffo di case, 436 ab itanti e 17&lt;br /&gt;licenze. Una ogni 24 anime.&lt;br /&gt;Finché finalmente, alla fine del 2003, adeguandosi alla legge&lt;br /&gt;nazionale appena approvata, la Sicilia non varò le nuove norme.&lt;br /&gt;Che fotografavano l'esistente: da quel momento la licenza è&lt;br /&gt;aziendale e ogni azienda ha il diritto di avere al massimo il numero&lt;br /&gt;di autobus che aveva al momento dell'entrata in vigore del&lt;br /&gt;nuovo sistema. Morale: la fotografia premiava, di fatto, quanti&lt;br /&gt;avevano fatto i furbi con gli autobus trentini. Tra i quali c'era,&lt;br /&gt;pura coincidenza, la Cuffaro Group, l'azienda di famiglia del governatore.&lt;br /&gt;Il quale respira cherosene da quando era picciriddu.&lt;br /&gt;Meglio: cherosene e turismo. E proprio nel settore del turismo&lt;br /&gt;Totò è andato incontro a un'altra coincidenza. Era il 2000,&lt;br /&gt;lui era assessore all'Agricoltura e coi fratelli Giuseppe (che&lt;br /&gt;manda avanti la società di pullman) e Silvio Marcello Maria (dipendente&lt;br /&gt;regionale) avvi ò un bell'affare con la Raphael Srl: la&lt;br /&gt;ristrutturazione di un antico palazzo appartenuto al principe di&lt;br /&gt;Granatelli per farne un albergo a cinque stelle, il Grand Hotel&lt;br /&gt;Federico II. Loro misero poco più di un quarto , gli amici Fabio&lt;br /&gt;e Giacomo Hopps (eredi di ]oseph Hopps, pioniere degli importatori&lt;br /&gt;del Marsala a Londra alla fine del Settecento) un altro&lt;br /&gt;quarto e il resto lo mise Sviluppo Italia, società controllata al&lt;br /&gt;100% dal Tesoro, che nell'albergo investì un paio di milioni di&lt;br /&gt;euro.&lt;br /&gt;Immaginatevi le accuse della sinistra alla scoperta del caso:&lt;br /&gt;vergogna! Lui fece spallucce: «Chiarisco che l'intervento di Sviluppo&lt;br /&gt;risale all'aprile del 2000. A quel tempo non ero presidente&lt;br /&gt;della Regione e l'ipotesi di una mia candidatura era ancora&lt;br /&gt;molto lontana». Vero. Come è vero che l'amministratore delegato&lt;br /&gt;di Sviluppo Italia nel 2000 era Dario Cossutta, il figlio dell'Armando.&lt;br /&gt;Ma che Cuffaro fosse il nuovo uomo forte dell'isola,&lt;br /&gt;l'unico a restare incollato alla poltrona per tutta la legislatura&lt;br /&gt;nonostante i rovesci di maggioranza, era già evidente a tutti. E&lt;br /&gt;fu da govern atore che assistette sia all'inchiesta sugli Hopps per&lt;br /&gt;una truffa. a,llo Stato sia al versamento dei soldi pubblici alla&lt;br /&gt;«sua» Società.&lt;br /&gt;Che Sviluppo Italia abbia avuto sempre un occhio di riguardo&lt;br /&gt;per chi comanda in Sicilia, del resto, è difficile da contestare.&lt;br /&gt;Dei cinque poli turistici che Italia Turismo, una bran ca&lt;br /&gt;della casa madre, ha deciso di promuovere e finanziare nel Sud,&lt;br /&gt;quello nell'isola è il più impegnativo. Obiettivo: la costruzione&lt;br /&gt;sulla costa vicino a Sciacca, che già era stata al centro di faraonici&lt;br /&gt;progetti compreso l'acquisto di due enormi orche marine per&lt;br /&gt;il parco acquatico Sciacca-Splash (bestiole poi tenute a pensione&lt;br /&gt;a 10.000 euro al mese prima di essere rivendute), di una fantastica&lt;br /&gt;struttura: il Golf Resort Rocco Forte. Descritto come «il&lt;br /&gt;più grande "luxury resort" del Mediterraneo»: un albergo a cinque&lt;br /&gt;stelle superior, 200 camere, piccoli pati interni e terrazze&lt;br /&gt;private, arena all'aperto di 500 posti, campi da golf, centro benessere,&lt;br /&gt;centro congressi con salone per le feste. li tutto su 236&lt;br /&gt;ettari di terreno.&lt;br /&gt;Insomma: un progetto strabiliante, di quelli che fanno&lt;br /&gt;sempre luccicare gli occhi dei politici siciliani. Tanto da spingere&lt;br /&gt;Cuffaro , alle prime lungaggini burocratiche, a scrivere all'Assemblea&lt;br /&gt;regionale per sollecitare la massima «urgenza» . E&lt;br /&gt;l'uomo forte di Forza Italia in Sicilia, Gianfranco Micciché, a&lt;br /&gt;benedire entusiasta l'apertura dei cantieri e successivamente&lt;br /&gt;torn are sul posto per vedere come andavano i lavori.&lt;br /&gt;La strada all'autista , probabilmente, la indicò lui stesso .&lt;br /&gt;Una parte dei terreni scelti per l'ambizioso progetto di Sviluppo&lt;br /&gt;Italia era stata comprata infatti dalla famiglia di Roberto ed&lt;br /&gt;Elena Merra: il suocero e la moglie dello stesso Miccich é. Il&lt;br /&gt;quale, al momento in cui era stata istruita la pratica, era sottosegretario&lt;br /&gt;con delega allo Sviluppo economico del Mezzogiorno&lt;br /&gt;al ministero dell'Economia. Che di Sviluppo Italia possiede&lt;br /&gt;il cento per cento. “I soliti terroni!” dirà qualche razzista. È però probabile&lt;br /&gt;che alcune migliaia di leghisti si asterranno dal giudizio. Come&lt;br /&gt;la signora Estella Gabello che a un'assemblea dei soci della&lt;br /&gt;Credieuronord sbottò schifata: “I nostri manifesti dicevano&lt;br /&gt;"Roma ladrona"! Con che coraggio.. .”, Difficile darle torto: di&lt;br /&gt;tutti i pasticci fatti in tempi recenti a cavallo tra la politica e gli&lt;br /&gt;affari, infatti, il crac della Credieuronord è stato sicuramente&lt;br /&gt;uno dei più scandalosi. Ricordate come cominciò? Con una pubblicità in cui Umberto&lt;br /&gt;Bossi sorrideva rassicurante: «Anch'io sono socio fondatore&lt;br /&gt;della Credieuronord. E tu?», «Finalmente una banca nostra!&lt;br /&gt;» magnificava il leader del Carroccio. «Una banca padana&lt;br /&gt;e dei padani.» Lui stesso si faceva carico di illustrare lo sforzo&lt;br /&gt;chiesto: «Ogni azione vale 50.000 lire e il minimo d'acquisto è&lt;br /&gt;di 20 azioni, un milione, per studenti, casalinghe e pensionati».&lt;br /&gt;E tuonava: «Avanti, non perdiamo la grande occasione!», E&lt;br /&gt;nacque la banca padana. Era il gennaio del 200 l , aveva&lt;br /&gt;2615 soci, poco più di 17 miliardi di capitale e Gian Maria Galimberti,&lt;br /&gt;allora vicepresidente, gongolava sul quotidiano leghista: «Abbiamo dato concretezza agli ideali del Carroccio». Un anno dopo, «la Padania» pubblicava un pezzo esultante: Credieuronord, una sfida vinta. Diventato presidente, Galimberti&lt;br /&gt;spiegava stavolta che il pareggio era li lì: «Anzi, l'abbiamo già&lt;br /&gt;raggiunto con il primo trimestre 2002» . Un trionfo: «Le cifre&lt;br /&gt;parlano chiaro: 54 miliardi di lire di raccolta e 20 miliardi di&lt;br /&gt;prestiti erogati nei 6 mesi del 2001» . Di più: «O ra il capitale è&lt;br /&gt;di 13 milioni di euro, circa 26 miliardi di lire». E il futuro era&lt;br /&gt;ancora più roseo: «Abbiamo presentato un piano di apertura&lt;br /&gt;per 15 sportelli in cinque anni, 4 solo nel 2002 a Bergamo, Brescia,&lt;br /&gt;Treviso e Milano. Parallelamente sorgeranno sportelli a&lt;br /&gt;Vicenza, Fossano, Cuneo, Busto Arsizio, Como...» . Insistere,&lt;br /&gt;insistere, insistere, raccomandavano le segreterie provinciali&lt;br /&gt;come quella di Bergamo controllata da Roberto Calderoli:&lt;br /&gt;«Occorre che i nost ri risparmi fmiscano sui conti della Banca&lt;br /&gt;Popolare Credieuronord»,&lt;br /&gt;Come andassero le cose, nella realtà, l'avrebbero ricostruito&lt;br /&gt;nel marzo del 2003 gli ispettori di Bankitalia: «Incoerenze nella&lt;br /&gt;politica creditizia nonché labilità dei crediti» ; «scarni resoconti&lt;br /&gt;delle riunioni consiliari» talvolta «redatti a distanza di mesi» ; «ridotta&lt;br /&gt;cultura dei controlli» ; «scarsa cura prestata alle evidenze&lt;br /&gt;sui "grandi rischi"»; «ripetuti sconfinamenti autorizzati dal capo&lt;br /&gt;dell'esecutivo» e «acriticamente ratificati dall'organo collegiale».&lt;br /&gt;Insomma: un colabrodo. Al punto che, a meno di due anni dalla&lt;br /&gt;nascita, il buco era già di 8 milioni e mezzo di euro in crediti difficilmente&lt;br /&gt;esigibili di cui oltre la metà già dati per persi.&lt;br /&gt;Cos'era successo? Lasciamo rispondere alla Relazione sul&lt;br /&gt;Bilancio 2003, firmata Stefano Stefani, per molti anni presidente&lt;br /&gt;della Lega, che denunciava affranta crediti concessi «in assenza&lt;br /&gt;di garanzie reali e/o personali, qualitativamente valide»,&lt;br /&gt;garanzie «apocrife o rilasciate da soggetti incapienti» o «responsabilità&lt;br /&gt;personali riconducibili a una conduzione oltre i limiti&lt;br /&gt;della prudente gestione» . Traduzione di Bruno Tabacci, all'epoca&lt;br /&gt;presidente della Commissione Attività produttive della Camera:&lt;br /&gt; «Con quattro o cinque affidamenti si sono mangiati&lt;br /&gt;tutto il capitale» .&lt;br /&gt;Soldi dati «senza preventiva individuazione di fonti e temo&lt;br /&gt;pi di rimborso» scrissero gli ispettori, ad amici. Come la moglie&lt;br /&gt;di Franco Baresi, Maura Lari. O il leader dei Cobas leghisti e&lt;br /&gt;poi senatore bossiano (destinato a essere processato anche per&lt;br /&gt;la truffa sulle quote-latte), Giovanni Robusti. O la società (fallita)&lt;br /&gt;Bingo.Net che aveva come soci leghisti di spicco quali Enrico&lt;br /&gt;Cavaliere (già presidente del consiglio del Veneto) e Maurizio&lt;br /&gt;Balocchi, tesoriere della Lega, sottosegretario e addirittura&lt;br /&gt;(sic! ) membro del CdA della banca. Peggio: stando alle inchieste,&lt;br /&gt;la banca era servita a far girare (senza una segnalazione all'Uffi&lt;br /&gt;cio italiano cambi) un fiume di soldi fatti sparire al tribunale&lt;br /&gt;fallimentare da Carmen Gocini per conto di Angiolino&lt;br /&gt;Borra, il padrone di Radio 101 che la Lega aveva a suo tempo&lt;br /&gt;suggerito per il CdA della Rai.&lt;br /&gt;Risultato: i poveretti che avevano messo i risparmi nella&lt;br /&gt;banca della Lega si sono ritrovati con un pugno di mosche:&lt;br /&gt;neanche 3 euro ad azione contro i 28 investiti. E sulle teste dei&lt;br /&gt;leader coinvolti ai massimi vertici del moribondo istituto bancario&lt;br /&gt;(Stefano Stefani, Maurizio Balocchi, Giancarlo Giorgetti...)&lt;br /&gt;si addensavano nubi foschissime.&lt;br /&gt;Poi, miracolo, si affacciò un uomo: Gianpiero Fiorani. Che&lt;br /&gt;si fece carico, con la sua Popolare di Lodi, dell'ormai defunta&lt;br /&gt;banca leghista. Spazzando via gli incubi, anche penali, dei protagonisti&lt;br /&gt;della catastrofica impresa. Era il 5 ottobre del 2004.&lt;br /&gt;Come sia finita, si sa. Col banchiere lodigiano in galera, il governatore&lt;br /&gt;Antonio Fazio messo alla porta, il salvataggio stoppato&lt;br /&gt;dai nuovi gestori della Bpi. E «La Padania» che dopo avere&lt;br /&gt;strillato titoloni ringhiosissimi (Roma padrina. / Chi c'è dietro l'attacco a Fiorani e alla nuova finanza padana?) annaspava davanti alla rivolta dei militanti truffati, scrivendo di Credieuronord negli editoriali del direttore Gianluigi Paragone come&lt;br /&gt;di una «banca considerata della Lega».&lt;br /&gt;TI bello è che alcuni dei protagonisti del buco bancario erano&lt;br /&gt;recidivi. Una manciata di anni prima, come gli ambiziosi&lt;br /&gt;amministratori di Sciacca, avevano coltivato anche loro un&lt;br /&gt;grande sogno turistico. Avevano infatti rilevato una società, la&lt;br /&gt;Ceit, che doveva costruire un villaggio vacanze a Umago, in&lt;br /&gt;Istria. C'erano la moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone,&lt;br /&gt;l'ex ministro del Bilancio Giancarlo Pagliarini e i parlamentari&lt;br /&gt;Edouard Ballaman, Stefano Stefani e Maurizio Balocchi. Commisero&lt;br /&gt;un errore: chiesero un finanziamento alla Hypo Alpe&lt;br /&gt;Adria Bank, che ha come primo azionista il Land della Carinzia,&lt;br /&gt;all'epoca guidato dallo xenofobo Jorg Haider.&lt;br /&gt;Un'operazione disastrosa, finita con la sparizione di 2 miliardi&lt;br /&gt;di lire, il fallimento e la decisione del pm Paolo Luca di&lt;br /&gt;contestare all'intero consiglio di amministrazione la bancarotta&lt;br /&gt;fraudolenta e il falso . La Hypo chiese il rientro dei finanziamenti,&lt;br /&gt;poi pretese la confisca della proprietà. Finì a colpi di&lt;br /&gt;carte bollate. Il ricchissimo Stefano Stefani, industriale orafo, si&lt;br /&gt;chiamò fu ori risarcendo di tasca propria la banca carinziana&lt;br /&gt;con 500.000 euro. Maurizio Balocchi e altri 7 furono rinviati a&lt;br /&gt;giudizio. E del «villaggio padano» in Istria non si è parlato più.&lt;br /&gt;Eppure, per quanto ripetutamente scottati, agli uomini del&lt;br /&gt;Carroccio la fissa del business non è passata del tutto. Prendete&lt;br /&gt;Roberto Calderoli. Pochi mesi dopo aver smesso gli abiti da ministro&lt;br /&gt;delle Riforme, il senatore dentista di Bergamo ha aperto&lt;br /&gt;una ditta di import-export. Si chiama Mibel intemational. L'ex&lt;br /&gt;ministro ha messo un terzo del capitale, il resto è suddiviso fra&lt;br /&gt;il suo ex capo di gabinetto Claudio D'Amico e la di lui consorte&lt;br /&gt;Svetlana Konovalova, una bielorussa di Minsk che fa da interprete&lt;br /&gt;a Bossi. E che probabilmente ispirò al senatore leghista&lt;br /&gt;, dopo le Politiche del 2006, il suo estroso commento: «Queste&lt;br /&gt;elezioni sarebbero state invalidate perfino in Bielorussia!».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10&lt;br /&gt;Come puntare un euro e vincerne 180&lt;br /&gt;Ma il referendum non aveva abolito ilf inanziamento pubblico?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il radiotelegrafista Giancarlo Fatuzzo, giunto alla veneranda&lt;br /&gt;età di 43 anni, intercettò sulle onde elettromagnetiche un'ispirazione:&lt;br /&gt;molla tutto e datti alla politica. Detto fatto, fondò il&lt;br /&gt;Partito dei pensionati. Il più redditizio del mondo. Basti dire&lt;br /&gt;che nella campagna per le Europee del 2004 il nostro investì&lt;br /&gt;16.435 euro ottenendo un rimborso 180 volte più alto: quasi 3&lt;br /&gt;milioni. Un affare mai visto. Neanche nella corsa all'oro di Fairbanks&lt;br /&gt;alla fine dell'Ottocento.&lt;br /&gt;Eletto dal suo popolo grigio al Parlamento comunitario sia&lt;br /&gt;nel '99 sia nella legislatura successiva, ciabatta da allora sfaccendatamente&lt;br /&gt;per i corridoi di Strasburgo (dove è stato inserito nella&lt;br /&gt;delegazione per i rapporti col Giappone: sayonara!) scodellando&lt;br /&gt;di tanto in tanto interventi che scuotono l'aula per il formidabile&lt;br /&gt;impatto planetario. Ora chiede cosa vuoI fare l'Europa&lt;br /&gt;per le vie di accesso a Vivaro, «comune situato nella parte meridionale&lt;br /&gt;del conoide alluvionale dei torrenti Cellina e Meduna,&lt;br /&gt;in provincia di Pordenone». O ra dichiara, «sia personalmente&lt;br /&gt;sia come responsabile del Partito pensionati in Italia», che «l'allargamento&lt;br /&gt;dell'Europa deve arrivare a tutto il mondo» , comprese&lt;br /&gt;quindi l'Europa australe e l'Europa patagonica. Ora si&lt;br /&gt;congratula per la fama «dell'onorevole  John Bowis sparsa in tutta&lt;br /&gt;Europa» al punto che è venuta «dall'Italia, precisamente dalla&lt;br /&gt;città di Salsomaggiore (la città dove viene eletta miss Italia),&lt;br /&gt;una sua ammiratrice di nome Moggi Silvana che è qui presente&lt;br /&gt;in tribuna». Ora chiede notizie sulle protesi dentarie mutuabili&lt;br /&gt;sottolineando, con malferma ironia, la necessità «che gli anziani&lt;br /&gt;abbiano la possibilità di masticare il cibo prima di deglurirlo».&lt;br /&gt;Lui no, non ha bisogno della dentiera. Anzi, sorride sern-pre.&lt;br /&gt;Ha ragione: meglio di così non gli poteva andare. Perito&lt;br /&gt;commerciale, genovese trapiantato a Bergamo, trovò la prima&lt;br /&gt;pepita del giacimento quando ancora non aveva quarant'anni,&lt;br /&gt;fondando una microscopica casa editrice: Sportello Pensioni. il&lt;br /&gt;19 ottobre dell'87 , santa Cleopatra, la folgorazione: perché, in&lt;br /&gt;un Paese con almeno 15 milioni di pensionati non fare un partito&lt;br /&gt;per loro? Nessuno ci aveva ancora pensato e davanti a Fatuzzo&lt;br /&gt;si spalancò un'autostrada. Consigliere comunale e provinciale a Bergamo, poi consigliere&lt;br /&gt;regionale della Lombardia, poi il salto a Strasburgo. Salutato&lt;br /&gt;con un b rindisi e un'impennata finanziaria. In campagna&lt;br /&gt;elettorale aveva speso 16 milioni di lire: grazie al meccanismo&lt;br /&gt;dei rimborsi elettorali lo Stato gli versò 1.276.000.000. Tombola!&lt;br /&gt;Ripetuta, come si è detto, alle Europee successive. Segnate&lt;br /&gt;da un guadagno, rispetto all'investimento, del 18.000% .&lt;br /&gt;Va da sé che, in un mercato fluttuante come quello politico,&lt;br /&gt;dove le azioni di questo o quello schieramento sono continuamente&lt;br /&gt;esposte a balzi e inabissamenti improvvisi, occorre&lt;br /&gt;avvertire i segnali più ancora che a Wall Street sui futures coreani.&lt;br /&gt;Convinto che nei momenti di passaggio va diversificato&lt;br /&gt;l'investimento, per esempio, il «promoterx del partito grigio,&lt;br /&gt;pur non avendo mai nascosto le p roprie tendenze moderate&lt;br /&gt;iscrivendosi a Strasburgo al gruppo dei Popolari europei come&lt;br /&gt;i destrorsi della Csu bavarese o i forzisti, alle Regionali del 2005&lt;br /&gt;scelse la tecnica delle geometrie variabili: un po' col centrodestra,&lt;br /&gt;un po' col centrosinistra. E alle elezioni politiche successive,&lt;br /&gt;dicendosi ingannato da Berlusconi, scelse Prodi che in quel&lt;br /&gt;momento volava nei sondaggi. «Se il mio partito supererà lo&lt;br /&gt;sb arramento del 2% , chiederò un ministero per i pensionati»&lt;br /&gt;tuonava bellicoso.&lt;br /&gt;Ma il mercato, dicevamo, è instabile. Appena sei mesi più&lt;br /&gt;tardi, già si sentiva «ingannato» da Prodi (ma come: neanche uno&lt;br /&gt;straccio di posto di sottogoverno dopo aver portato 340.000 voti?)&lt;br /&gt;e passava di nuovo, armi e bagagli, con la Casa delle Libertà.&lt;br /&gt;Nei cui dintorni stava già la sua erede, carnale e politica: Elisabetta.&lt;br /&gt;Una ragazza con la testa sul collo, che fin dalla tenera età medi&lt;br /&gt;tava su quella poesia di Guido Gozzano: «Venticinqu'annil.&lt;br /&gt; .. Sono vecchio, sono  vecchio !... Venticinqu'anni!... ed ecco la&lt;br /&gt;trentina  inquietante, torbida d'istinti moribondi...  ecco poi la&lt;br /&gt;quarantina  spaventosa, l'età cupa dei vinti,  poi la vecchiezza,&lt;br /&gt;l'orrida vecchiezza  dai denti finti e dai capelli tinti». Quando&lt;br /&gt;pensa alla vecchiaia cui ha dedicato la gioventù, però, lei è serena.&lt;br /&gt;Mal che vada avrà un vitalizio consolante: è consigliere regionale&lt;br /&gt;della Lombardia fin da quando giocava con le Barbie e&lt;br /&gt;papà, guardando i vecchietti al giardinetto, le diceva: «Amore,&lt;br /&gt;un giorno tutto questo sarà tuo...».&lt;br /&gt;Ma senza quei fmanziamenti elettorali così generosi la premiata&lt;br /&gt;ditta familiare Fatuzzo sarebbe arrivata lo stesso lassù,&lt;br /&gt;nella casta dei bramini? Domanda più che legittima, perché quei&lt;br /&gt;rimborsi sono sempre spropositati, rispetto alle somme realmente&lt;br /&gt;sborsate. Due numeri: per le elezioni Europee del 2004 i&lt;br /&gt;partiti spesero in tutto 87.988.791 euro, ma quando passarono&lt;br /&gt;alla cassa ne ritirarono quasi il triplo e cioè 248.956.810. Con un&lt;br /&gt;utile netto di quasi 161 milioni. Frutto di un'anomalia ipocrita e&lt;br /&gt;arrogante, introdotta da una legge approvata senza un battito di&lt;br /&gt;ciglio nel 1993 e criticata anche dalla Corte dei Conti. La quale&lt;br /&gt;nel suo rapporto sui rendiconti delle spese elettorali per le Europee&lt;br /&gt;del 1999 sottolineò l'assoluta mancanza di una «correlazione&lt;br /&gt;fra entità delle spese sostenute ed ent ità del contributo&lt;br /&gt;spettante agli aventi diritto». Non l'avesse mai detto!&lt;br /&gt;Letto il rapporto sul «Corriere», il diessino Angelo Soda&lt;br /&gt;saltò su come un tarantolato, convocando all'istante una conferenza&lt;br /&gt;stampa. Come si permettevano, quei giudici? «La Corte&lt;br /&gt;doveva limitarsi a verificare i conti in base alla conformità, alla&lt;br /&gt;legge e alla regolarità d ella documentazione prodotta. Qui si&lt;br /&gt;doveva fermare. Invece si è inventata un parametro di valutazione:&lt;br /&gt;la rilevazione del rapporto tra le spese rendicontate e i&lt;br /&gt;rimborsi, criterio che serve solo a creare elementi di delegittimazione&lt;br /&gt;dei partiti.» Traduzione dal burocratese: ogni appunto&lt;br /&gt;critico genera qualunquismo. Ciò detto, il ring hioso guardiano&lt;br /&gt;dell'intoccabilità delle scelte dei partiti arrivò a chiamare in&lt;br /&gt;causa il presidente della Camera, Luciano Violante : «Dovrà dire&lt;br /&gt;qualcosa sui limiti di esercizio del potere della Corte dei&lt;br /&gt;Conti, altrimenti si crea una continua invasione di potere».&lt;br /&gt;Non ce ne fu bisogno: l'osservazione dei giudici contabili,&lt;br /&gt;tanto lapalissiana quanto potenzialmente devastante, fu lasciata&lt;br /&gt;cadere nel vuoto. Per la fortuna della ditta politica dei Fatuzzo e&lt;br /&gt;di tutti i partiti. Esclusi i radicali, gli unici che hanno speso sempre&lt;br /&gt;più di quanto poi incassavano: l'eccezione per una regola&lt;br /&gt;che dimostra in modo abbagliante come le forze politiche, negli&lt;br /&gt;ultimi anni, abbiano davvero esagerato . C'è una tabella più&lt;br /&gt;esauriente di mille saggi sociologici. Quella pubblicata nel libro&lt;br /&gt;di Salvi e Villone: «Nel 2005 sono stati pagati ai partiti, a titolo&lt;br /&gt;di rimborso per le spese elettorali, oltre 196 milioni di euro che&lt;br /&gt;sono stati suddivisi tra ben 81 partiti o liste». Ottantuno liste! Il&lt;br /&gt;generale De Gaulle, nella sua più celebre battuta, si chiedeva&lt;br /&gt;come si potesse governare un Paese come la Francia con 258 tipi&lt;br /&gt;di formaggi? Beato lui, che non provò mai il brivido di governarne&lt;br /&gt;uno con 81 partiti. Uno più vorace dell'altro.&lt;br /&gt;Il referendum del 18 aprile del '93 era stato chiarissimo: il&lt;br /&gt;90,3% delle persone voleva abolire il finanziamento pubblico.&lt;br /&gt;Giuliano Amato, a capo del governo, ne aveva preso atto con&lt;br /&gt;parole nette: «Cerchiamo di esserne consapevoli: l'abolizione&lt;br /&gt;del finanziamento statale non è fine a se stessa, esprime qualcosa&lt;br /&gt;di più, il ripudio del partito parificato agli organi pubblici e&lt;br /&gt;collocato tra essi». Certo, il voto era stato influenzato dal vento&lt;br /&gt;impetuoso della rivolta morale contro gli abusi della Prima Repubblica,&lt;br /&gt;travolta da mille scandali. E magari è vero che conteneva&lt;br /&gt;una certa dose di antiparlarnentarismo, trascinato da mugghianti&lt;br /&gt;mandrie di torelli giustizialisti che presto si sarebbero&lt;br /&gt;trasformati in pensos i bovi garantisti. Di più: forse era solo&lt;br /&gt;un'illusione velleitaria l'idea che una democrazia complessa potesse&lt;br /&gt;reggersi su partiti dalle opinioni forti e dai corpi leggeri&lt;br /&gt;come piume. Ma anche chi da anni teorizza la necessità che la società si&lt;br /&gt;faccia carico di mantenere i partiti quali strumenti di democrazia,&lt;br /&gt;dovrà ammettere che la deriva fa spavento. Ve li ricordate&lt;br /&gt;perché nacquero, i rimborsi elettorali? Per aggirare dopo pochi&lt;br /&gt;mesi, senza dare nell'occhio, quel referendum-capestro della primavera&lt;br /&gt;del '93. Era il dicembre, al governo c'era Carlo Azeglio&lt;br /&gt;Ciampi e sulle prime l'obolo imposto era contenuto: 800 lire per&lt;br /&gt;ogni cittadino residente e per ognuna delle due Camere. Totale:&lt;br /&gt;1600 lire. Pari, fatta la tara all'inflazione, a l euro e lO centesimi&lt;br /&gt;di oggi. Pochi? Può darsi. Certo è che, via via che l'ondata referendaria,&lt;br /&gt;leghista e giudiziaria del biennio '92 -93 si quietava nella&lt;br /&gt;risacca (Fare demagogia sulla politica perché sia più spartana&lt;br /&gt;vuoi dire prepara re il terreno a un ritorno della corruzione»&lt;br /&gt;spiegò il «retine» Giuseppe Gambale) i partiti si sono ripresi&lt;br /&gt;tutto. Diventando sempre più ingordi. Fino a divorare oggi, nelle&lt;br /&gt;sole elezioni politiche, dieci volte più di dieci anni fa.&lt;br /&gt;Eppure, già la prima sterzata sembrò eccessiva. Era il 1999.&lt;br /&gt;L'idea transitoria del 4 per mille (volontario) sul quale i partiti&lt;br /&gt;prendevano degli anticipi, si era rivelata un fallimento. A marzo,&lt;br /&gt;con un pezzo della destra che denunciava l'ingordigia dei&lt;br /&gt;«rossi», passarono l'abolizione delle agevolazioni postali in&lt;br /&gt;campagna elettorale e l'eliminazione dell 'anticipo: i part iti&lt;br /&gt;avrebbero dovuto restituire in cinque anni, nella misura del&lt;br /&gt;20% annuo del totale, le somme «eventualmente» ricevute in&lt;br /&gt;più. Macché. Non solo la restituzione fu svuotata dalla scelta di&lt;br /&gt;non varare mai (mai) il decreto di conguaglio, col risultato che&lt;br /&gt;nessuno ha mai (mai) potuto sapere quanti soldi con quel 4 per&lt;br /&gt;mille i cittadini avevano davvero dato alla politica. Ma due mesi&lt;br /&gt;dopo, col voto favorevole d'una maggioranza larghissima e il&lt;br /&gt;plauso anche della Lega «Q uesta legge ci avvicina all'Europa»&lt;br /&gt;disse Maurizio Balocchi, coordinatore dei tesorieri dei partiti),&lt;br /&gt;passò un ritocco assai vistoso: da 800 a 4000 lire per ogni elettore&lt;br /&gt;e per ogni Camera alle Politiche. Più rimborsi analoghi per&lt;br /&gt;le Europee e le Regionali. Più un forfait , volta per volta, per le&lt;br /&gt;Amministrative. Una grandinata di soldi mai vista prima. Che nel 2001&lt;br /&gt;avrebbe portato le forze politiche a incassare in rimborsi olt re&lt;br /&gt;92.814.915 euro. Una somma enorme. Eppure l'anno dopo, a&lt;br /&gt;maggioranza parlamentare ribaltata,mentre invitavano gli italiani&lt;br /&gt;a stringere la cinghia perché dopo l'll settembre i cieli erano&lt;br /&gt;foschi, i partiti erano ancora lì, più affamati di prima. Ricordate&lt;br /&gt;le risse di quel2002? La destra irrideva agli anni del consociativismo&lt;br /&gt;cantando le virtù della «nuova era» dove mai i suoi voti&lt;br /&gt;sarebbero stati mischiati a quelli «comunisti» . La sinistra&lt;br /&gt;barriva nelle piazze che mai si sarebbe lasciata infettare da un accordo&lt;br /&gt;con l'orrida destra. Finché presentarono insieme una leggina,&lt;br /&gt;firmata praticamente da un rappresentante di ciascun partito&lt;br /&gt;perché nessuno gridasse allo scandalo (Deodato, Ballaman,&lt;br /&gt;Giovanni Bianchi, Biondi, Buontempo, Colucci, Alberta De Simone,&lt;br /&gt;Dussin , Fiori, Manzini , Mastella, Mazzocchi, Mussi, Pistone,&lt;br /&gt;Rotondi, Tarditi, Trupia, Valpiana) che portava i rimborsi&lt;br /&gt;addirittura a 5 euro per ogni iscritto alle liste elettorali e per ciascuna&lt;br /&gt;delle due Camere. Una scelta discutibile con l'aggiunta di&lt;br /&gt;un'indecente furberia: anche il calcolo dei rimborsi per il Senato&lt;br /&gt;andava fa tto sulla base degli elettori della Camera. I quali sono,&lt;br /&gt;senza calcolare gli italiani all 'estero, 47.1 60.244. Contro i&lt;br /&gt;43.062 .020 degli aventi diritto a votare per Palazzo Madama:&lt;br /&gt;4.098.224 in meno. Risultato: si sono accaparrati nel solo 2006,&lt;br /&gt;con queltrucchetto, 20 milioni e mezzo di euro in più. Il triplo,&lt;br /&gt;per dare un'idea, di quanto è costata a Padova la Città della speranza&lt;br /&gt;che, grazie alla generosità dei privati, riesce a svolgere il&lt;br /&gt;ruolo di Centro diagnostico nazionale a disposizione di lUtti gli&lt;br /&gt;ospedali italiani per l'individuazione e la cura delle leucemie infantili.&lt;br /&gt;O, se volete, quanto è stato investito in dieci anni nella&lt;br /&gt;ricerca scientifica dal centro patavino. Totale dei rimborsi elettorali&lt;br /&gt;per il 2006: 200.819.044 euro. Una montagna di denaro&lt;br /&gt;destinata nel 2007 a crescere ancora di altri 3 milioni e mezzo. E&lt;br /&gt;l'anno seguente ancora un po', e via così. Risultato: i partiti assorbono&lt;br /&gt;olt re il doppio di quanto assorbivano nel 2001. Il balzello&lt;br /&gt;è passato dal 1993 a oggi, con l'appoggio, la complicità o il&lt;br /&gt;tacito consenso di tutti (salvo qualche eccezione e un po' di distinguo)&lt;br /&gt;da l euro e l Ocentesimi a lO euro per ogni cittadino. E&lt;br /&gt;ogni ciclo elettorale (Politiche, Regionali, Europee, Amministrative...)&lt;br /&gt;ci costa ormai l miliardo di euro a lustro. Per limitarsi&lt;br /&gt;soltanto al famoso «rimborso». E smettiamola, di chiamarlo così. E vero che il nostro è un&lt;br /&gt;Paese dove, nel peloso rincorrere del «politicamente corretto»,&lt;br /&gt;è stato sancito che i poveri sono «non abbienti», i disoccupati&lt;br /&gt;«incollocati» e gli epilettici persone affette da «crisi comiziali».&lt;br /&gt;Ma la parola «rimborso» è pura ipocrisia: i tesorieri dei partiti&lt;br /&gt;non la usano quasi mai. Continuano a parlare, tra di loro , di&lt;br /&gt;«fi-nanziamento pubblico», come se quel referendum del 1993 non&lt;br /&gt;ci fosse mai stato. E così è: il finan ziamento pubblico dei partiti,&lt;br /&gt;sopravvissuto anche ai passaggi più tumultuosi, non è mai morto.&lt;br /&gt;Ha soltanto, di volta in volta, cambiato nome.&lt;br /&gt;E il conto è carissimo. Dal 1976 al 2006 i cittadini hanno&lt;br /&gt;versato nelle casse dei partiri l'equivalente, in valuta 2006, di 3&lt;br /&gt;miliardi e mezzo di euro. Per l'esattezza: 3.419.584.022. Una&lt;br /&gt;somma enorme, che sarebbe stata più che sufficiente a realizzare&lt;br /&gt;la variante di valico tra Firenze e Bologna, considerata l'autostrada&lt;br /&gt;più cara della storia con i suoi 55 chilomerri di gallerie.&lt;br /&gt;O a finanziare la costruzione del canale progettato per riportare&lt;br /&gt;l'acqua dal Mar Rosso nel Mar Morto. Per non parlare dei soldi sporchi. Quelli che un po' tutti i partiti della Prima Repubblica (con rare eccezioni come i radicali)&lt;br /&gt;incassarono per anni e anni dalle bustarelle su ogni lavoro&lt;br /&gt;pubblico ai tempi in cui, secondo Silvio Berlusconi, dovevi «fare&lt;br /&gt;lunghe file per seguire una pratica e poi passare da un ufficio&lt;br /&gt;all'altro con l' assegno in bocca, perché così si usava nella pubblica&lt;br /&gt;amministrazione». Quanto avesse pesato sulle tasche dei&lt;br /&gt;contribuenti quel sistema di tangenti lo calcolò nel febbraio del&lt;br /&gt;1993 il Centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi diretto&lt;br /&gt;da Mario Deaglio.&lt;br /&gt;Conclusione: il «presumibile ammontare dei maggiori costi&lt;br /&gt;sostenuti dallo Stato per effetto della discrezionalità della&lt;br /&gt;decisione politica» era stato, nel solo 1991, tra i 3,3 e i 4,9 miliardi.&lt;br /&gt;Anche se, precisava lo studio, era probabile che la verità&lt;br /&gt;non stesse «nel mezzo, bensì in prossimità del limite massimo».&lt;br /&gt;Per capirci: almeno 4 miliardi di euro l'anno in valuta di oggi.&lt;br /&gt;E non era finita: «Queste somme sono state pagate dallo Stato&lt;br /&gt;in eccesso a quanto sarebbe sta to dovuto e possibile. Hanno&lt;br /&gt;quindi aumentato il deficit pubblico. Al fine di finanziare il deficit,&lt;br /&gt;lo Stato ha fatto ricorso ai prestiti pubblici. Non potendo&lt;br /&gt;restituire i prestiti a fine anno, li ha rinnovati». Una spirale abnorme.&lt;br /&gt;Che negli anni Ottanta , quelli in cui il nostro «b uco»&lt;br /&gt;sprofondò, sempre in moneta attuale, da 137 a 772 miliardi, fu&lt;br /&gt;responsabile secondo il Centro Einaudi di almeno un decimo&lt;br /&gt;dell'inabissamento debitorio. Con un danno alle pubbliche&lt;br /&gt;casse che, nel solo ultimo decennio prima dell'esplosione di Tangentopoli,&lt;br /&gt;potrebbe essere calcolato, secondo le stime prudenti&lt;br /&gt;del centro studi torinese, in quasi 75 miliardi di euro.&lt;br /&gt;Onestamente: c'è qualche Candido nostrano disposto a&lt;br /&gt;immaginare che una classe dirigente così ingorda e rimasta in&lt;br /&gt;gran parte la stessa sia diventata virtuosa nonostante diversi ladroni&lt;br /&gt;se la siano cavata senza un buffetto? Piercamillo Davigo&lt;br /&gt;sorride amaro: «Siccome non è cambiato nulla nei meccanismi&lt;br /&gt;che avevano prodotto la degenerazione di Tangentopoli non&lt;br /&gt;c'è ragione d'immaginare un miglioramento. Anzi, semmai si&lt;br /&gt;sono abbassate le soglie di difesa. E c'è un'idea più diffusa di&lt;br /&gt;impunità. Quindi... Insomma, non solo non mi stupirei a scoprire&lt;br /&gt;che l'andazzo è quello di prima, ma mi stupirei nello scoprire&lt;br /&gt;il contrario» .&lt;br /&gt;Ma torniamo ai finanziamenti pubblici. Le cifre vi sembrano&lt;br /&gt;enormi? Eppure si tratta solo di una fetta della torta divorata&lt;br /&gt;dagli apparati. Sostenuti in larghissima parte dalle pubbliche&lt;br /&gt;casse sotto forma di migliaia di posti nei consigli di amministrazione&lt;br /&gt;di società ed enti vari e municipalizzate, autoblu, incarichi,&lt;br /&gt;prebende, consulenze spesso insensate e altro ancora. Si&lt;br /&gt;pensi, per esempio, ai 60 milioni di euro l' anno di finanziamenti&lt;br /&gt;ai «giornali di partito». Virgolette obbligatorie: non tutti lo&lt;br /&gt;sono davvero, Anzi, quelli che si definiscono tali e hanno buone&lt;br /&gt;ragioni di lamentarsi della concorrenza sleale (come fecero&lt;br /&gt;tempo fa i direttori di «Europa» Stefano Menichini, di «Liberazione&lt;br /&gt;» Piero Sansonetti, della «Padania» Gianluigi Paragone,&lt;br /&gt;del «Secolo d 'Italia» Flavia Perina e dell'«Unità» Antonio&lt;br /&gt;Padellaro con una lettera aperta che denunciava le «forti difficoltà&lt;br /&gt;economiche» dovute ai tagli della pubblicità e chiedeva&lt;br /&gt;«un finanziamento pubblico sicuro, puntuale e riservato solo a&lt;br /&gt;loro» sono solo una minoranza.&lt;br /&gt;Tutto nasce da un «ritocco» alle norme sulla stampa di partito&lt;br /&gt;approvato anni fa per accontentare l'ex sindaco di Torino&lt;br /&gt;Diego Novelli, che all'epoca faceva parte del comitato editoriale&lt;br /&gt;del settimanale «Avvenimenti», organo dell'associazione Altritalia.&lt;br /&gt;Si sa come vanno le cose in Parlamento: un piacere al&lt;br /&gt;«nemico», se pensi possa essere utile anche a te, non si nega mai.&lt;br /&gt;Tanto più che paga lo Stato. Ma come darla, una mano a&lt;br /&gt;Novelli? Fu stabilito che per avere i contrib uti bastava che un&lt;br /&gt;giornale si facesse sponsorizzare da due parlamentari pronti a&lt;br /&gt;dichiarare di essere i titolari di un movimento politico, a prescindere&lt;br /&gt;dal partito di appartenenza, e che quello era il loro organo&lt;br /&gt;ufficiale.&lt;br /&gt;La corsa a mettere un timbro di partito sul proprio giornale&lt;br /&gt;per passare alla cassa fu frenetica. E non cessò certo quando&lt;br /&gt;la Finanziaria del 2001 di Amato mise ordine (formalmente) offrendo&lt;br /&gt;però a tutti una via d'uscita: per rimanere attaccati alla&lt;br /&gt;mammella statale b astava trasformarsi in una cooperativa. E così fecero quasi tutti. E oggi una cooperativa «il Foglio» (3 .511.000 euro di cont ributi pubblici nel 2003) fondato da&lt;br /&gt;Giuliano Ferrara con l'apporto azionario di Veronica Lario in&lt;br /&gt;Berlusconi e la qualifica di «organo della Convenzione per la&lt;br /&gt;Giustizia», movimento a due piazze fondato dall'azzurro Marcello&lt;br /&gt;Pera e dal verde Marco Boato, che fu così duramente contestato&lt;br /&gt;dai suoi da dover lasciare la sua piazza al socialista Sergio&lt;br /&gt;Fumagalli. Lo è la «Gazzetta politica» dell'ex leader della&lt;br /&gt;«sinistra ferroviaria» Claudio Signorile, più difficile da trovare&lt;br /&gt;in edicola che un orso polare nel Gabon ma benedetta da oltre&lt;br /&gt;mezzo milione di euro l'anno. Lo è il quotidiano cremonese&lt;br /&gt;«La Cronaca», che appartiene a un piccolo imprenditore, Massimo&lt;br /&gt;Boselli Botturi, il quale ha candidamente ammesso come&lt;br /&gt;la politica, agganciata grazie a un deputato diessino e a un senatore&lt;br /&gt;popolare, fosse solo una gabola: «L'appoggio di due parlamentari&lt;br /&gt;amici ci ha consentito di superare un momento difficile ». Tema: se è così, perché i cittadini dovrebbero versare alla «Cronaca» 1.874.000 euro l'anno?&lt;br /&gt;Una domanda obbligata. Tanto più che qualcuno non si è&lt;br /&gt;accontentato di inzuppare il biscotto. Massimo Bassoli, con l'editrice&lt;br /&gt;Esedra incassava soldi pubblici per 2 milioni e mezzo di&lt;br /&gt;euro grazie al «Giornale d'Italia», organo dei «Pensionati uomini&lt;br /&gt;vivi» dell'ex parlamentare radicale Luigi D'Amato. Finito&lt;br /&gt;in manette, è stato accusato d'aver inventato false collaborazioni&lt;br /&gt;giornalistiche per gonfiare i contributi. Fregando, secondo la&lt;br /&gt;Finanza, 14 milioni di euro. In piccola parte (197 .000), girati&lt;br /&gt;alla Lega Nord. «Perché?» gli chiesero i cronisti di Report.&lt;br /&gt;«Abbiamo fatto un'operazione politica» rispose l'uomo prima&lt;br /&gt;dell'arresto. «Hanno fatto un bonifico e possono farlo. l o ho&lt;br /&gt;regolarizzato e ho fatto quello che per legge dev'essere fat to,&lt;br /&gt;punto e basta» ringhiò il tesoriere del Carroccio Maurizio Balocchi:&lt;br /&gt;“I motivi politici che stanno dietro non sono tenuto a&lt;br /&gt;dirli a lei”. Ma sempre la stessa domanda vale anche per altri. Per «il&lt;br /&gt;Denaro», un periodico napoletano tenuto a galla da quasi 3 milioni&lt;br /&gt;di fondi statali l'anno come organo di Europa Mediterranea,&lt;br /&gt;un movimento dei forzisti Antonio Marzano, Salvatore&lt;br /&gt;Lauro e Claudio Azzolini. Spiegazione fornita al «Mondo» dal&lt;br /&gt;fondatore, Alfonso Ruffo: «In questo Paese i giornali o sono di&lt;br /&gt;proprietà dei potentati economici o sono di proprietà dei politici,&lt;br /&gt;e allora vivono con i cont ributi dello Stato. Schiacciati in&lt;br /&gt;questa morsa i piccoli giornali indipendenti sono costretti a&lt;br /&gt;morire. Se mi si offre di recuperare questo svantaggio competitivo&lt;br /&gt;con una legge che non ho certamente sollecitato io, ne approfitto».&lt;br /&gt;Come ne approfitta l'ex deputato missino Massimo Massano,&lt;br /&gt;titolare di «Torino cronaca» e dello storico «Borghese», già&lt;br /&gt;in società nella Edibeta con Vittorio Feltri. Il quale, raggiunto&lt;br /&gt;nel 2000 un accordo con il Movimento monarchico iraliano (un&lt;br /&gt;manipolo di nostalgici che vende on-line gadget come «semisfera&lt;br /&gt;commemorativa in cristallo diametro 90 millimetri con inciso&lt;br /&gt;il busto di Umberto II» e si definisce come una cosa che&lt;br /&gt;«non proviene dall'alto, ma gua rda in alto») ha incassato&lt;br /&gt;5.371.000 euro di soldi pubblici nel solo 2003. Integrazioni alle&lt;br /&gt;entrate dovute alle vendite, da anni in ascesa.&lt;br /&gt;Guai a ricordarlo, però. Milena Gabanelli, che osò farlo&lt;br /&gt;in una puntata di Report della primavera del 2006, venne azzannara:&lt;br /&gt;«Piantala di fare coccodè». Su un canale della Rai che&lt;br /&gt;fa pagare il canone, poi ! «Siamo allo zoppo che prerende di&lt;br /&gt;insegnare allo storpio a camminare. La verità è un'altra, cara la&lt;br /&gt;mia bella gioia: tutti i quotidiani e i periodici hanno degli aiuti&lt;br /&gt;in denaro o so tto forma di sconti.» Verissimo. Per esempio i&lt;br /&gt;contributi sulla «carta agevolabile» in proporzione alle copie e le&lt;br /&gt;tariffe postali tagliate per favorire la lettura e mettere una&lt;br /&gt;pezza alle distorsioni di un mercato pubblicitario dominato da&lt;br /&gt;Rai e Mediaset. Tagli che, ricordava giustamente Feltri, «compensano&lt;br /&gt;il fatto che le Poste funzionano male e i quotidiani&lt;br /&gt;(agli abbonati) sono recapitati in ritardo». Un esempio? Nel&lt;br /&gt;2003 la Rcs con tutte le sue testate ebbe per la carta 8,6 milioni&lt;br /&gt;di euro, «Libero» 463 .000. Conclusione: «Mi dici per favore&lt;br /&gt;perché noi dovremmo essere i soli in Italia a non percepire&lt;br /&gt;un euro?». Non proprio i «soli», via...&lt;br /&gt;Fatto sta che da quel burrascoso '93 dell'ondata anomala&lt;br /&gt;che pareva aver travolto gran parte dei vecchi partiti sembra&lt;br /&gt;passato un secolo. Ricordate? Mentre infu riava l'offen siva di&lt;br /&gt;Mani P ulite il panico si era impadronito delle segreterie politiche.&lt;br /&gt;Chiusi i rubinetti delle tangenti, abolito per referendum il&lt;br /&gt;finanziamento pubblico, erano tutti sull'orlo della bancarotta.&lt;br /&gt;Il Psi di Bettino Craxi aveva debiti, in valuta attuale, per 54 milioni&lt;br /&gt;di euro. Le banche, fino ad allora indulgenti coi debitori&lt;br /&gt;politici ben oltre ogni ragionevole limite, si facevano sempre&lt;br /&gt;più minacciose. Al punto che il nuovo segretario Giorgio Benvenuto,&lt;br /&gt;in una drammatica assemblea assai diversa da quelle di&lt;br /&gt;«nani e ballerine», gelò la platea: «Compagni, non c'è più una&lt;br /&gt;lira. Dobbiamo vendere il cinema Belsito». Il fiore all'occhiello.&lt;br /&gt;Condannato a tornare, da teatro di tanti trionfi socialisti, alla&lt;br /&gt;normale programmazione. Aperta con una sceneggiata che pareva&lt;br /&gt;la beffa finale: Isso, Issa e '0 Malamente.&lt;br /&gt;E la Democrazia cristiana? Quando cominciò a scricchiolare,&lt;br /&gt;nel '92, il partito costava l'equivalente di 75 milioni di euro&lt;br /&gt;l'anno, Naturalmente, a dar retta ai bilanci, che come è noto non&lt;br /&gt;dicevano proprio tutto. Anche lo scudocrociato era indebitatissimo:&lt;br /&gt;circa 60 milioni di euro di oggi. Ma le proprietà immobiliari&lt;br /&gt;parevano dare sicurezza: nei forzieri del partito c'erano i&lt;br /&gt;documenti di proprietà di 508 immobili , dai magazzini in periferia&lt;br /&gt;agli appartamenti nei paesi, fino alla villa della Camilluccia&lt;br /&gt;dove lo stato maggiore del partito si riuniva intorno al caminetto&lt;br /&gt;per le decisioni più importanti, per arrivare al grande palazzo&lt;br /&gt;di piazza Sturzo, a Roma: 15.000 metri quadrati all'Euro&lt;br /&gt;Un patrimonio immenso che secondo i periti valeva già al-lora,&lt;br /&gt;coi prezzi di mercato infinitamente inferiori a quelli di oggi,&lt;br /&gt;almeno 65 milioni di euro. Un patrimonio svanito fra scissioni,&lt;br /&gt;vendite con plusvalenze miliardarie annegate misteriosamente&lt;br /&gt;nelle pieghe dei bilanci, appropriazioni indebite, furbizie&lt;br /&gt;di ogni genere. Case messe a bilancio con valori 197 volte&lt;br /&gt;più bassi di quelli reali. Appartamenti storici svenduti a prezzi&lt;br /&gt;di saldo «in famiglia», come una stupenda residenza a pochi&lt;br /&gt;metri da piazza del Campo portata via con meno di 300.000 euro&lt;br /&gt;dalla compagna del democristiano più in vista di Siena, Alberto&lt;br /&gt;Monaci. Fino all'ultimo atto: la vendita in blocco di ciò&lt;br /&gt;che restava, 131 proprietà immobiliari, al prezzo forfettario di&lt;br /&gt;1.557.000 euro, al faccendiere Angiolino Zandomeneghi, che&lt;br /&gt;aveva piazzato la sede della società nel gabbiotto all'ingresso di&lt;br /&gt;un parco acquatico abbandonato nel Veronese e saldò il conto&lt;br /&gt;con un assegno scoperto. Edifici spariti in scatole cinesi incastonate&lt;br /&gt;l'una nell'altra fino a portare a una misteriosa finanziaria&lt;br /&gt;con sede in un pollaio nelle campagne istriane di Babici e&lt;br /&gt;intestata a un croato che scaricava cassette al porto di Trieste.&lt;br /&gt;Sterminato era anche l'«impero» dell 'ex Partito comunista,&lt;br /&gt;come del resto i suoi debiti: 237 milioni di euro in valuta&lt;br /&gt;attuale. Ma contrariamente alla Dc e al Psi, il vecchio Pci continuò&lt;br /&gt;a sopravvivere. E i debiti, del partito e dell'«Unità», ad aumentare.&lt;br /&gt;Nel 2001, dopo cinque anni al governo, la Quercia&lt;br /&gt;era «sotto» di 584 milioni di euro; Piero Fassino era stato già&lt;br /&gt;costretto a vendere, tra i sospiri dei militanti, la sede storica di&lt;br /&gt;via delle Botteghe Oscure e ritirarsi con la direzione nella ridotta&lt;br /&gt;di via Nazionale. Ma non bastava.&lt;br /&gt;L'ancora di salvezza arrivò dalla Tosinvest della famiglia&lt;br /&gt;Angelucci che rilevò attività e passività della Beta Immobiliare,&lt;br /&gt;nella quale era concentrato l'indebitamento delle società editrici&lt;br /&gt;dell'«Unità», insieme alle ipoteche su 261 immobili sparsi&lt;br /&gt;per l'Italia. Grazie anche a questa operazione, in quattro anni i&lt;br /&gt;debiti dei Democratici della sinistra si sono ridotti magicamente&lt;br /&gt;da 584 a 139 milioni di euro, tutti a medio e lungo termine.&lt;br /&gt;Un caso da manuale di risanamento di cui il tesoriere diessino&lt;br /&gt;Ugo Sposetti mena vanto, ma che lascia aperte due curiosità.&lt;br /&gt;La prima: chi glielo ha fatto fare, agli Angelucci? La seconda:&lt;br /&gt;anche a vendere tutto, sarebbero andati a posto i conti, senza i&lt;br /&gt;famosi rimborsi elettorali?&lt;br /&gt;Va da sé che, quando i diessini Cesare Salvi e Massimo VilIone&lt;br /&gt;e la tesoriera dell'Italia dei Valori Silvana Mura hanno proposto&lt;br /&gt;nella Finanziaria 2007 non di abolire quel meccanismo,&lt;br /&gt;ma di dargli almeno una limatina, i Democratici di sinistra hanno&lt;br /&gt;fatto orecchie da mercante. Come tutti gli altri. Ovvio: pochi&lt;br /&gt;mesi prima della fme della legislatura berlusconiana avevano&lt;br /&gt;approvato una leggina che consente ai partiti di continuare&lt;br /&gt;a incassare i rimborsi p ure in caso di scioglimento anticipato&lt;br /&gt;delle Camere. Anche allora tutti insieme. Come sempre, su&lt;br /&gt;questi temi.&lt;br /&gt;Anzi, sventato il taglietto al finanziamento pubblico, i partiti&lt;br /&gt;hanno deciso di allargare ancora di più la manica. Pretesto: un&lt;br /&gt;disegno di legge presentato nel settembre del200G per risolvere&lt;br /&gt;un problemino della Svp, I responsabili del partito altoatesino&lt;br /&gt;alleato dell'Unione si erano dimenticati di presentare nei tempi&lt;br /&gt;stabiliti la domanda per avere i rimborsi elettorali. Col risultato&lt;br /&gt;di veder distribuire i loro soldi agli altri partiti. Seccante.&lt;br /&gt;C'era solo un mezzo per rimediare al guaio: una sanatoria&lt;br /&gt;retroattiva. Spudorata. Com'è evidente dalla disarmante relazione&lt;br /&gt;al provvedimento, dov'era scritto che poiché la legge in&lt;br /&gt;vigore «stabilisce che le richieste di rimborso debbano essere&lt;br /&gt;presentate, a pena di decadenza, entro dieci giorni dalla data&lt;br /&gt;di scadenza del termine per la presentazione delle liste per il&lt;br /&gt;rinnovo dei due rami del Parlamento» la nuova norma prevedeva&lt;br /&gt;«il differimento dell 'anzidetto termine in modo da consentire&lt;br /&gt;anche ai partiti e ai movimenti politici dichiarati decaduti&lt;br /&gt;dai rimborsi di beneficiare dei medesimi». Tutti d'accordo,&lt;br /&gt;o quasi, a sinist ra. Bastava leggere le firme sotto la proposta:&lt;br /&gt;da Siegfried Brugger della Svp a Dario Franceschini dell'Ulivo,&lt;br /&gt;dal rifondarolo Gennaro Migliore al dilibertiano Pino&lt;br /&gt;Sgobio. Ma...&lt;br /&gt;Ma l'incredibile sanatoria «ad partitum» è diventata il vagone&lt;br /&gt;su cui caricare, trasversalmente, una merce più pesante:&lt;br /&gt;un emendamento, firmato dal relatore Marco Boato (non nuovo&lt;br /&gt;a iniziative oleose che piacciono a certi pezzi sia della destra&lt;br /&gt;sia della sinistra}per consentire ai partiti di costituire fondazioni&lt;br /&gt;«politico-culturali». Per farne che? Tante cose. Parcheggiare&lt;br /&gt;«cespiti e attività patrimoniali» dei partiti. Accogliere «eredità,&lt;br /&gt;erogazioni liberali e donazioni». Ricevere «entrate derivanti da&lt;br /&gt;prestazioni rese a terzi su base convenzionale», come fanno i&lt;br /&gt;sindacati coi centri d'assistenza fiscale. Di più: queste «fondazioni&lt;br /&gt;» potrebbero incassare «contributi pubblici eventualmente&lt;br /&gt;previsti per il finanziamento di specifici programmi culturali&lt;br /&gt;e di formazione». Chiaro? Chiarissimo: neppure l'aumento abnorme&lt;br /&gt;dei «rimborsi elettorali» è più sufficiente alla mostruosa&lt;br /&gt;dilatazione delle spese dei partiti. Alla perenne e spasmodica&lt;br /&gt;ricerca di altre forme di introiti.&lt;br /&gt;È qui che vedi come le lezioni del passato non siano servite&lt;br /&gt;assolutamente a nulla. Che fossero soldi infetti della Cia, del&lt;br /&gt;Kgb o delle bustarelle, i partiti italiani si sono ormai abituati a&lt;br /&gt;darsi battaglia spendendo moltissimo e, con la nave alla deriva,&lt;br /&gt;non cercano neppure più di aggiustare la rotta. Al punto che&lt;br /&gt;perfino Cesare Salvi e Massimo Villone, ai quali va riconosciuto&lt;br /&gt;il merito di avere tentato la prima analisi autocritica «dal di&lt;br /&gt;dentro», hanno finito per dare alloro libro un titolo che in&lt;br /&gt;qualche modo, al di là della sottilissima ironia, rischia di essere&lt;br /&gt;indulgente: Il costo della democrazia. Perché «democrazia»?&lt;br /&gt;Cosa c'entrano con la democrazia certe storture, certi privilegi,&lt;br /&gt;certi lussi inaccettabili?&lt;br /&gt;L'ultimo pezzo del disegno sulle fondazioni messo in calendario&lt;br /&gt;nella primavera del 2007, per esempio, somiglia dannatamente&lt;br /&gt;a un altro regalo che si erano fatti i partiti. E cioè alla&lt;br /&gt;leggina del luglio del '93 che, firmata da Gino Giugni, donò&lt;br /&gt;«il prepensionamento anticipato di anzianità» a più di 500 dipendenti&lt;br /&gt;«in nero» delle forze politiche. La sola condizione era&lt;br /&gt;appunto quella: che i datori di lavoro, dal Pci al Psi, dalla Dc al&lt;br /&gt;Pri, dichiarassero in una lettera che i lavoratori Mario Rossi o&lt;br /&gt;Dario Verdi avevano lavorato in nero (pensa tel) a partire da&lt;br /&gt;una data precedente a quella di assunzione, così da andare in&lt;br /&gt;pensione con 28 anni di servizio.&lt;br /&gt;Una sanatoria indecente, messa a carico dello Stato. Ma&lt;br /&gt;guai a polemizzare. il serafico-Enrico Ferri, leader del Psdi,&lt;br /&gt;al-largò le braccia: «Dov'è lo scandalo? I dipendenti di partito sono&lt;br /&gt;persone umane che tirano la cinghia». Grazie. Ma al di là&lt;br /&gt;della formula che obbligò i giudici ad aprire un'inchiesta su decine&lt;br /&gt;di attestazioni, perché mai la messa a riposo di tutti quei&lt;br /&gt;funzionari, portieri, impiegati e centralinisti tirati dentro spesso&lt;br /&gt;per motivi squisitamente clientelari doveva pesare sulle spalle&lt;br /&gt;dei cittadini? Per non dire della ciliegina sulla torta: tra quanti&lt;br /&gt;avevano «tirato la cinghia» c'erano persone già avviate ad&lt;br /&gt;avere, come i socialisti Fabrizio Cicchitto, Biagio Marzo o Luigi&lt;br /&gt;Covatta, il vitalizio parlamentare.&lt;br /&gt;Bene: poco più di un decennio dopo, ecco il replay. Con la&lt;br /&gt;proposta nel «progetto fondazioni», contestata frontalmente solo&lt;br /&gt;da radicali e dipietristi, di poter impiegare personale in aspettativa&lt;br /&gt;dipendente da aziende pubbliche o private. Cioè? Semplice:&lt;br /&gt;ai partiti l'obbligo di pagare lo stipendio, allo Stato (cioè a&lt;br /&gt;rutti noi) l'obbligo di pagare il resto, contributi e pensione compresi.&lt;br /&gt;Non solo: stando alla leggina, le aziende private potrebbero&lt;br /&gt;sostituire i dipendenti «prestati» ai partiti con personale a&lt;br /&gt;tempo determinato. Mica male, per una sinistra che chiedeva voti&lt;br /&gt;sulla base di un programma contro la precarietà del lavoro...&lt;br /&gt;Ma non è tutto: sapete chi paga, se un «organo di partito»&lt;br /&gt;fallisce? I cittadini. In un lontano agosto di tanti anni fa (succede&lt;br /&gt;sempre in agosto: sempre) fu infatti stabilito con la legge 416&lt;br /&gt;che non solo gli interessi sui debiti agevolati di questi giornali&lt;br /&gt;fossero a carico dello Stato ma che su quei debi ti lo Stato offrisse&lt;br /&gt;la sua garanzia. Garanzia estesa nel 1998 dal governo di&lt;br /&gt;centrosinistra, per dare una mano all'«Unità» sprofondata in&lt;br /&gt;un abisso finanziario, a chi si accollava i conti in rosso, in quel&lt;br /&gt;caso i Ds. E ulteriormente estesa nel 2007 dal secondo governo&lt;br /&gt;P rodi ai debiti di tutti i partiti accumulati fmo al 1999. Risultato:&lt;br /&gt;in caso di crac (o più semplicemente di mancato pagamento&lt;br /&gt;di una pendenza) i creditori comunque vengono risarciti con&lt;br /&gt;denaro pubblico. Lo stesso usato per saldare, dopo il naufragio&lt;br /&gt;di Bettino Craxi e del Psi sotto l'offensiva giudiziaria, i creditori&lt;br /&gt;dell'«Avanti!». Liquidati alla fine del 2003 con 9 milioni e&lt;br /&gt;mezzo di euro. Pagati da tutti noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11&lt;br /&gt;Meglio a noi che a Madre Teresa&lt;br /&gt;Più sconti fiscali per le donazioni ai partiti che ai bimbi lebbrosi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Innamorarti, sempre di piùùù!  in fondo all' anima, ci sei&lt;br /&gt;sempre tuuu !» strillavano ridendo gli studenti nei cortei, facendo&lt;br /&gt;il verso a Un'avventura di Lucio Battisti. Scherzavano, le canaglie.&lt;br /&gt;Senza rispetto per l' allora ministro dell' Istruzione. Ma&lt;br /&gt;c'è chi è davvero innamoratissimo di Letizia Brichetto Arnaboldi: suo marito Gianmarco Moratti. Gli altri regalano alla moglie un paio di orecchini, un anello di brillanti oppure, se&lt;br /&gt;sono ricchi sfondati, una Bentley Continental GT Coupé come&lt;br /&gt;quella donata da David Beckham all'amata Victoria? Lui alla&lt;br /&gt;moglie ha regalato Milano. Di più: in occasione della presentazione ufficiale della candidatura della signora a sindaco, arrivò a uscire dal suo proverbiale&lt;br /&gt;silenzio (il papà Angelo fece due figli, uno ciarliero e uno&lt;br /&gt;muto: lui è quello muto) per concedere alla stampa addirittura&lt;br /&gt;qualche dozzina di p arole. Cosa che, sui cronisti, ebbe l'impatto&lt;br /&gt;di una loquace chiacchierata di Bernardo, il servo afasico di&lt;br /&gt;Zorro. Spiegò dunque a Elisabetta Soglio del «Corriere» che&lt;br /&gt;lui era proprio contento della candidatura della moglie: «Con&lt;br /&gt;Letizia ho passato 36 anni di felicità e spero, anzi sono certo,&lt;br /&gt;che lei potrà dare la stessa gioia anche a Milano».&lt;br /&gt;Quanto peso ha avuto il suo parere sulla decisione di candidarsi?&lt;br /&gt;«Io ho spinto molto, perché so che mia moglie potrebbe&lt;br /&gt;essere il miglior sindaco per la nostra città.» Ha seguito questa&lt;br /&gt;campagna elettorale? «Sì, ed è stato molto importante aver&lt;br /&gt;conosciuto da vicino i problemi della città.» Come si risolvono?&lt;br /&gt;«Letizia saprà come fare, perché lei è abituata. Una perso na&lt;br /&gt;che da 27 anni segue una comunità di emarginati sa come si&lt;br /&gt;affrontano i problemi.»&lt;br /&gt;L'accenno a San Patrignano, dove i due si spendono da una&lt;br /&gt;vita con i ragazzi decisi a disintossicarsi, spinse anzi Gianmarco&lt;br /&gt;ad andare più in là. E a spiegare che, per carità, lui non temeva&lt;br /&gt;affatto che lei, se eletta, fosse molto esposta: «Quando una persona&lt;br /&gt;non vive per la propria ambizione ma per un ideale&lt;br /&gt;p rofondo, quando è estremamente onesta e moralmente integerrima,&lt;br /&gt;non può avere paura». Aggiunse infine di essere entusiasta&lt;br /&gt;del primo assaggio della vita da «first sciù rx perché in&lt;br /&gt;quelle settimane aveva avuto «modo di incontrare molte persone&lt;br /&gt;e conoscere i veri p roblemi della gente». Insomma: «La&lt;br /&gt;campagna elettorale ci ha molto arricchiti». Lei, commossa da&lt;br /&gt;tante coccole pubbliche, ricambiò: «Tutti i giorni della mia vita&lt;br /&gt;sono dedicati a lui, perché è una persona splendida e solo grazie&lt;br /&gt;a lui sono diventata quella che sono».&lt;br /&gt;Giustissimo. Soprattutto per qu anto riguarda la conquista&lt;br /&gt;di Palazzo Marino. Se il marito uscì dalla campagna elettorale&lt;br /&gt;«arricchito» umanamente , finanziariamente invece si svenò.&lt;br /&gt;Meglio: si sarebbe svenato se lui e il fr at ello Massimo , presidente&lt;br /&gt;dell'Inter, non fossero più ricchi del conte di Montecristo.&lt;br /&gt;Dai soli atti ufficiali risulta infatti che !'imprenditore Moratt&lt;br /&gt;i Gianmarco, socio forte dell'industria petrolifera Saras,&lt;br /&gt;versò al comitato elettorale di Moratti Letizia, alla voce «contributi&lt;br /&gt;», la bellezza di 6.335.000 (seimilionitrecentotrentacinquemila)&lt;br /&gt;euro. Per capirci: con quei soldi, di lussuosissime&lt;br /&gt;Bentley Continental GT Coupé, poteva regalarne alla moglie&lt;br /&gt;quarantuno. Con l'autoradio e il frigobar.&lt;br /&gt;Gli domandarono: è vero che ha pagato lei questa campagna&lt;br /&gt;elettorale? Sorrise: «È vero che in casa i conti li tengo io».&lt;br /&gt;L'idea che qualche avversario potesse chiedersi maliziosamente&lt;br /&gt;se un atto d'amore cosi costoso fosse anche un investimento sul&lt;br /&gt;futuro non lo sfiorò neppure. Del resto, se suo fratello Massimo&lt;br /&gt;aveva speso 19 milioni e mezzo di euro per un ronzino come Javier&lt;br /&gt;Farinos (Farinos') e altri 21 per un brocco come Sergio Conceiçào&lt;br /&gt;(Conceiçào! ), non era forse libero, lui, di puntare su una&lt;br /&gt;bella puledra purosangue sulla ruota di San Siro?&lt;br /&gt;Che Letizia Brichetto Arnaboldi Morat ti sia sempre stata&lt;br /&gt;trattata bene dal consorte è, d'altra parte, una leggenda finita&lt;br /&gt;perfino in Consiglio dei ministri. Successe il giorno in cui, taglia&lt;br /&gt;qua e taglia là, per poter tagliare un po' le tasse Silvio Berlusconi&lt;br /&gt;mise le mani pesantemente sui bilanci dell'Istruzione.&lt;br /&gt;Scandalizzata, lei tentò una ribellione. Al che Giulio Tremonti,&lt;br /&gt;aggiustandosi gli occhialetti e strascicando perfido la «evve»&lt;br /&gt;moscia, le sibilò: «Letizia, renditi conto che il governo non è  mica tuo marito».&lt;br /&gt;Un dettaglio di cui ebbe modo di rendersi conto anche&lt;br /&gt;Bruno Ferrante, l'ex prefetto che alle Comunali correva per le&lt;br /&gt;sinistre: «Ce l'ho messa tutta, ma era quasi impossibile. Sono&lt;br /&gt;pattito che non avevo un euro, un telefono, un ufficio, un collaborato&lt;br /&gt;re. Noi spendevamo uno, loro cinque». E così scrissero,&lt;br /&gt;in un comunicato, anche i Ds. Secondo i quali Ferrante aveva&lt;br /&gt;speso per tutta la campagna elettorale 694.000 euro rastrellati&lt;br /&gt;tra i militanti e i comitati di base e le collette e un po' di soldi&lt;br /&gt;dei partiti della coalizione, e la Moratti 3.642.900. Errore:&lt;br /&gt;dal solo marito ebbe in realtà (ufficialmente) nove volte più del&lt;br /&gt;denaro investito dall'avversario.&lt;br /&gt;E il bello è che Gianmarco Moratti, su quei soldi spesi per&lt;br /&gt;la campagna della moglie, risparmiò più tasse che se li avesse&lt;br /&gt;dati a un laboratorio scientifico dedito, tra mille difficoltà e&lt;br /&gt;carenze di attrezzature e ricercatori pagati 900 euro al mese,&lt;br /&gt;agli studi sulla leucemia infantile. Penserete: non è possibile!&lt;br /&gt;Invece è così. Dice la legge che «le erogazioni liberali in denaro» a organizzazioni, enti, associazioni onlus (cioè non lucrative di utilità sociale) si possono detra rre dalle imposte per il 19% fino a un tetto massimo di 2065 euro e 83 centesimi. Tetto&lt;br /&gt;che per i fin anziamenti politici è cinquanta volte più alto:&lt;br /&gt;103.000 euro. Facciamo un esempio? Prendiamo un imprenditore&lt;br /&gt;con moglie, due figli, un reddito tondo tondo di un milione&lt;br /&gt;di euro l'anno e 423.170 euro di imposte da pagare. Se&lt;br /&gt;dona 100.000 euro a una onlus (per dire, una comunità di disabili&lt;br /&gt;o i bimbi lebbrosi di Madre Teresa di Calcutta) va a pagare&lt;br /&gt;tasse per 422.777 euro con un risparmio di 393. Se invece&lt;br /&gt;versa un contribuito di 100.000 euro a un partito va a pagare&lt;br /&gt;di Irpef 404. 170 euro, con un risparmio di 19.000 euro tondi.&lt;br /&gt;Riassumendo: a dare una mano a chi dedica la vita ad alleviare&lt;br /&gt;  il dolore ti avanzano i soldi per un masterizzatore. A ingraziarsi&lt;br /&gt;la simpatia di una giunta o di una segreteria che possono venire&lt;br /&gt;utili per gli affari, risparmi quanto basta per andare in crociera&lt;br /&gt;in otto, con moglie, figli, genitori e suoceri a Tahiti e Bora&lt;br /&gt;Bora. Va da sé che, con regole così, un mucchio di imprenditori,&lt;br /&gt;soprattutto quelli che sapevano di avere bisogno, spesso o saltuariamente,&lt;br /&gt;di un «aiutino», hanno distribuito per anni contributi&lt;br /&gt;e omaggi e regalie varie. Talvolta solo agli amici di una&lt;br /&gt;parte, come Alfio e Alvaro Marchini, i mitici costruttori rossi&lt;br /&gt;che impastavano la fede comunista, la spregiudicatezza degli&lt;br /&gt;imprenditori d'assalto, i rapporti col Vaticano e la presidenza&lt;br /&gt;della Roma Calcio, amalgamando tutto sotto il motto «calce e&lt;br /&gt;martello». O l'altrettanto famoso Gaetano Caltagirone Bellavista&lt;br /&gt;che secondo Franco Evangelisti era sempre così generoso&lt;br /&gt;con la Dc che il braccio destro di Andreotti, nella celeberrima&lt;br /&gt;intervista a Paolo Guzzanti, non aveva manco idea della quantità&lt;br /&gt;dei soldi ricevuti: «Chi se lo ricorda? Ci conosciamo da&lt;br /&gt;vent'anni, ogni volta che ci vedevamo lui mi diceva: "A Fra',&lt;br /&gt;che te serve?"».Il patron della Parmalat Calisto Tanzi, invece, ha avuto&lt;br /&gt;politicamente più amanti di Caterina di Russia. E ha finanziato,&lt;br /&gt;mettendo i soldi a carico dei risparmiatori, larghissima parte&lt;br /&gt;delle forze politiche. Alla luce del sole e anche di nascosto.&lt;br /&gt;Secondo la procura di Parma, scrivono in Onorevoli wanted&lt;br /&gt;Peter Gomez e Marco Travaglio, «è sicuro che Calisto Tanzi a&lt;br /&gt;partire dal 1993 abbia fatto uscire dalle esangui casse del gruppo&lt;br /&gt;Parmalat almeno 12 milioni di euro per finanziare illecitamente&lt;br /&gt;"membri del Parlamento nazionale, consiglieri regionali,&lt;br /&gt;provinciali e comunali, presidenti, segretari e direttori politici&lt;br /&gt;e amministrativi dei partiti" . E altrettanto sicuro è che tutto&lt;br /&gt;questo denaro non sia stato speso per semplice amiciz ia.&lt;br /&gt;Collecchio foraggiava la politica per avere a disposizione le&lt;br /&gt;persone giuste a cui rivolgersi nel momento del bisogno. Cioè&lt;br /&gt;sempre, visto che già a partire dall'anno della sua quotazione&lt;br /&gt;in Borsa, il 1990, il gruppo era tecnicamente fallito. Sarebbe&lt;br /&gt;bastata una verifica approfondita da parte della Consob, della&lt;br /&gt;Guardia di Finanza o della magistratura di Parma per rendersene&lt;br /&gt;conto. E invece, nel corso degli anni, il buco Parmalat si&lt;br /&gt;gonfiò a dismisura. Le banche italiane ed estere lo finanziarono&lt;br /&gt;fino a fargli toccare la quota record di 14 miliardi di euro,&lt;br /&gt;per poi provare a scaricare il debito sul parco buoi dei risparmiatori,&lt;br /&gt;convinti di acquistare i bond di un'azienda fondamentalmente&lt;br /&gt;sana». Come sia finita si sa. Tornato dalla fuga in Ecuador (con Ettore&lt;br /&gt;Giugovaz, l'amico di Pietro Lunardi) e messo dentro, Calisto&lt;br /&gt;Tanzi sventagliò nomi su nomi. Pochi mesi e tutto evaporò.&lt;br /&gt;Nel nulla. Eppure il Gran Lattaio, anche se gli stessi giudici avevano&lt;br /&gt;il dubbio che vedendo crollare «il suo impero industriale,&lt;br /&gt;da sempre fondato anche sul favore politico» volesse «lanciare&lt;br /&gt;un messaggio ai suoi protettori», di cose ne aveva dette.&lt;br /&gt;Su Silvio Berlusconi: «Quando è stata fondata Forza Italia&lt;br /&gt;sono stato chiamato da Berlusconi e l'ho incontrato ad Arcore.&lt;br /&gt;Mi chiese se volessi entrare nel gruppo dei suoi sostenitori. Aggiunse&lt;br /&gt;che l'impresa che voleva portare avanti con la creazione&lt;br /&gt;di un partito era piuttosto onerosa. E mi chiese se il mio gruppo&lt;br /&gt;poteva aiuta rlo sia dal punto di vista fina nziario che organizzativo.&lt;br /&gt;lo gli risposi che non era mia intenzione schierarmi&lt;br /&gt;con lui ufficialmente, ma che ero comunque disponibile a contribuire&lt;br /&gt;economicamente al progetto Forza Italia. Insieme concordammo&lt;br /&gt;di utilizzare il canale della pubblicità per finanziare&lt;br /&gt;occultamente il nuovo partito». Sdegnata smentita: falso.&lt;br /&gt;Su Romano P rodi: «Sia in occasione delle elezioni politiche&lt;br /&gt;del 1996 sia recentemente, circa un anno fa, ho fatto erogare&lt;br /&gt;al presidente Romano Prodi del denaro. Si è trattato di due&lt;br /&gt;versamenti da 150 milioni di lire cadauno. il finanziamento mi&lt;br /&gt;venne richiesto direttamente da Gianni Pecci, amico personale&lt;br /&gt;di Prodi, il quale ricevette il denaro da Pietro Tanzi solo omonimo&lt;br /&gt;di Calisto, NdA che è il capo della mia segreteria. il denaro&lt;br /&gt;venne prelevato dalle casse della Parmalat SpA in contanti» . Sdegnata smentita: falso.&lt;br /&gt;Su un po' tutti: «il rapporto con il sistema politico a livello&lt;br /&gt;nazionale è durato ininterrottamente sino al 2003 e posso dire&lt;br /&gt;che nel tempo ho finanziato le seguenti persone (preciso che&lt;br /&gt;l'elenco non è completo , sempre per un problema di mera memoria&lt;br /&gt;e stanchezza): Colombo Emilio (tramite Crocetta); Sanza;&lt;br /&gt;Scotti; Evangelisti ; De Mita (tramite Maggiali); Signorile;&lt;br /&gt;Gava; Goria; Androni; Sanese; Gargani; Bonalumi; Citaristi;&lt;br /&gt;Mannino; D'Alema; Minniti; Castagnetti; Tabacci; Buttiglione&lt;br /&gt;(tramite Duce); Fini; Casini; Alemanno; La Loggia (tramite un&lt;br /&gt;contratto di consulenza legale). Ovviamente le modalità di finanziamento&lt;br /&gt;sono state diverse e in alcuni casi realizzate in maniera&lt;br /&gt;indiretta. Mi riservo di dettagliarle nel prossimo interrogatorio ». Sdegnate smentite: falso.&lt;br /&gt;E le vacanze? Come dimenticare le crociere o i soggiorni&lt;br /&gt;tropicali? Tanti politici prenotavano per esempio con la tanziana&lt;br /&gt;Hit, Holding italiana turismo, partivano, si indoravano al sole&lt;br /&gt;e al ritorno, stando alle carte, si dimenticavano di pagare. Si&lt;br /&gt;dimenticò di pagare 14.253 euro (per saldare poi il conto all'esplodere&lt;br /&gt;dello scandalo) il ministro delle Risorse agricole Gianni&lt;br /&gt;Alemanno, partito per Zanzibar con moglie e figlio il giorno&lt;br /&gt;stesso in cui aveva chiuso i lavori la Seconda Commissione Interministeriale&lt;br /&gt;che doveva dare il via libera al latte Frescoblu. Si&lt;br /&gt;dimenticò di pagarne 9375, almeno fino all'intervento della Finanza,&lt;br /&gt;Totò Cuffaro, andato in vacanza con la famiglia in un villaggio&lt;br /&gt;a Pantelleria. Si dimenticò di pagarne 7238 il sottosegretario&lt;br /&gt;forzista Giovanni Dell'Elce. Si dimenticò di pagarne 8050&lt;br /&gt;Maurizio Gasparri, ministro delle Telecomunicazioni.. .&lt;br /&gt;Così è, la politica. Preso da mille impegni, uno dimentica.&lt;br /&gt;Silvio Berlusconi, per dire, scorda spesso di essere stato il più&lt;br /&gt;grande finanziatore privato del sistema politico italiano, con un&lt;br /&gt;metodo originalissimo: gli sconti praticati sugli spot elettorali.&lt;br /&gt;Dalla metà degli ann i Novanta e fino al 2000, quando la legge&lt;br /&gt;sulla par condicio rese di fatto impossibile la réclame politica&lt;br /&gt;in televisione, Fininvest ha dato indirettamente ai partiti, attraverso&lt;br /&gt;quel meccanismo, contributi per quasi 108 milioni di euro&lt;br /&gt;in valuta 2006. Oltre 200 miliardi di lire.&lt;br /&gt;La somma più grande, ovviamente, è finita a Forza Italia.&lt;br /&gt;Che già era nata nel '94 grazie a un impegno della concessionaria&lt;br /&gt;pubblicitaria del gruppo (parole di Marcello Dell'Utri: «Publitalia&lt;br /&gt;non ha contribuito alla campagna elettorale di Forza Italia: Publitalia&lt;br /&gt;ha "fatto" la campagna elettorale e ha creato&lt;br /&gt;dal nulla il più forte partito italiano») costato solo di buste paga&lt;br /&gt;al personale 842.339 euro. Totale dei contributi dati da Berlusconi&lt;br /&gt;imprenditore a Berlusconi politico: quasi 24 milioni di&lt;br /&gt;euro attuali. Una somma astronomica, rispetto ai soliti fin anziamenti&lt;br /&gt;contabilizzati nei bilanci delle imprese più generose&lt;br /&gt;con i partiti. Ma spesa, ulteriore esempio di creatività, senza tirare&lt;br /&gt;materialmente fuori un cent. Ed economicamente redditizia,&lt;br /&gt;vista la soddisfazione di Mediaset al varo della legge Gasparri&lt;br /&gt;di cui abbiamo detto.&lt;br /&gt;Neppure il Psi di Craxi, che al Cavaliere era così legato da&lt;br /&gt;rientrare precipitosamente nel 1984 in I talia per firmare da presidente&lt;br /&gt;del Consiglio il decreto legge che bloccò l'oscuramento&lt;br /&gt;delle tivù berlusconiane, ebbe mai da lamentarsi. Prima della&lt;br /&gt;nascita di Forza Italia, era infatti il principale beneficiario degli&lt;br /&gt;sconti sugli spot elettorali. Al punto di avere avuto complessivamente&lt;br /&gt;da Fininvest poco meno di quanto sarebbe poi stato&lt;br /&gt;dato agli azzurri: 23.733.554 euro di oggi. Seguiva al terzo posto&lt;br /&gt;la Democrazia cristiana (13 milioni e mezzo), al quarto il&lt;br /&gt;Movimento sociale poi Alleanza nazionale (7 milioni abbondanti),&lt;br /&gt;al quinto i liberali e al sesto gli odiati comunisti «travestiti&lt;br /&gt;da democratici di sinistra» bollitori di bambini: quasi 5 milioni&lt;br /&gt;e mezzo.&lt;br /&gt;Tutto pubblico, tutto dichiarato. Almeno su questo versante.&lt;br /&gt;I contributi del Biscione, oltre alla specificità di essere&lt;br /&gt;per loro natura quasi «immateriali» , sono stati i primi concessi&lt;br /&gt;ai partiti alla luce del sole e denunciati regolarmente alla Camera&lt;br /&gt;da un titolare di concessioni pubbliche. Senza che ciò suscitasse&lt;br /&gt;non diciamo scandalo, ma neanche un accenno di polemiche.&lt;br /&gt;Anche i contributi deliberati poco prima delle Politiche&lt;br /&gt;del200Gdalla società Autostrade in favore di tutti i partiti sarebbero&lt;br /&gt;stati accolti d all'indifferenza gene rale, se non fosse&lt;br /&gt;successo quel che raramente accade. Verdi e Rifondazione rifiut&lt;br /&gt;arono l'obolo: no, grazie. Colto di sorpresa, l'allora amministratore&lt;br /&gt;delegato Vito Gamberale mandò una lettera al presidente&lt;br /&gt;del Sole che ride Alfonso Pecoraro Scanio: «Con questo gesto&lt;br /&gt;la holding Autostrade non intende affatto acquisire benemerenze&lt;br /&gt;o condizionare minimamente la libera posizione che&lt;br /&gt;ciascun partito può e deve avere verso le singole tematiche del&lt;br /&gt;Paese, ivi comprese quelle di più diretto interesse del gruppo e&lt;br /&gt;delle singole controllate. Autostrade ha sempre rispettato anche&lt;br /&gt;le posizioni più critiche, specialmente se alimentate da buona&lt;br /&gt;fede. E siccome anche le posizioni critiche hanno comunque&lt;br /&gt;un forte e autentico valore democratico, anche esse e chi le rappresenta&lt;br /&gt;devono poter avere libero spazio e quindi mezzi di&lt;br /&gt;espressione e di pensiero. Da qui la decisione del nostro consiglio&lt;br /&gt;di amministrazione di rivolgere attenzione, modesta ed&lt;br /&gt;equamente rip artita, ai vari partiti politici». Traduzione di «modesta&lt;br /&gt;ed equamente ripartita»: 20.000 euro per le formazioni&lt;br /&gt;politiche più piccole, 150 per quelle più grandi. Prosit.&lt;br /&gt;Ma la cosa non finì lì. Perché fu impossibile non notare la&lt;br /&gt;successione temporale, risoltasi in un autogol, fra quei «regali»&lt;br /&gt;e l'annuncio del progetto di fusione fra la concessionaria italiana,&lt;br /&gt;privatizzata nel '99 con la vendita ai Benetton, e il gruppo&lt;br /&gt;spagnolo Abertis.Operazione cui il governo non poteva restare&lt;br /&gt;insensibile. «Quei soldi sono un fatto di una gravità inaudita! »&lt;br /&gt;tuonò il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. E anche il ministro&lt;br /&gt;delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, che inizialmente&lt;br /&gt;non si era rivoltato contro il contributo, rispedi i soldi al mittente.&lt;br /&gt;Arrivando a usare quell'episodio, di fronte alla Commissione&lt;br /&gt;europea critica sul no alla fusione, come prova che le Autostrade&lt;br /&gt;volevano condizionare la politica per avere spianata la&lt;br /&gt;strada dell'accordo. E gli altri ? Se la cavarono così: niente «aiutini&lt;br /&gt;» all'operazione, ma niente restituzione del dono.&lt;br /&gt;L'idea di «tenersi buoni tutti» è comunque diffusa. Certo ,&lt;br /&gt;Francesco Gaetano Caltagirone preferisce dare i soldi (700.000&lt;br /&gt;euro per le Politiche del 2006: un obolo da taccagno, per uno&lt;br /&gt;che di sole plusvalenze sulle sue quote nella Bnl vendute a Giovanni&lt;br /&gt;Consorte ha guadagnato la bellezza di 255 milioni) all'Udc&lt;br /&gt;del «quas i-gene ro» Pier Ferdinando Casini. Giannino&lt;br /&gt;Marzotto, procurandosi il pubblico dissenso non solo dei fratelli&lt;br /&gt;Pietro e Paolo ma della stessa figlia Margherita «&lt;avrei&lt;br /&gt;preferito che finanziasse associazioni umanitarie come Emergency&lt;br /&gt;o Medici senza frontiere») ci tenne a far sapere di avere&lt;br /&gt;dato un milione di euro a Forza Italia e un altro alla Lega: «Della&lt;br /&gt;politica non mi importa, della libertà sì». E dieci anni prima&lt;br /&gt;Malvina Borletti, erede della dinastia delle macchine per cucire&lt;br /&gt;«Borletti: punti perfetti!» e della Rinascente, aveva dato oltre&lt;br /&gt;3 milioni e mezzo di euro a Romano Prodi e Antonio Di Pietro:&lt;br /&gt;«Riflettono il meglio degli italiani e credo nella loro assoluta&lt;br /&gt;buona fede». Per non dire dei finanziamenti a senso unico delle Cooperative&lt;br /&gt;rosse, da sempre accusate dagli avversari di essere la vera&lt;br /&gt;cassaforte della sinistra. Nonché di essere spesso «disinvolte»&lt;br /&gt;negli affari e nella scelta degli alleati. Come nel caso della costruzione&lt;br /&gt;eli un villaggio per gli alluvionati nel paese più povero&lt;br /&gt;della Calabria, Nardodipace, dove gli sbancamenti vennero affidati&lt;br /&gt;alla cosca Mazzaferro. O quello del «Palazzo Lebbra»&lt;br /&gt;(chiamato così perché nessuno lo voleva più toccare) di Ferrara,&lt;br /&gt;un complesso bellissimo e abbandonato quando già c'erano&lt;br /&gt;gli abat-jour sui comodini dell'hotel di lusso (mai aperto) dopo&lt;br /&gt;l'esplosione dello scandalo intorno al Cavaliere di Catania Gaetano&lt;br /&gt;Graci e alla sua alleanza con la Coopcostruttori eli Argenta,&lt;br /&gt;andata in crisi dopo la condanna per tangenti del suo storico&lt;br /&gt;presidente Giovanni Donigaglia. O infine della scalata di&lt;br /&gt;Unipol alla Bnl, condotta al fianco di uomini come Emilio&lt;br /&gt;Gnutti e Gianpiero Fiorani da quel Giovanni Consorte al quale&lt;br /&gt;Piero Fassino disse: «E così abbiamo una banca...». Una battuta&lt;br /&gt;incauta per gli amici, indecente per gli avversari.&lt;br /&gt;Molti preferiscono però strizzare l'occhiolino un po' a dest&lt;br /&gt;ra e un po' a sinist ra. Marcellino Gavio, l'imprendi tore di&lt;br /&gt;Tortona che gestisce la Torino-Milano, ha finanziato alle Politiche&lt;br /&gt;del 2006 tanto Romano Prodi quanto l'Udc dell 'ex so cio&lt;br /&gt;Vito Bonsignore, già deputato democristiano, sottosegretario&lt;br /&gt;del primo governo Amato e tornato alla politica come eurodeputato&lt;br /&gt;nel 2004 (quando autofinanziò se stesso con un milione&lt;br /&gt;di euro) dopo una condanna a 2 anni di carcere per corruzione.&lt;br /&gt;Nel 2004 il patron di Air One Carlo Toto versò 25.000 euro a&lt;br /&gt;Forza Italia, 20.000 ad Alleanza nazionale, 20.000 al ministro&lt;br /&gt;diessino Pier Luigi Bersani e 25.000 a Massimo D'Alema,&lt;br /&gt; baciato da altri 15.000 euro (buttali via...) dell'impresa di costruzioni&lt;br /&gt;Todini, presieduta da Luisa Todini, già europarlamentare&lt;br /&gt;di Forza Italia.&lt;br /&gt;Indimenticabile, alle Politiche del 2001 , la scelta di Farmindustria.&lt;br /&gt;Che si coprì su tutti i fronti dando 155.000 euro a&lt;br /&gt;Forza Italia, 23.000 alla futura sottosegretaria azzurra alla Salute&lt;br /&gt;Elisabetta Alberti Casellati e poi 12.000 ciascuno al medicodeputato&lt;br /&gt;aennino Giulio Conti, all'ex sottosegretaria diessina&lt;br /&gt;alla Sanità Grazia Labate, all'ex primario senatore di Alleanza&lt;br /&gt;nazionale Antonino Monteleone, alle diessine Monica Bettoni&lt;br /&gt;(commissione sanità del Senato ) e Marida Bolognesi, autrice di&lt;br /&gt;varie proposte di legge sui farmaci... Per non dire della società&lt;br /&gt;di traghetti Caronte &amp;amp; Tourist che nel giro di pochi mesi piazzava&lt;br /&gt;un socio (Francantonio Genovese) sulla poltrona di sindaco&lt;br /&gt;di Messina per il centrosinistra e versava un contributo di&lt;br /&gt;15.000 euro agli azzurri berlusconiani per il centrodestra.&lt;br /&gt;Ma vale la pena di tirar fuori i soldi? L'uomo giusto per rispondere&lt;br /&gt;potrebbe essere Giampaolo Angeluccì che coi fratelli&lt;br /&gt;Alessandro e Andrea governa quell'impero di cliniche private&lt;br /&gt;fondato dal padre, l'ex portantino Antonio cui abbiamo già accennato.&lt;br /&gt;Vista dai nemici (rari) come teorica del «cerchiobottismo»&lt;br /&gt;e dagli amici (tanti) come virtuosa portatrice di ecumenismo, la&lt;br /&gt;dinastia è stata a lungo finanziatrice del centrosinistra, azionista&lt;br /&gt;dell'«Unità» e poi del «Riformista» ma insieme editrice del&lt;br /&gt;più grintoso dei giornali della destra, «Libero». Una scelta t rasversale&lt;br /&gt;che ha portato bene alla famiglia. Per esempio con l'assenza&lt;br /&gt;di reazioni alle denunce del Parco dell'Appia Antica che,&lt;br /&gt;sulla base delle fotografie aeree, dimostrò che due vecchie baracche&lt;br /&gt;pre-esistenti su quattro ettari e mezzo degli Angelucci a&lt;br /&gt;pochi metri da porta San Sebastiano erano diventate, nonostante&lt;br /&gt;l'inedificabilità assoluta (mattoni transgenici?), una villa di&lt;br /&gt;292 metri quadrati più una «casa custode» di 106 più un «magazzino&lt;br /&gt;attrezzi agricoli» di 120 più un «recinto cavalli» ...&lt;br /&gt;La prova di quanto si erano fatti benvolere arrivò il giorno&lt;br /&gt;dell'arresto di Giampaolo, accusato di corruzione e illecito finanziamento&lt;br /&gt;ai partiti per un mucchio di soldi dati all'allora governatore&lt;br /&gt;Raffaele Fitro nella speranza fosse rieletro e confermasse&lt;br /&gt;le sue scelte sulla sanità pugliese. Bene: quel giorno,&lt;br /&gt;dopo oltre un decennio di insanabili contrasti tra giustizialisti e&lt;br /&gt;garantisti, ghigliotrinisti e perdonisti, colpevolisti e innocentisti,&lt;br /&gt;calò la quiete. E i sinistrorsi del «Riformistax e i destrorsi di&lt;br /&gt;«Libero» si unirono finalmente nello stesso coro: massima fiducia&lt;br /&gt;e solidarietà...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12&lt;br /&gt;AAA Cercasi poltrona per trombato&lt;br /&gt;Migliaia di cariche nelle società pubbliche per sistemare gli «ex»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'arzillo polentone Ernesto Cravos, classe 1914, si è gagliardamente&lt;br /&gt;lanciato col paracadute, nel cielo sopra il Piave, a 90 anni&lt;br /&gt;passati: «Mi preoccupava un po' solo un piede malandato».&lt;br /&gt;L'attore Philippe Leroy, reduce della guerra d 'Indocina, si è&lt;br /&gt;buttato a 75 atterrando con un inchino e un baciamano galante&lt;br /&gt;alle signore. E un gruppo di pazzi guidato dalla signora Karina&lt;br /&gt;Willerup ha battuto ogni primato allacciando in un girotondo&lt;br /&gt;aereo sotto il sole di Bangkok, mano nella mano, 357 paracadutisti.&lt;br /&gt;Ma se ne facciano tutti una ragione: nessuno atterra col&lt;br /&gt;paracadute come i politici italiani.&lt;br /&gt;Disse un giorno Giuliano Ferrara dopo una sconfitta, per&lt;br /&gt;il gusto dello sberleffo : «La caduta è il momento magico della&lt;br /&gt;politica, quello in cui essa ti si rivela con le sue maschere, le sue&lt;br /&gt;debolezze, le sue vanità. E in cui riassapori il piacere di gironzolare&lt;br /&gt;per Roma. È bellissima, la caduta». Sarà. Ma la grande&lt;br /&gt;maggioranza dei nostri deputati, senatori, sindaci, governatori,&lt;br /&gt;assessori regionali, ci fa una malattia, a cadere.&lt;br /&gt;C'è chi reagisce sventagliando insulti, come Vittorio Sgarbi&lt;br /&gt;dopo esser stato trombato dagli elettori veneti nel '96: «Sono&lt;br /&gt;dei deficienti. Egoisti. Stronzi. Destrorsi. Unti. Razzisti. Evasori.&lt;br /&gt;Hanno scelto la Lega? Complimenti. Risultato: si ritrovano a&lt;br /&gt;essere governati dai meridionali democristiani e dai comunisti.&lt;br /&gt;(...) Voglio fare un'Antilega al Sud, in citando i meridionali a&lt;br /&gt;non comprare più prodotti veneti. Questi qui ormai coltivano&lt;br /&gt;il razzismo puro. Questa gente non è stupida. È peggio: ignorante&lt;br /&gt;e plebea. li concetto di fondo è: questi elettori sono tutti&lt;br /&gt;delle teste di cazzo».&lt;br /&gt;La maggior parte dei trombati, però, si accascia distrutta sul&lt;br /&gt;divano con gli occhi fissi al soffi tto: addio, e adesso? L'unica&lt;br /&gt;che un giorno ha avuto il coraggio di confidarlo è stata Emma&lt;br /&gt;Bonino, dopo la botta alle Politiche del 2001 in cui s'era illusa&lt;br /&gt;di ripetere il trionfo delle Europee: «Mi sento come un limone&lt;br /&gt;spremuto. Non ho fame, non ho sete, non ho sonno. Mi&lt;br /&gt;sento una disadattata in questo Paese. Dico e credo in cose aliene&lt;br /&gt;rispetto alla cultura generale dell'Italia. L'impegno civile, la&lt;br /&gt;passione per la nobiltà della politica... Ma cosa pensa la gente?&lt;br /&gt;Forse ho parlato arabo. Marco Pannella ha una tigna di reazione&lt;br /&gt;diversa.. . l o invece sono un limone spremuto, adesso ho solo&lt;br /&gt;bisogno di curarmi: perdo i capelli, mi ballano i denti, soffro&lt;br /&gt;di fotofobia. Porto gli occhiali neri, non sopporto più la luce,&lt;br /&gt;non riesco più  a mangiare. Ho ripreso a mangiare minestrina,&lt;br /&gt;ricotta.. . ma non mi va giù niente, sono sotto anestesia» .&lt;br /&gt;Niente paura, però. Se come obiettivo non hai quello di ottenere&lt;br /&gt;spazi per portare avanti le tue idee ma avere piuttosto&lt;br /&gt;una bella busta paga, una segreteria, un'autoblu, una piccola&lt;br /&gt;corte di potere, il Palazzo non ti molla mai. E se la poltrona di&lt;br /&gt;assessore e quella di parlamentare e quella di consigliere regionale&lt;br /&gt;hanno fatalmente una scadenza, la tessera di fedeltà a un&lt;br /&gt;partito (o la disinvolta disponibilità a cambiarlo in corsa) è un&lt;br /&gt;contratto a tempo indeterminato. Più sicuro di un posto in banca.&lt;br /&gt;Intoccabile e millenario come il Dente di Buddha a Kandi.&lt;br /&gt;Basta essere di bocca buona e accettare tutto. Sei un chimico?&lt;br /&gt;Eccoti la presidenza di un Istituto letterario. Sei un letterato?&lt;br /&gt;Eccoti nel consiglio d'amministrazione d'un ente idraulico. Sei&lt;br /&gt;una soubrette? Eccoti ai vertici di un organismo atomico. Sei&lt;br /&gt;un elettricista? Eccoti all'Enea.&lt;br /&gt;Come successe a Claudio Regis. Un tizio di Biella che in&lt;br /&gt;gioventù aveva fatto il rappresentante dell'Ampex e gironzolava&lt;br /&gt;nei dintorni di Telebiella , famosa per essere stata la prima&lt;br /&gt;emittente privata del Paese. Giovanotto sveglio ed elettricista&lt;br /&gt;provetto si era guadagnato, per la capacità di risolvere ogni&lt;br /&gt;problema, un soprannome divertente: Valvola. Va da sé che,&lt;br /&gt;svelto com'era nel cogliere le novità, all'arrivo della Lega aveva&lt;br /&gt;subito scoperto una grandissima fede in Alberto da Giussano.&lt;br /&gt;Fede che lo aveva portato prima in Consiglio comunale e poi&lt;br /&gt;dritto a Palazzo Madama. Dove aveva scritto di suo pugno nel&lt;br /&gt;curriculum fornito alla celebre Navicella che raccoglieva le autobiografie&lt;br /&gt;dei parlamentari: «Laureato in ingegneria. Imprenditore.&lt;br /&gt;Ha studiato presso l'Ecole Polytechnique, Presidente di&lt;br /&gt;una società operante nel settore della ricerca aerospaziale.&lt;br /&gt;Esperto di relazioni internazionali». Quale Ecole Polytechnìque&gt;&lt;br /&gt;Quali relazioni internazionali? Mistero.&lt;br /&gt;Mancata la riconferma al Senato non si sa bene cosa faccia .&lt;br /&gt;Per un po' non solo conserva, in attesa della nomina del successore,&lt;br /&gt;il ruolo di responsabile della delegazione italiana alla&lt;br /&gt;Nato, ma partecipa a una riunione ad Atene parlando «a nome&lt;br /&gt;del presidente del Consiglio della Padania» e diffondendo su&lt;br /&gt;carta intestata di Palazzo Madama (sic!) un appello ai p arlamentari&lt;br /&gt;st ranieri in favore della secessione. Quanto basta, insomma,&lt;br /&gt;per guadagnare le critiche di tutti e la riconoscenza di&lt;br /&gt;Umberto Bossi. E il 3 settembre del 2003, con la benedizione&lt;br /&gt;della Lega, l'«ing. Claudio Regis» viene nominato da Letizia&lt;br /&gt;Moratti, con tanto di stipendio e segretaria e prebende varie,&lt;br /&gt;nel consiglio d'amministrazione dell'Enea, l'Ente per le nuove&lt;br /&gt;tecnologie, l'energia e l'ambiente.&lt;br /&gt;Anni d'oro. Uomo giusto al posto giusto, campeggia nel sito&lt;br /&gt;internet dell 'organismo come «ing. Regis». Firma come&lt;br /&gt;«Claudio Regis, ingegnere Enea» articoli dal titolo Idrogeno&lt;br /&gt;fonte di energia, realtà O mito sulla rivista on-line «Kosmos».&lt;br /&gt;Querela gli ex soci facendo scrivere nell'atto giudiziario, nero&lt;br /&gt;su bianco, che lui è l'«ing. Regis» nonché il «consigliere del&lt;br /&gt;Premio Nobel Rubbia», Viene fatto da Silvio Berlusconi vicecommissario&lt;br /&gt;con la conferma del titolo addirittura nel decreto&lt;br /&gt;di nomina: «ing. Regis». Finché, dopo che aveva liquidato Rubbia&lt;br /&gt;come un somaro «&lt;Nessuno mette in discussione le sue&lt;br /&gt;competenze sulle particelle, ma quando parla di ingegneria è&lt;br /&gt;un sonoro incornpetente») viene smascherato:macché ingegnere!&lt;br /&gt;La famosa Ecole Polytechnique di Friburgo, ammesso che&lt;br /&gt;ci sia andato davvero visto che è stata fondata quando lui era&lt;br /&gt;già adulto, non è affatto un'università.&lt;br /&gt;Vero, ammette lui, ma precisa di considerarsi «comunque&lt;br /&gt;un ingegnere a tutti gli effetti» . Anzi, guai a chi osa mettere&lt;br /&gt;in dubbio la sua preparazione: «Non ho sostenuto alcun esame di&lt;br /&gt;abilitazione all'esercizio della professione poiché ho poi scelto&lt;br /&gt;la via dell'imprenditoria privata». Minaccia querele. Emette comunicati:&lt;br /&gt;«Preciso sempre che non desidero venir chiamato ingegnere&lt;br /&gt;ma non posso impedire ad altri di farlo». In ogni caso,&lt;br /&gt;ci tiene a far sapere: «Come parlamentare mi sono battuto per&lt;br /&gt;l'abolizione del valore legale del titolo di studio». Fatto sta che,&lt;br /&gt;dopo esser finito in prima pagina con una storia del genere, in&lt;br /&gt;qualunque altro Paese del mondo un finto ingegnere vicecommissario&lt;br /&gt;per meriti politici in un ente scientifico come l'Enea&lt;br /&gt;verrebbe sbattuto fuori all'istante. Lui no: resterà ancora per&lt;br /&gt;18 interminabili mesi. Inamovibile. Finché il nuovo ministro&lt;br /&gt;delle Attività produttive, Pier Luigi Bersani, non ci darà un taglio,&lt;br /&gt;ai primi di febbraio del 2007.&lt;br /&gt;E chi li schioda, i paracadutati? Chi la tocca quella rete di&lt;br /&gt;interessi, relazioni, serbatoi elettorali, rapporti consolidati con&lt;br /&gt;le camere di commercio e le associazioni artigiani e le accademie&lt;br /&gt;culturali e insomma quel reticolo di conoscenze così preziose&lt;br /&gt;il giorno delle elezioni? Prendete, per esempio, Franco&lt;br /&gt;Bonferroni. Ai più giovani non dirà nulla, ma un tempo era un&lt;br /&gt;potentissimo senatore democristiano, luogotenente di Arnaldo&lt;br /&gt;Forlani in Emilia. Si eclissò dopo Tangentopoli, come una parte&lt;br /&gt;della classe dirigente dello scudocrociato, vittima fra l'altro&lt;br /&gt;d'una «disavventura» singolare. In un impeto di generosità aveva&lt;br /&gt;regalato un giorno al vescovo di Reggio Emilia, Paolo Gibertini,&lt;br /&gt;una fiammante Fiat Croma, avuta a sua volta in dono&lt;br /&gt;dall'imprenditore Costantino Trabucchi. Il magistrato, sospettando&lt;br /&gt;fosse una tangente, l'aveva mandato a processo. Assolto.&lt;br /&gt;Sia lui sia Trabucchi avevano concordato: «Nella caldissima&lt;br /&gt;estate del 1991 incontrammo il vescovo su una vecchia Uno e&lt;br /&gt;noi, che viaggiavamo su una Mercedes Coupé, decidemmo assieme&lt;br /&gt;di donargli la Croma». Uomini pii. Evidentemente male&lt;br /&gt;interpretati anche dal vescovo, che aveva restituito subito le&lt;br /&gt;chiavi della macchina, protestandosi in buona fede.&lt;br /&gt;L'incomprensione non lasciò però alcuna traccia nei rapporti&lt;br /&gt;fra il nostro e la Chiesa. Tanto che nel settembre del 2006,&lt;br /&gt;al matrimonio di Marcello Bonferroni, a tagliare la torta col ca-&lt;br /&gt;ro Franco c'erano il massimo esponente dei vescovi Camillo&lt;br /&gt;Ruini, il braccio destro del massimo esponente del centrosinistra&lt;br /&gt;Angelo Rovati (l'amico Prodi non ce l'aveva proprio fatta a&lt;br /&gt;venire) e il massimo esponente del centrodestra Silvio Berlusconi.&lt;br /&gt;Prova provata che, al di là delle cariche ufficiali, c'è in&lt;br /&gt;politica un peso specifico che spesso è personale. Tanto che 15&lt;br /&gt;anni dopo essere stato sottosegretario all' Industria nell'ultimo&lt;br /&gt;governo Andreotti, il bravo Bonferroni ha avuto in dono nelluglia&lt;br /&gt;del 2005 una piccola poltrona in un'impresa pubblica. Nel&lt;br /&gt;consiglio di amministrazione della Finmeccanica.&lt;br /&gt;E Antonio La Pergola ve lo ricordate? Presidente della&lt;br /&gt;Corte costituzionale, ministro dei governi di Ciriaco De Mita e&lt;br /&gt;Giovanni Goria, parlamentare europeo socialista, dotato di capelli&lt;br /&gt;miracolosamente neri come la pece a dispetto del passare&lt;br /&gt;degli anni, fu uno dei tre saggi che nel '94 venne incaricato da&lt;br /&gt;Berlusconi, fresco conquistatore di Palazzo Chigi, di studiare&lt;br /&gt;una via d'uscita dal conflitto d'interesse. E lì, avendo già l'autoblu&lt;br /&gt;perenne e un paio di belle pensioni, avrebbe potuto chiudere.&lt;br /&gt;Ma s'annoiava. Così nel 2006, a 75 anni suonati, lo fecero&lt;br /&gt;atterrare alla presidenza del Poligrafico dello Stato. Accettata,&lt;br /&gt;s'intende, con lo stesso spirito di servizio che spinse Giuseppe&lt;br /&gt;Garibaldi a rispondere da Bezzecca: "Obbedisco».&lt;br /&gt;L'ex ministro dei Trasporti dici Giancarlo Tesini, ormai&lt;br /&gt;quasi ottantenne, ha così accettato la presidenza dell'Agenzia&lt;br /&gt;nazionale per la logistica: "Obbedisco» . Roberto Radice, ministro&lt;br /&gt;dei Lavori pubblici nel primo governo Berlusconi, ex parlamentare&lt;br /&gt;forzista e candidato trombato alla poltrona di sindaco&lt;br /&gt;di Monza, ha accettato la presidenza della Consip, la società&lt;br /&gt;del Tesoro incaricata di fare gli acquisti per la pubblica amministrazione:&lt;br /&gt;"Obbedisco». E così ha risposto Maretta Scoca&lt;br /&gt;(già deputata berlusconiana e poi casiniana e poi mastelliana e&lt;br /&gt;sottosegretaria ai Beni culturali nel governo di Massimo D'Alema&lt;br /&gt;e autrice di una proposta di legge per far cantare agli alunni&lt;br /&gt;delle elementari l'inno di Mameli prima dell'inizio delle lezioni)&lt;br /&gt;accettando ptima la nomina nel Consiglio di presidenza della&lt;br /&gt;Corte dei Conti e poi quella di consigliere della Consip: "Obbedisco&lt;br /&gt;». E così l'ex sindaco di Formia, Clemente Carta, lui pure&lt;br /&gt;transfuga verso lidi mastelliani p rima di tornare all'ovile&lt;br /&gt;casiniano, ritorno benedetto dall'offerta di uno strapuntino nel&lt;br /&gt;consiglio di amministrazione delle Ferrovie: «Obbedisco» .&lt;br /&gt;E via così. A centinaia e centinaia. Con qualche caso particolarmente&lt;br /&gt;spassoso. Come quello del commissario straordinario&lt;br /&gt;nominato nel 2006 dal governatore calabrese Agazio Loiero&lt;br /&gt;alla camera di commercio di Cosenza, Pietro «Pierino. Rende.&lt;br /&gt;Un settantenne, ai bei tempi tre volte deputato della Dc, che&lt;br /&gt;della sua stagione d'oro ha conservato un eloquio che ricorda i&lt;br /&gt;ghirigori sul marzapane di una volta, con appelli a tutti gli imprenditori&lt;br /&gt;«considerati non particelle elementari di solitudine&lt;br /&gt;ma elementi essenziali di comunione produttiva». Poffarbacco!&lt;br /&gt;Doveva mettere pace, grazie a questi modi vellutati e mielosi,&lt;br /&gt;nella rissa da saloon scoppiata tra i protagonisti dei vertici&lt;br /&gt;precedenti. Nella battaglia giudiziaria di ricorsi e controricorsi&lt;br /&gt;davanti al Tar un faro ha finito invece per illuminare lui. Mettendo&lt;br /&gt;in luce un dettaglio strepitoso: fatto commissario per il&lt;br /&gt;«physique du ròle» da pacificatore, Pierino il fisico non ce l'aveva&lt;br /&gt;proprio. Sedici anni prima, quando era ancora poco più&lt;br /&gt;che cinquantenne, aveva ottenuto infatti di lasciare la sedia di&lt;br /&gt;funzionario della Provincia e di andare a riposo perché non ce&lt;br /&gt;la faceva più. Stando alla visita medica, il poveretto lamentava «dispnea&lt;br /&gt;(cioè respiro affannoso) a volte anche a riposo, di tanto in tanto&lt;br /&gt;edemi (gonfiori) agli arti inferiori, insonnia, sudorazioni, tremori,&lt;br /&gt;episodi di tachiaritmia (alterazione del ritmo cardiaco),&lt;br /&gt;digestione laboriosa, stipsi (stitichezza) e miopia». Quanto bastava&lt;br /&gt;perché la commissione, dando il via libera alla pensione&lt;br /&gt;(2.400.000 lire al mese, di allora, da sommare al vitalizio parlamentare),&lt;br /&gt;lo riconoscesse «inidoneo permanentemente non solo&lt;br /&gt;alle proprie mansioni ma a ogni proficuo lavoro». Sedici anni&lt;br /&gt;ed è tornato in forma. Prova provata che la politica non fa&lt;br /&gt;male alla salute...&lt;br /&gt;Direte: ma ci capiscono, almeno? Talvolta . Come l'ex deputato&lt;br /&gt;missino Antonio Parlato , barbuto recordman delle interrogazioni&lt;br /&gt;parlamentari ed esperto di diritto della navigazione,&lt;br /&gt;piazzato alla presidenza deIl 'Ipsema, l'ente previdenziale dei&lt;br /&gt; marittimi. Oppure, volendo riderei su, come Giuseppe Fortunato,&lt;br /&gt;schierato nel 2005 dal governo Berlusconi all'authority&lt;br /&gt;per la Privacy. Uomo giusto al posto giusto: qualche anno prima&lt;br /&gt;era stato infatti condannato fino in Cassazione per avere&lt;br /&gt;violato la privacy di alcuni avversari politici. Consigliere comunale&lt;br /&gt;a Napoli nelle me di Alleanza nazionale, era riuscito a procurarsi&lt;br /&gt;i tabulati delle telefonate fatte coi cellulari di servizio&lt;br /&gt;dagli assessori comunali. E aveva subito convocato i cronisti&lt;br /&gt;per svergognare la giunta: «C'è chi telefona ogni notte alle centraliniste&lt;br /&gt;erotiche!».&lt;br /&gt;a ddio, può anche capitare che qualcuno ammetta candidamente&lt;br /&gt;di aver ricevuto una prebenda per motivi squisitamente&lt;br /&gt;politici. Lo ha fatto, per esempio, Franco Bassanini. Parlamentare&lt;br /&gt;per quasi un trentennio, ministro e sottosegretario nella&lt;br /&gt;stagione ulivista, cose che gli garantivano comunque un buon&lt;br /&gt;vitalizio, nel 2006 era sfaccendato. Era già ministro la moglie&lt;br /&gt;Linda Lanzillotta, come potevano portarlo al governo? Collocato&lt;br /&gt;nel consiglio della Cassa Depositi e P restiti, la banca del&lt;br /&gt;Tesoro, sembrò a qualche malizioso il segnale di un rigurgito&lt;br /&gt;statalista. Lui abbozzò: «Perché mi hanno nominato? Forse&lt;br /&gt;perché non avevo altri incarichi».&lt;br /&gt;Viva l'onestà. Ma è merce rara. Vi chiederete: ma non esistono&lt;br /&gt;regole precise sulla scelta di questi bramini, destinati a&lt;br /&gt;guadagnare spesso stipendi favolosi? Sì e no. Prendiamo l'Antitrust:&lt;br /&gt;può annoverare fra i suoi componenti, oltre a professori&lt;br /&gt;universitari e alti magistrati, anche «personalità provenienti da&lt;br /&gt;setto ri economici dotate di alta e riconosciuta professionalità».&lt;br /&gt;Una formula così generica da aver permesso anche la nomina&lt;br /&gt;di Giorgio Guazzaloca, l'ex sindaco di centrodestra di Bologna&lt;br /&gt;buon amico dell'ex presidente della Camera Pier Ferdinando&lt;br /&gt;Casini. Uomo intelligente , spiritoso, buon organizzatore, autoironico,&lt;br /&gt;lettore onnivoro e di gusti non grossolani, era stato catalogato&lt;br /&gt;dal grande Sergio Saviane (che lo chiamava «Copaoche&lt;br /&gt;», ammazza-oche) come un «macellaio umanista». E sia&lt;br /&gt;chiaro: se il «Franchino», cioè il socio della sua macelleria, dice&lt;br /&gt;che «non si è mai visto nessuno svelto di coltello come lui perché&lt;br /&gt;gli dai un quarto di vacca e in un quarto d'ora ti serve le fettine»,&lt;br /&gt;è altrettanto vero che il «Guazza» ha alle spalle una&lt;br /&gt;lunga esperienza come presidente dei macellai bolognesi e poi&lt;br /&gt;presidente dei commercianti e poi presidente dell'Unione regionale&lt;br /&gt;delle camere di commercio. Insomma: ci sono in giro&lt;br /&gt;un mucchio di dottoroni che non hanno la sua statura.&lt;br /&gt;Detto questo, è difficile dare torto a Sabino Cassese che in&lt;br /&gt;un articolo sul «Corriere» ha denunciato nella nomina all'authority&lt;br /&gt;dell'ex sindaco di Bologna, al di là delle qualità dell'uomo,&lt;br /&gt;un esempio da manuale di come queste investiture siano mille&lt;br /&gt;miglia lontane da quelle caratteristiche ormai definire solo sulla&lt;br /&gt;carta. Soprattutto sui due punti centrali: «Non ha una "alta e riconosciuta&lt;br /&gt;professionalità", essendo stato attivo solo quale operatore&lt;br /&gt;e solo nel campo del commercio. Non ha "notoria indipendenza",&lt;br /&gt;essendosi presentato a elezioni locali in uno dei due&lt;br /&gt;schieramenti». Un limite, quest'ultimo, comune a molti. Non era&lt;br /&gt;di «notoria indipendenza» Stefano Rodotà, per quattro legislature&lt;br /&gt;deputato (indipendente di sinistra) prima del Pci e poi dei Ds&lt;br /&gt;quando fu nominato garante della Privacy. Non lo era il socialista&lt;br /&gt;ed ex p residente del Consiglio Giuliano Amato quando fu&lt;br /&gt;messo all'Antitrust. Non lo era l'ex deputato comunista (indipendente&lt;br /&gt;di sinistra) Luigi Spaventa, sfidante di Silvio Berlusconi&lt;br /&gt;alle elezioni del '94 nel collegio Roma uno e ministro del Bilancio&lt;br /&gt;con Carlo Azeglio Ciampi, quando fu nominato presidente&lt;br /&gt;della Consob, la Commissione nazionale per le società e la&lt;br /&gt;Borsa. Non lo era l'ex ministro iperberlusconiano alle Attività&lt;br /&gt;produttive Antonio Marzano, che aveva accarezzato addirittura&lt;br /&gt;la speranzella di trasferirsi dal governo alla presidenza dell'Antitrust&lt;br /&gt;«massì , esageriamo» direbbe Totò) prima di accontentarsi&lt;br /&gt;del lussuoso stipendio di presidente del Cnel, il Consiglio nazionale&lt;br /&gt;dell'economia e del lavoro. A farla corta: la fragile diga eretta a difesa delle authority,&lt;br /&gt;la cui imparzialità dovrebbe essere il primissimo dei punti fermi,&lt;br /&gt;si è a mano a mano sgretolata fino a crollare in una nuvola&lt;br /&gt;d i polvere. Ed ecco ammucchi arsi alla Privacy l'ex dep utato&lt;br /&gt;verde Mauro Paissan e l'ex deputato di An Gaetano Rasi e l'ex&lt;br /&gt;governato re azzurro calabrese Giuseppe Chiaravalloti. E poi&lt;br /&gt;all'autorità delle Comunicazioni delegata al sistema televisivo,&lt;br /&gt; dove la «notoria indipendenza» sarebbe indispensabile in un&lt;br /&gt;Paese come il nostro , l'ex sottosegretario forzista alle Comunicazioni&lt;br /&gt;Giancarlo Innocenzi, già a capo dei servizi giornalistici&lt;br /&gt;delle reti berlusconiane e poi l'ex senato re della Margherita Michele&lt;br /&gt;Lauria e l'ex sottosegretario casiniano Gianluigi Magri e&lt;br /&gt;gli ex parlamentati aennini Stefano Morselli ed Enzo Savarese e&lt;br /&gt;l 'ex senatore dell'Udeur Roberto Napoli. Per non dire dell'ex&lt;br /&gt;deputato casiniano Alfredo Meocci, che dopo aver passato otto&lt;br /&gt;anni all'authority fu imposto, nonostante la plateale incompatibilità&lt;br /&gt;(che sarebbe poi stata sanzionata da una sentenza che annullò&lt;br /&gt;tutto e costrinse il nostro a restituire i soldi) alla direzione&lt;br /&gt;generale della Rai. «Imparziali», loro ? Delegati a rispettare l'articolo&lt;br /&gt;l della legge istitutiva , dove si spiega che l'authority&lt;br /&gt;«opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio»?&lt;br /&gt;Loro? Ma dài.. . «Spirito di servizio» ovvio. Tutti mossi da «spirito di servizio», sono. E una vita, per esempio, che Silvestre detto Silvio Liotta accetta di essere strapagato con soldi pubblici per «spirito di servizio». Prima come segretario generale dell'Ars, ruolo&lt;br /&gt;che per status, stipendio e prebende ha precedenti storici solo&lt;br /&gt;nella carica di gran visir di Solimano il Magnifico. Poi deputato&lt;br /&gt;forzista nella prima stagione berlusconiana. Poi emigrato tra i&lt;br /&gt;diniani in soccorso del centrosinistra. Poi pugnalatore di Romano&lt;br /&gt;Prodi (fu suo il voto decisivo) il giorno della caduta nel '98.&lt;br /&gt;Poi di nuovo parlamentare della dest ra e ricandidato da Pierferdy&lt;br /&gt;Casini nel collegio blindato di Partinico per un'ultima anonima&lt;br /&gt;legislatura. Poteva uno come lui restare senza uno straccio&lt;br /&gt;di poltrona ad appena 70 anni suonati e con due sole pensioni&lt;br /&gt;sia pure faraoniche? No. E così, poche settimane prima delle Politiche&lt;br /&gt;del 2006, il Tesoro lo nominò nel consiglio di amministrazione&lt;br /&gt;dell'« Acquirente unico», una delle società pubbliche create&lt;br /&gt;per sostenere la Liberalizzazione del mercato elettrico: forza,&lt;br /&gt;Silvestre , un altro sforzo al servizio della collettività.&lt;br /&gt;E le Poste? Avendo un solo azionista, lo Stato, potrebbero&lt;br /&gt;avere un consiglio di amministrazione, gius to perché non decida&lt;br /&gt;un uomo solo , ridotto all'osso. Tanto è vero che Tommaso&lt;br /&gt;Padoa-Schioppa, appena ha messo mano a un paio di società&lt;br /&gt;pubbliche, Sviluppo Italia e la Sogin (Società gestione impianti&lt;br /&gt;nucleari) ha ridotto i membri dei CdA a 3. Bene, alle Poste sono&lt;br /&gt;11. C'erano infatti da sistemare un po' di trombati e amici&lt;br /&gt;vari: l'ex parlamentare diessino Salvatore Biasco, l'ex deputato&lt;br /&gt;leghista Mauro Michielon, l'ex assessore socialista della Provincia&lt;br /&gt;di Trapani Francesco Pizzo, l'ex sindaco forz ista di Monza&lt;br /&gt;Roberto Colombo... Potremmo andare avanti per pagine e pagine. Ma a far la lista&lt;br /&gt;di tutti i trombati, tutti gli ex collaboratori in disuso e tutti i&lt;br /&gt;feudatari elettorali consolati con una poltrona pubblica non si&lt;br /&gt;fin irebbe più. Come non finirebbe più l'elenco dei soldi che&lt;br /&gt;vengono distribuiti, dai 51.600 a Franco Bonferroni ai 371.099&lt;br /&gt;dati a Giorgio Guazzaloca. Lasciamo sta re, la sintesi è già chiara:&lt;br /&gt;la Casta politica, una volta che sei dentro, ti permette quasi&lt;br /&gt;semp re di campare tutta la vita. Un po' in Parlamento, un po'&lt;br /&gt;nei consigli di amministrazione, un po' ai vertici delle municipalizzate,&lt;br /&gt;un po' nelle segreterie. Basta avere un po' di elasticità.&lt;br /&gt;Come quella di Matio Rigo, via via sindaco rosso di Venezia, senatore&lt;br /&gt;ed eurodeputato socialista, deputato della Lega autonoma&lt;br /&gt;veneta, senatore ulivista fino all'ultimo giorno della legislatura&lt;br /&gt;sinistrorsa e da quello successivo capo di gabinetto del presidente&lt;br /&gt;del Senato destrorso Marcello Pera. Per fermarsi poi&lt;br /&gt;quasi ottantenne a Palazzo Madama come collaboratore di uno&lt;br /&gt;dei questori. Fedele sempre a se stesso e devoto, sia pure venezianamente,&lt;br /&gt;al vero atto costitutivo di un certo mondo politico:&lt;br /&gt;l'antica ammuina dei marin ai del Regno delle Due Sicilie. Che&lt;br /&gt;alle visite a bordo di Franceschiello avevano la seguente disposizione:&lt;br /&gt;«Al comando di: "Facite ammuina", tutti chilli che stann'&lt;br /&gt;a prora vann'a poppa e chilli che stann'a poppa vann'a prora;&lt;br /&gt;chilli che stann'a dritta vann'a sinistra e chilli che stann'a sinistra&lt;br /&gt;vann'a dritta; tutti chilli che stann'abbascio vann'ncoppa e&lt;br /&gt;chilli che stann 'ncoppa vann'abbascio passann' tutti p'o stesso&lt;br /&gt;pertuso; chi nun tiene nient'a ffa, s'aremeni a 'cca e a 'llà»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13&lt;br /&gt;Sa tutto di carceri: commercia pesce!&lt;br /&gt;Quei 146.000 consulenti spesso inutili, dalle maghe agli enti ippici&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Oggetto: consulenza rimozione sfiga cosmica cagionata alla&lt;br /&gt;Provincia di Massa Carrara da Iosif Stalin , PoI Pot, Giovanni&lt;br /&gt;Quarantillo e altri comunisti toscani.» C'era scritto più o meno&lt;br /&gt;così, a sentire l' autore dell'iniziativa, nell'incarico dato tempo&lt;br /&gt;fa a un gruppo di fattucchiere guidato dalla maga Mirka. Il turbocraxiano&lt;br /&gt;sindaco di Aulla, Lucio Barani, già noto al mondo&lt;br /&gt;per avere scritto all'ingresso del paese «comune de-dipietrizzato&lt;br /&gt;» e aver concesso la cittadinanza onoraria «ai cromosomi X e&lt;br /&gt;XY, dei maschi di casa Savoia», ne era assolutamente convinto:&lt;br /&gt;senza il malocchio bolscevico il suo borgo sugli Appennini, la&lt;br /&gt;provincia massese, la Toscana e l'Italia tutta sarebbero da tempo&lt;br /&gt;in vetta ai Paesi più sviluppati e felici del mondo. Qual era&lt;br /&gt;dunque il dovere d'un coscienzioso amministratore? Arruolare&lt;br /&gt;gli specialisti con le competenze necessarie a liberare il territorio&lt;br /&gt;dai malefici miasmi.&lt;br /&gt;Certo, il «brain trust» delle streghe non ha dato i risultati&lt;br /&gt;sperati. Così va coi consulenti: promettono promettono ma&lt;br /&gt;poi... La strampalata idea del sindaco toscano, tuttavia, almeno&lt;br /&gt;un merito l'aveva: la fattura per le fatture delle fattucchiere,&lt;br /&gt;scusate il gioco di parole, non incise per niente sui bilanci del&lt;br /&gt;comune. Merito non da poco: le consulenze sono infatti diventate&lt;br /&gt;uno dei grandi buchi neri delle amministrazioni pubbliche&lt;br /&gt;italiane. Che, come incessantemente martella la Corte dei Conti&lt;br /&gt;, se ne servono in maniera spropositata . E spesso sono solo&lt;br /&gt;l'occasione per fare dei regali agli amici e agli amici degli amici.&lt;br /&gt;C'è un caso che dice tutto: quello del commissariato all'Emergenza&lt;br /&gt;idrica di Reggio Calabria. Siamo nell'agosto torrido&lt;br /&gt;del 2003, la città sullo Stretto è assetata e il governo&lt;br /&gt;Berlusconi stanzia 8 milioni di euro e nomina commissario il sindaco, Pino&lt;br /&gt;Scopelliti, uno stangone col fisico del giocatore di basket e la&lt;br /&gt;tessera di An. Un mese dopo la sua segreteria chiede al ministero&lt;br /&gt;dell'Ambiente «se e in quale misura si possono attribuire degli&lt;br /&gt;emolumenti». Tre settimane e il ministro Altero Matteoli, lui&lt;br /&gt;pure di An, fa rispondere che per carità, «nulla osta». Fino a&lt;br /&gt;che cifra? «In consimili situazioni, detti emolumenti risultano&lt;br /&gt;essere stati determinati in 5 165 euro mensili.x&lt;br /&gt;Incamerata la propria paga, con quei soldi in aggiunta allo&lt;br /&gt;stipendio, il sindaco-commissario si pone quindi il problema&lt;br /&gt;dello staff. Mica facile, gestire un'emergenza idrica. Servono&lt;br /&gt;esperti, ingegneri idraulici, studiosi in grado di individuare soluzioni&lt;br /&gt;. Insomma, servono professionalità di alto livello. Lui&lt;br /&gt;stesso, per esempio, volendo una città bella e floreale, si è preso&lt;br /&gt;come consulente un'addetta del settore: la fiorista Nelly Falzea,&lt;br /&gt;rose ed azalee. Quindi chi si prende per consulenti idrici? Il suo&lt;br /&gt;vicesindaco Giovanni Rizzica, il suo capo di gabinetto e consulente&lt;br /&gt;giuridico Franco Zoccali, il suo consulente economico Orsola&lt;br /&gt;Fallara. Più il giocatore di basket Sandro Santoro quale «responsabile&lt;br /&gt;dei rapporti tra l 'organo politico e quello tecnico»&lt;br /&gt;(cioè «anello di congiunzione tra il commissario Scopelliti e il&lt;br /&gt;suo capo di gabinetto Zoccali» rise il margheritino Demetrio&lt;br /&gt;Naccari Carlizzi), più un ingegnere vero, Domenico Barrile, e&lt;br /&gt;quattro ragazzi di cui uno candidato alle Comunali dall'Udc e&lt;br /&gt;due militanti , guarda coincidenza, di Alleanza nazionale. Fischia,&lt;br /&gt;che scienziati... Sia chiaro, non è una questione di destra o di sinistra , di&lt;br /&gt;Settentrione o Meridione. I più generosi dispensatori di consulenze,&lt;br /&gt;infatti , stanno esattamente agli antipodi , politici e geografici,&lt;br /&gt;di Pino Scopelliti. In Alto Adige. La Provincia autonoma&lt;br /&gt;paga come «consulenze» cose che da altre parti vengono&lt;br /&gt;annotate sotto voci diverse. Al punto che dei 55 consulen ti che&lt;br /&gt;nel 2004 e 2005 hanno avuto dallo Stato o dagli enti locali più&lt;br /&gt;di 300.000 euro, 35 li hanno avuti dalla giunta guidata da&lt;br /&gt;Durnwalder. Trovi di tutto, nella lista dei grandi consulenti. Comprese&lt;br /&gt;alcune curiosità. Come quella che riguarda l'Unire, l'Unione&lt;br /&gt;nazionale incremento razze equine voluta nel 1932 da Benito Mussolini,&lt;br /&gt;che da neoricco si era invaghito dell'equitazione e faceva&lt;br /&gt;diffondere sviolinate di demenziale retorica: «Il giovedì Egli salta&lt;br /&gt;tutti gli ostacoli con facilità da perfetto audace cavaliere. TI&lt;br /&gt;suo cavallo bianco, che Egli circonda di ogni cura e che è davvero&lt;br /&gt;focoso, sa comprendere l'affetto del Suo padrone nitrendo in&lt;br /&gt;modo significativo allorché sente la Sua voce». Indovinate: a chi&lt;br /&gt;ha affidato la sua consulenza più costosa l'ente equino? Allo studio&lt;br /&gt;del socio di maggioranza di una società registrata col nome&lt;br /&gt;Criniere al vento, Giovanni Puoti, docente di Diritto tributario,&lt;br /&gt;console onorario del Principato di Monaco a Roma ed ex sottosegretario&lt;br /&gt;ai Trasporti (non equini) del governo Dini.&lt;br /&gt;Ed è lì, dove incroci la politica, che il mondo delle «prestazioni&lt;br /&gt;» esterne è più interessante. A sco rrere l'elenco l'occhio&lt;br /&gt;cade per esempio su Franco Verzaschi, che nel 2004 fu benedetto&lt;br /&gt;da una consulenza commissionata dal ministero degli&lt;br /&gt;Esteri per «lavori di manutenzione straordinaria, adeguamento&lt;br /&gt;sismico e funzionale dell'ambasciata di Algeri»: 347.000 euro.&lt;br /&gt;Chi c'era in quel momento alla Farnesina? Il berlusconiano&lt;br /&gt;Franco Frattini. E chi è Franco Verzaschi? Il fratello (nonché&lt;br /&gt;futuro socio in una società immobiliare, la Fra.Mar. Srl) del&lt;br /&gt;berlusconiano Marco Verzaschi, allora assessore alla Sanità della&lt;br /&gt;Regione Lazio. Un dettaglio divertente. Tanto più che questo&lt;br /&gt;fratello politico, ai tempi in cui era legatissimo a Cesare Previti&lt;br /&gt;e segretario romano di Forza Italia (partito poi lasciato per diventare&lt;br /&gt;mastelliano e sottosegretario alla Difesa nel secondo&lt;br /&gt;governo Prodi) aveva attaccato frontalmente l'allora sindaco&lt;br /&gt;Francesco Rutelli proprio su cosa? Sulle consulenze. Che secondo&lt;br /&gt;lui erano troppe.&lt;br /&gt;Probabile, che lo fossero. Perché su questo versante le&lt;br /&gt;pubbliche amministrazioni sono diventate, a dispetto dei moniti&lt;br /&gt;della Corte dei Conti, sempre più spendaccione. Avete idea&lt;br /&gt;di quanti siano i dipendenti pubblici, in Italia? Secondo il dipartimento&lt;br /&gt;della Funzione pubblica, circa 3.350.000. Quanti&lt;br /&gt;gli abitanti della Toscana. Tutti compresi: dai militari ai magistrati,&lt;br /&gt;dai bidelli agli impiegati comunali, dai funzionari regionali&lt;br /&gt;ai docenti universitari. Un'enormità. Soprattutto in rap-porto ai&lt;br /&gt;15 milioni e mezzo di lavoratori dipendenti. Fate i conti:&lt;br /&gt;ogni 5 dipendenti (scarsi), uno viene pagato dalle casse pubbliche.&lt;br /&gt;Un patrimonio umano e professionale imponente, sottolineano&lt;br /&gt;i magistrati contabili: che bisogno c'è, dunque, di ricorrere&lt;br /&gt;a un'infinità di consulenze esterne, spesso strapagate?&lt;br /&gt;La risposta è sempre la stessa: «C'era bisogno di una professionalità&lt;br /&gt;specifica che facesse "quel" determinato lavoro e&lt;br /&gt;un'assunzione definitiva sarebbe costata molto di più». Ovvio.&lt;br /&gt;E corretto, se fosse davvero e sempre così: che senso c'è a mantenere&lt;br /&gt;6 rammendatrici di arazzi al Quirinale se potresti affidare&lt;br /&gt;il rammendo a laboratori esterni? Ma è una risposta pelosa, e il&lt;br /&gt;più delle volte imbrogliona. Con una mano il politico fa assumere&lt;br /&gt;precari, raccomandati, stabilizzati, amici, parenti, elettori,&lt;br /&gt;portaborse e reggipanza senza un concorso serio da decenni e&lt;br /&gt;senza che neppure i più scadenti o almeno i ladri e i corrotti vengano&lt;br /&gt;buttati fuori. E con l'altra mano distribuisce all'esterno lavori&lt;br /&gt;profumatamente pagati sostenendo che nessuno t ra i dipendenti&lt;br /&gt;è all'altezza di farli. Un circolo vizioso micidiale.&lt;br /&gt;Che gli uffici pubblici siano molte volte un colabrodo per- o&lt;br /&gt;ché riempiti t roppo spesso a casaccio per motivi clientelari, è&lt;br /&gt;poco ma sicuro. Per non dire dei danni fatti dalla miscela perversa&lt;br /&gt;tra questo p roblema e il blocco del turn-over, Secondo&lt;br /&gt;un'analisi condotta su dati del 2004 della Ragioneria dello Stato&lt;br /&gt;da due ricercatori dell'Istat, Maria Letizia D'Autilia e Nereo&lt;br /&gt;Zamaro, «a fronte di un'età media delIa popolazione italiana in&lt;br /&gt;età lavorativa pari a 41 anni, l'età media dei dipendenti in servizio&lt;br /&gt;nelle amministrazioni pubbliche è pari a 45 anni, e sale a 52&lt;br /&gt;anni per i dirigenti mentre scende, ma di poco, a 43 per i non&lt;br /&gt;dirigenti». Di più: considerando i soli ministeriali (quasi 2 milioni&lt;br /&gt;di persone) 1 su 6 ha più di 55 anni, quasi 1 su 20 più di&lt;br /&gt;60 e 1 su 10 è statale «da prima del 1974». Q uando in Spagna&lt;br /&gt;era al potere Francisco Franco, la Nazionale di calcio era allenata&lt;br /&gt;da Fulvio Bernardini, la «nonna» di internet si chiamava&lt;br /&gt;«arpanet» e molti funzionari scrivevano ancora vezzosamente&lt;br /&gt;le disposizioni con pennino e calamaio. Quanto ai dirigenti, che&lt;br /&gt;altrove sono giovanotti svegli e proiettati nel futuro, quasi la&lt;br /&gt;metà (il 43,8%) ha oltre trent'anni di anzianità.&lt;br /&gt;Diranno: non conra l'età, ma la professionalità. Vero. Ma&lt;br /&gt;anche qui la difesa zoppica.&lt;br /&gt;Nel 1999 il governo D'Alerna, con Angelo Piazza alla Funzione&lt;br /&gt;pubblica, tentò una scrematura. E con la legge 286 cercò&lt;br /&gt;di «privatizzarex la macchina amministrativa inrroducendo alcuni&lt;br /&gt;criteri che valgono in tutte le imprese private da OsIo a Brisbane:&lt;br /&gt;questi sono i conri, questi sono i dipendenti, questi sono&lt;br /&gt;gli ob iettivi da raggiungere, questi sono i tempi per farlo. Da&lt;br /&gt;quel momento in avanti, la busta paga sarebbe sta ta dunque&lt;br /&gt;composta di due parti: una fissa (legata all'anzianità e alla funzione,&lt;br /&gt;buona sia per i fuoriclasse sia per i ronzini) e l'altra mobile&lt;br /&gt;(tra ilIOe il 15%) legata alla capacità o meno di raggiungere&lt;br /&gt;gli ob iettivi anno dopo anno assegnati. Bravissimo? Premio&lt;br /&gt;grande. Bravino? Premio medio. Scadenre? Nessun premio.&lt;br /&gt;Tutto chiaro ? Un po' di anni dopo, dicono le pagelle compilate&lt;br /&gt;dai superiori, la situazione è questa: sono tutti bravissimi.&lt;br /&gt;Tutti, dai 336 direttori generali ai 3433 direttori di seconda&lt;br /&gt;fascia , per un totale di 3769 dirigenri. Tutti fenomenali. Laboriosissimi,&lt;br /&gt;brillanrissimi, scrupolosissimi, onestissimi, preparatissimi...&lt;br /&gt;Tanro da meritare tutti il massimo dei voti. Tutti tutti?&lt;br /&gt;«Praticamenre» rispondono al ministero. Cioè? «Saranno il 99&lt;br /&gt;e passa per cenro.» Quindi, qualche zuccone conclamato c'è?&lt;br /&gt;«Eccezioni. Magari per motivi di carattere.» Due o tre eccezioni?&lt;br /&gt;«Ecco, forse due o tre...»&lt;br /&gt;Va da sé che, invece che affronrare di petto «il» problema,&lt;br /&gt;la politica ha preferito non disturbare il quieto vivacchiare ddla&lt;br /&gt;macchina pubblica ricavandone anzi la scusa per distribuire,&lt;br /&gt;a spese dei conrribuenri, consulenze a pioggia. Dicono le tabelle&lt;br /&gt;della Funzione pubblica che questi «collaboratori» censiti&lt;br /&gt;nell'ultimo anno disponibile (2004) sono stati 146.518. Quasi&lt;br /&gt;30.000 più degli abitanti dell'inrera Val d'Aosta. Un esercito&lt;br /&gt;sterminato e costosissimo. Che ha pesato sulle pubbliche casse&lt;br /&gt;per oltre 1 miliardo e 100 milioni (di cui 42 pagati a esperti&lt;br /&gt;esterni dal solo ministero dell'Economia che contemporaneamente&lt;br /&gt;chiedeva agli altri sobrietà), con un aumenro di quasi il&lt;br /&gt;20% sull'anno prima.&lt;br /&gt;Cifre da brivido, che hanno indotto il governo a mettere agli&lt;br /&gt;incarichi esterni un tetto di 250.000 euro l'anno. La cui efficacia&lt;br /&gt;sarà però tutta da verificare. Non solo perché il tetto&lt;br /&gt;non vale per gli enti locali, che nel 2004 hanno speso per i consulenti&lt;br /&gt;quasi un terzo più che l'anno precedente, per un totale&lt;br /&gt;di 632 milioni. Ma anche perché nel 2004 gli incarichi di imo&lt;br /&gt;porto superiore a 100.000 euro sono stati solo 373 (di cui 3401·&lt;br /&gt;tre il mezzo milione e 13 oltre il milione) su 217.000. A riprova&lt;br /&gt;che il problema è il fiume di denaro ingrossato da migliaia di rivoli.&lt;br /&gt;Spesso sgorgati da scelte curiose.&lt;br /&gt;Qualche esempio ? La consulenza affidata dalla Regione&lt;br /&gt;Piemonte alle gentili Maria Luisa Ghibaudo e Gianna Rolle per&lt;br /&gt;valutare se fosse opportuna «l'attivazione di una figura a supporto&lt;br /&gt;dell'esperta in materia di pari opportunità», cioè l'arruolamento&lt;br /&gt;di un altro consulente. Q uella commissionata dalla Regione&lt;br /&gt;Emilia sull '«itinerario gastronomico del pesce azzurro».&lt;br /&gt;Quella affidata a un «professionista» dal Comune siracusano di&lt;br /&gt;Rosolini sulla «valutazione delle bollette telefoniche». °quella&lt;br /&gt;data dalla Regione Molise a Luca Palazzo (un giovanotto neolaureato&lt;br /&gt;che si era proposto direttamente con una lettera al governatore&lt;br /&gt;Michele Iorio) per collaborare allo «svolgimento dell'attività&lt;br /&gt;di progettazione preliminare (studio di fattibilità), definitiva,&lt;br /&gt;esecutiva, coordinamento per il Molise degli interventi&lt;br /&gt;previsti dall'Azione 3 del "Programma straordinario pro Argentina"&lt;br /&gt;». 0, per finire, quella per l '«analisi delle caratteristiche&lt;br /&gt;del lavoro femminile» affidata dal Comune di Roma, tra le&lt;br /&gt;urla di indignazione della destra, a Silvia Baraldini, condannata&lt;br /&gt;per terrorismo negli Usa e fatta rientrare col solenne impegno&lt;br /&gt;italiano a non scarcerarla.&lt;br /&gt;Tutte assolutamente necessarie? Mah... A leggere le relazioni&lt;br /&gt;e le sentenze della Corte dei Conti, che proprio sulle consulenze&lt;br /&gt;folli basa gran parte delle citazioni per «danno erariale&lt;br /&gt;», no. Anzi, per i giudici contabili certi misteriosi «incarichi&lt;br /&gt;esterni» servono a volte a mascherare dell 'altro. Come capitò&lt;br /&gt;anni fa quando saltò fuori che l'Aiumix, una società del settore&lt;br /&gt;alluminio che perdeva 750.000 euro al giorno ed era controllata&lt;br /&gt;dall'Efim, disast rato ente pubblico presieduto da Gaetano&lt;br /&gt;Mancini, un deputato socialista riciclato e cugino del più famo-&lt;br /&gt;so Giacomo, aveva pagato una fattura di quasi 4 milioni e mezzo&lt;br /&gt;di euro attuali per una consulenza sulla fusione fra alcune&lt;br /&gt;società a una ignota agenzia di revisione, la Moberis associated&lt;br /&gt;auditing, che non risultava iscritta all'albo della Consob, era&lt;br /&gt;stata costituita un attimo prima di ricevere l'incarico e chiusa&lt;br /&gt;un attimo dopo aver incassato l' ultima rata. li dettaglio che diceva&lt;br /&gt;tutto era la genesi di questa Moberis benedetta da Efim&lt;br /&gt;con giudizi lusinghieri «per capacità ed esperienza professionale&lt;br /&gt;»: un negozio da parrucchiere per signora nel quartiere romano&lt;br /&gt;della Balduina. Finanza &amp;amp; Bigodini.&lt;br /&gt;Le sentenze della Corte dei Conti offrono un formidabile&lt;br /&gt;spaccato di come fun zioni questo mondo. All'inaugurazione&lt;br /&gt;dell 'anno giudiziario 2007 il procuratore regionale del Lazio&lt;br /&gt;Luigi Mario Ribaudo ha rivelato che dei 166 atti di citazione&lt;br /&gt;per danno erariale emessi dal suo ufficio, 20 riguardavano consulenze&lt;br /&gt;illegittime, per un totale di 1.600.000 euro. Nella sentenza&lt;br /&gt;dei giudici contabili che condannava l'ex ministro delle&lt;br /&gt;Infrastrutture Pietro Lunardi a pagare oltre 2,7 milioni di euro&lt;br /&gt;di danni all'Anas per aver concesso una buonuscita stratosferica&lt;br /&gt;ai vecchi amministratori di cui voleva liberarsi, c'è anche un&lt;br /&gt;capitolo su una strana prestazione esterna. Nell'accordo con&lt;br /&gt;l'ex amministratore delegato Giuseppe D'Angiolino, oltre a indennità&lt;br /&gt;varie, il ministero si era impegnato a dargli anche una&lt;br /&gt;consulenza triennale per 309.874 euro. Oggetto della consulenza?&lt;br /&gt;Boh... Durante !'istruttoria della Corte dei Conti saltò fuori&lt;br /&gt;una nota del capo di gabinetto di Lunardi, Claudio Gelati,&lt;br /&gt;dov'era scritto che il ministero in realtà non aveva «conferito al&lt;br /&gt;dottoGiuseppe D'Angiolino alcun incarico» del genere. Vero?&lt;br /&gt;Falso? .Fatto sta che, per la procura, queste consulenze non erano mal state concretamente ne commissionate ne eseguite ma  soldi erano «stati comunque in parte pagati».&lt;br /&gt;Anche Stapino Greco, un socialista già commissario della&lt;br /&gt;Fiera del Mediterraneo di Palermo, è stato condannato nel&lt;br /&gt;2005 a pagare 295.272 euro di danni all'ente che aveva guidato&lt;br /&gt;per 3 anni. Non aveva versato all'Inps un milione di euro di&lt;br /&gt;contributi, costringendo la Fiera a pagare poi sanzioni salatissime.&lt;br /&gt;Colpa, diceva lui, delle casse vuote. Che però, ha notato il magistrato&lt;br /&gt; contabile, non gli avevano impedito di elargire in&lt;br /&gt;quegli anni in consulen ze ben 1.098.597 euro e altri 213.000 in&lt;br /&gt;spese di missioni e rappresentanza, fra cui l'acquisto di tappeti&lt;br /&gt;persiani per 8580 euro. Vanno matti, in Sicilia, per le consulenze. Un giorno, davanti&lt;br /&gt;al diluvio di oltre 200 esperti esterni pagati da una Regione&lt;br /&gt;che ha già 16.000 dipendenti, il difensore civico Lino Buscemi&lt;br /&gt;ha preso carta e penna e chiesto quanto venissero pagati. La&lt;br /&gt;risposta di Salvatore Taormina, capo di gabinetto della presidenza&lt;br /&gt;della Regione, resta immortale. E merita di essere riportata&lt;br /&gt;integralmente, punteggiatura compresa: «In merito a quanto&lt;br /&gt;richiesto con la nota in riferimento, di cui all'oggetto, indirizzata&lt;br /&gt;anche ai destinatari della presente, si richiede alla S.V.&lt;br /&gt;di far conoscere allo scrivente ufficio il contenuto delle indicazioni&lt;br /&gt;operative sulla scorta delle quali l'ufficio richiedente ha&lt;br /&gt;ritenuto di avviare il processo ricognitivo di cui in oggetto. Ciò&lt;br /&gt;nella considerazione che le attivazioni inerenti la fattispecie in&lt;br /&gt;parola - in ragione della loro delicatezza e complessità correlabile,&lt;br /&gt;anche, alla disomogeneità funzionale degli atti che avviano&lt;br /&gt;i rapporti privatistici di interesse per la norma in oggetto - di&lt;br /&gt;certo, necessitano di opportuni approfondimenti tesi a focalizzare&lt;br /&gt;sia il reale ambito di riferimento operativo, sia il soggetto,&lt;br /&gt;per opportunità sistematica, competente alla trattazione, sia le&lt;br /&gt;modalità procedurali da attivare conseguentemente. In tal senso,&lt;br /&gt;le indicazioni operative di cui in premessa, laddove rese, risulteranno&lt;br /&gt;stimolo di riflessione prezioso per le determinazioni&lt;br /&gt;presidenziali che si rite rranno opportune» .&lt;br /&gt;Cioè, illustrissimo dottore Taormina? Semplice: secondo&lt;br /&gt;lui la legge italiana sulla trasparenza non vale, in Sicilia ! Privacy!&lt;br /&gt;Privacy! Possibile? Correzione del ministero: no, deve&lt;br /&gt;essere tutto pubblico. Tira e molla, alla fine gli elenchi sono così&lt;br /&gt;usciti. Con sei buchi, però: i soldi dati ai collaboratori più&lt;br /&gt;stretti (3 dell'ufficio di gabinetto e 3 della segreteria particolare)&lt;br /&gt;di Totò Cuffaro. E perché? Tesi del ministero: il ruolo dei 6&lt;br /&gt;lascia «presumere che gli incarichi in questione implichino lo&lt;br /&gt;stabile inserimento del soggetto nell 'organizzazione dell'amministrazione,&lt;br /&gt;con affidamento di importanti funzioni istituziona-li tramite&lt;br /&gt; un "contratto di diritto privato a tempo determinato"&lt;br /&gt;che sembrerebbe costituire fonte di un rapporto di lavoro subordinato&lt;br /&gt;a tempo pieno». Insomma: cose afferenti l'autonomia&lt;br /&gt;siciliana, sono.&lt;br /&gt;Dall'altro capo dell'Italia, in Val d'Aosta, non fanno di questi&lt;br /&gt;misteri. Si sentono infatti così sicuri che mettono tutto in&lt;br /&gt;piazza. Certi che comunque, al di là di qualche strillo d'indignazione,&lt;br /&gt;nessuno attaccherà davvero, a fondo, quella buona vacca&lt;br /&gt;grassa della Regione, che come dimostra un'inchiesta del «Giornale&lt;br /&gt;», ha una mammella per tutti. Ed ecco la consulenza legale&lt;br /&gt;da 61.000 euro all'avvocato Alberto Caveri, fratello dell'allora&lt;br /&gt;assessore al Turismo e futuro governato re, Luciano Caveri, uomo&lt;br /&gt;forte dell 'Union vald òtaine. Eccone altre all'agronomo Itala&lt;br /&gt;Cerise, all'ingegner Bruno Cerise e all'esperta di beni culturali&lt;br /&gt;Chantal Cerise, rispettivamente fratello, figlio e figlia dell'assessore&lt;br /&gt;ai Lavori pubblici Alberto Cerise, dell'Union valdòtaine, E&lt;br /&gt;poi all'ingegnere Renato Dannaz, figlio del vecchio sindaco di&lt;br /&gt;Ollomont, lui pure, manco a dirlo, dell'Union valdòtaine...&lt;br /&gt;Tutti esperti? Espertissimi ! Nessun esperto, però, è mai&lt;br /&gt;stato tanto esperto quanto l'esperto scelto da Roberto Castelli.&lt;br /&gt;li quale, appena fatto ministro della Giustizia, si guardò intorno,&lt;br /&gt;spulciò i curriculum dei dipendenti, monitorò a uno a uno&lt;br /&gt;gli specialisti a disposizione e disse: no, qui mi serve un vero&lt;br /&gt;specialista di edilizia carcera ria. E lo individuò in Giuseppe&lt;br /&gt;Magni. Un amico leghista che aveva fatto il sindaco a Calco, vicino&lt;br /&gt;a Lecco.&lt;br /&gt;Esperienze precedenti? Artigiano metalmeccanico, mi da&lt;br /&gt;saldatura. E poi? Grossista alla Seamar, «commercio di prodotti&lt;br /&gt;ittici vivi, freschi, congelati e surgelati». E poi? «Deputato»&lt;br /&gt;per la Provincia di Lecco (così era scritto nel curriculum irriso&lt;br /&gt;dalla Corte dei Conti) «al Parlamento di Chignolo Po», l'assemblea&lt;br /&gt;padana dove i bossiani giocavano ai piccoli statisti negli&lt;br /&gt;anni del Dio Po. E poi? Fine. E che ne sapeva lui, di edilizia&lt;br /&gt;carceraria? Niente: «Ho detto al ministro che di carceri non so&lt;br /&gt;niente. Mi ha risposto che comunque avrei fatto dieci volte meglio&lt;br /&gt;del mio predecessore».&lt;br /&gt;Il guardasigilli leghista, del resto, dev'essere rimasto soddi-sfatto&lt;br /&gt; del suo «esperto»: gli rinnovò il contratto, lussuoso, per&lt;br /&gt;sette volte consecutive. Per un totale di quasi 200.000 euro. Più&lt;br /&gt;prebende varie. Risultati? Risposta della Corte dei Conti: relazioni&lt;br /&gt;insipide sempre «senza alcuna documentazione» e «senza&lt;br /&gt;allegati», «affermazioni del tutto generiche»...&lt;br /&gt;Insomma: aria fritta. Ma pagata cara, coi soldi dei cittadini.&lt;br /&gt;Tanto da spingere i giudici contabili, data «l'eclatante illegittimità&lt;br /&gt;e illiceità del comportamento del ministro», a condannare&lt;br /&gt;Castelli a risarcire allo Stato 98.876 euro e 96 centesimi, il50%&lt;br /&gt;di quanto pagato al prestigioso ex grossista di pesce. Successivamente&lt;br /&gt;fin ito sotto in chiesta proprio per la sua attività di&lt;br /&gt;«esperto» a proposito di sette carceri. Attività finita anche in&lt;br /&gt;un video, rivelato da Marco Lillo sull'«Espresso» , ripreso di&lt;br /&gt;nascosto nell'uffi cio di un costruttore, Angelo Capriotti. Video&lt;br /&gt;in cui Magni «parlava di appalti e di sue "esigenze" con il progettista&lt;br /&gt;Giorgio Cravedi e il costruttore Capriotti», «Esigenze»&lt;br /&gt;che secondo i magistrati «potrebbero essere mazzette»,&lt;br /&gt;«Assolto» successivamente dal tribunale dei ministri, l'ex&lt;br /&gt;guardasigilli pare tuttavia non aver cambiato idea sulla bontà&lt;br /&gt;del sistema: «Ho fatto il consulente per vent'anni. I consulenti&lt;br /&gt;portano, se capaci, una mentalità nuova, improntata all 'efficienza,&lt;br /&gt;all'interno della pubblica amministrazione lenta, burocratica&lt;br /&gt;e tesa unicamente alla verifica formale delle carte». Vuoi&lt;br /&gt;mettere l'apporto di un grossista ittico?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14&lt;br /&gt;Una casta nel cuore della Casta&lt;br /&gt;Perché i Grand Commis sono quasi più potenti dei ministri&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giudice Corrado Calabrò dice che quando gli appare la Musa&lt;br /&gt;lui cade letteralmente in trance. «Siamo come due gemelli siamesi&lt;br /&gt;uniti dalla schiena che tirano in direzione opposta, due&lt;br /&gt;emisferi cerebrali che convivono, da anni, ognuno con la propria&lt;br /&gt;autonomia» li gemello è poeta e letterato: «Diciotto volumi&lt;br /&gt;di versi tradotti in quindici lingue, la prima raccolta me la&lt;br /&gt;pubblicò a vent'anni la grande Guanda di Parma: sa, quella di&lt;br /&gt;Gard a Lorca e Prévert...» ha raccontato a Paolo Conti del&lt;br /&gt;«Corriere», arrossendo pudico. Non va lui in cerca di onori. È che gli scrosciano addosso.&lt;br /&gt;E ha vinto il Premio Città di Tropea e il Premio Rhegium Julii,&lt;br /&gt;il Brutium e il Bergamo, il Tagliacozzo e il Brianza, il Vanvitelli&lt;br /&gt;e il Troccoli.. . Ha guadagnato una laurea ad honorem dell'università&lt;br /&gt;ucraina Mechnikov di Odessa e un'altra rumena della&lt;br /&gt;Vest Din di Tirnisoara. È stato insignito del titolo di cavaliere di&lt;br /&gt;Gran Croce del Sacro Militare Ordine costantiniano di San&lt;br /&gt;Giorgio dal principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, duca&lt;br /&gt;di Calabria. E stato baciato dai critici letterari del sito internet&lt;br /&gt;«Poetry for you» come un poeta «dotato della purezza di tocco&lt;br /&gt;dei lirici greci». E arrivato terzo al Premio Strega del 1999 ma&lt;br /&gt;solo perché, dichiarò a caldo, vittima di «un complotto».&lt;br /&gt;Organizzato da chi? Forse dall'«Osservatore romano».&lt;br /&gt;Che proprio il giorno prima dell'aggiudicazione dello Strega&lt;br /&gt;aveva pubblicato uno sferzante commento contro il premio, accusato&lt;br /&gt;di aver accolto «romanzi in cui domina un erotismo del&lt;br /&gt;tipo più sperticato, volgare e ingiustificato». Con chi ce l'aveva,&lt;br /&gt;il giornale vaticano? Con lui e certe pagine del suo romanzo Ricorda&lt;br /&gt;di dimenticarla , ambientato in una Roma «borghesuccia&lt;br /&gt;e sporcacciona» . Dove si potevano leggere passaggi non apprezzati&lt;br /&gt;di là del Tevere: «Alceo si ritrovò le labbra pubiche di lei&lt;br /&gt;sulle proprie labbra...». Oppure: «Il suo utero inguainava il&lt;br /&gt;membro di lui come un guanto...». Anche in famiglia non capirono:&lt;br /&gt;«Mia figlia ha rifiutato il libro e ciò mi ha addolorato. Mia&lt;br /&gt;moglie pure. Ma lei mi avvolge da quarant'anni con tenerezza e&lt;br /&gt;comprensione. Mi ama e mi prende tutto intero, con i miei sicuri&lt;br /&gt;difetti e qualche qualità». Così è la vita degli artisti. Come diceva un collega argentino&lt;br /&gt;del nostro, Jorge Luis Borges, «la gloria è una forma d'incomprensione,&lt;br /&gt;forse la peggiore». L'ha spiegato mille volte, lui,&lt;br /&gt;rispondendo a brutto muso a quel «gruppo di benpensanti»&lt;br /&gt;che lo aveva attaccato: «Ricorda di dimenticarla fu accusato di&lt;br /&gt;essere un racconto erotico. Nulla di tutto ciò. La scrittura e la&lt;br /&gt;storia erano legate a un'inesauribile necessità». Macché. Quell'impunito&lt;br /&gt;di Alberto State ra arrivò a irridere un altro romanzo,&lt;br /&gt;Deliri d'amore, scrivendo che narrava «di un signore con un&lt;br /&gt;coso"grosso come un wurstel" e di una signora con una cosa&lt;br /&gt;"vogliosa come una mula?». Barbaro. Meno male che l'altro gemello, il magistrato che tira in direzione opposta, è ancora più in auge del Poeta. Da sempre.&lt;br /&gt;Prima di diventare presidente del Tar del Lazio ed essere infine&lt;br /&gt;promosso dal governo delle destre alla guida dell 'authority per&lt;br /&gt;le Comunicazioni su indicazione di Gianfranco Fini lo stesso&lt;br /&gt;giorno in cui il «suo» tribunale escludeva dalle Regionali la fastidiosa&lt;br /&gt;lista di Alessandra Mussolini (Non hanno manco aspettato un giorno. E un premio dopo la sentenza!»), Corrado Calabrò aveva passato più tempo nei dintorni della politica che&lt;br /&gt;delle aule giudiziarie. Entrato al Consiglio di Stato (primo classificato precisa&lt;br /&gt;sempre) nel maggio del '68, mentre Roma e Parigi erano in fiamme,&lt;br /&gt;aveva allora 33 anni e per cinque anni era stato il capo della&lt;br /&gt;segreteria tecnica di Aldo Moro. Un ruolo che gli aprì la strada&lt;br /&gt;a una sfilza di incarichi ministeriali più lunga ancora della lista&lt;br /&gt;dei premi letterari. Basti dire che uno studio presentato al forum&lt;br /&gt;della pubblica amministrazione del 6 maggio del '95 sul peso&lt;br /&gt;crescente dei capi di gabinetto spiegava che nessuno era al li-&lt;br /&gt;vello del nostro gemello siamese: «La grad uatoria è guidata da&lt;br /&gt;Corrado Calabrò, magistrato amministrativo, che ha ricoperto&lt;br /&gt;ben 12 incarichi di capo di gabinetto, per complessivi 3962 giorni». Cioè 11 anni. Prolungati da allora in avanti con altri incarichi dentro il governo Dini e il governo P rodi. Al fianco di democristiani come Alberto Marcora e Riccardo Misasi, Filippo&lt;br /&gt;Maria Pandolfi e Giovanni Galloni, ma anche di repubblicani&lt;br /&gt;(Antonio Maccanico), leghisti (Giancarlo Pagliarini) e «tecnici»&lt;br /&gt;come Mario Arcelli e Rainer Masera.&lt;br /&gt;Cosa ne pensi della poesia, a noi che la frequentiamo meno,&lt;br /&gt;non è chiarissimo (un giorno spiegò in un'intervista: «Viviamo&lt;br /&gt;in una logosfera che ci esterio rizza senza estrinsecarci»),&lt;br /&gt;ma sappiamo benissimo cosa pensi dei rapporti incestuosi (il&lt;br /&gt;sesso qui non c'entra) tra la magistratura amministrativa e il&lt;br /&gt;mondo dorato di incarichi extra, arbitrati milionari, collaborazioni&lt;br /&gt;varie governative che sta a cavallo tra la politica e il business.&lt;br /&gt;La sua stessa vita, arbit rati compresi (nel solo 1991 ne&lt;br /&gt;sbrigò per un totale di 29 milioni di euro in valuta attuale, sui&lt;br /&gt;quali la percentuale ai giudici era in genere tra l' 1 e il3% ) è&lt;br /&gt;una risposta alla domanda: tutto normale.In realtà, sul tema è aperto da molti anni un dibattito. Così acceso che perfino il futuro ministro degli Esteri Franco Frattini&lt;br /&gt;(che poi si sarebbe adattato al sistema partecipando addirittura&lt;br /&gt;a un Consiglio dei ministri in cui si discuteva di un tratto&lt;br /&gt;della Tav di cui era arbitro lui!) attaccava l'andazzo con tale&lt;br /&gt;fervore che pareva l'Heinrich Kramer alle prese con la stesura&lt;br /&gt;del Malleus maleficarum contro la stregoneria. E bollava come&lt;br /&gt;«indecorosa» la vergogna degli arbitrati con cui si arricchivano&lt;br /&gt;troppi magistrati. E st ra pazzava i colleghi consiglieri di Stato&lt;br /&gt;che tenevano i piedi in d ue staffe. E firmava con l'Intergruppo&lt;br /&gt;per la Legalità di Elio Veltri la richiesta «d'incompatibilità totale&lt;br /&gt;fra lavoro istituzionale dei giudici e altri incarichi» .&lt;br /&gt;Perché questo è il tema: come possono avere degli arbitrati&lt;br /&gt;sulle liti tra imprese private ed enti pubblici o lavorare per&lt;br /&gt;chi governa lo Stato , le Regioni o i Comuni, magistrati che per&lt;br /&gt;il loro ruolo al Tar o al Consiglio di Stato hanno già avuto sul&lt;br /&gt;tavolo o possono averli in futuro, fascicoli che riguardano&lt;br /&gt; quel governo, quella giunta regionale, quell'amministrazione municipale?&lt;br /&gt;Eppure non solo le cicliche polemiche e le cicliche speranze&lt;br /&gt;di una riforma che faccia pulizia sono state puntualmente&lt;br /&gt;rimosse. Ma l'andazzo si è fatto ancora più scandaloso.&lt;br /&gt;Oltre a quello dei ministri, dei viceministri e dei sottosegretari,&lt;br /&gt;il governo di Romano Prodi ha battuto nel 2006 anche&lt;br /&gt;il record dei magistrati amministrativi ingaggiati in vari ruoli&lt;br /&gt;(generalmente come capi di gabinetto o responsabili dell'ufficio&lt;br /&gt;legislativo) nell'esecutivo. Fino ad arrivare a 37. Ai quali&lt;br /&gt;vanno sommati 3 giudici al Quirinale, uno al Comune di Roma,&lt;br /&gt;una decina alle authority. Un organico mostruoso. Che automaticamente&lt;br /&gt;ha non solo ingigantito ulteriormente l'annoso problema&lt;br /&gt;di incompatibilità. Ma ha svuotato uffici, dai Tar al Consiglio&lt;br /&gt;di Stato, che già erano sepolti sotto montagne di processi&lt;br /&gt;arretrati che oggi sono ancora più difficili da smaltire.&lt;br /&gt;La relazione del presidente del Consiglio di Stato per l'inaugurazione&lt;br /&gt;dell' anno giudiziario 2007 dice che in quel momento&lt;br /&gt;i suoi uffici sono sepolti sotto 20.465 cause arretrate. il&lt;br /&gt;che significa, stando alle tabelle prestabilite che fissano in circa&lt;br /&gt;4800 le cause che a pieno organico possono essere defmite annualmente,&lt;br /&gt;che se per un miracolo smettessero di arrivare nuovi&lt;br /&gt;processi, il «tribunale d'appello» della giustizia amministrativa&lt;br /&gt;andrebbe avanti per anni, prima di liberarsi dei fascicoli&lt;br /&gt;vecchi. Eppure, in una situazione tale di emergenza, su 122&lt;br /&gt;consiglieri complessivi, 39, quasi un terzo, sono stati «prestati»&lt;br /&gt;al governo. Direte: perché nessuno blocca l'emorragia? Risposta&lt;br /&gt;facile: perché un magistrato che viene distaccato a lavorare&lt;br /&gt;in un ministero può prendere insieme due stipendi: quello che&lt;br /&gt;conserva di giudice (dai 6000 euro netti al mese in su) più quello&lt;br /&gt;di «tecnico» al servizio del governo. Direte ancora: al di là&lt;br /&gt;dell'umano egoismo dei singoli che ovviamente preferiscono&lt;br /&gt;prendere due stipendi invece di uno, perché non interviene il&lt;br /&gt;Consiglio di presidenza degli amministrativi? Per due motivi. il&lt;br /&gt;primo è che ogni tentativo di moralizzazione ha sempre incontrato&lt;br /&gt;l'ostilità della corporazione. il secondo è che nell'organo&lt;br /&gt;di autogoverno, alla faccia dell'opportunità morale della cosa,&lt;br /&gt;ha un incarico ministeriale una buona metà dei membri.&lt;br /&gt;Vi chiederete: quanto guadagnano con questi incarichi extra&lt;br /&gt;tutti questi magistrati prestati al governo? Una volta, oltre al prestigio&lt;br /&gt;e al potere, incassavano un paio di milioni in più al mese.&lt;br /&gt;Ma dal 2001 la legge è cambiata. E il capo di gabinetto di un ministero&lt;br /&gt;importante può essere pagato (sempre al di là dello stipendio&lt;br /&gt;da consigliere di Stato) centinaia di migliaia di euro. Ma&lt;br /&gt;esattamente quanto, visto che si tratta di sold i pubblici dati a&lt;br /&gt;funzionari pubblici e regolati dalla legge del '96 sulla trasparenza&lt;br /&gt;degli stipendi pubblici? li Consiglio di presidenza lo chiese nel&lt;br /&gt;2003 al governo con una lettera ufficiale. Risposta firmata da Antonio&lt;br /&gt;Catricalà, consigliere di Stato e capo di gabiletto di Palazzo&lt;br /&gt;Chigi prima di essere promosso all'Antitrust: informazioni riservate.&lt;br /&gt;Privacy.&lt;br /&gt;Una tesi sconcertante. Successivamente smontata: oggi sappiamo,&lt;br /&gt;per esempio, che Corrado Calabrò e lo stesso Catricalà,&lt;br /&gt;come presidenti delle rispettive authority guadagnano circa&lt;br /&gt;420.000 euro l'anno. Ma una tesi che dà l'idea di quanto potere&lt;br /&gt;abbia sempre avuto questo battaglione di capi di gabinetto, capi&lt;br /&gt;degli uffici legislativi e capi delle segreterie che di fatto sono i&lt;br /&gt;veri direttori d'orchestra della pubblica amministrazione. Un&lt;br /&gt;potere così solido e roccioso che quando si è cercato di infilare&lt;br /&gt;nel disegno di legge di riforma delle autorità indipendenti una&lt;br /&gt;norma che impediva ai consiglieri di Stato di diventare membri&lt;br /&gt;delle authority, quella norma saltò all'istante: giù le mani dalla&lt;br /&gt;lobby delle toghe amministrative.&lt;br /&gt;Q uanto ai capi di gabinetto, c'è chi guadagna buste paga&lt;br /&gt;molto più alte di quelle dei ministri. «Scandalos e» secondo&lt;br /&gt;Vincenzo Visco, convinto che certe retribuzioni «andrebbero&lt;br /&gt;riportate alla normalità.» Un'idea che già era stata espressa da&lt;br /&gt;Luigi Mazzella, ministro della Funzione pubblica dell 'ultimo&lt;br /&gt;governo Berlusconi: «Ci sono dirigenti dello Stato che prendono&lt;br /&gt;mezzo milione di euro l'anno». Con disparità evidenti. Un&lt;br /&gt;capo dipartimento di provenienza ministeriaie, aveva spiegato,&lt;br /&gt;stava sui 261.000 euro, un suo collega strappato al mercato poteva&lt;br /&gt;arriva re, già nel 2002, a 490.000. Con chi ce l'avevano?&lt;br /&gt;Con Vittorio Grilli che, nominato ragioniere generale dello Stato,&lt;br /&gt;era stato premiato secondo Andrea Monarchia «&lt;al mio gio-&lt;br /&gt;vane successore hanno Jato tre volte quello che davano a me&lt;br /&gt;che guadagnavo 400 milioni di lire») da uno stipendio di&lt;br /&gt;600.000 euro l'anno, pari a quella che spettava all'allora direttore&lt;br /&gt;generale del Tesoro Domenico Siniscalco?&lt;br /&gt;No. Secondo lo stesso Visco «il direttore generale puoi anche&lt;br /&gt;pagarlo tanto perché ha una professionalità molto richiesta&lt;br /&gt;sul mercato. Ma non vedo perché si dovrebbero pagare tutti&lt;br /&gt;allo stesso modo». E allora? Nel mirino , quasi sicuramente,&lt;br /&gt;c'era Vincenzo Fortunato, che nella legislatura berlusconiana&lt;br /&gt;era il capo operativo del ministero dell 'Economia e della sua&lt;br /&gt;stanza dei bottoni. Uno squadrone composto, tra dipendenti&lt;br /&gt;fissi e distaccati e staff di fiducia del ministro e dei sottosegretari,&lt;br /&gt;da 369 persone. Salite addi rittura, alla fine dei cinque anni&lt;br /&gt;«azzurri», a 442.&lt;br /&gt;Figlio d'arte, aveva ricevuto dal padre, potente capo di gabinetto&lt;br /&gt;del Tesoro all'epoca di Emilio Colombo, un consiglio: a&lt;br /&gt;restare ai bordi della politica non si rischiano mai rovesci elettorali&lt;br /&gt;e si guadagna di più. Parole d'oro. Che Fortunato ha messo&lt;br /&gt;a frutto facendo il braccio destro di Tremonti nella prima stagione&lt;br /&gt;berlusconiana e poi di Fantozzi nella breve stagione ciampiana&lt;br /&gt;e poi di Visco e Del Turco nella stagione ulivista e poi di&lt;br /&gt;nuovo di Tremonti... In cassando stipendi che già nel 2003 gli&lt;br /&gt;avevano fa tto fare una denuncia dei redditi di 449.000 euro.&lt;br /&gt;Altri si sarebbero accontentati. Lui no. O almeno così dice&lt;br /&gt;una relazione della Corte dei Conti. Ricevuta nell'era del centrodestra&lt;br /&gt;anche la poltrona di rettore della scuola superiore&lt;br /&gt;dell'Economia e delle Finanze, dalla quale l'avrebbe rimosso&lt;br /&gt;solo Tommaso Padoa-Schioppa nel 2006, riuscì nel 2004 , con&lt;br /&gt;una delibera del consiglio direttivo da lui proposta e «poi approvata&lt;br /&gt;con decreto del ministro dell'Economia» a «rideterminare&lt;br /&gt;retroattivamente, a partire dal 2001, i compensi per il rettore,&lt;br /&gt;il prorettore, i capi dipartimento e i professori ordinari (in&lt;br /&gt;numero di 22 con due unità in più rispetto al precedente esercizio)&lt;br /&gt;per un ammontare pari al 180% del trattamento precedente&lt;br /&gt;». In pratica, quasi un raddoppio dello stipendio. Con gli&lt;br /&gt;arretrati. Non bastasse, venne nominato dal Parlamento, uomo&lt;br /&gt;giusto al posto giusto, membro laico (6000 euro al mese)&lt;br /&gt; del Consiglio superiore della giustizia amministrativa. Dove, dopo&lt;br /&gt;la nascita del governo Prodi, ha continuato a vigilare sulla moralità&lt;br /&gt;dei rapporti tra giudici amministrativi e politica facendo&lt;br /&gt;contemporaneamente il capo di gabinetto del ministro Antonio&lt;br /&gt;Di Pietro, integerrimo fustigatore dei cattivi costumi nazionali.&lt;br /&gt;Busta paga? Settantamila euro lordi, assicura Tonino. Più, secondo&lt;br /&gt;«L'espresso», i 430.000 conservati come docente della&lt;br /&gt;scuola superiore dell'Economia.&lt;br /&gt;Andiamo avanti? Basta: a far l'elenco dei Grand Commis e&lt;br /&gt;dei loro privilegi non si finirebbe più. Almeno un cenno, però,&lt;br /&gt;lo merita un dettaglio nella vita di Mauro Masi, già dirigente&lt;br /&gt;della Banca d'Italia, già portavoce di Lamberto Dini al ministero&lt;br /&gt;del Tesoro nel primo governo Berlusconi e poi capo del dipartimento&lt;br /&gt;per l'Editoria e poi commissario della Siae e poi vicesegretario&lt;br /&gt;generale di Palazzo Chigi e poi segretario della&lt;br /&gt;presidenza... Finché, una bella mattina, quando mancava un&lt;br /&gt;mesetto alle elezioni del 9 ap rile del 2006 e pareva tirare una&lt;br /&gt;brutta aria per la destra, pensò che fosse venuto il momento di&lt;br /&gt;chiedere al Cavaliere un piacerino.&lt;br /&gt;Un decreto di una pagina, firmato da Silvio Berlusconi:&lt;br /&gt;«Ritenuto opportuno istituire presso la presidenza del Consiglio&lt;br /&gt;dei ministri un albo speciale dei consiglieri della presidenza&lt;br /&gt;che abbiano ricoperto, per almeno un anno, incarichi di segretario&lt;br /&gt;generale della presidenza, di organi costituzionali o di&lt;br /&gt;rilievo costituzionale. Considerato che sia il cons. Mauro Masi&lt;br /&gt;sia il cons. Salvatore Cervone ricoprono i rispettivi incarichi di&lt;br /&gt;segretario generale da più di un anno...&lt;br /&gt;• «Articolo 1) E istituito l'albo speciale dei consiglieri della&lt;br /&gt;presidenza del Consiglio. Articolo 2) Sono inseriti nell'albo&lt;br /&gt;speciale il cons. Mauro Masi e il cons. Salvatore Cervone,»&lt;br /&gt;Ma dài! Un albo speciale per due-persone-due? Perfino&lt;br /&gt;Tot ò, che pure ricorse al giudice per farsi riconoscere il titolo&lt;br /&gt;di «Sua Altezza imperiale Antonio Porfirogenito della stirpe&lt;br /&gt;costantiniana dei Focas Angelo Flavio ducas Commeno di Bisanzio,&lt;br /&gt;principe di Cilicia, di Macedonia, di Dardania, di Tessaglia,&lt;br /&gt;del Ponto, di Moldava, di Illiria, del Peloponneso...» ne&lt;br /&gt;avrebbe riso. Al di là della vanità umana, però, c'era una ragione meno&lt;br /&gt;eterea. Un successivo decreto berlusconiano avrebbe infatti stabilito&lt;br /&gt;che gli appartenent i a quell'albo, anche in fu turo, non&lt;br /&gt;avrebbero potuto percepire uno stipendio inferiore all'SO% di&lt;br /&gt;quello che avevano in quel momento. Un contrattino indecente,&lt;br /&gt;scoperto dal governo Prodi e subito abolito. Peccato, povero&lt;br /&gt;Masi, era proprio una bella polizza vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15&lt;br /&gt;Fate largo: Sua Maestà il Governatore!&lt;br /&gt;Sprechi, clientele e manie di grandezza delle Regioni ordinarie&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per rilanciare l'immagine di Napoli e della Campania, Antonio&lt;br /&gt;Bassolino non fa «'o peducchiuso». Nel 2004, stando al bilancio,&lt;br /&gt;alla voce «Spese di rappresentanza del presidente della&lt;br /&gt;giunta regionale» c'era scritto: 962.506 euro e 26 centesimi. Il&lt;br /&gt;quadruplo di quanto il governatore aveva sganciato pe r promuovere&lt;br /&gt;personalmente la sua terra quattro anni prima, quando&lt;br /&gt;di euro se n'era fatti bastare 258.000. Ma soprattutto dodici&lt;br /&gt;volte più di quanto è stato assegnato nel 2006, alla voce «Spese&lt;br /&gt;di rappresentanza del presidente della Repubblica federale di&lt;br /&gt;Germania», a Horst Kòhler,&lt;br /&gt;Ora, che quegli sparagnini dei tedeschi tengano a stecchetto&lt;br /&gt;il loro capo dello Stato con 78.000 euro, lesinandogli&lt;br /&gt;champagne e pasticcini, è possib ile. Ma il dubbio che il nostro&lt;br /&gt;«Re 'o Sole» esageri deve turbare anche chi, come l'entusiasta&lt;br /&gt;regina dei salotti «rossi» Giuliana Olcese, salutò in lui&lt;br /&gt;«un grande re borbonico democratico e di sinistra». Come&lt;br /&gt;può, il presidente di una Regione come la Campania, spendere&lt;br /&gt;in fiori e . babà e spum, .ante e regali e party e spagnolesche&lt;br /&gt;cortesie una somma così immensamente sproporzionata e pari&lt;br /&gt;a quanto guadagnano in un interno anno di lavoro 207 abitanti&lt;br /&gt;della napoletana Melito, all'ultimissimo posto della classifica&lt;br /&gt;per reddito pro capite di tutti i comuni italian i, classifica&lt;br /&gt;in cui sono campani quattro su quatt ro dei municipi più&lt;br /&gt;poveri? La progressiva grandeur partenopea, che per certi versi ricorda&lt;br /&gt;lo straordinario reportage su I Borboni di Napoli di&lt;br /&gt;Alexandre Dumas (Eravi a Napoli un lusso di carrozza che&lt;br /&gt;non si vede in nessun'altra parte del mondo, nemmeno a Parigi)&lt;br /&gt;Nessun'altra città d'Europa racchiude un egual numero di&lt;br /&gt;domestici che indossano livrea, formicolante nelle anticamere,&lt;br /&gt;ammonticchiati dietro le carrozze ed appollaiati sui sedili di esse.&lt;br /&gt;Potrebbesene contare quasi sessantamila») ha un solo difetto.&lt;br /&gt;Quale? Che non serve a un fico secco investire un fantastiliardo&lt;br /&gt;e prendere i maghi della pubblicità e schierare i più grandi&lt;br /&gt;fotografi del mondo se poi il buon nome di un territorio viene&lt;br /&gt;sputtanato da epi,sodi come quello di San Pietroburgo.&lt;br /&gt;Lo conoscete? E l'autunno del 2006 e l'Ersva, un carrozzone&lt;br /&gt;regionale da 4 milioni di euro deputato allo sviluppo del&lt;br /&gt;settore artigiano e commissariato da tre lustri, organizza una&lt;br /&gt;strepitosa missione alla fiera di San Pietroburgo. Settecentomila&lt;br /&gt;euro di spesa, decine di imprese artigiane coinvolte, stand&lt;br /&gt;prenotati a caro prezzo. Obiettivo: conquis tare la nuova Russia.&lt;br /&gt;Peccato che, ahi ahi, a nessuno sia venuto in mente di mettere&lt;br /&gt;le mani avanti con i permessi necessari. Risultato, gli artigiani&lt;br /&gt;con i dépliant in ta sca si ritrovano nella città degli zar&lt;br /&gt;senza i loro prodotti: cammei e coralli di Torre del Greco, collezioni&lt;br /&gt;di moda di Positano, ceramiche e tutto il resto sono rimasti&lt;br /&gt;bloccati alla frontiera. «Maronna mia! Ce simme scurdate&lt;br /&gt;'a dugana!» , Ma la grandeur partenopea ha un secondo difetto. E così&lt;br /&gt;vistosa ed esuberante che calamita in maniera irresistibile l'attenzione&lt;br /&gt;di chi cerca di capire come le Regioni italiane siano&lt;br /&gt;state infettate dal virus della «gigantite». E con i suoi eccessi e&lt;br /&gt;le sue battute folgoranti rischia di fare apparire virtuose Regioni&lt;br /&gt;che così virtuose non sono affatto.&lt;br /&gt;Se fosse napoletano, infatti, anche di Roberto Formigoni si&lt;br /&gt;potrebbe dire che fa ,,'o gallo 'ncopp' a munnezza», cioè il gallo&lt;br /&gt;sull'immondizia. Per carità, sotto il cielo manzoniano, così&lt;br /&gt;bello quando è bello, i cassonetti non traboccano di pattume&lt;br /&gt;come a Nola e l'inceneritore di Brescia è stato costruito senza&lt;br /&gt;le rivolte popolari di Tufino. E la paghetta per le spese di rappresentanza&lt;br /&gt;personali del Governadùr, per quanto sia aumentata&lt;br /&gt;del 67% in cinque anni (altro che l'inflazione...) e sia quadrupla&lt;br /&gt;rispetto al fondo del presidente Kòhler, è comunque&lt;br /&gt;lontana coi suoi 345.000 euro da quella del collega campano.&lt;br /&gt;Anche la più forte e motivata delle Regioni italiane, però, offre&lt;br /&gt;panorami qua e là stupefacenti. Se non scandalosi.&lt;br /&gt;Ma ve li immaginate i titoloni se in Irpinia ci fosse una tenuta&lt;br /&gt;agricola di 382 ettari di proprietà della Regione affittata&lt;br /&gt;per 2 euro e 75 centesimi al mese? Eppure in Lombardia c'è. A&lt;br /&gt;Valvestino, in provincia di Brescia: affitto annuale 32 euro e 98&lt;br /&gt;centesimi. Lo dice il bilancio ufficiale: meno di un cent a ettaro.&lt;br /&gt;E non è l'unica sorp resa fornita dalla lista delle proprietà&lt;br /&gt;regionali, dove vivai, terreni, fabbricati rurali , aziende agricole&lt;br /&gt;sono inventariati per 145 milioni e mezzo di euro. Dall'affitto&lt;br /&gt;di un fabbricato «mensa-foresteria» di 170 metri quadrati nel&lt;br /&gt;vivaio di Curno, Bergamo, arrivano ogni mese 12 euro e 7 ceno&lt;br /&gt;tesimi. Da quello di un terreno di 156 ettari a Morterone, provincia&lt;br /&gt;di Lecco, 308. Da un ufficio di 120 metri quadrati a Voghera&lt;br /&gt;176 euro. Da un edificio di 690 metri quadrati in condizioni&lt;br /&gt;«ottime» e del valore di oltre un milione affittato a Canzo,&lt;br /&gt;Como, al Centro educazione ambientale 473 euro. Per non dire&lt;br /&gt;di fabbricati che, stando al 'bilancio, sono abbandonati a se stessi&lt;br /&gt;come due colonie marine a Celle e a Pietra Ligure, che valgono&lt;br /&gt;insieme 15 milioni di euro.&lt;br /&gt;Bruscolini, in rapporto al tesoro edilizio regionale. Sotto la&lt;br /&gt;guida di Bobo Formigoni la Lombardia ha messo insieme infatti&lt;br /&gt;un immenso patrimonio immobiliare. Valutato nel bilancio&lt;br /&gt;consuntivo del 2005 (al di sotto dei valori di mercato) in quasi&lt;br /&gt;972 milioni di euro. Una somma enorme, sop rattutto in rapporto&lt;br /&gt;a una manciata di anni fa: alla fine del 2000 il valore degli&lt;br /&gt;immobili era di 298 milioni e mezzo: più basso di 674 milioni&lt;br /&gt;di euro. E i fabbricati, saliti a fine 2005 a 124, erano inizialmente&lt;br /&gt;88. Tema: era proprio indispensabile, con questi chiari di luna,&lt;br /&gt;comprare 36 nuove proprietà immobiliari spendendo per&lt;br /&gt;un solo palazzone, quello milanese di via Pola dove sono stati&lt;br /&gt;spostati larga parte degli uffici , 182 milioni di euro cioè quasi&lt;br /&gt;quanto l'Italia ha dato al Fondo globale per la lotta all'Aids, alla&lt;br /&gt;tubercolosi e alla malaria per il triennio 2005·2007?&lt;br /&gt;Immaginiamo la risposta: sì. Così come è stato considerato&lt;br /&gt;assolutamente in-dis-pen -sa-bi-Ie ammazzare il boschetto che&lt;br /&gt;stava tra via Melchiorre Gioia e via Rastelli per tirar su una&lt;br /&gt;nuova sede. Un «complesso architettonico in ferro e vetro di&lt;br /&gt;andamento sinusoidale, al cent ro del quale si innalzano due&lt;br /&gt;torri intersecate di 32 piani, alte 160 metri e 20 centimet ri, 33&lt;br /&gt;metri in più del Pirellone». Insomma, ha spiegato il governatore,&lt;br /&gt;«un edificio all'avanguardia dal punto di vista tecnologico,&lt;br /&gt;molto funzionale per le persone che ci lavorano; simbolico e&lt;br /&gt;bello insieme». Costo? Eccolo: 78 milioni di euro per l'acquisto&lt;br /&gt;del terreno più 112 e mezzo stanziati nel 2005 più il necessario&lt;br /&gt;a finire.&lt;br /&gt;Che lo spazio per il governo regionale sia sempre più angusto&lt;br /&gt;è probabile. Nel 1986, tre lustri dopo il varo delle Regioni,&lt;br /&gt;stando a un articolo del «Corriere», l'assemblea regionale&lt;br /&gt;aveva 200 dipendenti: adesso ne ha 320 più un altro centinaio&lt;br /&gt;«fluttuanti» che dipendono dai gruppi. Quanto alla presidenza,&lt;br /&gt;lasciamo la parola a Bruno Tabacci, che della Lombardia fu&lt;br /&gt;a capo tra il 1987 e il 1989 e oggi ridacchia: «Il passaggio dai&lt;br /&gt;presidenti ai "governatori" eletti direttamente ha comportato&lt;br /&gt;un mutamento genetico delle strutture. Che si sono via via appesantite&lt;br /&gt;sul versante di attività di gestione diretta dedicando&lt;br /&gt;meno attenzione alla regolazione e ai controlli». Risultato?&lt;br /&gt;«Quando c'ero io il numero di quanti lavoravano alla presidenza&lt;br /&gt;non raggiungeva il centinaio. Adesso siamo oltre i 1300, con&lt;br /&gt;l'intero Pirellone in pratica monopolizzato quando ai miei tempi&lt;br /&gt;bastavano due piani.»&lt;br /&gt;Sia chiaro: questa progressiva elefantiasi non riguarda la&lt;br /&gt;sola Regione Lombardia. Anzi, ci sono macchine regionali che&lt;br /&gt;sono molto più pesanti. Stando ai dati della Ragioneria generale,&lt;br /&gt;se Formigoni ha complessivamente 3729 dipendenti cioè&lt;br /&gt;uno ogni 2518 abitanti circa, il suo collega campano Antonio&lt;br /&gt;Bassolino ne ha 6685 cioè quasi uno ogni 866, quello calabrese&lt;br /&gt;Agazio Loiero 4044 cioè quasi uno ogni 497. E qui non si tratta&lt;br /&gt;di Regioni a statuto speciale quali il Trentina Alto Adige i cui&lt;br /&gt;organici sono gonfi anche perché dipendono dalle due Province&lt;br /&gt;pure i ferrovieri o i maestri che altrove sono a carico dello&lt;br /&gt;Stato. Il gigantismo, in questi casi, è tutto figlio dell'idea che&lt;br /&gt;Mamma Regione «deve» assumere più gente possibile. Fino al&lt;br /&gt;delirio della Sicilia, dove secondo l'Aran (l'agenzia regionale&lt;br /&gt;che stipula i contratti) la Regione aveva alla fine del 2006 «oltre&lt;br /&gt;18.000 dipendenti diretti». Ai quali, spiega il difensore civico&lt;br /&gt;Lino Buscemi che da anni fa le pulci alla Grande Chioccia sicula,&lt;br /&gt;«andrebbero aggiunti di fatto gli oltre 50.000 forestali e decine&lt;br /&gt;di migliaia di persone degli ex patronati e dei lavori socialmente&lt;br /&gt;utili e così via, fino al punto che dai soldi regionali dipendono&lt;br /&gt;forse 200.000 persone».&lt;br /&gt;Tornando ai dati ufficiali: che senso c'è, ad assoluta parità&lt;br /&gt;di competenze, che il Molise abbia un dipendente regionale&lt;br /&gt;ogni 357 abitanti e cioè, proporzionalmente, sette volte più della&lt;br /&gt;Lombardia pur dovendo gestire una realtà più povera ma ano&lt;br /&gt;che meno complessa? E qui che vedi come queste cose non siano&lt;br /&gt;affatto dettate da una realtà obbligata: tot pratiche da sbrio&lt;br /&gt;gare, tot dipendenti. Non è così. E la politica (meglio: la sua&lt;br /&gt;versione via via più ingorda) che fissa i suoi parametri ormai&lt;br /&gt;senza alcun rapporto con la corretta amministrazione. Ognuno,&lt;br /&gt;ovvio, riempie gli otri che meglio rispondono alle proprie esigenze.&lt;br /&gt;La prima urgenza elettorale di Roberto Formigoni, in una&lt;br /&gt;Regione come la Lombardia dove il tasso di disoccupazione è&lt;br /&gt;basso, non è fare più assunzioni possibili ma piuttosto coltivare&lt;br /&gt;il ceto medio, l'imprenditoria, il mondo dei servizi. È li che trova&lt;br /&gt;i consensi e raccoglie le spinta relle, come la lettera oscena&lt;br /&gt;mandata agli ex ricoverati dal professor Raffaele Pugliese, direttore&lt;br /&gt;del dipartimento dei trapianti dell 'ospedale Niguarda&lt;br /&gt;di Milano, due settimane prima delle Regionali del 2005: «Caro&lt;br /&gt;paziente, mi permetto di scriverLe in virtù dell'incontro che&lt;br /&gt;abbiamo avuto e del servizio che abbiamo potuto offrirLe in&lt;br /&gt;occasione della Sua degenza nel mio reparto». Seguiva una Ienzuolata&lt;br /&gt;di elogi alla Regione fino alla sviolinata finale: «Fatta&lt;br /&gt;salva la libertà elettorale di ciascuno e sperando di non recarLe&lt;br /&gt;disturbo o offesa, mi permetto di suggerirLe di sostenere la rielezione&lt;br /&gt;dell'attuale presidente della giunta regionale Roberto&lt;br /&gt;Formigoni».&lt;br /&gt;Perché dovrebbe assumere gente, il nostro Casto Divo?&lt;br /&gt;Meglio distribuire consulenze. Risultato: stando a uno studio&lt;br /&gt;del ministero della Funzione pubblica sul 2003, la Lomb ardia&lt;br /&gt; da sola distribuisce olrre un quarto (il 26,7%) di tutte le consulenze&lt;br /&gt;italiane. Pari a 16 euro per abitante. Contro gli 8 della Liguria&lt;br /&gt;o addirittura i 2 euro e mezzo della Campania, dove a&lt;br /&gt;Bassolino conviene investire piuttosto nella dis tribuzione del&lt;br /&gt;maggior numero possibile di posti di lavoro.&lt;br /&gt;Girala come vuoi, il dato complessivo fa impressione. E dice&lt;br /&gt;che nel 1973, quando le amministrazioni a statuto ordinario&lt;br /&gt;erano nate da un paio di anni e avevano già avuto le prime competenze&lt;br /&gt;e i primi, massicci, travasi da altri enti pubblici, le Province&lt;br /&gt;e le Regioni insieme avevano 91.676 dipendenti. Oggi le&lt;br /&gt;Province passano i 56.000 e le Regioni, da sole, stanno a 81536.&lt;br /&gt;Pari a un «regionale» ogni 717 persone. Direte: man mano che&lt;br /&gt;le competenze passavano in periferia saranno dimagriti i ministe&lt;br /&gt;ri e le altre amministrazioni statali. Magari ! Il numero totale&lt;br /&gt;dei pubblici dipendenti, stando ai dati introduttivi alla relazione&lt;br /&gt;del Bilancio, era nel 1973 di 2.799.000 unità. E non c'erano&lt;br /&gt;quasi i computer, non c'erano le e-mail per smaltire la montagna&lt;br /&gt;di corrispondenza quotidiana, non c'erano le banche dati.&lt;br /&gt;Oggi, dopo decenni di promesse «&lt;Ridurremo...»), blocchi del&lt;br /&gt;turn-over, rinvii e abolizioni dei concorsi, rattoppi usati per imb&lt;br /&gt;arcare precari e sanatorie sono saliti a 3.350.000. Cioè oltre&lt;br /&gt;mezzo milione in più.&lt;br /&gt;Su «come» siano stati gonfiati gli organici regionali per&lt;br /&gt;motivi squisitamente clientelari e dettati da esigenze partitiche,&lt;br /&gt;potremmo raccontare decine di storie, spassose e irritanti. Tempo&lt;br /&gt;perso. Almeno una però val la pen a di ricordarla. Perché&lt;br /&gt;riassume tutto. Siamo nell'autunno del 2001. Governatore della&lt;br /&gt;Calabria è l'azzurro Giuseppe Chiaravalloti. I giornali sono&lt;br /&gt;inondati dai dispacci del portavoce più adorante di tutti i tempi,&lt;br /&gt;Fausto Taverniti, che descrivono un'era di entusiasmanti&lt;br /&gt;promesse berlusconiane e poggioli fioriti, di officine operose e&lt;br /&gt;ospedali rinascenti, di macchinari luccicanti e autostrade californiane,&lt;br /&gt;di plausi internazionali e orazioni poetiche per la&lt;br /&gt;«Calabria dai mille volti: boschi, rocce, fiumare, albe sullo Jonio&lt;br /&gt;e tramonti sul Tirreno» non a caso proclamata davanti a&lt;br /&gt;«cinque milioni di telespettatori» la «regione preferita» dalle&lt;br /&gt;ragazze del concorso di miss Italia. Per non dire del comunica-&lt;br /&gt;to stampa più spettacolare mai visto , in cui si spiega che il governatore&lt;br /&gt;amministra «con il benevolo sostegno divino» .&lt;br /&gt;Insomma: un mondo meraviglioso. Nel quale tutti i partiti&lt;br /&gt;pensano di avere diritto a un pizzico di felicità. O almeno a&lt;br /&gt;qualche assunzione da distribuire agli amici. E così, chi inneggiando&lt;br /&gt;alla rivoluzione azzurra e chi alla rossa, chi alla rinascita&lt;br /&gt;finiana e chi a quella rutelliana, i consiglieri votano una leggina.&lt;br /&gt;Con la quale si danno licenza di fondare gruppi parlamentari in&lt;br /&gt;versione mono: un consigliere, fine. Voti contrari? Nessuno.&lt;br /&gt;Venticinque presenti, 25 sì. Un anno dopo, di gruppi ce ne sono 19: quasi uno ogni&lt;br /&gt;due consiglieri. E di questi 19, 12 sono composti da una sola&lt;br /&gt;persona. Come lo stesso Chiaravalloti (Gruppo misto), Pasquale&lt;br /&gt;Maria Tripodi (Centro popolare calabrese), Mario Pirillo&lt;br /&gt;{Margherita}, Giuseppe Marrone {Unione democratici della&lt;br /&gt;Calabria} o Nuccio Fava, candidato alla presidenza per l'Ulivo&lt;br /&gt;e ora in Calabria democratica. Direte: ma che fanno? Risposta:&lt;br /&gt;presiedono se stessi. Si auto-convocano, si auto-consultano, si&lt;br /&gt;auto-contestano, si auto-compiacciono... Una vita solitaria. Ma&lt;br /&gt;col piacere di sentirsi dire dall'usciere: «Presidente...»,&lt;br /&gt;A proposito: gli uscieri? Un problema. La leggina assegna&lt;br /&gt;infatti a ogni presidente di se medesimo {chi presiede perfino&lt;br /&gt;un altro consigliere o addirittura tre o quattro ha diritto naturalmente&lt;br /&gt;a molto di più} una serie di benefit. Primo: una decorosa&lt;br /&gt;sede di almeno tre stanze in città, col risultato che siccome&lt;br /&gt;l'immenso palazzo regionale «non basta», esistono 19 uffici&lt;br /&gt;sparsi per il centro di Reggio Calabria che a spese delle pubbliche&lt;br /&gt;casse sono stati affittati, arredati, dotati di telefono, computer...&lt;br /&gt;Secondo: una quota annua per le spesucce di 5165 euro,&lt;br /&gt;che si raddoppiano, si triplicano e si quadruplicano a seconda&lt;br /&gt;del numero dei consiglieri. Con in più la comodi tà di presentare&lt;br /&gt;a fine anno, spiega il «Bollettino ufficiale», una semplice&lt;br /&gt;«nota riepilogativa» delle spese fatte senza il fastidio di dover&lt;br /&gt;mostrare qualche ricevuta. Va bene, direte voi, ma gli uscieri e i collaboratori personali?&lt;br /&gt;Ed ecco, un anno dopo, una seconda leggina. Che assegna a&lt;br /&gt;ogni uomo-partito {anche qui i gruppi più grandi possono lar-&lt;br /&gt;gheggiare) la possibilità di farsi uno staff tutto proprio a carico&lt;br /&gt;della Regione. Ogni monogruppo ha diritto ad assumere 3 collaboratori.&lt;br /&gt;Dei quali almeno uno deve (deve l) essere inquadrato&lt;br /&gt;nel settore direttivo. Di più: dato che ogni monopartito deve&lt;br /&gt;(deve l) avere un «segreta rio particolare» e un «responsabile&lt;br /&gt;amministrativo» (presumibilmente addetto alla gestione fmanziaria&lt;br /&gt;della famigliola politica), è ovvio che se questi sono laureati&lt;br /&gt;vanno «funzionalmente equiparati ai dirigenti».&lt;br /&gt;Potrebbe mai Mamma Regione, a questo punto, fare la spilorcia&lt;br /&gt;sugli stipendi? No. Ed ecco l'integrazione della paga con&lt;br /&gt;80 ore di straordinario e 8 missioni forfettizzate al mese, per un&lt;br /&gt;totale di oltre 4000 euro. Create le nicchie, non resta che assumere&lt;br /&gt;la gente giusta. Detto fatto, arriva la lista: 86 persone. Da&lt;br /&gt;dividere in due parti. Di qua funzionari di partito, deputati&lt;br /&gt;trombati o portaborse. Di là i parenti. Tra i primi, ecco sistemati&lt;br /&gt;per esempio l'ex consigliere regionale diessino Nicola Gargano,&lt;br /&gt;il segretario provinciale dilibertiano Enzo Infantino, la&lt;br /&gt;componente del Comitato centrale rifondarolo Silvana Stumpo,&lt;br /&gt;l'ex consigliere comunale missino di Palmi Ernesto Reggio,&lt;br /&gt;il segretario provinciale della Quercia cosentina Carlo Guccione,&lt;br /&gt;il collaboratore di Fava Emanuele Raco...&lt;br /&gt;Tra i parenti c'è di tutto. Il figlio di un assessore comunale&lt;br /&gt;reggino dell'Udeur. La sorella di un consigliere regionale della&lt;br /&gt;lista Sgarbi. La cugina di un deputato regionale neodicì. La nipote&lt;br /&gt;di un consigliere regionale buttiglioniano. La sorella di&lt;br /&gt;un sottosegreta rio folliniano. Il fratello e il cognato del presidente&lt;br /&gt;del consiglio forzista Luigi Fedele, che già aveva piazzato&lt;br /&gt;le due segretarie Valentina e Antonia.. . Il figlio di un deputato&lt;br /&gt;regionale della Margherita. La figlia di un ex consigliere&lt;br /&gt;provinciale reggino di An. Insomma: tranne i verdi, ognuno&lt;br /&gt;porta a casa i suoi.&lt;br /&gt;«Non sono parenti, i nostri assunti! Non sono parenti !»&lt;br /&gt;strilla Marco Minniti. Ma la bufera tra i diessini, il cui segreta rio&lt;br /&gt;Nicola Adamo se la prende con gli «anatemi moralistici»,&lt;br /&gt;infuria. Come infuria tra i rifondaroli di base, che ottengono la&lt;br /&gt;testa del segretario regionale. E tra i precari laureati che si sono&lt;br /&gt;visti scavalcare. Perfino i vescovi, scandalizzati, saltano su. Fir-&lt;br /&gt;mando una lettera collettiva alle parrocchie che denuncia come&lt;br /&gt;«la mafia stia prepotentemente rialzando la testa» e censura i&lt;br /&gt;«cattivi esempi di assunzioni» fatte «in modo privatistico» con&lt;br /&gt;il «terribile principio che l'appartenenza a certe forze» conti&lt;br /&gt;«più della competenza».&lt;br /&gt;Passano tre anni, lo scandalo si placa, Chiaravallo ti viene&lt;br /&gt;spazzato via malgrado il «benevolo sostegno divino» e arriva&lt;br /&gt;alla guida di una giunta di sinistra Agazio Loiero. Il quale, nonostante&lt;br /&gt;una clamorosa intercettazione col ras della sanità Carmelo&lt;br /&gt;D'Alessandro che si offriva di assumergli un po' di clientes&lt;br /&gt;(risposta: «Queste cose le gestisce un pochino mia moglie») si&lt;br /&gt;presenta così: «Siamo stati eletti per moralizzare la vita pubblica&lt;br /&gt;in Calabria e su questa linea saremo inflessibili».&lt;br /&gt;Sì, ciao. «Non posso appoggiarmi solo allo staff messo a&lt;br /&gt;disposizione della Regione, mi servono persone di assoluta fiducia&lt;br /&gt;» dicono uno a uno tutti i consiglieri. Ed ecco, nell'ottobre&lt;br /&gt;del 2005, un'altra ondata di assunzioni. Quasi 200, stavolta.&lt;br /&gt;E a chi vengono distribuite le buste paga da un minimo di 2080&lt;br /&gt;a un massimo di 5856 euro al mese? Di nuovo a figli, cognati,&lt;br /&gt;zii, cugini... O mogli, come quell'assessore rin fondarolo Egidio&lt;br /&gt;Masella di cui abbiamo già scritto nel capitolo su parentopoli.&lt;br /&gt;Pino Guerriero, il presidente socialista della Commissione&lt;br /&gt;regionale antimafia assume come autista suo nipote. Ma come,&lt;br /&gt;gli chiede Attilio Bolzoni della «Repubb lica» , non dovrebbe&lt;br /&gt;proprio lui dare l'esempio? Risponde: «Quel disgraziato che&lt;br /&gt;avevo p rima ha tentato di uccidermi tre volte in un mese sull'autostrada.&lt;br /&gt;Maurizio sa guidare come un dio, è stato per sette&lt;br /&gt;anni nei carabinieri e ha preso la patente con le Gazzelle dell'Arma&lt;br /&gt;». Il capolavoro, però, lo tenta il capogruppo dell'Udc&lt;br /&gt;Gianni Nucera. Che prima, a spese della Regione, assume come&lt;br /&gt;collaboratrice la moglie Felicia. Poi il figlio Carmelo. Poi&lt;br /&gt;l'altro figlio Francesco. Una porcheria così sfacciata che Bolzoni&lt;br /&gt;fatica a crederci: «Sul serio?» . «Tutto vero» risponde l'uomo,&lt;br /&gt;sospirando perché il trambusto sui giornali gli ha fatto saltare&lt;br /&gt;il giochino: «Volevo organizzare la mia segrete ria in un certo&lt;br /&gt;modo ma poi mi sono reso conto che non era possibile».&lt;br /&gt;L'impunità: questo colpisce. L'idea che tutto possa restare impunito.&lt;br /&gt; E non solo in Calabria, dove il putiferio per queste&lt;br /&gt;ultime assunzioni ha spinto infine a varare una leggina che proibisce&lt;br /&gt;le assunzioni di parenti fino al terzo grado, norma peraltro&lt;br /&gt;già aggirata dalle assunzioni incrociate: tu assumi la moglie a&lt;br /&gt;me, io assumo il nipote a te. Vale per il Mezzogiorno, dove c'è&lt;br /&gt;voluta l' esplosione dello scandalo perché la Campania si decidesse&lt;br /&gt;ad abolire un po' delle 18 commissioni inventate per dispensare&lt;br /&gt;una presidenza, un'autoblu, un po' di soldi a quanti&lt;br /&gt;più amici e oppositori possibili fino a dare vita a una commissione&lt;br /&gt;sul Mare e una sul Mediterraneo. Vale per il Centro, dove&lt;br /&gt;sia nel Consiglio regionale abruzzese sia in quello toscano (per&lt;br /&gt;opera del già citato Jacopo Maria Ferri) e in altri ancora c'è stato&lt;br /&gt;chi ha cercato di disinnescare la decisione del governo di diminuire&lt;br /&gt;del 10% gli stipendi anche dei parlamentari regionali&lt;br /&gt;con leggine ad hoc che escludevano dal taglio questa e quella&lt;br /&gt;voce della busta paga. E vale per il Nord, dove la crisi seguita&lt;br /&gt;all'H settembre pare avere colpito duramente i portafogli di tutti,&lt;br /&gt;tranne quelli dei deputati delle assemblee veneta o lombarda.&lt;br /&gt;Sapete quanto sono costati alla «virtuosa» Lombardia, per&lt;br /&gt;le indennità di carica e di missione, i suoi 83 consiglieri e assessori&lt;br /&gt;esterni nel 2005? Quasi 20 milioni di euro. Per l'esattezza&lt;br /&gt;19.737.000. In un anno. Pari a 19.816 euro a testa al mese. Con&lt;br /&gt;un aumento rispetto al 2000, tolta l'inflazione, del 52% reale. E&lt;br /&gt;i «cugini» veneti non sono poi così distanti. Bilanci alla mano, i&lt;br /&gt;60 consiglieri veneti sono costati alla Regione guidata da Giancarlo&lt;br /&gt;Galan, nel 2006, tra indennità di carica e di missione e&lt;br /&gt;prebende, 18.310 euro al mese a persona. Più di quanto costa&lt;br /&gt;un deputato nazionale pur essendo l'indennità regionale fissata&lt;br /&gt;all'80% di quella di un «onorevole». Com'è possibile? È possibile.&lt;br /&gt;Con i rimborsi, con altre voci e soprattutto con la distribuzione&lt;br /&gt;di un mucchio di cariche aggiuntive che lasciano solo a&lt;br /&gt;due o tre persone il ruolo di soldatini semplici senza neppure&lt;br /&gt;un grado sulla spallina. .&lt;br /&gt;A farla corta: certe regioni del Sud sono state governate&lt;br /&gt;con tale sciatte ria da gridar vendetta a Dio. Ma nessuno può&lt;br /&gt;scagliare la prima pietra. L'elefantiasi ha colpito un po' tutte.&lt;br /&gt;Basti dire che, con una popolazione italiana aumentata di po-&lt;br /&gt;chissimo (poco più di 200.000 persone tra i censimenti del 1981&lt;br /&gt;e del 2001) abbiamo visto dilatarsi le assemblee regionali in maniera&lt;br /&gt;esagerata: da 50 a 70 consiglieri in P uglia, da 50 a 65 in&lt;br /&gt;Toscana, da 60 a 71 nel Lazio, da 40 a 50 in Calabria... E ogni&lt;br /&gt;consigliere in più significa più uffici, più stipendi, più dipendenti,&lt;br /&gt;più autoblu, più commissioni in un rincorrersi di privilegi&lt;br /&gt;ormai impervi da ricostruire in tutti i dettagli.&lt;br /&gt;Per non dire dei costi dell '«indotto». Come i 7 milioni e&lt;br /&gt;mezzo di euro usati nel 2004 dalla Lombardia (che ha una sua&lt;br /&gt;agenzia di stampa: quasi 2 milioni di euro l'anno) per pagare il&lt;br /&gt;«personale delle segreterie dei componenti della giunta», con&lt;br /&gt;un aumento del 38% sul 2000. O i 2.3 04.000 euro spesi lo stesso&lt;br /&gt;anno per far marciare gli «uffici di diretta collaborazione del&lt;br /&gt;presidente della giunta» della Campania: dieci volte di più di&lt;br /&gt;quanto impegnato per l'«acquisizione al patrimonio regionale&lt;br /&gt;di beni artistici storici di rilevante interesse».&lt;br /&gt;O più ancora, sempre nell '«indotto», i soldi distribuiti a&lt;br /&gt;pioggia alle piccole clientele. Un esempio per tutti? Quello del&lt;br /&gt;Lazio. Dove il 23 dicembre del 2006, approfittando della distrazione&lt;br /&gt;degli elettori impegnati ad affollar botteghe natalizie,&lt;br /&gt;l'assemblea varò una Finanziaria del 2007 che conteneva, nonostante&lt;br /&gt;gli appelli al risparmio di questi anni di magra, ben 25&lt;br /&gt;milioni di euro (350.000 a consigliere) per «iniziative sportive,&lt;br /&gt;culturali e sociali di carattere locale». Traduzione: regali ai collegi&lt;br /&gt;elettorali di questo o quel parlamentare. Della maggioranza&lt;br /&gt;ma anche dell'opposizione.&lt;br /&gt;L'idea della giunta di Piero Marrazzo, scrisse Alessandro&lt;br /&gt;Fulloni sulla cronaca romana del «Co rrie re» , era d i tagliare&lt;br /&gt;questa marea di contributi perché «incompatibili» con i sacrifici&lt;br /&gt;«ma i consiglieri sono insorti». Al che il governo regionale&lt;br /&gt;abbozzò (con la sola opposizione dei Comunisti italiani, gli unici&lt;br /&gt;a denunciare «prassi clientelari») ottenendo solo un taglio rispetto&lt;br /&gt;all'anno precedente.&lt;br /&gt;Tra i 712 finanziamenti (spesso microscopici) c'era di tutto:&lt;br /&gt;dai 150.000 euro all'associazione romana «Atte in soffi tta» per&lt;br /&gt;un «villaggio artistico itinerante» ai 15.000 per «i pongisti del&lt;br /&gt;tennistavolo Arpino», dai 10.000 agli aspiranti Kasparov della&lt;br /&gt; «Lazio scacchi» perché diffondessero la scacchiera nel IV municipio&lt;br /&gt; agli altri 10.000 ai promoto ri del progetto «benefici e&lt;br /&gt;potenzialità del Tae-kwon-do» . Per non dire dei soldi elargiti&lt;br /&gt;alle sagre del fungo porcino o agli amanti del camper di Guidonia&lt;br /&gt;che dovevano dar vita alla «IV festa del plein air», al Football&lt;br /&gt;Club Borgo Carso o allo spettacolo di danza «Mai e poi&lt;br /&gt;mai» . Doni fatti spesso soltanto perché destinati a tornare al&lt;br /&gt;donatore sotto forma di voto. Buon Natale, cari elettori!&lt;br /&gt;Nulla, però, spalanca scenari spettacolari sul crescente gigantismo&lt;br /&gt;regionale quanto la «mania» dei rapporti diretti con&lt;br /&gt;l'estero. Che vede rivaleggiare sia le regioni ordinarie sia quelle&lt;br /&gt;a statuto speciale. Come la Trinacria. Dall'Empire State di New&lt;br /&gt;York alle piramidi di Giza, dalla pampa argentina alla pagoda&lt;br /&gt;Huata: sulla «Casa Sicilia» non tramonta mai il sole. La sera,&lt;br /&gt;prima di andare a letto, Totò Cuffaro può sorridere contento:&lt;br /&gt;da qualche parte nel mondo c'è un pezzetto dell'amata isola ir-&lt;br /&gt;radiata dalla luce che Egli le ha donato. E stato lui, infatti, a volere&lt;br /&gt;che il globo intero venisse punteggiato da «amb asci ate»&lt;br /&gt;della sua Regione.&lt;br /&gt;E ha voluto una Casa Sicilia a Parigi in boulevard Haussmano,&lt;br /&gt;perché la Ville Lumière fosse «la prima vetrina europea&lt;br /&gt;della nostra terra» e potesse ospita re, per esempio, l'aratro e il&lt;br /&gt;bue e lo zampognaro, insomma tutto il presepe di Caltagirone&lt;br /&gt;a partire dalla Bedda Madri del Bambin Gesù. Poi ne ha voluta&lt;br /&gt;una in una zona «in» di Amburgo per promuovere l'isola nella&lt;br /&gt;Germania settentrionale e aprir la strada a una Casa Sicilia a&lt;br /&gt;Berlino. E poi una a Matanza, dalle parti di Buenos Aires per&lt;br /&gt;fare sentire meno soli i siculo-argentini. E poi una in Cina nella&lt;br /&gt;regione di Canton «perché i nostri imprenditori abbiano un&lt;br /&gt;punto di riferimento» nello sterminato e febbricitante impero&lt;br /&gt;di mezzo. E poi una a Tunisi, in un antico convento francescano,&lt;br /&gt;per testimoniare «la convivenza tra due popoli con oltre&lt;br /&gt;due millenni di storia comune». E poi una, in attesa delle promesse&lt;br /&gt;aperture di altre «ambasciate» regionali in Brasile e in&lt;br /&gt;Australia (Paesi benedetti in visite ufficiali dal sindaco di Palermo&lt;br /&gt;Diego Cammarata e dall'assessore Raffaele Stancanelli) perfino&lt;br /&gt;al Cairo, col plauso del govern atore del Qalyubya, Adly Hussein,&lt;br /&gt;venuto apposta a Palazzo dei Normanni per firmare il&lt;br /&gt;protocollo d'intesa.&lt;br /&gt;Una specie di rete diplomatica parallela a quella della Farnesina&lt;br /&gt;su cui svetta, dal 36° piano del grattacielo simbolo della&lt;br /&gt;Grande Mela fin dai tempi delle arrampicate di King Kong, la&lt;br /&gt;Casa Sicilia newyorchese dell'Empire. Voluta fortissimamente&lt;br /&gt;dal governatore siciliano per «diffondere la vera immagine della&lt;br /&gt;Sicilia, lontana dai negativi cliché ormai diffusi ovunque» e far&lt;br /&gt;conoscere la regione per «il calore e il sapore dei suoi prodotti».&lt;br /&gt;Direte: chi paga? «Noi!» vi risponderanno il presidente siciliano&lt;br /&gt;e i suoi fedeli, dipingendo panorami di sinergie e project&lt;br /&gt;financing e coinvolgimenti di privati che, appena il motore ronzerà&lt;br /&gt;a pieni giri, dimostrerà ineluttabilmente la bontà dell'investimento.&lt;br /&gt;E così vi risponderanno un po' tutti i suoi colleghi delle&lt;br /&gt;altre Regioni italiane, che si sono tirati addosso in questi anni&lt;br /&gt;un mucchio di polemiche (oltre a una proposta di legge presentata&lt;br /&gt;da Salvi, Vallone e Spini: abolirle tutte) per questa fissazione&lt;br /&gt;di aprire ciascuno una «propria» ambasciata, un «proprio»&lt;br /&gt;consolato, un «proprio» sportello in giro per il pianeta. Come se&lt;br /&gt;ciascuno avvertisse nella rappresentanza diplomatica e consolare&lt;br /&gt;e commerciale nazionale una sorta di inadeguatezza a difendere&lt;br /&gt;sul serio gli interessi di questa o quella Regione.&lt;br /&gt;E così a Bruxelles, con l'eccezione di una specie di consorzio&lt;br /&gt;messo su dalle Regioni del Centro Italia, hanno voluto una&lt;br /&gt;«loro» sede la Lombardia e il Veneto 850.000 euro di spese&lt;br /&gt;nel 2006: 40% in più rispetto al 2002), il Piemonte e la Val&lt;br /&gt;d'Aosta, la Calabria e l'Abruzzo e la P rovincia di Trento e la&lt;br /&gt;Provincia di Bolzano e insomma tutte, per un totale di 21 «ambasciate&lt;br /&gt;» regionali. Un investimento utilissimo per rastrellare&lt;br /&gt;fondi europei, dicono. E per il quale val la pena di fa re qualche&lt;br /&gt;spesuccia . Come l'acquisto deciso dal governato re forzista del&lt;br /&gt;Molise 0 16.000 abitanti), Michele Iorio, di un palazzo di 500&lt;br /&gt;metri quadrati pagato 1.600.000 euro: «Senza aumentare di un&lt;br /&gt;centesimo rispetto al costo che oggi la Regione elargisce con&lt;br /&gt;l'affitto di due stanze in un ufficio regionale». Una scelta analoga&lt;br /&gt;a quella del governatore di sinistra della Puglia Nichi Vendola.&lt;br /&gt;li quale, dopo aver lanciato il progetto “AAA Cerco casa a&lt;br /&gt;Bruxelles” per uscire dalle anguste mura di un appartamento&lt;br /&gt;per il quale veniva pagato un affitto di 60.000 euro l'anno, ha&lt;br /&gt;investito su un immobile di 1000 metri quadrati in avenue de&lt;br /&gt;Tervuren 2.700.000 euro. L'equivalente di 45 anni di canone&lt;br /&gt;della vecchia sede. Spiegazione: «Consentirà un abbattimento&lt;br /&gt;dei costi di affitto della sede presso l'Ue rendendo disponibile&lt;br /&gt;a imprese, università e istituzioni pugliesi un utile spazio di rappresentanza&lt;br /&gt;e riunione». Quanto costano, questi uffici? Vai a saperlo ... I bilanci regionali&lt;br /&gt;non solo sono uno diverso dall' altro, ma hanno spesso&lt;br /&gt;voci diverse da un anno all'altro. Al punto che quelli siciliani,&lt;br /&gt;per esempio, prevedevano nel 2002 «spese per la costituzione e&lt;br /&gt;il funzionamento dell'ufficio di Bruxelles» per un totale di&lt;br /&gt;896.000 euro e nel 2006 solo 50.000 per il «funzionamen to».&lt;br /&gt;Con un dettaglio: in un'altra voce il personale che tiene aperto&lt;br /&gt;quell'ufficio risulta pesare quest'anno, in stipendi e indennità,&lt;br /&gt;per 1.600.000 euro. Da sommare ad altre voci di non cristallina&lt;br /&gt;chiarezza come quella che dice: «Ufficio per le relazioni diplomatiche&lt;br /&gt;e internazionali: 350.000» .&lt;br /&gt;Chi paga? Q uesto resta il mistero p rincipale. Anche per&lt;br /&gt;Regioni come la Lombardia. Che dopo anni di circumnavigazioni&lt;br /&gt;di Roberto Formigoni ha oggi 25 consolati propri «&lt;antenne&lt;br /&gt;») in 2 1 Paesi, da Cuba alla Polonia, dall'Uruguay al&lt;br /&gt;Giappone. Soldi che tornano, dicono i governatori.&lt;br /&gt;Sarà. Ma forse non sempre, se è vero che una delle polemiche&lt;br /&gt;più roventi sull'uso dei soldi pubblici fu sollevata addirittura&lt;br /&gt;da Sandra Mastella, presidente del Consiglio regionale campano.&lt;br /&gt;La quale, sbarcata nell 'autunno del 2005 a New York,&lt;br /&gt;chiese a cosa servisse il costosissimo ufficio regionale (1.140.000&lt;br /&gt;euro l'anno di affitto) sopra il negozio del sarto partenopeo Ciro&lt;br /&gt;Paone (celebre come Kiton) se «il responsabile viene solo alcuni&lt;br /&gt;giorni ogni mese» e da struttura funziona a stento con tre addetti&lt;br /&gt;contrattualizzati» pagati per organizzare eventi domestici&lt;br /&gt;dove non c'era tra il pubblico non solo «alcun esponente americano&lt;br /&gt;» ma addirittura «alcuno che parlasse inglese» .&lt;br /&gt;Sprechi? Difficile definirli altrimenti. Ma non fatevi sentire:&lt;br /&gt;qualcuno potrebbe farci su una commissione ad hoc. Come&lt;br /&gt;quella voluta da alcuni leghisti veneti sugli sperperi regionali in&lt;br /&gt;ambito sanita rio. Dopo 3 anni dall'insediamento, la Corte dei&lt;br /&gt;Conti ha chiesto come avessero fatto i cinque commissari a&lt;br /&gt;spendere 340.000 euro per produrre in 36 mesi la miseria di tre&lt;br /&gt;documenti. E aveva concluso: che spreco, la commissione antisprechi...&lt;br /&gt;Mai quanto, però, il call -center del Pan (Protezione ambiente&lt;br /&gt;e natura) di Napoli. Se vi suonerà un nome ignoto, niente&lt;br /&gt;paura: è ignoto anche ai napoletani. Doveva essere il punto&lt;br /&gt;di riferimento dei cittadini nel grande disegno di ammodernamento&lt;br /&gt;della raccolta differenziata dei rifiuti. Un progetto che,&lt;br /&gt;partito col nazional-alleato Antonio Rastrelli e proseguito con&lt;br /&gt;Antonio Bassolino, entrambi commissa ri straordinari alla&lt;br /&gt;«monnezza» in quanto p residenti regionali, ha visto crescere&lt;br /&gt;due montagne parallele. Una montagna di immondizia arrivata&lt;br /&gt;nella primavera del 2007 a quasi cinque milioni di maleodoranti&lt;br /&gt;«ecoballe» che per essere bruciate, dice l'ex presidente della&lt;br /&gt;commissione parlamentare d'inchiesta Paolo Russo, occuperebbero&lt;br /&gt;un inceneritore per 45 anni consecutivi. E una montagna&lt;br /&gt;di assunzioni: 23 16 precari presto inquadrati definitivamente&lt;br /&gt;a 2000 euro al mese per 14 mensilità senza che due terzi,&lt;br /&gt;accusa il commissario all'emergenza, avessero mai «assegnata&lt;br /&gt;una mansione». Cosa fanno? Boh?&lt;br /&gt;Perfino quelli che una mansione l'avrebbero, come gli operatori&lt;br /&gt;del call-center, hanno ore e ore per fIlosofeggiare. Lo dice&lt;br /&gt;un documento della Camera del 2006: «L'emergenza, pure&lt;br /&gt;invocata, sembra essere riferibile più alla necessità di assumere&lt;br /&gt;e stabilizzare una folta schiera di Lavoratori socialmente utili&lt;br /&gt;che all'urgenza di avviare il call-center ambientale» .&lt;br /&gt;Sempre lì stiamo: agli organici gonfiati per interessi politici.&lt;br /&gt;Sapete in quanti lavorano, a quel cent ralino? In 34. Otto volte&lt;br /&gt;i centralinisti di Buckingham Palace. P er ricevere, secondo&lt;br /&gt;l'esplicita ammissione dei vertici della società «quattro o cinque&lt;br /&gt;chiamate al giorno». Una telefonata a testa alla settimana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16&lt;br /&gt;Ultimo lusso, atterrare sotto casa&lt;br /&gt;Dalla Sicilia alla val d'Aosta, le spese pazze delle Regioni autonome&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Pani vecchiu, ciciri, cipudde e meusa»: ecco cosa vide nel suo&lt;br /&gt;futuro da incubo, il 27 gennaio del 2006, il presidente del partito&lt;br /&gt;Patto per la Sicilia Nicolò Nicolosi. Già si immaginava ridotto,&lt;br /&gt;meschino, a mangiare pane vecchio, ceci, cipolle e budella di ,&lt;br /&gt;scarto. Levò un urlo: «E un'assemblea selvaggia che non ragiena!&lt;br /&gt;». Come avrebbe fatto a campare, senza lo stipendio dell'Agenzia&lt;br /&gt;regionale per le politiche mediterranee appena abolita&lt;br /&gt;con una incredibile congiura di deputati della destra e della sinistra&lt;br /&gt;accampando la scusa che era un ente del tutto inutile?&lt;br /&gt;«Pani schittu, vita d'afflittu» sospirò sull'antico adagio: pane&lt;br /&gt;senza companatico, vita disperata. Poi, asciugatosi la lacrima,&lt;br /&gt;pensò che il contratto di circa 200.000 euro era di tipo privato&lt;br /&gt;quindi non era facile per la Regione smettere di dargli i&lt;br /&gt;soldi. Pensò che gli restava la baby pensione di dirigente dell'Ars&lt;br /&gt;che incassa dal lontano 1986, quando era ancora vivo&lt;br /&gt;Fred Astaire. Pensò che gli restava la pensione di deputato regionale&lt;br /&gt;per 3 legislature arricchite da un mucchio di cariche tra&lt;br /&gt;cui quella di vicepresidente, Pensò che gli restava lo stipendio&lt;br /&gt;di 3610 euro mensili più benefit vari quale sindaco di Corleone.&lt;br /&gt;Pensò infine che gli restava il vitalizio di ex deputato alla Camera&lt;br /&gt;in arrivo nel giro di poche settimane. E, finalmente, si rilassò:&lt;br /&gt;quattro buste paga extralusso potevano consentirgli di riposare&lt;br /&gt;sereno.&lt;br /&gt;La quinta, poi, non era affatto perduta. Contro l' abolizione&lt;br /&gt;dell'Agenzia, fondata con «la mission di promuovere e coordinare&lt;br /&gt;azioni per lo sviluppo e l'integrazione tra popoli» del&lt;br /&gt;Mare Nostrum (sarebbe meglio dire, scusate la battuta maccheronica,&lt;br /&gt;«Mare Lorum») si è rivoltato non solo il governatore Totò Cuffaro,&lt;br /&gt;ma perfino Gianfranco Fini, che dopo aver attaccato&lt;br /&gt;per anni il clientelismo e gli sp rechi e «il sistema dei&lt;br /&gt;partiti di potere profondamente marcio», aveva un problema: e&lt;br /&gt;adesso dove lo sistemava il suo fedele Fabio Granata, già assessore&lt;br /&gt;regionale siculo di An piazzato come direttore generale&lt;br /&gt;nell'organismo disciolto? Un problema non solo suo: l'Agenzia era nata apposta per&lt;br /&gt;sistemare politici che per un motivo o per l'altro non avevano&lt;br /&gt;più uno stipendio all'altezza del loro tenore di vita. Sistemazione&lt;br /&gt;bipartisan. Nel consiglio di amministrazione, sotto l'illuminata&lt;br /&gt;guida di Nicolosi che per pura coincidenza aveva fatto&lt;br /&gt;confluire il suo partito nell'Udc, c'erano i cuffariani Salvino&lt;br /&gt;Barbagallo e Stefano Salvato, i nazional-alleati Alessandro Dagnino&lt;br /&gt;e Ignazio Caramanna voluti dall'ex presidente del Consiglio&lt;br /&gt;Guido Lo Porto prima di cedere il posto a Gianfranco&lt;br /&gt;Micciché (cui vengono imputati l'agguato e lo scioglimento dell'Agenzia,&lt;br /&gt;per il dispetto d'esser stato tagliato fuori) e i sinistrorsi&lt;br /&gt;Gianfranco Zanna e Giuseppe Messina, della direzione&lt;br /&gt;regionale diessina. L'asse con la sinistra non deve meravigliare affatto. Su certe&lt;br /&gt;cose c'è sempre stato. Al punto che il giornalista e storico siciliano&lt;br /&gt;Alfio Caruso, autore del pamphlet Perché non possiamo&lt;br /&gt;non dirci mafiosi, è arrivato a scrivere che esiste un Pus. Il «Partito&lt;br /&gt;unico siciliano, capace al momento opportuno di amalgamare&lt;br /&gt;gli interessi più disparati. Il Pus vince sempre: vince con&lt;br /&gt;la faccia di Lima, vince con la faccia di Orlando Cascio, vince&lt;br /&gt;con la faccia di Micciché, vince con la faccia di Mattarella, vince&lt;br /&gt;con la faccia di La Loggia. Facce importanti, facce che contana&lt;br /&gt;: dietro ognuna di esse si dipanano decenni di tradizione,&lt;br /&gt;di esperienze, di consolidati rapporti parentali». Ma soprattutto&lt;br /&gt;rapporti di convenienza. Un tema non solo siciliano. Se in Sicilia c'è il Pus, nel resto&lt;br /&gt;della Penisola c'è il Partito unico italiano. Che opera compatto&lt;br /&gt;almeno sulle società miste usate per sistemare i trombati. Il Veneto&lt;br /&gt;destrorso, per dire, ha quote proprie (alcune di controllo)&lt;br /&gt;in 22 società, con un patrimonio da distribuire di 238 posti da&lt;br /&gt;consigliere di amministrazione. La Campania sinistrorsa è pre-&lt;br /&gt;sente in 37, con 6000 dipendenti e 255 cariche nei consigli di&lt;br /&gt;amministrazione per accontentare amici e avversari.&lt;br /&gt;Certo, i conti sono diversi perché le venete non sono arrivate&lt;br /&gt;a perdere quasi 22 milioni di euro l'anno come le cugine&lt;br /&gt;campane. Lo smistamento delle poltrone però è più o meno lo&lt;br /&gt;stesso. Ed ecco alla presidenza di Veneto Strade SpA Marino&lt;br /&gt;Zorzato, già deputato forzista. Alla testa di Venezia TerminaI&lt;br /&gt;Passeggeri SpA Sandro Trevisanato, già sottosegretario alle Finanze&lt;br /&gt;berlusconiano. Alla guida di Obiettivo Nord Est Tiziano&lt;br /&gt;Zigiotto, ex consigliere regionale azzurro . A quella di Informest&lt;br /&gt;Pierluigi Bolla, ex assessore regionale trombato come candidato&lt;br /&gt;a sindaco di Verona.&lt;br /&gt;E così va a Napoli, solo che lUtto è rovesciato e da anni i&lt;br /&gt;posti migliori vanno ai trombati di sinistra. E lo «spoils system»,&lt;br /&gt;bellezza. Un criterio al quale non si è sott ratto neppure il governatore&lt;br /&gt;autonomo del Friuli -Venezia Giulia Riccardo Illy. Al&lt;br /&gt;quale va però riconosciuto un merito : data l 'impossibilità di&lt;br /&gt;sfuggire all'andazzo anche per le resistenze degli alleati, si è autodenunciato.&lt;br /&gt;Facendo comporre e distribuire, tra le ire di amici&lt;br /&gt;e nemici, un «libro bianco» come mai si era visto, nella lottizzatissima&lt;br /&gt;storia d'Italia. Con tutte le cariche assegnate: nome,&lt;br /&gt;cognome, compenso, partito. Della maggioranza (larghissima&lt;br /&gt;parte) e dell'opposizione. Un elenco interminabile nel quale&lt;br /&gt;mancava una nomina curiosa che sarebbe arrivata solo successivamente.&lt;br /&gt;Quella alla presidenza di Autovie Venete, la concessionaria&lt;br /&gt;delle autostrade Venezia-Trieste e Palmanova-Udine,&lt;br /&gt;di Giorgio Santuz, ex ministro dei Trasporti, ex sottosegretario&lt;br /&gt;agli Esteri e ai Lavori pubblici, ex deputato democristiano per&lt;br /&gt;due decenni. Scelta bizzarra: dieci anni prima, l'uomo aveva&lt;br /&gt;patteggiato una condanna proprio per le mazzette pagate alla&lt;br /&gt;Dc da una società. Q uale? Autovie Venete.&lt;br /&gt;Ma torniamo in Sicilia. Perché lì è stata più forte, sugli interessi&lt;br /&gt;corporativi, la saldatura tra destra e sinistra. Un esempio?&lt;br /&gt;La storia dell'«on.» Calogero Gueli, che in onore di Lenin&lt;br /&gt;chiamò un figlio Vladimiro e in omaggio a Castro chiamò l'altro&lt;br /&gt;Fidel ma per nulla al mondo rinuncerebbe a quella sigla&lt;br /&gt;«on.» che pomposamente sventola da sempre davanti al nome&lt;br /&gt;anche se non è mai stato parlamentare a Roma e non è più da&lt;br /&gt;lustri man co deputato regionale. «Bucata» una legislatura all'Ars,&lt;br /&gt;dove era stato eletto dal 1976 al 1981 e dal 1986 al 1991,&lt;br /&gt;accettò benvolentieri, per esempio, che amici e avversari di partito&lt;br /&gt;(anche quelli contro i quali si scagliava nelle vesti di fustigato&lt;br /&gt;re di costumi) costruissero su misura una leggina tutta per&lt;br /&gt;lui. La cosiddetta «Legge Gueli» . O «legge tre per due». Che&lt;br /&gt;chiedendogli di versare un po' di contributi (poco più di 9000&lt;br /&gt;euro l'anno, in valuta attuale) gli riconobbe la possibilità di tappare&lt;br /&gt;il buco tra le due legislature così che oggi, invece che ricevere&lt;br /&gt;un vitalizio intorno ai 57.000 euro l'anno, ne riceve uno di&lt;br /&gt;80.000 come se di legislature ne avesse fatte tre consecutive.&lt;br /&gt;Ma come: e la moralizzazione? Guai a dirglielo: «Che volete da&lt;br /&gt;me? Con tutti i soldi che si è fottuta la Dc! Perché state dietro a&lt;br /&gt;queste minchiate, ah?»,&lt;br /&gt;Non contento di avere creato questo precedente, che dopo&lt;br /&gt;aver tappato il buco previdenziale suo tappa da allora la bocca a&lt;br /&gt;tutta la sinistra perbene che contesta il malcostume amministrativo&lt;br /&gt;«&lt;Parlate voi! I compagnucci di Gueli!»), il compagno Calogero&lt;br /&gt;aveva gongolato qualche anno dopo per un'altra graditissima&lt;br /&gt;«sorpresa». L'Ars aveva infatti deciso di comprare un bel&lt;br /&gt;po' di copie di uno dei suoi libri: Il bastone e lo scialle. Una raccolta&lt;br /&gt;di poesie di cui vale la pena di ricordare almeno un passo:&lt;br /&gt;Io che affondo il mio essere nella magia, nell'incantesimo, in&lt;br /&gt;un mondo premoderno sono portato a vivere dentro anelli magici,&lt;br /&gt;in una realtà che non ha la pesantezza della materialità e&lt;br /&gt;della provvisorietà». Versi in linea con una carriera letteraria salutata&lt;br /&gt;da Antonino Cremona, nella prefazione a un altro libro,&lt;br /&gt;Ballata per un uomo, con parole di elogio per uno stile che «si fa&lt;br /&gt;di volta in volta antico e contemporaneo, arcaico e tecnologico,&lt;br /&gt;letterato e folk.lorico, sempre addensato in una versificazione&lt;br /&gt;che ha forza di poema e precisione lirica a volte sorprendente: la&lt;br /&gt;tensione apologetica sfuma nell'aderenza lirica» .&lt;br /&gt;Ah, la pensione! Anche sull'altra grande isola italian a, la&lt;br /&gt;Sardegna, l'autonomia ha ispirato delle gran pensate sul versante&lt;br /&gt;previdenziale. Nel bel mezzo della stagione berlusconiana,&lt;br /&gt;per dire, il presidente del Consiglio regionale Efisio Serrenti, un politico di lunghissimo corso passato attraverso mille alleanze, si pose la domanda: perché i politici devono essere di versi&lt;br /&gt;dagli altri lavoratori? Detto fatto , si diede da fare per introdurre&lt;br /&gt;finalmente l'«invalidità di servizio». Se un tassista si&lt;br /&gt;rovina i polmoni a guidare in mezzo allo smog, se un muratore&lt;br /&gt;si ammala di ern ia a sollevare pesi, se a un sistemista si indebolisce&lt;br /&gt;la vista a passare gli anni al computer, perché non riconoscere&lt;br /&gt;lo stress di chi fa politica? Un quesito, ammettetelo, sacrosanto. Lesiona o no il fegato&lt;br /&gt;essere trombati alle elezioni? Fa venire o no le vene varicose&lt;br /&gt;passare la vita in piedi a tagliare nastri ? Rovina o no l'apparato&lt;br /&gt;gastrico perdere l'assalto a una municipalizzata? Fu dunque deciso:&lt;br /&gt;anche i consiglieri regionali dovevano essere uguali ai cittadini&lt;br /&gt;comuni. Un po' meno comuni, però. Dice infatti la legge&lt;br /&gt;che un invalido civile che vive senza complicazioni con un cuore&lt;br /&gt;trapiantato ha diritto a un assegno di invalidità di 223 euro&lt;br /&gt;al mese, ma solo se guadagna meno di 3600 euro l'anno. Oppure,&lt;br /&gt;se è rimasto invalido per ragioni di servizio, tipo il tassista o&lt;br /&gt;il muratore di cui dicevamo, ha diritto a un assegno (da rinnovare&lt;br /&gt;ogni tre anni, nel caso guarisse) non cumulabile a un altro&lt;br /&gt;reddito se questo è superiore ai 15.682 euro lordi l'anno. Figuratevi:&lt;br /&gt;un consigliere regionale sa rebbe rimasto automaticamente&lt;br /&gt;a secco. Che fare? Occorreva una regoletta speciale. E la fecero. Riconoscendo&lt;br /&gt;a tre «invalidi da politica» di destra e di sinistra, che&lt;br /&gt;già si erano premurati di farsi fare la visita medica al vicino ospedale&lt;br /&gt;militare, il pieno diritto ad avere una pensione aggiuntiva.&lt;br /&gt;Di quanto ? Vai a saperlo... Pare che a Serrenti, che per pura&lt;br /&gt;coincidenza aveva appena salvato la giunta di destra di Mauro&lt;br /&gt;Pili col suo voto determinante, avessero deciso di dare un «equo&lt;br /&gt;indennizzo» di 350.000 euro più un assegno di invalidità mensile&lt;br /&gt;di 7500 euro da sommarsi allo stipendio di deputato sardo&lt;br /&gt;per un totale di 15 .000 euro al mese. Pare, però. Nonostante&lt;br /&gt;l'authority della Privacy neghi ogni riservatezza alle questioni in&lt;br /&gt;cui sono spesi soldi pubblici, l'ufficio di presidenza sardo, dopo&lt;br /&gt;avere opposto mille ostacoli alle domande dei cronisti che chiedevano&lt;br /&gt;la delibera (chi scrive fece inutilmente 21 telefonate) dif-&lt;br /&gt;fuse una paginetta spiegando che tutti i dati dovevano «essere&lt;br /&gt;considerati riservati e quindi non divulgabili».&lt;br /&gt;Ne venne fuori un vespaio. Ma come: l'«invalido» Serrenti&lt;br /&gt;non era quello che diceva nelle interviste di lavorare «incessantemente&lt;br /&gt;»? Che dal trapianto di cuore era uscito così in forma da&lt;br /&gt;fare successivamente il deputato regionale e l'assessore allo&lt;br /&gt;sport e il capogruppo e il segretario di partito e le campagne&lt;br /&gt;elettorali e un'infinità di altre cose faticosissime delle quali non&lt;br /&gt;si era mai lamentato? Non era lui che sul sito stesso della Regione&lt;br /&gt;faceva il bullo dicendo che il lavoro non l'aveva «mai spaventato&lt;br /&gt;» e che andava in ufficio verso le nove e mezzo di mattina&lt;br /&gt;per trattenersi «sino alle nove e mezzo, dieci di sera» e «spesso&lt;br /&gt;anche il sabato»? Un «cuore toro», ironizzò sulla «Nuova Sardegna&lt;br /&gt;» Giorgio Melis. E la cosa, tra le polemiche, saltò .&lt;br /&gt;Fosse passata, avrebbe aggiunto un buchetto a un colabrodo.&lt;br /&gt;Nel tormentato lustro 1999-2004, ha spiegato il governatore&lt;br /&gt;Renato Soru a Sergio Luciano di «Economy» , l'indebitamento&lt;br /&gt;era salito da 300 a 3000 milioni di euro, con un milione di euro&lt;br /&gt;al giorno di interessi da pagare: «E si stava accumulando ulteriore&lt;br /&gt;debito a velocità spaventosa. Erano già stati autorizzati&lt;br /&gt;nuovi mutui per 1,3 miliardi. Saremmo saliti a 4,3. E perché,&lt;br /&gt;poi? Incomprensibile, solo rivoli di spesa consociativa».&lt;br /&gt;Taglia di qua e taglia di là, ha scritto la rivista, il govern atore&lt;br /&gt;sardo «in meno di 30 mesi ha dimezzato le spese del bilancio&lt;br /&gt;regionale, da 1,3 miliardi di euro a 670 milioni, portandolo in&lt;br /&gt;pareggio. Ha mandato a casa 1000 persone, ha eliminato 60 società&lt;br /&gt;idriche, 7 agricole...». Più larga parte delle comunità montane.&lt;br /&gt;Prova provata che, se si vuole tagliare sul serio , si può.&lt;br /&gt;Tanto che la rivista, che appartiene al gruppo Berlusconi e certo&lt;br /&gt;non può essere sospettata di simpatie sinistrorse, ha riequilibrato&lt;br /&gt;il titolone in copertina (L’isola dei virtuosi) sfidando Romano&lt;br /&gt;Prodi ad adottare «la via sarda al buongoverno» e cioè a&lt;br /&gt;impostare «un programma di tagli alla spesa pubblica in grado&lt;br /&gt;di abbattere il debito italiano da 1581 a 759 miliardi di euro da&lt;br /&gt;qui a novembre del 2008». Come a dire: Professore, ce l'hai il&lt;br /&gt;fegato per farlo? Alla larga dalle beatificazioni. Ma alcune sforbiciate decise dal&lt;br /&gt;«Monaco» (così qualcuno irri de a Soru per certe scelte come&lt;br /&gt;l'abolizione dello champagne dal bar interno alla sede regionale&lt;br /&gt;o il taglio dei giornali nelle mazzette) la dicono lunga su&lt;br /&gt;come venissero buttati via i soldi. Esempi? Giunte regionali&lt;br /&gt;convocate non nella sede deputata ma all'Hotel Forte Village&lt;br /&gt;(slogan: «Tuffa tevi nel lusso a 5 stelle del miglior resort del&lt;br /&gt;mondo») con conti finali arrivati in un caso a 50.000 euro. Un&lt;br /&gt;appalto per il sistema informatico della contabilità interna concesso&lt;br /&gt;a 40 milioni di euro, annullato e rifatto per 8 e mezzo. Un&lt;br /&gt;altro appalto da 8 milioni per il portale internet del turismo,&lt;br /&gt;contestato, ricontrattato e concluso per una cifra venti volte più&lt;br /&gt;bassa: 400.000 euro. Quanto alle spese di rappresentanza, basta&lt;br /&gt;prendere a confronto l'ultimo b ilancio di Mauro Pili del&lt;br /&gt;2003 e quello di Soru del 2006: da 390 a 190.000 euro. Meno&lt;br /&gt;della metà. Certo, non è che il virus della spendaccionite abbia lasciata&lt;br /&gt;immune la giunta del fondatore di Tiscali. Un cocktail troppo&lt;br /&gt;costoso, però, è entrato nella leggenda. L'assessore alla Cultura&lt;br /&gt;Elisabetta Pilia aveva offerto agli ospiti dell'apertura di una mostra&lt;br /&gt;di arte moderna un rinfresco da 4000 euro. Caruccio, ma&lt;br /&gt;non più di decine di tavolate simili offerte dalla Val d'Aosta alla&lt;br /&gt;Puglia. Narrano però che alla notizia del conto, che si sommava&lt;br /&gt;a un budget che gli pareva esagerato per il livello degli artisti&lt;br /&gt;coinvolti, il governatore sia saltato su come Rinaldo nelMorgante&lt;br /&gt;del Pulci dopo avere sguainato la Frusberta: «Punte rovesci,&lt;br /&gt;tondi e stramazzoni  mandiritti , traverse con fendenti, certi&lt;br /&gt;stramazzi, certi sergozzoni...». Conclusione: l'assessore pagò di&lt;br /&gt;tasca sua e se ne andò sbattendo la porta. Diciamocelo: da alt re parti non si sarebbero neppure accorti di un conto così. Le diffidenze diffuse intorno alle mani&lt;br /&gt;bucate delle Regioni a statuto speciale sono infatti in larga parte&lt;br /&gt;meritate. A partire dai grandi numeri. Sui motivi storici che dettarono&lt;br /&gt;la concessione dell'autonomia (esempio: ha ancora ragione&lt;br /&gt;d'essere lo statuto speciale per il Friuli-Venezia Giulia che&lt;br /&gt;non solo non è più schiacciato sul confine comunista ma si ritrova&lt;br /&gt;nel cuore dell'Europa - li lasciamo perdere. Ma cosa c'entra&lt;br /&gt;con l'autonomia l'abbondanza esage rata di deputati regionali&lt;br /&gt;friulani e giuliani (uno ogni 20.000 persone) o addirittura il diluvio&lt;br /&gt;della Val d'Aosta, dove c'è un consigliere ogni 3511 abitanti&lt;br /&gt;e cioè trentatré volte più che in Lombardia? Cosa c'entra&lt;br /&gt;con l'autonomia la busta paga dei fortunati rappresentanti del&lt;br /&gt;popolo che incassano in Sicilia o in Val d'Aosta (vedi tabella in&lt;br /&gt;Appendice) immensamente di più di un collega emiliano o molisano?&lt;br /&gt;Cosa c'entra con l'autonomia la sperequazione abissale&lt;br /&gt;tra il monte indennità della Sardegna (10 milioni abbondanti di&lt;br /&gt;euro) e quello delle Marche (meno di 2 milioni e mezzo) pur&lt;br /&gt;avendo più o meno gli stessi abitanti? Qui le competenze supplementari dovute a l pagamento dei maestri di scuola piuttosto che dei ferrovieri non c'entrano nulla.&lt;br /&gt;E allora perché stipendi, prebende e pensioni dei consiglieri&lt;br /&gt;regionali, come mostra ancora la tabella in Appendice, pesano&lt;br /&gt;per 1 euro e 6 centesimi ad abitante in Lombardia e 30 euro e&lt;br /&gt;24 centesimi in Val d'Aosta? Per non dire dei dirigenti, il cui&lt;br /&gt;costo è un costo squisitamente politico dovuto alle scelte della&lt;br /&gt;politica. Dicono i censimenti che gli italiani che vivono entro i&lt;br /&gt;confini delle Regioni e delle Province a statuto speciale sono&lt;br /&gt;meno di 9 milioni. Diciamo un settimo della popolazione. Eppute&lt;br /&gt;i dirigenti delle regioni ordinarie, come spiega la tabella in&lt;br /&gt;Appendice, non arrivano neppure alla metà del totale. Anzi: la&lt;br /&gt;Sicilia coi suoi 5 milioni di abitanti ha da sola oltre un terzo di&lt;br /&gt;tutti i funzionari nazionali. Al punto che c'è un dirigente (pagato&lt;br /&gt;immensamente più che dalle altri parti) ogn i 7 dipendenti.&lt;br /&gt;Cosa c'entra, con l'autonomia? Ma è una domanda che si può fare per altre mille cose.&lt;br /&gt;Esempio: perché la Regione governata da Cuffaro ha regalato&lt;br /&gt;105.492 euro di soldi pubblici a testa, per il campionato di calcio&lt;br /&gt;2005 -2006, al Palermo, e somme analoghe al Catania e al&lt;br /&gt;Messina? Come mai le spese «di rappresentanza, cerimoniale e&lt;br /&gt;relazioni pubbliche per la partecipazione e l'organizzazione degli&lt;br /&gt;incontri di studio, lavori, convegni, congressi, mostre e altre&lt;br /&gt;manifestazioni a carattere solidaristico» della presidenza sono&lt;br /&gt;salite nel 2006 alla cifra pazzesca di 5.504.500 euro e cioè oltre&lt;br /&gt;4 milioni in più rispetto ai 1.360.863 euro del 2001, quando già&lt;br /&gt;bastavano a portare tutti i giorni a mangiar pesce al Delfino di&lt;br /&gt;Sferracavallo 153 persone, vino e Iimoncello compresi? Quale&lt;br /&gt;motivo c'è perché, come si ricava dalla voce «oneri per il personale&lt;br /&gt;utilizzato per le auto blindate e gli autisti assegnati agli ex&lt;br /&gt;presidenti della Regione» (271.000 euro ) i predecessori di Cuffaro&lt;br /&gt;abbiano diritto per tutta la vita alla macchina con autista&lt;br /&gt;come i maharajah del Rajasthan? Sono così tante, le spese «eccentriche» siciliane, che non&lt;br /&gt;c'è modo di fare una lista. La voce «acquisto di libri, riviste e&lt;br /&gt;giornali anche su supporto informatico», per esempio, è ripetuta&lt;br /&gt;7 volte in 7 caselle distanziate del bilancio per non dare nell'occhio&lt;br /&gt;ma a far la somma vengono 128.000 euro: come se negli&lt;br /&gt;uffici della presidenza ci fossero 50 persone (cinquanta l) col&lt;br /&gt;diritto ad avere, tolte le ferie e le feste, una mazzetta di 14 quotidiani&lt;br /&gt;al giorno. Più le spese per acquisto libri e rilegatura della&lt;br /&gt;«Gazzetta ufficiale»: altri 60.000 euro. Più l'abbonamento&lt;br /&gt;ad «ag
